giovedì, marzo 31, 2011

Maurilio De Zolt ai mondiali di Obersdorf 1987 (150 gol)



"Sembra essere ancora molto arzillo, il vecchio De Zolt!". Così Sandro Vidrih di Koper Capodistria accompagna le fasi finali della 50 km di sci di fondo maschile ai mondiali di Oberstdorf 1987. All'epoca, Maurilio "Grillo" De Zolt viaggiava intorno ai trentasette anni e sembrava che la sua carriera - onesta ma non trionfale - stesse ormai per volgere al termine. Tutt'altro! De Zolt non solo vinse quella gara (il suo primo e unico oro mondiale), ma da splendido quarantenne conquistò anche due medaglie d'argento olimpiche a Calgary 1988 e Albertville 2002. E nel 2004 ai Giochi di Lillehammer (a 44 anni!) contribuì alla straordinaria vittoria della staffetta azzurra contro i padroni di casa norvegesi. Quando la grinta corre più veloce della carta d'identità.

P.S. Quei mondiali in Germania videro anche un'altra bella vittoria italiana, l'oro di Marco Albarello nella 15 km. Sempre davanti allo stesso svedese battuto da De Zolt, Thomas Wassberg. Se volete rivivere gli attimi finali anche di quella gara, c'è questo video (che però è in una lingua a me sconosciuta: svedese?)


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.



martedì, marzo 29, 2011

Il campione (Girardengo) e il bandito (Pollastri) (150 gol)



Dopo Alfredo Binda, un piccolo spazio per un'altra delle leggende del ciclismo italiano più preistorico, quello che si correva nei primi decenni del secolo scorso su stradacce polverose e percorsi massacranti. Costante Giradengo nasce a Novi Ligure il 18 marzo del 1893 e domina la scena nazionale più o meno dal 1915 al 1925. Suo è il record di vittorie nel campionato italiano su strada (nove), suo è il trionfo nella tappa più lunga di sempre al Giro d'Italia (la Lucca-Roma, 430 chilometri, nel 1914). Sua è anche la grande sfiga di dover aspettare di compiere 34 anni per poter finalmente partecipare a un campionato mondiale. E di trovarsi di fronte, in quella prima edizione del 1927, la stella in ascesa del giovane Binda. Girardengo arrivò secondo e più o meno da lì iniziò il suo declino.

Alla figura di Girardengo si accompagna anche il mito di un'amicizia pericolosa, quella con il bandito e anarchico Sante Pollastri. Un legame provato dalla storia e dalle testimonianze dirette dei protagonisti, che tuttavia con il passare del tempo si è condito di elementi quasi romanzeschi. Da quell'amicizia è scaturita anche una bella canzone, Il bandito e il campione, scritta da Luigi Grechi e portata al successo dal fratello Francesco De Gregori. Un modo un po' diverso per raccontare e ricordare un frammento della nostra storia, tra pedalate e rapine. La potete ascoltare nel video sopra, accompagnata dalle immagini d'epoca di Binda, Girardengo e altri campioni del ruggente ciclismo di un secolo fa.



150 gol (... e altro ancora)
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venerdì, marzo 25, 2011

Abdon Pamich marcia (e danza) a Tokyo 1964 (150 gol)



Nel 1964, nonostante una crisi gastrica, Abdon Pamich riuscì a vincere la medaglia d'oro nella cinquanta chilometri di marcia, raggiungendo e superando via via tutti i suoi concorrenti. Nato a Fiume nel 1933, l'atleta azzurro migliorò così la sua prestazione di quattro anni prima a Roma, dove aveva conquistato la medaglia di bronzo. Della gara giapponese, condotta a lungo sotto la pioggia, esiste online una testimonianza piuttosto buffa. E' un breve video in cui, complice la musica, i fachiri della marcia vengono quasi trasformati in sculettanti ballerini: la fatica cede spazio al ritmo. Si tratta di un frammento di Tokyo Olimpiad, il documentario dedicato ai Giochi dal regista Kon Ichikawa. Quasi una risposta nipponica al celebre Olympia di Leni Riefenstahl.


150 gol (... e altro ancora)
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martedì, marzo 22, 2011

L'Italia campione a Eurobasket 1983 (150 gol)



Il 4 giugno 1983, la nazionale italiana di basket si prese la prima grande soddisfazione della sua storia, vincendo i campionati europei in Francia. Allenati da Sandro Gamba e con campioni del calibro di Dino Meneghin, Pierluigi Marzorati, Antonello Riva, Roberto Brunamonti e Romeo Sacchetti, gli azzurri vinsero tutte le loro partite. Le cinque del girone eliminatorio a Limoges (contro Spagna, Jugoslavia, Francia, Svezia e Grecia) e le due della fase finale a Nantes: la semifinale contro l'Olanda e la finale contro la Spagna.

YouTube conferma il suo fantastico ruolo di memoria storica, non solo permettendo di rivivere i minuti conclusivi della partita con la Spagna (accompagnati dalla faziosa, emozionata ed emozionante telecronaca di Aldo Giordani), ma recuperando anche altri preziosi frammenti di quel torneo: per esempio, gli ultimi secondi della semifinale vinta a sorpresa dalla Spagna contro lo squadrone sovietico (e qui la faziosa, emozionata ed emozionante telecronaca è spagnola)...


...o l'incredibile rissa che vide protagonisti giocatori di Italia e Jugoslavia nel girone eliminatorio.



150 gol (... e altro ancora)
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sabato, marzo 19, 2011

Gianduja Banksy


Nel mio quartiere, c'è qualcuno che sta aggiungendo occhialini, naso rosso e baffoni alla Groucho Marx ai cartelloni dei candidati alle prossime elezioni comunali a Torino. Con spirito bipartisan. Ma non è solo una faccenda politica: qualche giorno fa, la stessa sorte era toccata ai poster di Gianna Nannini e Rihanna (che non sono riuscito a fotografare). Inutile dire che, così, sono molto più belli.





giovedì, marzo 17, 2011

Alberto Tomba a Lech '94: la grandezza del numero uno (150 gol)



E' possibile indicare "il miglior atleta italiano di tutti i tempi"? Probabilmente no. Sarebbe assurdo. Ma io lo faccio lo stesso e dico Alberto Tomba. Un italiano fino al midollo, a cominciare dai difetti più deprecabili: lo slalom tra i paletti del fisco, le accelerate sulla corsia d'emergenza in autostrada con il lampeggiante dei carabinieri, una guasconeria quasi irritante, e così via... Cose che fanno venire il prurito alle mani e che arricchiscono il repertorio dei barzellettieri stranieri. D'altronde, l'esemplare perfetto di italiano non è mai stato solo santo: ma anche tanto poeta e soprattutto, tanto tanto navigatore.  

Sul fronte sportivo, però, l'Italia di Alberto Tomba è quella di cui possiamo andare più fieri. E' l'Italia del talento puro. L'Italia che esplode in tutta la sua superiorità, senza dimenticarsi di sprigionare la gigantesca dose d'allegria che è prerogativa del suo DNA. Non solo in riva al mare o su un campo di calcio, ma perfino in cima alle seggiovie. Non solo nel 1861 o nel ventesimo secolo, ma anche oggi, anche se è offuscata da depressioni e recessioni. All'epoca di Tomba, di campioni ce n'erano a bizzeffe. In Austria, in Germania, in Svizzera, persino in Liechtenstein. Ma quando vincevano loro - gli Accola o gli Zurbriggen - sentivi subito calare la noia. Con tutto il rispetto, le loro erano vittorie grigie. Le vittorie di Tomba, invece, erano arcobaleni. Robe da ridere.

Sotto molti aspetti, Tomba è stato un ufo. Un campione della disciplina più agile, lo slalom, con un corpaccione da sollevamento pesi; uno sciatore venuto da Bologna, senza il cognome e tanto meno la parlata altoatesina. Qualcosa di unico. Quasi di impossibile. Eppure qualcosa che è accaduto e che per dieci anni ha dominato il mondo in lungo e in largo, con una supremazia - nei momenti migliori - talmente schiacciante da essere quasi imbarazzante.

Su YouTube, al solito, si può recuperare un po' di tutto: dalle vittorie dell'anno dell'esplosione (il 1988 con gli ori olimpici in gigante e speciale a Calgary) fino all'ultima gara a Crans Montana, il 15 marzo 1998 (addio con vittoria, of course). Un decennio da leggenda. Sopra, però, trovate solo un piccolo frammento, tratto da una puntata del programma tv Sfide. Riguarda lo slalom di Lech, nella stagione 1994-1995, quella in cui Tomba vinse la Coppa del Mondo generale. In quella gara, a un certo punto commise un errore e per non saltare una porta, praticamente, si fermò. Una condanna a morte in uno sport dove si lotta sul filo dei centesimi di secondo. Eppure, quello slalom Tomba lo vinse comunque. E in quel memorabile exploit, nel gesto dopo aver superato il traguardo e nel commento un po' strafottente rilasciato a Sfide c'è tutto l'italiano che è in lui.

150 gol (... e altro ancora)
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mercoledì, marzo 16, 2011

Italia '90: il gol di Roberto Baggio contro la Cecoslovacchia (150 gol)



Oh yes. Oh yes. Oh yes!

A volte non c'è bisogno di scavare nelle miniere lessicali per descrivere la meraviglia di una prodezza sportiva. A volte bastano due parole. Come quelle pronunciate dal telecronista inglese (BBC?) per descrivere in diretta un gol di Roberto Baggio contro la Cecoslovacchia (sì, c'era ancora la Cecoslovacchia) ai mondiali di Italia '90. Su quelle "notti magiche" ci sarà tempo di tornare, mostrando anche i gol di Totò Schillaci. Ma la splendida pennellata del giovane Baggio (all'epoca ventitreenne) rimane uno dei momenti più spettacolari dell'intero torneo. Nonché la firma d'autore su una nazionale bella, giovane, brillante, che probabilmente avrebbe meritato qualcosa di più.

Roberto Baggio sarà il grande protagonista anche quattro anni dopo, a Usa 1994, fino al rigore sbagliato nella finale contro il Brasile. Ma nelle fornaci americane la magia si era già persa, sostituita dalle polemiche. E l'Italia di Arrigo Sacchi non riuscì mai ad attirare quell'entusiasmo che quattro anni prima aveva accompagnato l'avventura dei ragazzi di Azeglio Vicini. Anche il gioco non fu un granché: la finale con il Brasile probabilmente è ancora ricordata come la più brutta nella storia dei mondiali. Molto meglio tornare a cullarsi nella bellezza allo stato puro dello slalom di Baggio in mezzo ai birilli cecoslovacchi. Oh yes. Oh yes. Oh yes!

P.S. Piccolo particolare per chi segue abitualmente il calcio. Notate come l'azione dell'Italia parta quando un giocatore della Cecoslovacchia è a terra. Ma nessun italiano mette la palla fuori. E nessun avversario chiede di farlo.



150 gol (... e altro ancora)
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domenica, marzo 13, 2011

Murrayfield 2007: tre mete in sette minuti (150 gol)



E' ancora fresca, freschissima, l'impresa della nazionale di rugby contro la Francia. Il 22-21 di ieri allo stadio Flaminio - ottenuto dopo una rimonta davvero entusiasmante - rappresenta la seconda vittoria della nostra storia contro i titolatissimi cugini d'oltralpe, la prima in assoluto all'interno del torneo più importante, il Sei Nazioni. Un vero evento. 

E' da undici anni che l'Italia è entrata nel mondo del rugby che conta: da quella primavera del 2000 in cui la Francia e il blocco britannico (Inghilterra, Scozia, Galles + Irlanda) ci accettarono all'interno del trofeo Cinque Nazioni. Che da quell'anno, appunto, divenne Sei Nazioni.

Anno dopo anno l'Italia ha fatto parecchi passi avanti, diventando sempre più competitiva ma rimanendo la cenerentola del torneo. In dodici Sei Nazioni, compreso quello di quest'anno, le vittorie sono state appena otto: cinque contro la Scozia (contro cui ce la vedremo di nuovo sabato prossimo), due contro il Galles e quella di ieri contro la Francia. Solo in tre occasioni su undici (2003, 2004 e 2007), l'Italia è riuscita ad evitare il "cucchiaio di legno", il simbolico premio che viene assegnato all'ultima in classifica.

Ancora una statistica: delle otto vittorie conquistate, sette sono arrivate in casa, sul terreno amico del Flaminio. Solo in un'occasione l'Italia è riuscita a spuntarla nella tana dei suoi avversari: il 24 febbraio 2007 al Murrayfield di Edinburgo, contro la Scozia. E quella è stata davvero una vittoria italiana: ovvero, del tutto folle. In buona parte costruita sui primi pazzeschi sette minuti in cui gli azzurri sono andati in meta per ben tre volte (la prima dopo diciotto secondi!), sempre intercettando passaggi o calci avversari. 

Quei sette memorabili minuti, con il commento incredulo degli stessi telecronisti di La7, li potete recuperare nel video sopra. Per Italia-Francia di ieri, invece, saccheggiate liberamente YouTube: troverete valanghe di filmati, alcuni televisivi, molti ripresi dal pubblico all'interno del Flaminio. Poi magari andate a leggervi i commenti sui siti francesi: ne vale la pena. :o)



150 gol (... e altro ancora)
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venerdì, marzo 11, 2011

Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, trampolino femminile, Europei 2010 (150 gol)



A volte mi faccio paura. Riesco ad avere un simpatico aneddoto/ricordo da telespettatore persino per una gara di tuffi. Molto recente, tra l'altro: la finale individuale di trampolino femminile da 3 metri, ai campionati europei di nuoto di Budapest 2010. Un vero e proprio battesimo, visto che non avevo mai seguito in passato una finale di questa disciplina. Ma Tania Cagnotto, oltre che essere molto graziosa, era anche molto favorita. E c'erano pure concrete speranze per l'altrettanto graziosa e altrettanto brava Francesca Dallapè. Insomma, forti possibilità di terminare la serata con un podio azzurro con sottofondo di Mameli, qualcosa che fin da ragazzino riesce a stimolare la zona erogena della mia psiche.

Beh... altro che zona erogena della psiche. La Dallapè e la Cagnotto quella sera hanno sbagliato un tuffo dopo l'altro. Una catastrofe, una Caporetto carpiata con doppio avvitamento. Non potete immaginare la mia indignazione di spettatore deluso, ferito nello spirito e nell'orgoglio di storico fedele appassionato di tuffi dal trampolino 3 metri. Sul podio, al termine di quella gara, mazurkeggiavano l'inno russo. Ma da vero sportivo, io avevo già cambiato canale.

La storia però ci insegna che dopo Caporetto c'è Vittorio Veneto, no? Io forse me n'ero dimenticato, ma Tania Cagnotto e Francesca Dallapè no. Meno di ventiquattro ore dopo le panciate della finale individuale, le due ragazze si sono presentate su quello stesso trampolino, nella gara sincronizzata. E con una gara perfetta hanno vinto la medaglia d'oro. Per il pischello sottoscritto, quell'inno lì è stato ancora più bello di quello che avrebbe potuto essere la sera prima. C'erano dietro la voglia di riscatto, la tenacia e - mettiamoci anche un po' di filosofia spicciola da Silicon Valley - l'idea che da un fallimento si possa ripartire con ancora più grinta. 

Nel video sopra, potete godervi tutti i tuffi della finale (la bella: Vittorio Veneto). Con telecronaca originale. E senza inno. Ma quello potete recuperarlo qui.

P.S. Adesso, però, mica vogliamo fermarci, eh? Lo spettatore professionista ha le sue esigenze e aspirazioni. Tipo, ascoltare Mameli nel 2012 alle Olimpiadi di Londra. E' possibile, io ci credo. E poi ho letto oggi che l'export cinese è in crisi.


150 gol (... e altro ancora)
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mercoledì, marzo 09, 2011

Nicola Pietrangeli e il Roland Garros 1960 (150 gol)



Non sono certo numerose le soddisfazioni ottenute dal tennis italiano in campo internazionale. Anzi, sono piuttosto pochine. E dunque, molto preziose. Nei tornei del Grande Slam, le tenniste e i tennisti azzurri hanno raggiunto appena sette volte la finale individuale. In tutti i casi, al Roland Garros di Parigi, sulla superficie più amata da un popolo caldo, passionale, latino e anche un po' pallettaro come il nostro: la terra rossa. Il primo finalista fu Giorgio De Stefani, nel 1932, sconfitto dal francese Henri Cochet. Quindi toccò al poker di Nicola Pietrangeli, che arrivò sulla soglia del paradiso nel 1959, 1960, 1961 e 1964.

Una soglia che, i primi due anni contro il sudafricano Ian Vermaak e il cileno Luis Ayala, Pietrangeli riuscì anche a varcare, ritagliando al nostro paese un po' di spazio sull'albo d'oro che conta. Nel 1961 e nel 1964 invece furono due sconfitte, dopo lunghe battaglie contro lo spagnolo Manuel Santana. Più recentemente, è stata la volta di Adriano Panatta e Francesca Schiavone: ma di loro, se ne parlerà più avanti. Oggi i riflettori sono puntati su Pietrangeli. Il video che trovate sopra riguarda la finale del 1961 contro Ayala, vinta dopo cinque set. Le immagini sono in bianco e nero, un po' sfocate. Tra campo lungo, bassa definizione, capelli corti e divise rigorosamente bianche, non solo non si riesce quasi a seguire il movimento della pallina, ma è persino complicato distinguere i due tennisti. La suspense si scioglie del tutto solo sull'ultimo punto, lo smash della vittoria.

Il video l'ho trovato qui: solitario, orfanello, privo di audio. E' vero che il silenzio è importante, ma la musica spesso è più piacevole. Allora mi sono preso la libertà di aggiungere, come colonna sonora, La verità sul tennis dei Virginiana Miller (anche se suppongo che la "dea pagana del sole" di cui canta Simone Lenzi non sia Pietrangeli...).


Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)
12. Zeno Colò (sci alpino, ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)
14. Gabriella Dorio (atletica leggera, medaglia d'oro sui 1500 metri alle Olimpiadi di Los Angeles 1984)

giovedì, marzo 03, 2011

Enrico Fabris e l'Italia d'oro a Torino 2006 (150 gol)



Per colpa di Enrico Fabris, sono arrivato tardi a un appuntamento con una casa. Era il 21 febbraio 2006 e il destino crudele aveva fatto coincidere la finale dei 1500 metri di pattinaggio velocità delle Olimpiadi di Torino con la visione di un appartamento in vendita nei quartieri occidentali della città, in una posizione ideale tra la metropolitana (per abbracciare agevolmente il centro) e la tangenziale (per scappare via altrettanto agevolmente) . Sapete com'è, stavo per compiere trent'anni e avevo deciso di porre fine alla mia fase di bamboccionismo a carico dei genitori per inaugurare quella di bamboccionismo indipendente. 

Di rinunciare alla gara di Fabris, però, non se ne parlava. Così, mi ricordo che attesi il suo arrivo sul traguardo, davanti alla tv, già imbacuccato e con le chiavi della macchina in mano. Ma non bastò. Attesi anche le ultime coppie di atleti in pista. Quelli che avrebbero potuto fare un tempo migliore del suo, soprattutto i forti americani Davis e Hedrick. Con un occhio alla tv e uno all'orologio, che - secondo dopo secondo, pattinatore dopo pattinatore, Davis dopo Hedrick - mi ricordava che non sarei mai arrivato puntuale all'appuntamento immobiliare. Neanche violando tutte le regole di tutti i codici stradali dell'universo.

E infatti arrivai in ritardo.

Ma solo di una decina di minuti. E senza drammi o punizioni. Questa è una storia dallo zuccherosissimo doppio happy end. Fabris vinse la medaglia d'oro, la terza dopo il bronzo nei 5000 metri e l'oro nell'inseguimento a squadre (con Matteo Anesi e Ippolito Sanfratello) e io mi presi una bella cotta per quella casa dei quartieri occidentali. Ricambiata. Anche in questo momento, mentre scrivo, le sue pareti diventano rosse perché sa che sto parlando di lei. Sono cinque anni che stiamo insieme. Incredibilmente, riusciamo ancora a sopportarci.

(p.s. la qualità del video sopra non fa onore alla straordinaria intensità del racconto che avete appena letto, ma è l'unico che ho trovato su YouTube con la funzione di "embed" attiva; per vederne uno migliore, con la telecronaca Rai originale dell'intera gara di Fabris, andate qua)




Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)
12. Zeno Colò (sci alpino, ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)
14. Gabriella Dorio (atletica leggera, medaglia d'oro sui 1500 metri alle Olimpiadi di Los Angeles 1984)
15. Gli Europei del 1968 (calcio)

martedì, marzo 01, 2011

Gli Europei di calcio del 1968 (150 gol)





Quando si parla dei successi calcistici dell'Italia, di solito si citano le quattro vittorie dei Mondiali: 1934, 1938, 1982 e 2006. Sono in pochi a ricordare l'edizione dei Campionati Europei del 1968, unico trionfo azzurro in campo continentale. Le ultime partite di quegli europei si giocarono proprio nel nostro paese e il momento destinato a finire sui libri di storia del calcio non fu tanto la finale contro la Jugoslavia, bensì la semifinale tra Italia e Unione Sovietica.

Al San Paolo di Napoli, la partita - assai bruttina - finì 0-0. Nessuna delle due squadre era riuscita a sbloccare il risultato, né nei novanta minuti regolamentari né nei supplementari. All'epoca, le regole del calcio non erano esattamente le stesse di oggi. Per esempio, l'Italia giocò quasi l'intero match in dieci uomini, per l'infortunio di Gianni Rivera. Non erano previste sostituzioni. E nemmeno calci di rigore. Per decidere la vincitrice, dunque, ci si servì del metodo più rapido e crudele: il lancio di una monetina. Il sorteggio avvenne negli spogliatoi e la dea bendata baciò gli Azzurri.

Il colmo fu che anche la finale con la Jugoslavia finì in parità dopo i supplementari: 1-1. Monetina, again? No, in quel caso la partita venne ripetuta due giorni dopo. Il ct Valcareggi cambiò mezza formazione e l'Italia dominò nettamente il secondo incontro, vincendo 2-0 con gol di Gigi Riva e Pietro Anastasi.

Nel primo dei due video sopra, che fanno parte di una bella serie di documentari inglesi sulla storia dei campionati europei, trovate le immagini delle due semifinali e il racconto del sorteggio da parte di Dino Zoff e Giacinto Facchetti, rispettivamente portiere e capitano di quella Nazionale. Il secondo, invece, è tutto incentrato sulla doppia finale contro la Jugoslavia.



Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)
12. Zeno Colò (sci alpino, ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)
14. Gabriella Dorio (atletica leggera, medaglia d'oro sui 1500 metri alle Olimpiadi di Los Angeles 1984)
15. Gli Europei del 1968 (calcio)