venerdì, settembre 30, 2011

Il Mori di Siviglia (150 gol)



Come si dice "rosicare" in francese? Il 27 agosto 1999 a Siviglia è in programma la finale dei 400 ostacoli ai campionati mondiali di atletica leggera. Il favoritissimo è Stéphane Diagana, detentore del record europeo e del titolo mondiale conquistato due anni prima ad Atene. Occupa la corsia centrale della pista e nessuno sembra in grado di contrastarlo. L'unica incognita si trova in corsia tre: è un atleta italiano, Fabrizio Mori, che - come i telecronisti transalpini ricordano un po' acidamente a inizio gara - era stato squalificato per aver pestato una linea bianca durante la semifinale, per poi essere riammesso nella notte. I primi quarantaquattro secondi di corsa sembrano confermare i pronostici: Diagana vola verso la vittoria. Negli ultimi cinquanta metri, però, il meccanismo del francese si inceppa: l'ultimo ostacolo lo tradisce, alla sua sinistra Mori sembra un treno, lo sorpassa, vince. "Era stato squalificato", ripetono attoniti i commentatori francesi, prima di rendere al livornese l'onore delle armi. Ma c'è una coda velenosa: Francia, Svizzera e Brasile (le nazioni del secondo, terzo e quarto classificato) fanno ricorso, accusando l'azzurro di essere uscito dalla sua corsia anche durante la finale. I giudici lo respingono: l'oro è assegnato. Due anni dopo, ai Mondiali di Edmonton, sarà Fabrizio Mori a rimanere beffato, per appena cinque centesimi, dal nuovo dominatore della specialità e futuro campione olimpico: il dominicano Felix Sanchez.

150 gol (... e altro ancora)
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In cima al mondo, sulle strade del Venezuela (150 gol)



Secondo quanto riporta Wikipedia, con 273 vittorie in sedici anni di carriera (dal 1973 al 1988), Francesco Moser è terzo nella classifica globale dei ciclisti con maggiori successi, dietro ai campionissimi belgi Eddy Merckx (426) e Rik Van Looy (379). Le gemme più preziose della sua collana sono la vittoria iridata del 1977 a San Cristobal in Venezuela (incastrata in mezzo a due secondi posti, a Ostuni nel 1976 e al Nurburgring nel 1978), le tre Parigi-Roubaix consecutive, sempre tra il 1976 e il 1978, e il Giro d'Italia conquistato verso la fine della carriera, nel 1984, al termine della celebre (e un po' discussa) cronometro di Verona. In più, l'atleta di Palù di Giovo è entrato nell'immaginario ciclistico per le ruote lenticolari di cui si servì per abbattere, sempre nel 1984, il record dell'ora conservato da dodici anni da Eddy Merckx. Fu un'impresa epocale, anche se destinata a venir cancellata dagli albi d'oro: dal 2000, infatti, l'Unione Ciclistica Internazionale ha annullato tutti i record ottenuti con biciclette "speciali", compresa quella usata da Moser. Nessuno può invece rimuovere il trionfo mondiale di San Cristobal, raccontato dallo stesso atleta azzurro nel video sopra.


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mercoledì, settembre 28, 2011

Frankie Dettori e i Magnifici Sette (150 gol)



Al cinema, The Magnificent Seven (I magnifici sette) è un film western diretto da John Sturges nel 1960, con Yul Brinner, Steve McQueen, James Coburn e Charles Bronson. Nella musica rock, è un brano dei Clash, inserito nell'album Sandinista. Nello sport, "the magnificent seven" è la più grande impresa compiuta da Frankie Dettori, il fantino italiano che esattamente quindici anni fa, il 28 settembre 1996, vinse sette gare consecutive (tutte quelle disputate) al meeting di Royal Ascot in Inghilterra, uno dei più importanti appuntamenti ippici al mondo. Nato a Milano nel 1970, figlio d'arte (anche il padre Gianfranco era un grande fantino), Dettori in Gran Bretagna è una vera star: sopra, trovate un video celebrativo del "magnificent seven".

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La capriola di Giovanni Parisi a Seul 1988 (150 gol)



Se andate a ripescare il video della vittoria di Gelindo Bordin, nella maratona di Seul 1988, troverete una battuta significativa nella telecronaca di Giacomo Mazzocchi, proprio sul rettilineo d'arrivo: "Ancora una volta l'Italia dei miracoli, l'Italia della passione, l'Italia del sacrificio, l'Italia degli onesti lavoratori!", esclama quasi in lacrime Mazzocchi, "oggi con l'oro nell'ultima giornata: prima con un pugile calabrese e adesso con un nobile geometra vicentino". Il pugile calabrese a cui fa riferimento il giornalista è Giovanni Parisi, che poche ore prima aveva conquistato la medaglia d'oro nei pesi piuma, battendo il rumeno Dumitrescu. Una vittoria a sorpresa, conquistata in un'Olimpiade in cui i giudici facevano di tutto per spingere avanti i pugili di casa (celebre è lo scippo di Park Si-Hun ai danni del nostro Nardiello nella categoria superwelter e soprattutto in finale contro lo statunitense Jones, quello che Rino Tommasi in diretta definì il più grosso furto nella storia del pugilato). Per Parisi non ci furono di questi problemi: a metà del primo round, Dumitrescu era già al tappeto, e l'azzurro poteva festeggiare con salti e capriole. Diventato professionista, il pugile calabrese si è tolto molte soddisfazioni anche negli anni '90, diventando campione del mondo WBO prima nei pesi leggeri  (1992-1993) e poi nei superleggeri (1996-1998). Giovanni Parisi se ne è andato, in modo brutto e improvviso, in un incidente stradale vicino a Voghera, il 25 marzo 2009.

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martedì, settembre 27, 2011

Più forte e più sveglio, Maurizio Damilano a Tokyo 1991 (150 gol)



Succede un po' di tutto il 24 agosto 1991 a Tokyo. E' la giornata d'apertura dei campionati mondiali di atletica leggera. Mattina presto. Piove forte e allo stadio olimpico non c'è praticamente nessuno. Tranne i fachiri della marcia, che partono per la 20km. Trentaquattro anni, ormai al termine di una carriera fantastica che l'ha già visto vincere alle Olimpiadi (Mosca 1980) e ai Mondiali (Roma 1987), Maurizio Damilano parte subito all'attacco. Sulla sua scia si mettono i migliori, tra cui il sovietico Michail Shchennikov, di dieci anni più giovane. Pian piano, chilometro dopo chilometro, il gruppo di testa si assottiglia. Si staccano gli azzurri Arena e De Benedictis, cede anche lo spagnolo Plaza. Rimangono Damilano e Shchennikov. E negli ultimi seicento metri, come detto, succede di tutto. Ancora un po' assonnati, gli organizzatori dei mondiali si "dimenticano" della 20km e quando i due contendenti entrano nello stadio devono fare uno slalom tra la gente in pista e i blocchi di partenza delle batterie dei 100 metri. Poi è il marciatore russo a omaggiare le tradizioni locali con un bell'harakiri: sul primo rettilineo, accelera al massimo, bruciando le ultime energie rimaste per superare l'azzurro. Ce la fa, e crede di aver vinto. Peccato che manchi ancora un giro alla fine della gara. Lui si ferma, Damilano prosegue. Anzi, accelera. E lì si chiude la gara. Una vittoria con finale thrilling, a giusto coronamento di una carriera unica. E Giovanni De Benedictis? L'atleta abruzzese, a cui è curiosamente intitolato il video su YouTube, arriverà quarto. L'intera gara è disponibile online, suddivisa in più parti: in quelao sopra, più o meno dal sesto minuto, potete seguire le rocambolesche fasi finali (se poi volete anche vedere un po' di Carl Lewis, iniziate invece dal terzo minuto...).

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lunedì, settembre 26, 2011

La sciabola nel sangue: la famiglia Montano (150 gol)



Il destino era nel cognome. Prima di diventare personaggio televisivo, Aldo Montano era semplicemente l'ultimo erede di una dinastia di schermidori, quasi tutti maestri di sciabola, tutti pluripremiati ai mondiali e alle olimpiadi. Dall'omonimo nonno Aldo (2 argenti olimpici, 5 ori mondiali), al papà Mario (1 oro e 2 argenti olimpici, 2 ori mondiali), ai cugini del padre Mario Tullio (1 oro e 1 argento olimpico), Tommaso (1 argento olimpico), Carlo (1 argento olimpico). Insomma, immaginate la pressione per il 25enne Aldo, che nel 2004 si presentò ad Atene con un palmares ancora abbastanza povero, soprattutto per gli standard familiari e italiani (un argento e un bronzo mondiali). Dall'Acropoli, però, lo schermidore livornese tornò con due medaglie: l'argento nella sciabola a squadre e soprattutto l'oro in quella individuale, conquistato in un'appassionante finale contro l'ungherese Nemcsik. Sopra, all'interno di un servizio da tg, potete rivedere i colpi decisivi. Per avere un'idea dell'intero corso della sfida finale, però, date un'occhiata anche a questa "diretta" di Repubblica.it, risalente al 14 agosto 2004. Lo schermidore ungherese fu davanti per quasi tutto l'incontro, fino ad avere il match point sul 14-13. Ma a vincere, 15-14, fu Montano. A esigerlo era il cognome. E così, a 84 anni da Nedo Nadi ad Anversa, l'Italia tornava sul gradino più alto del podio nella sciabola individuale.

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domenica, settembre 25, 2011

Galeazzi urla, Rossi e Bonomi vincono (150 gol)



Con una telecronaca così, non puoi che vincere. E' il solito Giampiero Galeazzi, il "bisteccone" cantore (e urlatore) delle gesta dei fratelli Abbagnale nel canottaggio, ad accompagnare il bis olimpico del K2 azzurro di canoa sui 1000 metri alle Olimpiadi di Sydney 2000. Rischiando seriamente l'infarto. Quattro anni prima, ad Atlanta, a vincere furono Daniele Scarpa e Antonio Rossi. In Australia, Rossi si presenta in coppia con Beniamino Bonomi, ma il risultato è lo stesso. Un trionfo. Portabandiera azzurro a Pechino nel 2008, Antonio Rossi è uno dei pochi atleti ad aver vinto almeno una medaglia in quattro olimpiadi diverse: un bronzo a Barcellona 1992 (K2 500m. assieme a Bruno Dreossi), due ori ad Atlanta (il K2 con Scarpa più il K1 500 in solitaria), l'oro con Bonomi a Sydney e un argento ad Atene 2004 (sempre sul K2 1000m, di nuovo con Bonomi). Nel suo palmares, anche tre ori mondiali negli anni Novanta.

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sabato, settembre 24, 2011

Uno sparo nella luce di Atene (150 gol)



Pensate che i fumetti di Tex Willer siano tutta fantasia e che nessuno potrebbe essere mai così preciso con un'arma da fuoco? Date un'occhiata a una competizione professionistica di tiro a volo e forse qualche crepa si aprirà nel vostro granitico scetticismo. La precisione di questi uomini (e donne) che colpiscono piccoli oggetti in volo, a decine di metri di distanza, a pochi secondi uno dall'altro, lascia a bocca aperta. Una prova? Guardate qui sopra lo spareggio per la medaglia d'oro nella disciplina dello skeet, alle Olimpiadi di Atene del 2004. Una finalissima che vide il nostro Andrea Benelli sconfiggere il finlandese Marko Kemppainen. E che, oltre a validare almeno parzialmente l'immaginazione degli autori di Tex (in realtà, in questo duello finale gli errori non mancano...), ci racconta anche una bella storia di perseveranza umana. Perché Andrea Benelli iniziò la sua carriera nel 1979, vinse la sua prima medaglia d'oro mondiale nel 1981 e dovette attendere altri ventitré anni prima di salire sul gradino più alto del podio olimpico. Se questa non è tenacia.

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Vincere e abbiamo vinto: i Mondiali del 1934 e del 1938 (150 gol)





"La squadra italiana intuisce il segreto del funambolesco gioco brasiliano, e con l'arma sovrana dell'intelligenza lo argina, lo smorza e di slancio lo batte". Si potevano leggere simili e pittoreschi commenti - tutti enfasi e ardore - sui giornali sportivi negli anni del fascismo. Più che conquistando l'Abissinia o spezzando le reni alla Grecia, l'Italia saliva sul tetto del mondo grazie alla classe di Giuseppe Meazza, alla rapacità sotto porta di Silvio Piola, alle palle quadre di un gruppo unito e forgiato dallo spirito alpino di Vittorio Pozzo. Gli azzurri vinsero due mondiali. Nel 1934, in casa. Nel 1938, in Francia, davanti a un pubblico che - tra maglie nere e bracci alzati al Duce - aveva buone ragioni per non sopportarci (figurarsi poi dopo che li battemmo nei quarti di finale...). Dal punto di vista della comprensibilità, le immagini di repertorio sono quel che sono: in quelle del 1934 praticamente si capisce solo che abbiamo segnato due gol irregolari, nei quarti contro la Spagna e in semifinale contro l'Austria. Da quelle del 1938, invece, emergono sprazzi di gioco e qualche bel gol: l'idea di una Nazionale che doveva essere davvero la più forte del mondo. Ma soprattutto è dal punto di vista storico - attraverso quei volti, quelle pettinature, quel pubblico, quella testimonianza maliziosa di Silvio Piola e quella voce di Niccolò Carosio - che i video mostrano tutto il loro prezioso valore.

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venerdì, settembre 23, 2011

Giuseppe Saronni, una freccia nella foresta di Goodwood (150 gol)



Vincere un Giro d'Italia a 21 anni non deve essere male. Ci riuscì Giuseppe Saronni, nel 1979, all'inizio di una carriera che ebbe il suo culmine nel biennio 1982-1983, con i trionfi al campionato mondiale di Goodwood e la riconquista della maglia rosa. Saronni arrivò anche terzo nel mio primo campionato mondiale da spettatore televisivo, quello vinto da Moreno Argentin nel 1986 in America. Sempre da spettatore, conservo un vago ricordo di un dualismo tra lui e Francesco Moser nel quale si cercava - senza troppa convinzione - di rivedere la mitologia di Coppi e Bartali. Ieri Saronni ha compiuto 54 anni. Auguri! Festeggiamo rivedendo il fantastico scatto iridato di Goodwood 1982, quando il ciclista novarese sorprese Greg Lemond negli ultimi duecento metri e vinse a braccia alzate. Permettendo al mitico Adriano De Zan di citare quel triplice "campioni del mondo!" che - appena pochi mesi prima, nella notte del Bernabeu - Nando Martellini aveva consegnato al pantheon delle telecronache sportive.

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mercoledì, settembre 21, 2011

L'ultimo re (siciliano) di Spalato (150 gol)



In un commento su YouTube si legge che Salvatore Antibo fu "l'ultimo atleta bianco a tener testa agli africani nelle gare di mezzofondo". Non so se è proprio così, forse ce ne furono altri dopo di lui, ma è certo che nella sua breve carriera - concentrata tra il 1986 e il 1991, quando un drammatico attacco di epilessia durante i mondiali di Tokyo segnò l'inizio del declino - l'atleta siciliano fu protagonista di grandissimi exploit, spesso mettendo il naso davanti ai fortissimi corridori degli altipiani e del Maghreb. Nei meeting estivi, così come nelle grandi gare internazionali, come quelle Olimpiadi di Seul 1988 in cui Antibo conquistò l'argento sui 10000 metri (la sua specialità preferita), con un poderoso sorpasso sul rettilineo finale ai danni del forte kenyano Kipkemboy. A livello continentale, di avversari ce ne furono ben pochi. Soprattutto nell'anno d'oro, quel 1990 in cui l'atleta azzurro fece doppietta agli Europei di Spalato. Prima, vincendo i 10000 con una dimostrazione di superiorità pazzesca: alla seconda curva aveva già staccato gli avversari, che non lo ripresero più (vedere per conferma il video sopra). Poi, ripetendosi nei 5000 metri, in modo più rocambolesco e forse ancora più schiacciante: buttato a terra al primo giro, dovette prodigarsi in un chilometro di rimonta solitaria. Raggiunto il gruppo, cambiò completamente tattica rispetto alla gara precedente: aspettò gli ultimi duecento metri, per poi regolare tutti in volata (vedi il video sotto).



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martedì, settembre 20, 2011

Le valchirie azzurre ai mondiali di volley del 2002 (150 gol)



Quando si è bambini, ti dicono che il calcio è per i maschietti e la pallavolo per le femminucce. E' una distinzione classica. Almeno, lo era ai miei tempi. Alcune di queste femminucce, sono diventate le splendide valchirie che nel 2002 hanno conquistato il campionato del mondo, il primo nella storia della pallavolo femminile. Una vittoria entusiasmante, passata attraverso uno scintillante girone eliminatorio, una traballante seconda fase (sconfitte con Russia e Cuba) e un'impeccabile fase finale (successi nei quarti contro la Corea del Sud, in semifinale contro la Cina e in finale, dopo cinque set, contro gli Stati Uniti). I nomi? Simona Rinieri, Elisa Togut, Manuela Leggeri, Sara Anzanello, Paola Paggi, Darina Mifkova, Francesca Piccinini, Rachele Sangiuliano, Eleonora Lo Bianco, Valentina Borrelli,  Anna Vania Mello, Paola Cardullo, sotto la guida dell'allenatore Marco Bonitta. Su YouTube è disponibile la registrazione dell'intera finale: purtroppo la telecronaca non è quella originale, ma ce la facciamo andare bene lo stesso. Sopra, i momenti decisivi del quinto set. Bellissime e bravissime, cosa chiedere di più?

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lunedì, settembre 19, 2011

Netflix e l'autocannibalismo.





Netflix è uno di quei servizi internazionali di cui, per varie e sempre meno giustificabili ragioni, noi italiani non possiamo usufruire (e di cui spesso non conosciamo nemmeno l'esistenza). Grazie a un azzeccato modello di spedizioni postali di dvd (gestite online), ha superato e di fatto ucciso Blockbuster, diventando il numero 1 nel mercato USA del noleggio homevideo e sviluppando anche un florido servizio di streaming, in cui il pubblico non ha più bisogno dei dvd ma vede i film direttamente su Internet.

Oggi, Netflix si trova di fronte al classico dilemma dell'innovatore. Il noleggio dvd è in calo, lo streaming in crescita. Come comportarsi? Difendere il vecchio e redditizio mercato o investire con forza su quello nuovo, rischiando di cannibalizzare il proprio business? Le prime strategie adottate da Netflix hanno diminuito il numero degli abbonati e portato a qualche duro scossone in Borsa. Ma il ragionamento dell'amministratore Reed Hastings è chiaro:

"La maggior parte delle società che sono grandi in qualcosa - come AOL nelle connessioni telefoniche a Internet o Borders con le sue librerie - non riescono a ripetere il successo nelle novità desiderate dal pubblico (per noi, lo streaming dei film) perché hanno troppa paura di danneggiare il loro business originale. Alla fine, però, queste società si rendono conto del loro errore, di non essersi concentrate sul nuovo, e si trovano a lottare disperatamente e inutilmente per la salvezza. Raramente una società scompare perché si è mossa troppo velocemente. E' molto più comune che muoia perché è stata troppo lenta". (da Business Insider)

Non so se Netflix ce la farà. Forse c'è una legge divina per cui un'azienda è destinata a dominare solo in un segmento (e in un periodo) di mercato: non può rinnovarsi e vincere per sempre. E' la legge che Apple e Google saranno chiamate a confutare nel nuovo decennio. Ma la linea di pensiero di Hastings mi sembra assai condivisibile. 

Il nostro caro angelo malincoolico.



Ve lo ricordate il 1999? C'era chi sognava il terzo millennio, chi sperava nel terzo millennio e chi - per colpa dei bachi del computer - aveva una strizza pazzesca del terzo millennio. C'era già Berlusconi in Parlamento, mentre le sue attuali amiche frequentavano la quinta elementare. C'era ancora la lira e nessuno pensava che saremmo mai stati preoccupati delle sorti di un €. C'erano ancora anche le Twin Towers e persino Bin Laden. Qualcuno iniziava a scambiare le canzoni dei Radiohead su Internet. Nel suo ranch della West Coast, Michael Jackson viveva e vegetava. E in qualche cameretta del nostro North West, Pierpaolo Vettori scriveva le canzoni di Melalcoholic Angel, convincendo con chissà quale ricatto Robert Wyatt a disegnargli la copertina del disco. Di quell'album esistono ancora alcune copie su cd, ma sono in pochi privilegiati a sapere dove si trovano (io sono uno di quei pochi, se mai foste interessati...). Su Internet, però, fino a oggi non se ne trovava traccia. Fino a oggi, appunto. Adesso - 12 anni dopo la sua pubblicazione - tutte le canzoni sono disponibili su YouTube. Alla facciazza dell'oblio e del tempo che passa, di Berlusconi e dell'€. Quella sopra è l'inno esistenziale d'apertura. Le altre sono tutte qui.

Così Carlo Bordone, che è amico di lunga data di Vettori e quindi non è assolutamente attendibile, presenta l'antica opera. In inglese, perché nel nostro animo musicale siamo tutti un po' anglosassoni (e perché "gallimaufry", qualsiasi cosa voglia dire, è una parola troppo bella per pensare anche solo di tradurla):

From the golden era of lo-fi pop, "Melalcoholic Angel" (1999, Beware! Rec.) was and sadly still remains the first and only record from gifted italian popsmith Pierpaolo Vettori. From his home near Turin, Vettori delivered a staggering collection of perfectly crafted tunes, a gallimaufry of Ray Davies, Kevin Ayers, Jonathan Richman and Daniel Johnston. Sung (mostly) in English, the themes of the lyrics encompass virgin men, young lovers, unbearable lies, pre-millennium tension, factory rivers and St.Paul (not that St.Paul). Out of time, out of fashion, sometimes out of tune, but always close to the heart. The tune "Anywhere" was covered by famous Italian indie-band (and at the time Vettori label-mates) Perturbazione, as a ghost track on their very first album Waiting To Happen (1998, On/Off Rec.). The album art cover is a drawing made by Robert Wyatt himself, a longtime pen-friend of Vettori. Unfortunately there was no single, no video and for that matter no sophomore record, as Vettori quietly disappeared from view. Without sub-par lacklustre material, "Melalcoholic Angel" is all killer no filler. A buried pop treasure well worth the search, and a true gem of a record.

domenica, settembre 18, 2011

Uno spettacolo di farfalle nel cielo di Baku (150 gol)



Quando alle Olimpiadi di Atene 2004 una medaglia d'argento arrivò dalla gara a squadre di ginnastica ritmica, probabilmente molti italiani si domandarono: "la ginnastica ritmica? e che cos'è?". Specialità esclusivamente femminile, sorellina minore (o quantomeno più sconosciuta) rispetto all'artistica, con le sue clavette e i suoi nastri lanciati in cielo, la ginnastica ritmica in effetti frequenta le Olimpiadi da appena sette edizioni, da Los Angeles 1984. Fino ad Atlanta 1996, l'unico concorso era quello individuale. E fino al citato argento di Atene, l'Italia non era mai salita sul podio. Da quel momento, tuttavia, le azzurre hanno proseguito in una marcia di miglioramento che le ha rese tra le compagini più competitive a livello internazionale: soprattutto nelle prove di gruppo. Lo dimostra il percorso degli ultimi campionati mondiali: due bronzi nel 2003 a Budapest, un oro e due argenti nel 2005 a Baku, tre argenti nel 2007 a Patrasso e due ori e un argento nel 2009 a Ise Mie. Da domani, le "farfalle azzurre" (questo il soprannome della nazionale italiana) saranno a Montpellier per l'edizione 2011 dei mondiali. Il prossimo anno, in estate, ci saranno poi le Olimpiadi di Londra. Un grande in bocca al lupo! E sopra, l'esercizio alle clavette e ai cerchi che a Baku diede alle "farfalle" la prima storica vittoria mondiale. In mezzo ai tanti exploit virili raccontati in questa serie, tre minuti di leggerezza, eleganza e poesia.

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sabato, settembre 17, 2011

La Sydney d'oro di Massimiliano Rosolino (150 gol)



E' all'Olimpiade di Sydney, nel 2000, che abbiamo scoperto di essere anche un popolo di nuotatori. E Federica Pellegrini non c'entra: all'epoca, aveva solo dodici anni, un po' pochini. I responsabili del risveglio azzurro furono Domenico Fioravanti (di cui parlerò in futuro) e Massimiliano Rosolino. In quei Giochi, il nuotatore napoletano fece scala reale, conquistando un quinto posto (staffetta 4x100sl), un quarto (4x200sl), un terzo (200sl), un secondo (400sl) e una fantastica medaglia d'oro sui 200 misti. E' quella che potete rivivere sopra, con la telecronaca originale di Sandro Fioravanti e Luca Sacchi. L'anno successivo, Rosolino confermò il suo dominio nella specialità, andando a vincere anche i Mondiali di Fukuoka, in Giappone. 

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venerdì, settembre 16, 2011

Un grillo sempre in testa, Paolo Bettini (150 gol)



E' nato il 1° aprile, ma non è stato uno scherzo. C'è solo l'imbarazzo della scelta, su YouTube, quando si tratta di Paolo Bettini. Si trovano belle immagini e appassionate telecronache di tutte le sue vittorie più importanti, dalle Olimpiadi di Atene 2004 ai due mondiali consecutivi, a Salisburgo nel 2006 e a Stoccarda nel 2007. Ho scelto due video. Sopra, c'è la sinfonia di Salisburgo. Quella che il "grillo" azzurro, nella patria di Mozart, suonò in volata ai rivali Zabel e Valverde. L'accompagnamento, muy intenso e con probabile imprecazione finale, è dei cronisti spagnoli (che ovviamente tifavano per Valverde). Sotto, c'è invece il trionfo sull'Acropoli del 2004. Una vittoria forse più agevole, se non altro visto che nell'ultimo chilometro l'avversario rimasto era il portoghese Paulinho. Il video, però, merita già solo per quella piccola citazione al ct della nazionale Franco Ballerini: con lui alla guida, oltre alle Olimpiadi ateniesi gli azzurri hanno vinto quattro mondiali (i due di Bettini, Cipollini nel 2002, Ballan nel 2008). Anche Ballerini, scomparso a 46 anni durante un rally automobilistico all'inizio del 2010 (e sostituito proprio da Bettini nel ruolo di ct) merita di essere ricordato in questa piccola rassegna di campionissimi. 




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giovedì, settembre 15, 2011

Anna Rita, piccola grande donna d'oro (150 gol)



Quanta energia si può nascondere in centocinquanta centimetri di altezza? Chiedere ad Anna Rita Sidoti, l'atleta di Gioiosa Marea, in provincia di Messina, che negli anni '90 fu tra le dominatrici della marcia mondiale. Specialista dei 10km, la piccola dinamo siciliana sorprese tutti agli Europei di Spalato del 1990, andando a vincere la medaglia d'oro (l'italiana più accreditata, Ileana Salvador, finì terza). Quattro anni dopo a Helsinki fu argento, poi di nuovo oro nel 1998 a Budapest. In mezzo, nel 1997 ad Atene, la Sidoti si tolse anche lo sfizio di vincere i campionati mondiali. L'unico bersaglio mancato, insomma, furono le Olimpiadi.

Nei video che trovate in questa pagina sono riassunti i due successi europei. Quello di Spalato, sopra, si apre con una sequenza che in pochi secondi cattura tutta la drammaticità, la sofferenza e la pressione fisica e mentale della marcia: è la squalifica della sovietica Riashkina, fino a quel momento al comando della gara, che rifiuta di fermarsi, scappa via, viene inseguita dal giudice e infine scoppia in lacrime al bordo della strada. Il video di Budapest mostra invece l'ultimo giro di pista della Sidoti, da assoluta dominatrice, con il volto già più segnato e maturo rispetto a otto anni prima in Yugoslavia, mentre dietro di lei Erika Alfridi conquista in volata la medaglia d'argento. 

Curiosità: nel 1998, Annarita Sidoti sbarcò anche al cinema, recitando in Le complici di Emanela Piovano. Un film un po' meno conosciuto della sua protagonista, a giudicare dalla pagina sull'Internet Movie Database che ancora attende i canonici cinque voti... (Disclaimer: il titolo di questo post è copiato pari pari da quello dell'articolo del Corriere della Sera sulla vittoria della Sidoti ai mondiali di Atene del 1997).



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mercoledì, settembre 14, 2011

Walter Bonatti e l'ascensione del Petit Dru (150 gol)



Deluso da quanto accaduto sulla vetta del K2, dove la bandiera italiana piantata da Compagnoni e Lacedelli il 31 luglio 1954 sarà sempre un po' increspata da quanto accaduto nelle ore precedenti pochi metri più in basso, Walter Bonatti - si legge su Wikipedia - decise di abbandonare le grandi spedizioni di gruppo, prediligendo le avventure solitarie. E appena un anno dopo, a metà agosto del 1955, compì la sua prima impresa in solitudine: la scalata del Petit Dru, nel massiccio del Monte Bianco. Un exploit extraordinaire, come lo definisce questo bel filmato in francese, con immagini d'epoca e un'intervista allo stesso Bonatti. Il grande alpinista italiano è morto ieri a Roma, all'età di 81 anni. Su YouTube trovate anche numerosi altri documenti e interviste, compreso un intervento al Salone del Libro di Torino del 2010 al fianco di Reinhold Messner e un passaggio alla trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio

150 gol (... e altro ancora)
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martedì, settembre 13, 2011

I fratelli D'Inzeo (150 gol)



Se c'è uno sport in cui all'inizio di ogni Olimpiade siamo praticamente sicuri che non vinceremo una medaglia, questo è l'equitazione. Ma non è sempre stato così. Dal 1948 al 1976, per otto edizioni consecutive dei Giochi, i colori azzurri furono difesi da due fratelli assai competitivi, Piero e Raimondo D'Inzeo. Grazie a loro, l'Italia conquistò quattro medaglie nel salto a ostacoli a squadre (argento a Melbourne 1956, bronzo a Roma 1960, Tokyo 1964 e Monaco di Baviera 1972) e quattro individuali. Nel 1956 a Melbourne, Raimondo arrivò secondo, Piero terzo. Quattro anni dopo, entrambi si migliorarono, centrando una storica doppietta a Roma: oro a Raimondo, argento a Piero. Di quell'evento, un po' curiosamente, su YouTube è disponibile solo il percorso conclusivo del secondo, Piero: lo trovate in alto. Per par condicio famigliare, sotto però ho messo anche un percorso netto di Raimondo, a Piazza di Siena nel 1952. Un doppio inno all'eleganza di uno sport in cui, ahimé, chissà quando l'Italia tornerà a ottenere qualche soddisfazione internazionale.



150 gol (... e altro ancora)
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lunedì, settembre 12, 2011

Quarant'anni dopo Coppi, El Diablo conquista il Sestriere (150 gol)





Claudio Chiappucci non ha vinto molto in carriera: una Milano-Sanremo nel 1991, la classica di San Sebastian nel 1993, un argento ai mondiali di Agrigento nel 1994. Eppure, con la sua grinta e con quel vizietto di attaccare appena la strada iniziava a salire, El Diablo è riuscito per anni ad appassionare il pubblico che si assiepava sui tornanti delle grandi montagne del Giro d'Italia e del Tour de France. Proprio al Tour sono legati i suoi maggiori exploit. Il secondo posto del 1990, frutto di una fuga "bidone" a metà competizione (quando nessuno lo conosceva e i corridori più forti gli lasciarono prendere dieci minuti di vantaggio), con la maglia gialla difesa con i denti fino alle porte di Parigi. E il mitico tappone del 18 luglio 1992, organizzato per celebrare una vittoria di Coppi di quarant'anni prima, da St.Gervais al Sestriere, con cinque salite (tra cui il mostro sacro Iseran). E' lì che El Diablo realizzò il suo capolavoro sportivo, in puro stile coppiano: 223 chilometri di fuga, di cui 126 in solitaria. Vittoria con più di due minuti di vantaggio sul robot Miguel Indurain e su Gianni Bugno. Vent'anni dopo, è ancora ricordata come una delle più grandi imprese di tutti i tempi al Tour. Nel doppio video sopra potete riviverla, in un lungo servizio della televisione francese. Con tanto di intervista profetica a Chiappucci subito prima della partenza: "Pensi di attaccare subito?". Mais oui. 

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domenica, settembre 11, 2011

Pizza e pugilato: la boxe mediterranea di Patrizio Olivia (150 gol)



Sarà per la sua origine partenopea, per l'accento, per i lineamenti, per quello sguardo un po' da scugnizzo, ma Patrizio Oliva l'ho sempre visto - ai tempi dei suoi exploit mondiali - come una specie di simbolo di un pugilato mediterraneo. All'italiana. Tra pizza, spaghetti e un tramonto con il Vesuvio e il Golfo di Napoli sullo sfondo. Se Piero Pelù aveva provato a inventarsi (senza troppo successo) quella cosa strana chiamata med-rock, nella mia immaginazione Patrizio Oliva è l'alfiere della med-boxe. Una med-boxe tutt'altro che provinciale, però, che l'atleta campano portò almeno due volte in cima al mondo: prima vincendo la medaglia d'oro nei superleggeri a Mosca 1980 e poi conquistando il titolo mondiale WBA, nella stessa categoria, nel 1986. I miei ricordi riguardano proprio gli incontri del mondiale WBA: la vittoria contro l'argentino Ubaldo Nestor Sacco, le conferme contro Brian Brunette (ko facile) e Rodolfo Gonzales (combattuta e ai punti), la sconfitta contro Juan Martin Coggi. Del match contro Gonzales sono disponibili su YouTube tutte le quindici riprese, con doppio commento spagnolo e italiano (doppio, nel senso che sono sovrapposti). Sopra, trovate le ultime cinque riprese e la proclamazione del vincitore. Nell'era di Internet, intanto, Oliva è rimasto battagliero come un tempo: come dimostra questo intervento in prima persona (con nickname patol), nel 2004, su un forum in cui non si parlava in termini molto lusinghieri delle sue vittorie.

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Videosezionando l'oro di Matteo Tagliariol a Pechino 2008 (150 gol)




Il bello di YouTube (e di Internet in generale, e della società ancora più in generale) è che ogni tanto trovi delle cose come quella qui sopra: il video di un'intera finale olimpica di scherma, senza telecronaca (solo la voce dell'arbitro, il brusio del pubblico, i rumori della pedana), ma con ogni colpo descritto e commentato in forma testuale. Un modo davvero diverso di raccontare una finale di scherma. Con quale finalità? Forse, semplicemente, quella di offrire un contenuto utile in più alla collettività, ai curiosi, ai blogger pazzoidi come il sottoscritto. Poi se questo contenuto riguarda una bella vittoria italiana contro i soliti cugini francesi, quella di Matteo Tagliariol nella spada individuale contro Fabrice Jeannet alle Olimpiadi di Pechino 2008, allora ancora meglio!
(battute a parte, il canale di Cyrus of Chaos è una risorsa spaventosa per gli appassionati di scherma: ci sono i video di centinaia di incontri, relativi a campionati mondiali, Olimpiadi, coppa del mondo...)

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venerdì, settembre 09, 2011

La giovine e bella Italia ai Mondiali del 1978 (150 gol)



Il trionfo degli azzurri a España '82, quello con cui - ormai duecentocinquanta giorni fa - si è aperta questa serie di video, non avrebbe potuto esserci senza l'esperienza argentina di quattro anni prima, dove Enzo Bearzot iniziò a mettere assieme quel gruppo che avrebbe conquistato Madrid. Quelli del 1978, che io ero troppo piccolo per poter ricordare, sono dei mondiali ricchissimi di storie da raccontare. Quasi ogni partita dell'Italia ha un sapore speciale. Da quelle vittoriose, che trovate in questi due filmati. Alle sconfitte decisive contro Olanda e Brasile, con il povero Zoff beffato da tiri dalla lunghissima distanza. In alto, c'è la vittoria più simbolica: l'1-0 contro l'Argentina di Kempes, Ardiles e Passarella, i padroni di casa destinati (per la gioia del generale Varela) a conquistare la Coppa. Il gol di Bettega è un esempio di geometria calcistica praticamente perfetta. Sotto, c'è invece la partita d'esordio contro la Francia: con Gianni Minà inviato Rai in un bar di qualche paesello italico, con Lacombe che dopo appena un minuto porta avanti i galletti e con la rimonta azzurra culminata nel 2-1 di Renato Zaccarelli. Che non sarà un gol bello quanto quello di Bettega, ma essendo di Zaccarelli vale dieci volte tanto. 



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giovedì, settembre 08, 2011

Siamo tutti Plutone.


Negli ultimi sette anni, Deniz è andato a tutte le partite del Besiktas, in casa e in trasferta. Ne ha saltate solo due. Mi racconta che il Besiktas è una squadra imprevedibile, che parte sempre sfavorita. Poi mi parla degli striscioni esposti dal Carsi* allo stadio. "Siamo tutti neri", hanno scritto dopo gli insulti razzisti di una tifoseria avversaria a un loro giocatore, il franco-senegalese Pascal Nouma. Quando qualcuno del Fenerbahce ha preso in giro un allenatore del Besiktas perché il padre faceva il bidello, sugli striscioni hanno scritto: "Siamo tutti bidelli". E quando l'Unione astronomica internazionale ha escluso Plutone dalla lista dei pianeti, il Carsi ha preso a cuore la causa: "Siamo tutti Plutone".
(tratto dall'articolo Istanbul vista dallo stadio di Elif Batuman, Internazionale n.913, pubblicato originariamente su The New Yorker)

* Il Carsi è il più importate gruppo ultras del Besiktas, una delle tre squadre di calcio di Istanbul. L'indirizzo del sito ufficiale, curiosamente, ha questo indirizzo: www.forzabesiktas.com

Alessandra fa surf (150 gol)



Nel riassunto web ufficiale della gara di windsurf femminile alle Olimpiadi di Pechino 2008, che trovate sopra, il commentatore inglese esagera un po'. Alessandra Sensini non era arrivata in Cina a caccia della quarta medaglia d'oro olimpica consecutiva. Più umilmente: della quarta medaglia. Da Atlanta 1996, l'atleta di Grosseto era infatti salita sempre sul podio: bronzo negli Stati Uniti, oro a Sydney 2000, bronzo ad Atene 2004. Le mancava giusto l'argento. E in quella giornata di sole nelle acque di Pechino, pur vincendo l'ultima regata della serie, conquistò proprio quello. Quattro medaglie in quattro olimpiadi diverse! E chissà che a Londra 2012, dove la surfista toscana si presenterà come splendida quarantaduenne...

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Meglio di Robin Hood: l'oro di Marco Galiazzo ad Atene (150 gol)



"Diciamo la verità: il problema con l'Olimpiade è che vediamo gli atleti e capiamo che non sono come noi: sono più magri, più forti, più giovani, più belli. Perfetti. Poi compare sul video la faccia di un ragazzone come tanti: Marco Galiazzo. Un po' sovrappeso, con gli occhiali, un cappellino da gita domenicale sul fiume. Certo, lui prende con una freccia il centro di un bersaglio che noi faremmo anche fatica a vedere. Ma in un attimo, tutti noi siamo lì con lui, tiriamo con lui, vinciamo con lui". Non è gentilissima, ma è piuttosto veritiera la presentazione del video sopra, che ripercorre la sorprendente vittoria dell'arciere padovano alle Olimpiadi di Atene 2004. Ricordo di averla vista, quella finale. Con lo sguardo concentrato sullo schermo e due domande a frullarmi continuamente nel cervello: uno, ma come fanno a piantare una freccia in un cerchiolino di 12 centimetri a settanta metri di distanza? due, ma che sto facendo, sto davvero guardando una gara di tiro con l'arco? La risposta alla prima domanda è tuttora un mistero divino. La seconda è invece più alla portata: sì, stavo guardando una gara di tiro con l'arco. E grazie al video sopra, l'ho addirittura riguardata...

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mercoledì, settembre 07, 2011

Il Mondiale di inseguimento a squadre nel 1996... e le altre soddisfazioni del ciclismo su pista (150 gol)



Ne abbiamo vinte parecchie di medaglie d'oro alle Olimpiadi nel ciclismo su pista. Forse oggi le cose non vanno bene come un tempo, ma il palmares è storicamente ricco. Si va dal dominio assoluto nell'inseguimento a squadre tra il 1920 e il 1968 (sul podio per undici edizioni olimpiche consecutive: sette ori, tre argenti, un bronzo!) a quello in specialità ormai defunte come il tandem o la 100km a squadre (su strada), per arrivare a vittorie più recenti, che ricordo anche da telespettatore: gli ori di Giovanni Lombardi (1992) e Silvio Martinello (1996) nella corsa a punti, quello di Andrea Collinelli (1996) nell'inseguimento individuale, la doppietta di Antonella Bellutti nell'inseguimento (1996) e nella corsa a punti (2000). Insomma, ci sarebbe tanto da raccontare e mostrare. Ma YouTube, per una volta, non collabora. Il ciclismo su pista è in buona parte fuori dai suoi radar e l'unica bella e recente vittoria che sono riuscito a trovare non è olimpica: è la medaglia d'oro nell'inseguimento a squadre ai mondiali del 1996 a Manchester. In quella finale, che potete rivivere nel video, Andrea Collinelli, Cristiano Citton, Adler Capelli e Mauro Trentin sconfissero la Francia: il che, come sapete, è sempre una gran bella soddisfazione.

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martedì, settembre 06, 2011

Il movimento Cassina, venuto dallo spazio (150 gol)



"Ha un aspetto umano, ma è un punto esclamativo pervaso da energia, venuto dallo spazio". Oddio, ogni tanto i telecronisti si lasciano prendere un po' troppo la mano. Ma la performance di Igor Cassina alla sbarra alle Olimpiadi 2004 di Atene rimane un momento memorabile nella storia della ginnastica azzurra (e più in generale, dello sport). Forte di un movimento che solo lui era in grado di fare - e che infatti è stato battezzato con il suo nome, movimento Cassina, un po' come accade proprio con le stelle pervase d'energia nello spazio - l'atleta brianzolo vinse la medaglia d'oro, davanti all'americano Paul Hamm e al giapponese Isao Yoneda. Sopra, in un minuto, l'esercizio della finale.

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domenica, settembre 04, 2011

La cavalcata di Gelindo (150 gol)



E qui scende la lacrimuccia. Perché la vittoria di Gelindo Bordin nella maratona alle Olimpiadi di Seul 1988 è una di quelle gare che - da spettatore televisivo - ricordo con maggior emozione. Ricordo la sveglia puntata alle primissime ore di una domenica mattina, un po' come si fa per i Gran Premi di Formula 1 che si corrono in Asia. Ricordo la sorpresa nel vedere un italiano tener testa a questi magrissimi atleti dai nomi strani (Wakihuri, Saleh) e dalle origini ancora più esotiche (quando senti parlare di Gibuti a 12 anni, non puoi che immaginare chissà quale luogo magico e misterioso). E ricordo quegli ultimi favolosi tre chilometri: la progressione del corridore veneto, quel suo fiero cipiglio barbuto che avrebbe fatto invidia ai guerrieri di Sparta, il terrore, la stanchezza e infine la rassegnazione nello sguardo degli avversari, i sorpassi, l'ingresso nello stadio, primo davanti a tutti. Un'impresa epica, raccontata con una splendida appassionata telecronaca da Giacomo Mazzocchi e Luciano Gigliotti su Telemontecarlo ("Ancora una volta l'Italia dei miracoli, l'Italia della passione, l'Italia del sacrificio, l'Italia degli onesti lavoratori..."). Quasi un romanzo. Che potete rivivere, nei suoi decisivi dieci minuti finali, nel video sopra.

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Incantesimi equini.


Edward Mani di Forbice, la "sposa" di Kill Bill, la creatura di Alien e il Michael Jackson dell'epoca di Thriller sono solo alcune delle icone pop che la finlandese Mari Kasurinen ha miniponizzato. Trovate le altre sul sito dell'artista, tre delle quali ancora in vendita tra i 330 e i 700 euro. (via Underwire)

sabato, settembre 03, 2011

Tra tuffi e turborovesci, il folle tennis di Paolo Canè (150 gol)



Ma voi ve lo ricordate il turborovescio di Paolo Canè? Giocatore anticonformista fin dall'assurda chioma sfoggiata nei momenti belli della carriera, con un caratterino che lo portava perennemente a litigare con gli arbitri, estemporaneo protagonista persino delle pagine del gossip (per la relazione con la cantante Paola Turci), Canè è stato il protagonista del tennis italiano a cavallo tra la fine degli '80 e l'inizio dei '90. Non tanto per i successi (solo tre i trofei vinti in carriera, 26 il suo miglior ranking nella classifica ATP), quanto per la personalità e il folle talento messo in mostra in alcuni memorabili match. Come quello del 1987 a Wimbledon in cui, appena ventiduenne, portò il robot cecoslovacco Ivan Lendl al quinto set (qualcuno lo ha caricato i-n-t-e-g-r-a-l-m-e-n-t-e su YouTube!). O quello in Coppa Davis contro Mats Wilander, nel 1990, da cui è tratto il video sopra, con celebre tuffo e colonna sonora di Giampiero Galeazzi. 

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Nuove rotte.

"Sahid Mokhbar è emigrato dal Marocco in Italia. La zona dove è cresciuto, vicino a Rabat, è stata travolta dalla crisi. Molte aziende hanno chiuso, e parenti e amici sono senza lavoro. Oggi, con i soldi guadagnati nel paese europeo, Sahid aiuta la sua famiglia". 

Sembra una storia abbastanza comune, no? Chissà quante volte e con quanti protagonisti si ripete nelle grandi città italiane... In realtà, è inventata. O meglio, lo sono i nomi e i luoghi. Quella vera, raccontata sul numero di agosto di Internazionale fa invece così:

"Kris Kender è emigrato dagli Stati Uniti in Cina. La zona dove è cresciuto, in Ohio, è stata travolta dalla crisi. Molte aziende hanno chiuso, e parenti e amici sono senza lavoro. Oggi, con i soldi guadagnati nel paese asiatico, Kris aiuta la sua famiglia". 

venerdì, settembre 02, 2011

Judo d'oro: da Gamba alla Quintavalle, passando per Maddaloni (150 gol)



Se riuscite a sopravvivere a un minuto e mezzo abbondante di colonna sonora new age, più o meno a metà del video sopra trovate il momento decisivo della finale di judo, 73kg, delle Olimpiadi di Sydney 2000. Quella vinta da Pino Maddaloni contro il brasiliano Tiago Camilo. Per l'Italia, fu la seconda medaglia d'oro olimpica in assoluto nel judo, vent'anni dopo quella conquistata nella stessa categoria da Ezio Gamba a Mosca. Nel 2008, a Pechino, sarebbe arrivato anche il primo successo femminile, con Giulia Quintavalle nei 57 kg. Sono tutte vittorie piuttosto recenti, ma su cui esistono ben poche tracce su YouTube (della Quintavalle, per esempio, uno dei reperti migliori è un servizio del TG1).

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Coldplay + Willie Nelson = allevamento sostenibile?



Temo di provare una perversa fascinazione per questo spot in cui Willie Nelson canta una cover dei Coldplay, mentre il destino di alcuni maiali dalla forma cilindrica si materializza sotto forma di cartone animato.

L'intero catalogo di "Rock Scene" è online


Ryan Richardson ha scansionato e pubblicato online l'intera raccolta di Rock Scene, una rivista pubblicata in America negli anni '70. Si tratta di 53 numeri (più due extra) che vanno dal 1973 al 1982 e permettono di tuffarsi in un'epoca in cui c'era davvero tanta grande musica, ma i mezzi per raccontarla erano ben diversi da quelli attuali. L'interfaccia grafica è molto bella: pur senza avere il contatto con la carta, sembra davvero di sfogliare i giornali originali. Richardson è recidivo. Qualche mese fa aveva già pubblicato i cinque numeri di Star, improbabile ed effimero proto-teen-magazine, sempre proveniente dagli anni '70. 

Felice Gimondi, quando l'eterno secondo sconfisse il cannibale Merckx (150 gol)



Quando si dice la perseveranza. Nel 1970, Felice Gimondi si presentò tra i favoriti ai campionati mondiali di ciclismo su strada di Leicester. E arrivò terzo. Nel 1971, a Mendrisio, venne battuto in volata da Eddy Merckx, rafforzando il suo non invidiabile status di eterno secondo, dietro al cannibale belga. Nel 1973 a Barcellona, avvenne però il miracolo. Di nuovo in volata, di nuovo contro Merckx e contro il velocissimo Freddy Maertens, Gimondi riuscì a piazzare la zampata vincente. Il suo racconto dell'impresa sul Montjuïc, con immagini dell'arrivo, è nel breve video sopra.

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