venerdì, febbraio 25, 2011

150 gol (... e altro ancora): 14. Gabriella Dorio (atletica leggera, medaglia d'oro 1500m a Los Angeles 1984)



Le Olimpiadi del 1980 e del 1984 sono spesso ricordate per i rispettivi boicottaggi. Nel 1980 a Mosca, gli Stati Uniti si rifiutarono di partecipare in polemica con l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Decine di altri paesi seguirono l'esempio (tra cui Canada, Germania Ovest, Giappone, Cina) e ai Giochi presero parte solo settanta nazioni. L'Italia partecipò e finì quinta in un medagliere tutto falce e martello (davanti arrivarono Unione Sovietica, Germania Est, Bulgaria e Cuba, subito dietro Ungheria e Romania). In cambio, l'Unione Sovietica e quasi tutti i paesi del blocco sovietico (unica esclusa, la Romania di Ceausescu) boicottarono i successivi Giochi di Los Angeles nel 1984 (dove l'Italia fu di nuovo quinta, questa volta dietro a Stati Uniti, Romania, Germania Ovest e Cina).

Per questo, le vittorie alle Olimpiadi di Mosca e Los Angeles vengono a volte considerate minori. Un conto era correre i cento metri contro gli americani e nuotare in vasca contro le pompatissime atlete della DDR, un conto era farlo senza. Eppure, anche in queste edizioni ci sono delle belle storie azzurre da raccontare. Per esempio, quella di Gabriella Dorio, la ragazza di Veggiano che trionfò nei 1500 metri, osando interrompere il dominio romeno nel mezzofondo. Dorina Melinte aveva vinto gli 800 metri, Maricica Puică i 3000. Erano loro le favorite. Ma dovettero arrendersi alla progressione della Dorio e accontentarsi del secondo e terzo posto. Nel video trovate la gara - quasi in versione completa - con la telecronaca originale della tv americana.

Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)
12. Zeno Colò (sci alpino, ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)
13. La nazionale di pallavolo maschile degli anni '90
14. Gabriella Dorio (atletica leggera, medaglia d'oro sui 1500 metri alle Olimpiadi di Los Angeles 1984)

Il Nord Africa, l'Europa e la grande occasione.

(fonte immagine: Wikipedia)


(in genere il Pozzo di Cabal è il regno delle cose frivole: canzonette, videoclip, cianfrusaglie tecnologiche... Il massimo della serietà è quando mi arrabbio contro alcuni aspetti del copyright. In questi giorni, però, non riesco a non pensare a quanto sta accadendo al di là del Mediterraneo. E a ciò che potrebbe voler dire per il futuro del nostro pianeta. In negativo? Non necessariamente. Anzi, forse molto in positivo. Per questo, stasera, nel Pozzo ci finiscono un po' di personali riflessioni, idee e prospettive sul tema...)

Il 2011 è l’anno delle rivoluzioni nei paesi del Nord Africa. Ieri la Tunisia e l’Egitto. Oggi, in modo più drammatico, la Libia. Domani, chissà. E’ un'incredibile pagina di storia che si sta scrivendo sotto i nostri occhi. E di fronte alla quale, come paese e – soprattutto – come Unione Europea, abbiamo il dovere di non restare solo spettatori passivi e terrorizzati. Se l’opinione pubblica è scioccata di fronte alle notizie che arrivano da Tripoli, da Bengasi, e da tutte quelle città di cui scopriamo l’esistenza a ogni colpo di mortaio e a ogni foto di fossa comune (Zoara, Zawia…), il dibattito politico sembra essere quasi esclusivamente incentrato sulle ripercussioni che i fatti nordafricani potranno avere per le nostre economie e per il nostro tessuto sociale.

Domina incontrastata la realpolitik. Si parla tantissimo di petrolio e gas. Si scruta l’orizzonte del Mediterraneo con il terrore di scorgervi barconi ricolmi di immigrati (diecimila, centomila, un milione!). E, ancora con maggior terrore, si ipotizzano scenari di nuovi emirati islamici, alimentati dal fuoco venefico di Al Qaeda e pronti a far di noi un sol boccone. Tra qualche mese rintoccherà il decimo anniversario dell'11 settembre: è un ottimo momento per diffondere la paura. Lei ci sguazza in simili circostanze, attecchisce con rapidità. Lo sa anche Gheddafi, che infatti in appena ventiquattro ore ha cambiato strategia: non sono più gli Stati Uniti e l’Italia ad armare (e drogare) i giovani libici, no, dietro alle rivolte popolari c’è niente poco di meno che il redivivo Osama Bin Laden.

Schiacciati sotto il peso di queste funeste visioni fondamentaliste e di un petrolio che non scorre più negli oleodotti, i politici europei (e non solo quelli italiani) stanno perdendo di vista la grandissima occasione che la passione e il sacrificio delle popolazioni nordafricane ci stanno offrendo. Un’occasione doppia: globale e continentale. La prima, e la più importante, è la possibilità di far avanzare il vento della democrazia, spingendolo a soffiare su aree del pianeta che non ne hanno mai sentito il meraviglioso e rigenerante effetto. Non con le armi, non con i missili, forse nemmeno con i caschi blu. Più semplicemente, aiutandolo a crescere in un terreno che, pur arido nel destino geologico, sta riuscendo a mostrare in questo inizio di 2011 i primi miracolosi germogli.

Per come si sono sviluppate, le rivolte in Tunisia, in Egitto e in Libia appaiono diversissime. Ognuna procede per conto suo. Ma presentano tutte almeno un elemento in comune: una spinta più popolare che militare, più umanista che religiosa. I piccoli semi dell’informazione, in buona parte diffusi grazie a Internet e alle tecnologie, stanno dimostrandoci – per l’ennesima volta – che quando si sconfigge l’ignoranza, si pongono anche le basi per una crescita spontanea, naturale, quasi necessaria, dell’istinto democratico. E’ un discorso che vale anche al contrario: quando si lascia, anche solo per pigrizia, che l’ignoranza riconquisti terreno, allora la democrazia torna automaticamente in bilico. E il deserto dell’anima e della società avanza. In Italia abbiamo ancora molti buoni anticorpi, ma dovremmo fare attenzione: a volte piove fin troppa sabbia.

Nel caso del Nord Africa, dunque, non si tratterebbe di “esportare la democrazia”, ma di aiutarla a crescere. Di sostenerla. Di innaffiarla. Con le bombe? No. Con i soldi? Magari sì. Anche con un po’ di soldi. Ma non buttati lì a caso. Mi viene in mente il Piano Marshall (o per lo meno quello che io ricordo di aver studiato sul Piano Marshall). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti paesi europei si trovavano in una situazione disastrosa, non troppo lontana da quella che probabilmente si troverà ad affrontare la Libia del post-Gheddafi. Noi per primi. L’Italia del 1945 non solo era sofferente per le ferite della guerra (ferite materiali, ferite morali, ferite psicologiche), ma rimaneva un paese culturalmente e tecnologicamente arretrato. Non sono andato a recuperare dati e statistiche precise, ma già solo il tasso di analfabetismo era spaventosamente elevato (e addirittura dominante nelle campagne). Avevamo bisogno d'aiuto. 

Inoltre, l’Italia era un paese politicamente in bilico. Avevamo perso la guerra (sì, l’avevamo persa, il coraggio dei partigiani non bastava a trasformarci in vincitori), ed eravamo sospesi su quel sottile filo che all’epoca separava le due grandi potenze che per i successivi cinquant'anni avrebbero preso in mano le redini del mondo: americani e sovietici, capitalismo e comunismo, democrazia e dittatura. Bastava un soffio per farci precipitare da una parte o dall’altra. A soffiare più forte nella loro direzione, attraverso gli aiuti del Piano Marshall, furono gli americani. Si può discutere per ore e ore sui lati negativi del capitalismo, sulla deriva amorale del blocco occidentale e si possono anche ricordare tutti i momenti difficili e drammatici vissuti dalla nostra giovane repubblica nei suoi primi sessantacinque anni. Ma credo che un dato sia ineccepibile: se fossimo caduti dall'altra parte, sarebbe andata molto peggio. La nostra democrazia, il nostro progresso, quello che siamo riusciti a costruire in questi sessantacinque anni non è tutto da buttare. Anzi, ci sono molti aspetti di cui dobbiamo essere orgogliosi e per i quali dobbiamo ringraziare i nostri padri e i nostri nonni. Noi non abbiamo bisogno di una rivoluzione: dobbiamo semplicemente risvegliarci e riprendere ad andare avanti.

Anche l’Europa ha bisogno di una scossa. E qui si presenta la seconda grande occasione. Perché il Piano Marshall del 2011, quello per aiutare i paesi del Nord Africa a risollevarsi dalle macerie delle loro dittature e a conquistare e costruire la loro democrazia, non spetterebbe più agli Stati Uniti. Spetterebbe, anche solo per ragioni geografiche, a noi europei. Sarebbe la grande chance per fare il definitivo salto di qualità. Superare le secche, cancellare i dubbi, spegnere i nostalgici sussulti di sciovinismo nazionalista. Uno straordinario esame di maturità per l'Europa come entità vera, e non solo come formula di carta.

Non sarebbe solo una scelta di pura e disinteressata grandezza morale. Alla realpolitik non si scappa mai del tutto. Contribuendo alla diffusione in Egitto, nel Maghreb, ovunque, del virus benefico della democrazia e al relativo sviluppo di economie locali giovani, forti e libere, sarebbe anche più facile trasformare in opportunità quegli incubi che agitano i nostri sonni e rafforzano il demone della paura. Si riaprirebbero gli oleodotti e non ci sarebbe nemmeno più bisogno di baciare mani orrende per aprire trattative commerciali di fornitura energetica. Si ridurrebbero gradualmente le ragioni che spingono migliaia di persone a cercar fortuna in un barcone. Si annienterebbe l’opzione Al Qaeda. Perché -  magari mi sbaglio - ma quei volti visti in piazza Tahrir, al Cairo, non sembrano affatto desiderosi di passare da Mubarak a Bin Laden. Non credo che quei ragazzi vogliano farsi esplodere su un autobus o che quelle ragazze sognino di crescere nascoste sotto un burqa. La loro aspirazione è un’altra. E' una legittima aspirazione di libertà e di progresso. Ed è bello sostenerla. E' bello sognare non in grande, ma in grandissimo. La democrazia che contagia il Nord Africa. Non è un'immagine grandiosa? Tornate su, a sognarla sulla cartina che apre questo post...

La classe politica, soprattutto quella italiana, ripete come un mantra che l’Europa deve mostrarsi compatta. Però lo fa quasi solo in modo difensivo. Cosa significa che l’Europa deve mostrarsi compatta? Ovvio, che deve aiutare noi italiani a sopportare l’eventuale ondata di immigrati e magari anche a recuperare il prezioso gas/petrolio perduto. L’idea, insomma, è che i soldi e il sostegno politico/logistico del “nuovo Piano Marshall” non debbano andare ai paesi del Nord Africa ma debbano rimanere all’interno dei confini continentali. Un po' come se gli americani, dopo il 1945, invece che aiutare concretamente l'Europa si fossero limitati ad alzare un po' le mura di cinta dei centri d'accoglienza di Ellis Island. "Dobbiamo proteggerci! Dobbiamo proteggerci! Dobbiamo proteggerci!", urla il nostro ombelico e noi sempre gli diamo ascolto.

No. L’occasione è un’altra. E’ evidente che l’Europa non può lasciare che l’Italia gestisca (e subisca) da sola tutti gli effetti a breve termine delle rivolte nordafricane. Si spera che a Bruxelles (e a Parigi, e a Berlino) non la pensino così, sarebbe avvilente... Ma lo spirito generale deve essere un altro. L’approccio, deve essere un altro. L’Europa non può limitarsi a guardare il dito che indica tremolante l’orizzonte oltre Lampedusa. L’Europa deve alzarsi in tutta la sua statura (scoprendo così di averla, questa benedetta statura) e guardare direttamente la (mezza)luna. Senza ingordigia colonialista. Grazie a Dio è finita anche quell'epoca. Deve aiutare le popolazioni locali, deve intercettare e sostenere i movimenti politici che possono portare alla nascita di nuove repubbliche, deve finanziare progetti di ricostruzione, deve favorire il rafforzamento di quella emergente borghesia imprenditoriale locale che – molto probabilmente – ha svolto un ruolo ben più significativo di Al Qaeda nel montare delle rivolte. Deve partecipare con entusiasmo a una proliferazione virtuosa, impetuosa, inarrestabile e spontanea della democrazia. Una proliferazione che vola sulle ali del sapere, della conoscenza, della consapevolezza. Sulla democrazia noi non abbiamo alcuna esclusiva, ma semplicemente la fortuna nell'esserne stati baciati per primi e il merito di averci trovato gusto e aver continuato a pomiciare. 

Non sarà facile e non si arriverà in fretta all'happy end. Non è neanche detto che ci sia, un happy end. Già l'inizio non è affatto happy: i morti della Libia non lo definirebbero certo così. Ma penso che la strada da percorrere sia quella, piuttosto che quella della paralisi, della paura e della malcelata e vergognosa speranza che - al posto di Ben Ali, Mubarak e Gheddafi - torni qualche altro dittatore per proteggerci da Bin Laden o dalle navi da guerra iraniane. Non possiamo essere così squallidamente egoisti. L'Europa non può ragionare in questo modo. Deve muoversi per contribuire a generare un futuro migliore, più che limitarsi a difendere un presente traballante. Ha tutto da guadagnarci. Abbiamo tutto e tutti da guadagnarci. Innanzitutto nel portafoglio, perché quello è come la realpolitik: è impossibile pretendere che non ci sia. E poi, ancor di più nello spirito e nel recupero di un ideale perduto – il continuo progresso dell'intera umanità – a cui sarebbe bello, dopo tanto tempo e tante cupezze, tornare a pensare.

martedì, febbraio 22, 2011

Il tuo bacio è come un joystick.


Kiss Controller from Hye Yeon Nam on Vimeo.

La rivoluzione delle interfacce continua. Dopo il mini-controller della Wii e la telecamera che cattura il movimento in Kinect, ecco il Kiss Controller. Un insieme di sensori, magneti e lingua, per comandare la palla da bowling di un videogioco (e "fare strike", giusto per non lesinare doppi sensi). Bufala o realtà? Boh. Di certo, dimostrazione che i geek non potranno mai essere romantici. Ma che, con la scusa della scienza e del progresso tecnologico, sanno essere dei gran furbacchioni. 

Quando il padrone non c'è, i libri...


Spostare i libri è un'emozione impagabile. Ridisegnare lo spazio, cambiare ordine, inventarsi nuove gerarchie. Quando rivoluzioni la libreria, l'esaltazione è tale che ti sembra di poter rivoluzionare anche la tua vita (più o meno è la stessa illusoria e rigenerante sensazione che le donne provano quando cambiano radicalmente pettinatura, suppongo...). Se poi aggiungi i ritmi solari di Rodrigo y Gabriela e un bel po' di pazienza (guardate l'orologio sulla parete...), allora non sei più tu a spostare i libri: sono loro a prendere magicamente vita...

lunedì, febbraio 21, 2011

150 gol (... e altro ancora): 13. La nazionale di pallavolo maschile degli anni '90



Nel 1989, quando Julio Velasco prese in mano la nazionale di pallavolo maschile, probabilmente nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe avvenuto nel decennio successivo. E cioè che l'Italia, guidata dall'allenatore argentino, sarebbe diventata la più forte squadra del mondo. Uno schiacciasassi, capace di vincere almeno un trofeo in dieci dei successivi undici anni:

1989: Europei
1990: World League, Goodwill Games, Mondiali
1991: World League, Giochi del Mediterraneo
1992: World League
1993: Europei
1994: World League, Mondiali
1995: Coppa del Mondo, Europei, World League
1997: World League (con Bebeto in panchina, al posto di Velasco)
1998: Mondiali
1999: World League, Europei (con Anastasi al posto di Bebeto)
2000: World League

L'unico tassello mancante, il 1996, è quello più doloroso. Arrivata favoritissima in finale, dopo aver travolto qualsiasi avversario sul suo cammino, l'Italia di Velasco venne sconfitta dall'Olanda alle Olimpiadi di Atlanta, dovendosi accontentare dell'argento. La medaglia d'oro olimpica, già sfuggita nel 1992 a Barcellona (ko nei quarti di finale), non arriverà nemmeno a Sydney (bronzo), nel 2000, l'anno in cui di fatto si chiuse quel ciclo fantastico.

La nazionale maschile di pallavolo degli anni '90 è stata una delle più luminose gemme della nostra storia agonistica. Negli sport di squadra (calcio, pallacanestro, pallanuoto...) probabilmente non abbiamo mai avuto un'altra compagine così forte, regolare, completa. Su YouTube trovate i video relativi a quasi tutte le esaltanti vittorie (e anche qualcuno sulle rare e amare sconfitte). Io ho scelto quello relativo alla finale dei Campionati del Mondo del 1990, in Brasile, contro la Cuba di Joel Despaigne. E' un filmato tratto dalla trasmissione Sfide che mostra la lunga sequenza finale di palle match, con telecronaca originale. All'Italia mancava solo un punto per salire - per la prima volta nella sua storia - sul tetto del mondo. Ma gli azzurri attesero diversi minuti prima di chiuderlo, quasi volessero concedere un'ultima passerella a tutti i protagonisti di quell'impresa (il magico sestetto composto da Andrea Lucchetta, Andrea Gardini, Luca Cantagalli, Andrea Zorzi, Paolo Tofoli e Lorenzo Bernardi).



Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)
12. Zeno Colò (sci alpino, ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)

sabato, febbraio 19, 2011

Brindisi 3.0.

(fonte immagine: Mashable)

Una foto della cena di lavoro in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha incontrato i leader delle principali aziende tecnologiche della Silicon Valley. Google, Facebook, Apple, Oracle, Cisco, Yahoo, Twitter, Stanford University (anche la ricerca universitaria conta). C'erano tutti. O meglio, quasi tutti: curiosa e a suo modo piuttosto significativa l'assenza di Microsoft. Obiettivo: "promuovere l'innovazione in America e discutere gli impegni in nuovi investimenti nella ricerca, nello sviluppo, nell'educazione e nell'energia pulita". Praticamente gli stessi obiettivi che sentiamo sempre ripetere alla classe dirigente italiana. 

giovedì, febbraio 17, 2011

150 gol (... e altro ancora): 12. Zeno Colò (sci alpino, il ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)



La prima medaglia d'oro per l'Italia nello sci alpino fu vinta a Oslo nel 1952, in discesa libera, da Zeno Colò. A 31 anni, lo sciatore abetonese suggellò così una carriera piuttosto breve, soprattutto a causa della Seconda Guerra Mondiale, ma impreziosita anche dai trionfi nei campionati mondiali di Aspen nel 1950 (primo in discesa libera e slalom gigante, secondo in slalom speciale). Erano davvero altri tempi, quelli. Se c'è uno sport che in sessant'anni ha radicalmente cambiato volto, tecniche ed equipaggiamento, questo è lo sci. All'epoca, Colò usava sci di legno, non indossava il casco e fu tra i primi a sperimentare quella che sarebbe diventata la normale posizione "ad uovo". Per quasi vent'anni conservò anche il record del mondo sul chilometro lanciato (160 chilometri orari). E a modo suo, anticipò la rivoluzione del marketing nello sport, firmando alcuni tra i primi contratti di sponsorizzazione (che di fatto, visto che il professionismo era vietato, terminarono la sua carriera nel 1954). 

Una bella testimonianza su Colò, sullo sci e più in generale su un'epoca che appare davvero distante un secolo è questo documentario dello scrittore Fosco Maraini del 1952. Celebra il ritorno dello sciatore all'Abetone, dopo la vittoria a Oslo. Ma le Olimpiadi sono citate solo di straforo, quasi per cortesia. Al centro della scena c'è il ricongiungimento con la montagna, con la natura, con foreste e distese innevate, con picchi dai nomi a dir poco suggestivi ("La femmina morta", "Il dente della vecchia"). E sui monti che l'hanno visto crescere, Zeno Colò ritrova amici e compagni d'avventure: Celina Seghi, Vittorio Chierroni, Gualtiero Petrucci. Oggi, il linguaggio gonfio di enfasi e retorica non può che farci sorridere. Così come l'accompagnamento musicale a base di cori alpini. L'abbinamento metal/snowboard doveva essere ancora inventato. Il fascino da mitica Arcadia perduta, però, è indubitabile. 


Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)
12. Zeno Colò (sci alpino, ritorno all'Abetone dopo le Olimpiadi di Oslo 1952)

mercoledì, febbraio 16, 2011

Back to the Future.

Ritorno al futuro è magico. Non è solo un film che parla di un viaggio indietro nel tempo. E' anche un film che ti riporta indietro nel tempo. Senti parlare di Marty McFly, di DeLorean, di flusso canalizzatore, di libici e - zac - ti ritrovi negli anni '80. Arrivi quasi a rimpiangerlo quel decennio. E chissenefrega se è proprio quello in cui è iniziato l'imbarbarimento della società occidentale contemporanea. E' chiaro, fin troppo banale: stai rimpiangendo la tua adolescenza.

E' azzeccatissimo, Back To The Future, come titolo per il progetto fotografico di Irina Werning. Una raccolta di scatti in cui i soggetti rimettono in scena vecchie foto di cui erano stati protagonisti molti anni prima. La stessa posa, gli stessi sorrisi, gli stessi abiti (o qualcosa di simile). Qualche ruga in più, qualche capello in meno, un volto più adulto. L'effetto è un miscuglio di sensazioni: malinconia, gioco, surrealismo, serenità. La fragilità del tempo che passa. Ma anche la bellezza di ritrovarsi, almeno per un istante, se stessi nel tempo che passa.

martedì, febbraio 15, 2011

Tutto quello che non avreste voluto sapere sui Grammy 2011, ma che vi dico lo stesso.

Sui Grammy si può scrivere tutto il male possibile. Sono l'autocompiacimento dell'industria che premia se stessa. Danno la possibilità a Lady GaGa di sfoderare tutta la sua raffinatezza musicale e artistica. Sono giusto un pelino troppo americanocentrici (tra le categorie minori compaiono "best hawaiian album", "best zydeco album" e "best norteño album"... voi sapete come suona un album norteño, vero?). Eppure, la cerimonia di consegna dell'edizione 2011, che si è tenuta domenica sera, ha mostrato alcuni risvolti interessanti e, a modo loro, sorprendenti. Eccoli:

1. Il premio per il miglior album dell'anno è andato a The Suburbs degli Arcade Fire. Il sottoscritto, che ancora si strugge al ricordo del loro concerto mozzo di Parigi, è contentissimo. Il popolo del pop americano, un po' meno. Come si può evincere da questo sito nato per raccogliere lo sdegno dei fan di Eminen, Justin Bieber o Lady GaGa su Twitter e Facebook: http://whoisarcadefire.tumblr.com/


2. Lo sdegno dei fan del baby-fenomeno Justin Bieber, però, è stato rivolto soprattutto al jazz-fenomeno Esperanza Spalding, la giovane di belle esperanze (ah ah ah!) che ha osato scippare il premio come "best new artist" proprio al favoritissimo Bieber. Una rabbia declinata ai tempi di Internet, con tanto di atti di vandalismo perpetrati contro la pagina Wikipedia della povera Spaulding. Al punto da costringere gli amministratori dell'enciclopedia a bloccarla. Qui un breve resoconto dei fatti, con alcune delle rancorose aggiunte dei fan bieberiani. Se non sapete chi è Esperanza Spalding, il che è più che comprensibile, qui sotto trovate un suo video. Se invece non sapete chi è Justin Bieber, pazienza.



3. Justin Bieber favoritissimo? E chi l'aveva detto? I social media.


Questa bella infografica realizzata da Meltwater Group serviva a pronosticare i vincitori dei Grammy in tre categorie, basandosi sul passaparola online precedente alla serata della premiazione. Per la cronaca, il "record of the year" è andato a Lady Antebellum (pronosticata terza della cinquina), l' "album of the year" agli Arcade Fire (quarti) e il "best new artist", appunto, a Esperanza Spalding (ultima nel chiacchiericcio online). E' il grande paradosso dei Grammy: essendo un premio dell'industria per l'industria, tutti pensano che debbano vincere solo gli artisti che vendono di più... O, nel 2011 in cui non si comprano più dischi, almeno quelli che monopolizzano i social network... Mica i più bravi. La sindrome di Sanremo nell'era dei talent show, insomma. Che poi Esperanza Spalding e gli Arcade Fire siano cento volte meglio di Justin Bieber e di Kary Perry sembra non contare. E' un insulto alla sovranità popolare, cribbio.

4. Altri premi interessanti sono andati a:
- Black Keys (miglior gruppo rock, miglior album "alternative", miglior packaging)
- Them Crooked Vultures (miglior performance hard rock)
- Iron Maiden (miglior performance metal)
- Muse (miglior gruppo rock)
- Mavis Staples (miglior album del genere "Americana")
- Caroline Chocolate Drops (miglior album di folk tradizionale)
- Ali Farka Touré & Toumani Diabaté (miglior album di traditional world music)
- Pete Seeger (miglior album... per bambini!)
- White Stripes (miglior special limited edition package per Under the Great Northern Lights)
- Big Star (per le "album notes" di Keep An Eye on the Sky)
- Danger Mouse (miglior produttore dell'anno, suppongo per i Broken Bells e il progetto Dark Night of the Soul)
- Beatles (migliori ristampe)
- Ramones (premio alla carriera).
Insomma, un po' di bella roba.

5. C'è stato anche un premio a una canzone di un videogioco, ma su quello conto di scrivere su cui ho scritto qualcosa di più su LaStampa.it.

6. Come è stato ricordato in abbondanza sui giornali italiani, molti premi sono andati anche - nella categoria dedicata alla musica classica - al Requiem di Verdi della Symphony Orchestra di Chicago, diretta da Riccardo Muti. Chi è stata invece praticamente snobbata (dal lancio ANSA, per esempio) è il mezzosoprano Cecilia Bartoli. Italiana anche lei, si è portata a casa il Grammy per la migliore "performance vocale classica" in Sacrificium, un album dedicato alla musica dei castrati. Ecco il video in cui, tempo fa, la Bartoli stessa presentava il progetto.

7. Ah, il vincitore nella categoria norteño album è Classic degli Intocable.



P.S. Dimenticavo. Ecco come è stata presentata Fuck You (di cui esiste anche la versione edulcorata Forget You), la canzone di Cee Lo Green vincitrice del Grammy come Best Urban/Alternative Performance. Le vie della censura sono infinite. E soprattutto, sono sempre più ridicole (autoironiche?).



Better than porn.


This is not porn è un photoblog di personaggi famosi, colti in pose e situazioni non convenzionali. Niente più, niente meno. Ma è bellissimo.

lunedì, febbraio 14, 2011

150 gol (... e altro ancora): 11. Marco Pantani (Merano-Aprica, Giro d'Italia 1994)



Esattamente sette anni fa, il 14 febbraio 2004, in un residence di Rimini, venne trovato il corpo senza vita di Marco Pantani. Il Pirata se ne andava nel modo più triste, ucciso dagli effetti di un'overdose di cocaina, da solo, infine abbandonato persino dalla sua amica più fedele: quella nera sventura che gli aveva fatto compagnia lungo tutta la carriera. 

Avrebbe dovuto spaccare il mondo, Pantani. In mezzo ai polmoni di Indurain, la noia di Ullrich e l'acciaio (e forse anche qualcosa di più) di Armstrong, i suoi scatti erano pura poesia. Una miccia d'entusiasmo che si accendeva ogni qual volta la strada prendeva a salire. Del gruppo, era il primo violino: il Mortirolo, il Galibier e l'Alpe d'Huez, i suoi teatri d'opera.

La nera sventura, però, fu davvero compagna fedele. Crudele. Piena di fantasia. Una volta gli si presentò sotto forma di veicolo contromano (Milano-Torino del 1995, doppia frattura e un anno di convalescenza), un'altra gli attraversò la strada come un gatto (Giro d'Italia del 1997, caduta e abbandono della gara), l'ultima, lo fermò con un controllo sull'ematocrito piazzato proprio il giorno prima dell'amato Mortirolo (Madonna di Campiglio, Giro d'Italia del 1999).

Quello che si vede oggi nel ciclismo fa ribrezzo. Trasfusioni di sangue, siringhe nascoste nelle borracce, l'impressione che tutti - ma proprio tutti - pedalino dietro la spinta di un motore chimico. Nonostante quello stop per l'ematocrito alto (l'1% in più rispetto alla soglia massima), Pantani non fu mai condannato per doping. Forse fu bravo a evitare i controlli, è possibile. Con tutta la palude che ci circonda, come si può non pensare male, anche retroattivamente?

Retroattivamente, però, per me è anche impossibile non ricordare i pomeriggi trascorsi davanti alla tv. I Pirenei, le Dolomiti, le Alpi. E quel violino che le dominava, librandosi con naturalezza sopra tutti gli altri strumenti. Ho un debito di emozioni enorme, nei confronti del Pirata. Provo a ripagarlo con queste righe e con un piccolo video. Su YouTube se ne trovano parecchi, spesso con commenti in francese, in spagnolo, in inglese. La maggior parte risalgono all'anno d'oro, il 1998 delle vittorie al Giro e al Tour, l'unico in cui persino la nera amica decise di concedergli uno spicchio di gloria.

Qui sopra, però, ne trovate un altro. E' un brevissimo riassunto della quindicesima tappa del Giro d'Italia del 1994, la Merano-Aprica. Ventiquattro ore prima, Pantani aveva conquistato la sua prima vittoria al Giro. Quel giorno - sullo Stelvio, sul Mortirolo, al cospetto di Indurain - fece il bis, firmando il suo primo vero capolavoro. Aveva 24 anni, la maglia della Carrera e persino qualche capello in testa. Dieci anni di tornanti, trionfi e cadute lo separavano ancora dal residence di Rimini. Guardate quegli scatti, non sono bellissimi?



Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)
11. Marco Pantani (ciclismo, Merano-Aprica, Giro d'Italia del 1994)

giovedì, febbraio 10, 2011

In una galassia nemmeno tanto lontana, più o meno venticinque secoli fa.


Qualche giorno fa sono incappato in questa insolita abitudine "fiscale", in uso nell'Antica Grecia:

"... il pagamento di un'imposta diretta era considerato incompatibile con la dignità e i diritti del cittadino, mentre era normale che lo pagasse uno straniero ammesso a risiedere sul suolo di altre comunità per i suoi interessi o per il suo piacere. (...) Il cittadino abbiente, pur essendo esente dalle imposte, in età classica poteva essere obbligato ad assumersi funzioni di interesse pubblico, ritenute proporzionate ai suoi mezzi, e tali funzioni gravavano sul suo patrimonio, allo stesso modo come doveva provvedersi il cavallo e le armi, nonché il mantenimento, per il suo servizio militare. Questi obblighi venivano genericamente chiamati liturgie, delle quali, la più importante, almeno per Atene e la sua potenza militare, era la trierarchia, cioè l'obbligo di assumersi la spesa di costruzione e armamento di una trireme, nonché il soldo e il mantenimento dell'equipaggio. (...)
Dopo la trierarchia, la liturgia più gravosa era quella di provvedere all'allestimento di spettacoli, allestimento che consisteva, come è noto, essenzialmente nel coro, e che per questa parte si chiamava coregia. Altre spese che un cittadino ateniese poteva assumersi obbligatoriamente, a titolo di liturgia, erano la ginnasiarchia, che, in età classica, era soltanto l'assunzione delle spese relative al mantenimento di un ginnasio di proprietà della città; inoltre vi era l'architeoria, cioè l'incarico di dirigere, organizzare e spesare la rappresentanza della delegazione della propria città ai festeggiamenti ordinari o straordinari di un'altra città; l'estiasi, cioè l'assunzione delle spese di un banchetto pubblico; le spese per feste navali come le regate che si facevano ogni anno a Capo Sunio e altre minori liturgie che potevano essere imposte ai cittadini più ricchi per sollevare dalla spesa il bilancio della città e per dare, in compenso, al cittadino colpito dall'onere della liturgia un'occasione per rendersi popolare, autorevole e rispettato".
(da La Storia. Enciclopedia "La Biblioteca di Repubblica", vol. 2. La Grecia e il mondo ellenistico)

Quindi, mi pare di capire, i ricchi cittadini non pagavano le tasse comunali come le intendiamo noi oggi. Erano però in un certo senso obbligati a forme di mecenatismo in favore della cultura, dello spettacolo, dell'attività sportiva e della difesa di Atene. Un'idea quasi illuministica del contributo fiscale: inteso come supporto diretto, immediato, anche riconoscibile, al miglioramento della vita della comunità (e non solo come pozzo nel quale si è obbligati a gettare soldi, senza sapere poi come verranno utilizzati...). Le tasse anonime, brutte e cattive, invece, in una sorta di protoleghismo, le pagavano solo gli stranieri. Più o meno, si era intorno al V secolo a.C. 

Lo schiacciaNokia.


Nell'era di WikiLeaks e degli sms di Sara Tommasi, non è poi così strano che anche le email degli amministratori delegati di grandi aziende come Nokia non sfuggano alla regola della trasparenza indotta. Lui scrive ai suoi dipendenti e dopo poche ore il testo finisce su qualche blog. In fondo, non c'è poi tutta questa differenza tra una email e una canzone di Lady Gaga. Si tratta pur sempre di bit. 0, 1, 0, 1, 0, 1. Copiarli è fin troppo semplice.

Il testo integrale lo trovate su Engadget ed è una lettura molto interessante. Parlando ai dipendenti di Nokia, il nuovo CEO Stephen Elop non si nasconde dietro a un dito. Anzi, lo brucia quel dito. E mette in tavola nomi, marchi, percentuali e metafore fiammeggianti per spiegare ai dipendenti che le cose non vanno proprio. Con l'iPhone, Apple ha preso possesso del segmento smartphone. Con Android, Google sta facendo lo stesso con i modelli più economici. Nokia si è seduta su polverosi allori, ha smesso di innovare, non è riuscita a comprendere il cambiamento, il passaggio dai vecchi cellulari ai nuovi smartphone (non conta più solo il dispositivo, ma soprattutto l'ambiente: le applicazioni, il sistema operativo, la connettività). 

Il linguaggio di Elop non è la classica fanfaronata motivazionista piena di riferimenti a guerrieri, imprese epiche, napoleoni a waterloo e valhalla vari. Il linguaggio è più secco. Essenziale. E quando compare la metafora del fuoco, il succo è assai poco eroico: stiamo andando a fondo, dice chiaramente Elop, dobbiamo ripartire. Il mondo è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi. Come? Domani, il CEO presenterà pubblicamente le nuove strategie dell'azienda. C'è chi prevede nuove alleanze, drastiche inversioni di rotta, rivoluzioni nel management. L'idea è sempre la stessa. Se vinci ieri, hai vinto ieri. Stop. Non è detto che allo stesso modo, e senza cambiare niente, tu debba vincere anche oggi.   

mercoledì, febbraio 09, 2011

Joy Division: da Tony Wilson ai Playmobil, passando per Anton Corbijn e YouTube.

Nel 1978, i Joy Division apparvero per la prima volta in tv, nel programma musicale di Tony Wilson su Granada Tv. Suonarono Shadowplay. L'anno successivo, fu la volta dell'esordio sulla BBC, con una memorabile performance di Transmission. Nel 2007, nel film Control, Anton Corbijn decise di condensare questi due momenti in un unico segmento: la presentazione di Tony Wilson (1978) con l'interpretazione di Transmission (1979). Nel 2011, un filmmaker tedesco che si fa chiamare SoftwareDR ha preso l'audio di Control (mi sembra) e si è ispirato al video originale di Transmission per un ulteriore remake: con i Playmobil.

Le tappe, su YouTube:
- Shadowplay su Granada TV (1978)
- Transmission su BBC (1979)
- La versione ibrida di Control (2007)

E qui sotto, infine, i Playmobil

Sex, Photoshop & Katy Perry


(via The Atlantic)

martedì, febbraio 08, 2011

Faccialibro.

Vincenzo Cosenza non è nuovo alle belle e interessanti infografiche sui social network. Un paio di mesi fa ne ha anche gentilmente prestata una per illustrare un articolo sul Mucchio. Quella che vedete qui sotto riguarda lo stato di Facebook, in Italia, a inizio 2011. In basso, di mio, ho aggiunto una piccola classifica dei capoluoghi di regione dove il servizio è più diffuso in base al numero di abitanti (fonte aggiuntiva: Wikipedia). L'articolo sul Mucchio era relativo ai nuovi monopoli della società digitale. Con 600 milioni di utenti nel mondo (e 18 in Italia su 25 milioni di internauti abituali), Facebook rappresenta bene questa idea. E' più che mai il social network. Per dirla con Hollywood, The Social Network


Facebook in Italia

Diffusione Facebook in Italia (rapporto utenze/abitanti)

Questa classifica riporta semplicemente il numero di utenze di Facebook rispetto agli abitanti di un capoluogo di regione (i numeri sulla cartina, nell'infografica, sono riferiti proprio ai capoluoghi). Come noterete, ci sono delle percentuali bizzarre. A Cagliari, per esempio, risultano 2,39 account ogni abitante. Suppongo che questo sia legato, oltre che alla sempre possibile moltiplicazione di personalità virtuali/fake, all'apertura di account di lavoro (bar, locali, aziende, ecc. ecc. che si giocano la carta del social marketing). 

  1. Cagliari (Sardegna): 2,39 account ogni abitante
  2. Ancona (Marche): 2,34
  3. Reggio Calabria (Calabria): 1,78
  4. Milano (Lombardia): 1,40
  5. Venezia (Veneto): 1,17
  6. Roma (Lazio): 0,89
  7. Perugia (Umbria): 0,89
  8. Firenze (Toscana): 0,78
  9. Bologna (Emilia-Romagna): 0,73
  10. Aosta (Valle d'Aosta): 0,59
  11. Bari (Puglia): 0,58
  12. Palermo (Sicilia): 0,57
  13. Torino (Piemonte): 0,47
  14. Potenza (Basilicata): 0,46
  15. Campobasso (Molise): 0,44
  16. Napoli (Campania): 0,41
  17. Genova (Liguria): 0,34
  18. Trieste (Friuli-Venezia Giulia): 0,33
  19. L'Aquila (Abruzzo): 0,30
  20. Trento (Trentino-Alto Adige): 0,26

La casa dei mostri di Guillermo Del Toro.


Stasera mi metto di impegno e provo a leggermi tutta l'intervista a Guillermo Del Toro pubblicata su The New Yorker (13 pagine!). Per ora, mi limito a sognare di visitare quella casa-studio-museo degli orrori di Los Angeles in cui il regista di Hellboy e Il labirinto del fauno ha raccolto decine di memorabilia di film horror...

L'intervista italiana a Julian Assange.



Di interviste a Julian Assange in Italia ne erano uscite prima dello scoppio del caso dei cablogrammi su Wikileaks e dell'accusa di violenza sessuale. Ne ricordo di certo almeno una su Wired. Dopo, però, non mi risulta ce ne siano state altre. Fino a oggi. Il colpo lo hanno fatto il sito Agoravox - Il cittadino fa notizia e il free Leggo. Anche nel nostro paese, le alternative iniziano a ringhiare. 

Perché non hai mai dato i cables a giornali italiani?
"L'abbiamo fatto. Li abbiamo dati a un grande giornale, ma hanno deciso di non pubblicarli e di lavorarci su attraverso degli articoli".

(via Mantellini)

lunedì, febbraio 07, 2011

150 gol (... e altro ancora): 10. Agostino Abbagnale (canottaggio, olimpiadi 1988, 1996, 2000)



Quando si dice Abbagnale, si pensa quasi automaticamente ai fratelloni Carmine e Giuseppe e al loro due con, con Peppiniello Di Capua come timoniere. Pochi sanno che, almeno da un punto di vista "olimpico", l'Abbagnale più medagliato è però il terzo fratello, quello più giovane, Agostino. Se Carmine e Giuseppe hanno trionfato nel 1984 a Los Angeles e nel 1988 a Seul, dovendo poi accontentarsi dell'argento a Barcellona 1992, Agostino ha  collezionato ben tre medaglie d'oro: nel 1988 (quattro di coppia, assieme a Davide Tizzano, Gianluca Farina e Piero Poli), nel 1996 ad Atlanta (due di coppia, con Davide Tizzano) e nel 2000 a Sydney (a 34 anni, di nuovo nel 4 di coppia assieme a Rossano Galtarossa, Alessio Sartori e Simone Ranieri). E chissà, se una trombosi non l'avesse tenuto lontano da Barcellona 1992, forse le medaglie avrebbero potuto essere addirittura quattro. Nulla da togliere al mitico due con, ovviamente, di cui mi occuperò in futuro. Ma questo post è dedicato proprio ad Agostino (e ai suoi compagni d'armi). Il video in alto mostra la vittoria di Seul. Su YouTube si trovano anche quelle di Atlanta e Sydney. Inutile dire che, in tutti i casi, la telecronaca è di un altro nome imprescindibile per la storia moderna del canottaggio italiano: Giampiero Galeazzi.

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
7. La Coppa Davis del 1976 (tennis)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)
10. Agostino Abbagnale (canottaggio, Olimpiadi 1988, 1996 e 2000)

sabato, febbraio 05, 2011

Elio e le Storie Tese - Le canzoni di "Parla con me"

Le cover/parodie di Elio e le Storie Tese a Parla con me non sono semplice divertissement. Sono un incredibile esempio di creatività e genialità pop (forse il più straordinario nel panorama artistico italiano contemporaneo). Dentro c'è conoscenza della storia e della tecnica musicale, continua ricerca linguistica, capacità di comprendere alla perfezione i moderni meccanismi dei media (forsennato passaparola su Facebook compreso).  Quello che negli Stati Uniti riesce agli sketch del Saturday Night Live e ai frammenti dei vari night show che rimbalzano sul Web pochi secondi dopo la loro trasmissione televisiva, in Italia riesce agli Elii. E il mix tra tecnica, immediatezza, satira e canzonette è un capolavoro. Un nuovo piccolo grande canone artistico. Prima o poi qualcuno ci scriverà su un libro o una tesi universitaria. Io mi limito a raccoglierlo.

L'elenco (in progress):
Surfin' Lampedusa (30/3/2011)
Te la ricordi Lella (29/3/2011)
Amici come prima (16/3/2011)
Sono un pirata, sono un signore (15/3/2011)
Sì, viaggiare (4/2/2011)
Money (3/2/2011)
Regime di cuori (2/2/2011)
Orgia On My Mind (21/1/2011)
Mamma gli ci vuol la fidanzata (19/1/2011)
Ruby Baby (18/1/2011)
Nano Nano (15/12/2010)
W il Papa (26/11/2010)
W la Carfagna (24/11/2010)
Bunga Bunga (28/10/2010)
Il lodo (27/10/2010)
Se potessi avere 300.000 euro al mese (14/5/2010)
Le 44 tope (18/11/2009)
Luca era gay (13/2/2009)

SURFIN' LAMPEDUSA (30/3/2011)
(originale: Surfin' USA dei Beach Boys, con campionamento di Sabato pomeriggio di Claudio Baglioni)


TE LA RICORDI LELLA (29/3/2011)
(originale: Te la ricordi Lella di Edoardo De Angelis; in mezzo c'è anche un bello snippet di With a Little Help From My Friends dei Beatles, nella versione di Joe Cocker a Woodstock)


AMICI COME PRIMA (16/3/2011)
(originale: Amici come prima di Paola & Chiara con sfumature di Norwegian Wood dei Beatles e aulico finale sui "lieti calici" della Traviata di Verdi, più un riferimento alla vecchia canzone di inizio '900 Tripoli, bel suol d'amor)


SONO UN PIRATA, SONO UN SIGNORE (15/3/2011)
(originale: Sono un pirata, sono un signore, vecchio classico iper-almodovariano di Julio Iglesias; con chiusura su Quelli eran giorni/Those Were The Days, celebre brano basato su un motivo popolare russo, cantato un po' da tutti negli ultimi cinquant'anni, di cui vi consiglio questa versione parigina firmata da Aki Kaurismaki e Leningrad Cowboys)


SI', VIAGGIARE (4/2/2011)
(originale: Sì, viaggiare di Lucio Battisti, da Io tu noi tutti, 1977)


MONEY (3/2/2011)
(originale: Money dei Pink Floyd, da The Dark Side of the Moon, 1973)


REGIME DI CUORI (2/2/2011)
(originale: Regina di cuori dei Litfiba, 1997; con brevi accenni di Bohemian Rhapsody dei Queen)


ORGIA ON MY MIND (21/1/2011)
(originale: Georgia On My Mind, scritta da Stuart Gorrell e Hoagy Carmichael nel 1930, famosa soprattutto per l'interpretazione di Ray Charles)


MAMMA GLI CI VUOL LA FIDANZATA (19/1/2011)
(originale: Mamma voglio anch'io la fidanzata di Natalino Otto; è un brano del 1942, già campionato nel 1998 dagli Articolo 31 in La fidanzata)


RUBY BABY (18/1/2011)
(originale: Ruby Baby, singolo pubblicato originariamente dai Drifters nel 1956; l'arrangiamento proposto da Elio è simile a quello della versione di Donald Fagen nel 1982; curiosità: c'è anche una versione registrata dai Beatles, in epoca amburghese, con Tony Sheridan)


NANO NANO (15/12/2010)
(originale: Nano Nano di Bruno D'Andrea, sigla del telefilm Mork & Mindy)


W IL PAPA (26/11/2010)
(originale: Viva la pappa col pomodoro di Rita Pavone, 1965... con finale su Seven Nation Army dei White Stripes... o meglio sulla sua interpretazione po-poro-po-po-po dei tifosi italiani).


W LA CARFAGNA (24/11/2010)
(originale: W la campagna di Nino Ferrer, 1970: godetevi il video, con tanto di Carrà giovane, rocambolesca caduta dalle scale e un Ferrer scatenato non in playback)


BUNGA BUNGA (28/10/2010)
(originale: Waka Waka (This Time For Africa) di Shakira; a sua volta basata su un canto camerunense degli anni '80 e registrata assieme al gruppo sudafricano Freshlyground, inno ufficiale dei Mondiali FIFA 2010)


IL LODO (27/10/2010)
(originale, tre al prezzo di uno: Una donna per amico di Lucio Battisti, Kobra di Donatella Rettore, A Strange Kind of Woman dei Deep Purple)


SE POTESSI AVERE 300.000 EURO AL MESE (14/5/2010)
(originale: Mille lire al mese di Gilberto Mazzi, 1939)


44 TOPE (18/11/2009)
(originale: 44 gatti, cantata da Barbara Ferigo, vinse l'edizione 1968 dello Zecchino d'Oro)


LUCA ERA GAY (13/2/2009)
(originale: Luca era gay di Povia, seconda classificata al Festival di Sanremo 2009; in realtà, il brano di Elio e le Storie Tese non è né una cover né una parodia, bensì un breve commento ironico - con citazioni sparse, da YMCA al tema di Biancaneve e i sette nani - su Povia e sulla sua canzone)

venerdì, febbraio 04, 2011

150 gol (... e altro ancora): 9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)


In molti dei libri che spulciavo da bambino, divorando la storia del calcio, aleggiava il mito dei Leoni di Highbury. La nostra Nazionale, fresca campione del mondo, che nell'autunno del 1934 fece visita ai maestri inglesi sul leggendario campo di Londra. La partita giocata interamente in dieci (infortunio di Monti al primo minuto e all'epoca non c'erano le sostituzioni). La nebbia. Le tre sberle iniziali (al 12' la perfida Albione era già avanti 3-0). Il rischio di una Caporetto calcistica. La reazione nel secondo tempo. I due gol di Giuseppe Meazza. L'assedio conclusivo. La sconfitta che divenne leggenda.

Il fascismo ci marciò parecchio su quella tenzone, come si può vedere dalla prima pagina del Littoriale, qui sotto. Erano i turbolenti anni '30, le rivalità fiammeggiavano, l'Europa si stava lanciando verso la catastrofe. L'Italia calcistica dominava: due mondiali (1934, 1938), un'olimpiade (1936 a casa di Hitler). L'Inghilterra, snobisticamente, si rifiutava di partecipare a qualsiasi trofeo: era convinta di essere troppo forte. Quel giorno a Highbury si capì che le distanze tra i creatori del calcio e il resto del mondo erano ormai quasi ridotte a zero (l'Inghilterra non captò il segnale d'allarme, proseguì per la propria strada isolazionista, e quando finalmente si degnò di partecipare a un Mondiale, nel 1950, venne addirittura sconfitta dai dilettanti degli Stati Uniti...)

Tracce di quel match e dei Leoni di Highbury, su YouTube, se ne trovano poche. Le più suggestive sono nel video sopra: novanta secondi di nebbia, montaggio frenetico, colonna sonora d'antan. E il risultato rovesciato, nel titolo. Non si capisce niente, ma va bene così. Se volete qualche informazione in più e il tabellino dell'incontro, andate qua. Un bel video sul calcio italiano degli anni '30, incentrato sulla figura di Giuseppe Meazza, è invece quello di una vecchia - e un po' imprecisa - puntata di Sfide.


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
7. La Coppa Davis del 1976 (tennis)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)
9. I Leoni di Highbury (calcio, Inghilterra-Italia 3-2 del 1934)

giovedì, febbraio 03, 2011

"Young Silence" (Echo Lake), un video con Microsoft Kinect

Il video che trovate qui sotto, che a qualcuno potrebbe ricordare House of Cards dei Radiohead, è stato realizzato da Dan Nixon attraverso la videocamera di Microsoft Kinect, l'interfaccia che riconosce i movimenti del corpo umano e permette di giocare ad alcuni titoli della console Xbox 360 senza l'utilizzo di alcun joystick (nemmeno il piccolo controller della Nintendo Wii). Di per sé, né la canzone né il video mi sembrano particolarmente eccezionali. Quello che è molto interessante è il tentativo di forzare Kinect: di utilizzare la tecnologia per qualcosa per cui non era stata pensata in origine. Un'eccezione alla regola? Non è detto. Secondo molti addetti ai lavori, Kinect nasconde molte possibilità che vanno ben al di là delle sue semplici funzioni videoludiche.


Echo Lake - Young Silence from Dan Nixon on Vimeo.

Questa era House of Cards dei Radiohead.

mercoledì, febbraio 02, 2011

150 gol (... e altro ancora): 8. Alfredo Binda (il Giro d'Italia del 1927)


Sport terribile, sport affascinante, sport di cui oggi non sai più cosa sia vero e cosa pompato, anche il ciclismo ha fatto la storia d'Italia e tornerà spesso in questa serie di video. Il primo è dedicato ad Alfredo Binda, campionissimo del Ventennio, cinque volte vincitore del Giro d'Italia (1925, 1927, 1928, 1929, 1933), tre volte campione mondiale su strada (in Germania nel 1927, in Belgio nel 1930, a Roma nel 1932). Era talmente forte che si dice che la federazione italiana nel 1930 lo pagò per non partecipare al Giro. Su YouTube non si trova molto su di lui: giusto un filmato, straordinariamente ruspante, tipico cinegiornale da Istituto Luce, in cui si rievoca la vittoria al Giro d'Italia del 1927. Quella fu un'edizione leggermente dominata da Binda: arrivò primo in dodici delle quindici tappe.

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali.
1. Italia-Germania 3-1 (finale campionati mondiali di calcio 1982)
2. Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo maschile (medaglia d'oro alle Olimpiadi di Lillehammer 1994)
3. Novella Caligaris (nuoto 800sl, medaglia d'oro ai Mondiali di Belgrado 1973)
4. Armin Zöggeler (slittino, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Torino 2006)
5. Orlando Pizzolato (maratona di New York 1984)
6. Fabrizio Meoni (motociclismo, Parigi-Dakar)
7. La Coppa Davis del 1976 (tennis)
8. Alfredo Binda (ciclismo, il Giro d'Italia del 1927)

Se una mattina d'inverno un viaggiatore entra a casa di Moby.

Una sweatshirt (in vendita qui).

Ricopio integralmente un post dal blog di Moby:

ha. ha?
this morning i woke up and there was a complete stranger sitting in my living room. robbie.
i wake up at 7 a.m. i walk in to my living room. i freeze. there's someone standing next to my couch.

me: 'uh, who are you??'
him: 'robbie'
me: 'what are you doing here?'
him: 'i'm here'
me: 'i think you should probably leave'
him: 'ok'. then he sat down.
me: 'i think you should leave'
him: 'ok'. continues sitting.
me: 'is everything ok?'
him: 'i might still be on acid'

so i gave him a sweatshirt (it's chilly up in the hills) and some money for breakfast and sent him on his way. apparently he had taken a lot of acid the night before, had seen my house from the street, and decided to pay an acid inspired visit.

i guess he and i are both lucky. he's lucky that i didn't have guns and that i didn't call the police and that i gave him some breakfast money. i'm lucky that he wasn't a violent crazy person and that he didn't stab me in my sleep. i've also decided that locking my doors might be a good thing. i know, who doesn't lock their doors? well, i don't. or didn't . i mean, my neighbors these days are coyotes and frogs, and i just kind of assumed that a closed door was a good enough deterrent for a coyote or a frog. but i guess i'll err on the side of security and actually lock my doors at night from now on.

i hope robbie's ok, he seemed a bit lost. although i guess doing a ton of acid and wandering around griffith park in the middle of the night might be disorienting. i'm glad he didn't get eaten by coyotes or mountain lions.

how was your weekend? did you have any strangers on acid in your living room when you woke up?