lunedì, settembre 01, 2014

Spotirama weekly (BBC6 New Music, Certified Albums in the US, 100 Gretatest Guitar Riffs)

Le playlist Spotify pubblicate questa settimana su Spotirama:

Consueto aggiornamento della playlist basata sulle selezioni settimanali di BBC6. Tra le novità, alt-J, SBTRKT feat. Ezra Koenig, Sharon Van Etten, Weezer, Joe Goddard. 


Gli album che hanno ricevuto più dischi di platino (1 milione di copie vendute) negli USA. Playlistona mainstream con Michael Jackson, Eagles, Led Zeppelin, Pink Floyd, Billy Joel...


Le canzoni che contengono i 100 migliori riff di chitarra di tutti i tempi (secondo il giudizio degli esperti contattati da BBC2 e degli ascoltatori della radio). Chi sarà la numero 1: Smoke on the Water, Sweet Child O'Mine o Whole Lotta Love?




sabato, agosto 30, 2014

LaStampa.it weekly (25-31 agosto 2014)

I due miei articoli usciti questa settimana su LaStampa.it, tutti pubblicati in Digita Musica: si parla di una nuova rivista musicale online annunciata per settembre sulla piattaforma Medium e dell'ennesima sfida tra Silicon Valley e industria musicale (questa volta, in ballo il controllo del nuovo dominio .music). 

25 agosto 2014



31 agosto 2014



giovedì, agosto 28, 2014

Il vero problema dell'Ice Bucket Challenge sono i social network


Ma attenzione: non i cattivi cittadini che vivono sui social network. Più semplicemente e meccanicamente, il modo in cui i social network riproducono e ci mostrano i contenuti virali, in particolare quelli basati una serie continua di repliche, imitazioni, copie. 

Le tappe sono sempre le stesse:

1. Appare online il paziente zero (si tratta pur sempre di un virus...). Anche la reazione dell'umanità è prossima allo zero, nel senso che sono ancora in pochi ad accorgersene.

2. Si diffondono le prime imitazioni. E soprattutto, le prime condivisioni da parte degli utenti forti di Internet, quelli con tanti lettori/followers, in grado di accelerare il passaparola online (a volte questa fase si gioca ancora nell'underground, ma è con gli utenti forti che avviene il vero salto di qualità: il virus-embrione diventa un virus-ometto). 

3. Si mette in moto la macchina social e arriva la prima vera ondata popolare di copie. È il momento più gradevole del contagio, quello in cui i pazienti si sbizzarriscono per distinguersi dagli altri (cresce il tasso medio di creatività dei contenuti) e in cui il pubblico percepisce il virus come una novità: buffa, divertente e – ahimè – condivisibile.

4. Con la seconda ondata, l'incantesimo si spezza. Diventato mainstream, il contagio attiva il suo processo di espansione inarrestabile: i contenuti si moltiplicano a velocità sempre più rapida, la qualità media diminuisce mentre cresce la seccatura nel trovarsi attorniati da decine/centinaia/migliaia di cloni.

5. La terza ondata è quella finale. Tramortito dal bombardamento, l'organismo umano vede con istintiva diffidenza il fenomeno. Ogni ragionamento logico lascia spazio al rifiuto e anche gli eventuali pazienti-capolavoro o le ragioni umanitarie non sfuggono alla reazione stizzita: “Ancora? Che palle!”. È in questa fase che trova il suo ideale terreno di diffusione l'infida signora dei social network: la polemica.

I connotati specifici del virus (compresa la beneficenza per la ricerca contro la SLA nel caso dell'Ice Bucket Challenge) aggiungono semplicemente un po' di spezie e magari definiscono la direzione delle polemiche. Altri aspetti (il meccanismo delle “nomination”, il coefficiente di VIP...) si limitano al massimo a intervenire sulla rapidità di diffusione del virus.

Ma sono aspetti marginali. Che si tratti di un Ice Bucket, di un Harlem Shake o - ampliando l'orizzonte - di un accorato RIP Robin Williams, che l'obiettivo sia la pace del mondo o l'Armageddon, il percorso rimane sempre lo stesso: prima ci si diverte e si apprezza, poi non se ne può più. Oggi non si sta litigando davvero sul ruolo dei VIP nella sfida del secchio, sulla loro buona fede o taccagneria. Si sta semplicemente dando sfogo alla fisiologica e inevitabile fase 5.

Postilla: nei momenti conclusivi della fase 5, di solito c'è già un altro virus che sta sbocciando nella fase 1. Siete pronti?

martedì, agosto 26, 2014

Effimero come il dubstep


Mixmag ha pubblicato una serie di tabelle e grafici relativi ai primi dieci anni di vita di Beatport, un importante negozio online specializzato in musica elettronica (tra i ventisei store legali operativi anche in Italia). Nell'immagine sopra, che riguarda le vendite suddivise per genere, salta subito all'occhio quella specie di Everest rosso in basso a destra. È l'andamento delle vendite di musica "dubstep", ben diverso da quello degli altri generi.

Mi ricorda il glorioso (ironia) "new acoustic movement" dei Kings of Convenience/Turin Brakes, emerso dal nulla e pompatissimo dalla stampa britannica una dozzina d'anni fa, poi finito rapidamente nel dimenticatoio. All'epoca non andavano ancora forte le infografiche e il data journalism: non avevamo a disposizione i dati per costruire grafici che mostrassero in modo così chiaro il senso effimero di un nuovo genere musicale.

Detto che "sei effimero come il dubstep" potrebbe diventare un ottimo insulto hipster per la stagione autunnale*, rimangono da fare le solite avvertenze su come interpretare un'infografica online. Spesso il messaggio appare straordinariamente limpido (guarda come si vede bene l'Everest!), ma dipende da fonti non altrettanto trasparenti (i dati sono ufficiali, forniti da Beatport? Suppongo sia così, ma Mixmag non lo dice esplicitamente) e dall'interpretazione potenzialmente ambigua. 

In questo caso una lettura corretta del grafico, più che "dal 2011 al 2014 sono crollate le vendite di musica dubstep" sarebbe "sono crollate le vendite della musica a cui il negozio Beatport ha attribuito l'etichetta dubstep". A volte si tratta solo di sfumature, ma è sempre bene tenerle a mente. 

* Chissà che gli stessi hipster non siano effimeri come il dubstep. 



lunedì, agosto 25, 2014

Let’s slow the fuck down everybody. And listen to FKA twigs.


In realtà, non ho ancora deciso/capito se LP1, il primo album di FKA twigs, mi piace. Ma ho il sospetto di sì, visto il modo insolitamente positivo con cui il mio cervello accoglie Lights On, Two Weeks, Pendulum, Video Girl e Closer ogni qual volta l'iPod o la cartella "Ascolti del 2014" di Spotify decidono di trasmetterli (gli altri "ascolti del 2014" fin troppo spesso generano borbottante insofferenza e un rapido skip). Di certo - anche se non c'entra molto con la musica (o sì?) - ho provato istintiva empatia nei confronti del paragrafo con cui si apre la recensione del disco su Drowned In Sound, nel quale l'autore J.R. Moores si lascia andare a un j'accuse che - riferimenti USA a parte - sembra frutto delle mie sempre più frequenti lamentazioni contro gli eccessi del presente:
Pummelled continuously round the head by 24-hour news. Obliged to watch an entire DVD boxset per night so as not to get left behind as a cultural dinosaur. Plans for a costly high-speed rail network just to make the journey from one bustling metropolis to a similarly overcrowded conurbation thirty minutes quicker. Software update notifications every time you plug in your damned toaster. A Facebook feed bombarded by the constantly ageing faces of your friends’ infants. The We Buy Any Car jingle playing on an involuntary four-hour loop inside your crackling brain. Ray Winstone’s disembodied noggin interrupting all sports coverage every thirteen seconds to bellow the words, “Come on geezer, put a fackin’ monkey on the ‘orses, you soft bleedin’ muppet!” Contracting the inability to concentrate on any arts criticism that dares to be longer than 140 characters. Too busy working, networking, scrolling, sharing and clicking to have the time or energy to even skim through a fluffy airport novel, let alone make it past footnote no. 24 of Infinite Jest.

Let’s slow the fuck down everybody. And listen to FKA Twigs.
FKA twigs, dicevamo. Tutto quel che posso fare è consigliarvi di darle una chance. No, diciamo tre o quattro chance: è musica in cui la scintilla si accende meglio dopo qualche ascolto, un po' come nelle vecchie caldaie lasciate spente durante le vacanze. A me suona come un clash tra il trip hop di Portishead/MassiveAttack e le sonorità new black che stanno emergendo negli ultimi anni (new soul, new r'n'b...). Punti di partenza magari non modernissimi, ma accelerati-centrifugati-arricchiti da quella produzione sintetica e iperdopata che è forse uno dei pochi veri marchi di fabbrica del terzo millennio musicale. Una produzione che di solito mando giù a fatica, ma che nel caso di FKA twigs ho assorbito meglio (il che non so se è merito dell'artista o dell'abitudine). Bonus: testi e atmosfere trasudano una certa sensualità, ma giuro sulla testa della dea Kali che quello non ha caratterizzato il mio giudizio. 

Qui sotto, vi lascio due assaggi: il primo singolo estratto dall'album (che ha già i suoi 2 milioncini di views su YouTube, con un video basato praticamente su un'unica inquadratura) e una delle mie favorite, la muy portisheadiana Lights On, in versione live belgica.



domenica, agosto 24, 2014

Spotirama Weekly (BBC6 New Music, Pitchfork Best 200 Tracks & 100 Albums of 2010-2014)



Le tre playlist Spotify pubblicate questa settimana su Spotirama.

Consueto aggiornamento della playlist basata sulle selezioni settimanali di BBC6. Tra le novità, Ryan Adams, Morrissey, Beck, Joan as Police Woman e The Pains of Being Pure at Heart. 

Il sito americano mette in fila le sue migliori 200 canzoni della prima metà del decennio (2010-2014). Un po' a sorpresa, al #1 c'è Grimes (Oblivion), seguita da Ariel Pink's Haunted Graffiti (Round and Round) e Kanye West (Runaway). Nella playlist, 185 canzoni disponibili.

Stesso arco temporale della playlist precedente, ma attenzione rivolta agli album. Musica nera al comando con Kanye West (My Beautiful Dark Twisted Fantasy) e Kendrick Lamar (Good Kid, M.A.A.D. City) ai primi due posti. Sul podio anche i Deerhunter (Halcyon Digest). 86 album e 1052 brani in playlist.





sabato, agosto 23, 2014

LaStampa.it weekly (18-24 agosto 2014)

I miei articoli usciti questa settimana su LaStampa.it, tutti pubblicati in Digita Musica: i protagonisti sono Neil Young (che continua a mietere dollari con il crowdfunding), il nuovo servizio in streaming di YouTube (che potrebbe chiamarsi YouTube Music Key), le "YouTube Stars" (che spopolano tra i teenager) e SoundCloud (che introduce annunci pubblicitari nel suo servizio).  

18 agosto 2014


19 agosto 2014


21 agosto 2014

22 agosto 2014