lunedì, giugno 20, 2011

Le volate mondiali di Francesco Moser (150 gol)



Il ciclismo è forse lo sport che si presta meglio al racconto televisivo sulla lunga distanza. Soprattutto quando entrano in gioco le montagne. Ma il ciclismo è anche uno degli sport meglio rappresentati nel frammentario universo di YouTube. Dentro trovi un po' di tutto. Compresi, seppur non sempre con il supporto della telecronaca originale, i tre campionati mondiali consecutivi in cui Francesco Moser si presentò all'arrivo, in volata, assieme a un altro ciclista. Nel 1976 a Ostuni, in Puglia, non ci fu gara e vinse agevolmente il belga Maertens. Nel 1978, sul circuito automobilistico del Nurburgring, un po' più a sorpresa Moser si fece soffiare la vittoria proprio sulla linea del traguardo, dall'olandese Knetemann. Andò invece meglio nel 1977, a San Cristobal, in Venezuela, dove il ciclista azzurro riuscì a vincere senza troppi problemi la volata con il tedesco Thurau. E' questo il video che trovate sopra, commentato dallo stesso Moser.

Su YouTube c'è anche un riassunto delle tappe finali del famoso Giro d'Italia del 1984, quello in cui Moser superò Laurent Fignon nella cronometro conclusiva di Verona. Se avete dieci minuti di tempo e volete provare una inedita esperienza bipolare, dategli un'occhiata: il video (in italiano) racconta e celebra la vittoria del ciclista italiano, mentre i sottotitoli (in inglese) accusano l'organizzazione di averlo favorito in tutti i modi, per permettergli di portare a casa almeno una maglia rosa. All'epoca Moser era a fine carriera, stava per compiere trentatré anni e il Giro fu il suo ultimo grande trionfo. Proprio ieri, di anni, il campione di Palù di Giovo ne ha invece compiuti sessanta. Auguri!


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

What was happening was that words were starting not to matter.



Non si può dire che AOL paghi poco gli autori dei suoi blog/siti. Anche 30,000 dollari l'anno. Ma non si può neanche dire che sia tutto oro ciò che luccica. Su The Faster Times c'è il racconto di uno di questi autori, specializzato in programmi televisivi e licenziato dopo meno di un anno. Nella sezione commenti all'articolo, ovviamente, apocalittici e integrati stanno già litigando. Ma alcuni dei problemi sollevati da Oliver Miller sono spine nel fianco del Web e della creazione di contenuti sul Web. A cominciare dal trionfo algoritmico/economico della quantità sulla qualità e dall'illusione di potere/dovere andare sempre più veloci.  

I was given eight to ten article assignments a night, writing about television shows that I had never seen before. AOL would send me short video clips, ranging from one-to-two minutes in length — clips from “Law & Order,” “Family Guy,” “Dancing With the Stars,” the Grammys, and so on and so forth… My job was then to write about them. But really, my job was to lie. My job was to write about random, out-of-context video clips, while pretending to the reader that I had watched the actual show in question. AOL knew I hadn’t watched the show. The rate at which they would send me clips and then expect articles about them made it impossible to watch all the shows — or to watch any of them, really.

That alone was unethical. But what happened next was painful. My “ideal” turn-around time to produce a column started at thirty-five minutes, then was gradually reduced to half an hour, then twenty-five minutes. Twenty-five minutes to research and write about a show I had never seen — and this twenty-five minute period  included time for formatting the article in the AOL blogging system, and choosing and editing a photograph for the article. Errors were inevitably the result.  But errors didn’t matter; or rather, they didn’t matter for my bosses.

(...)

When I pointed this out to my bosses, they were annoyed by my complaints. Errors didn’t matter. Grammatical errors — be they major or minor — didn’t matter. The brainless peons who read the website simply wouldn’t notice. What mattered was getting the “product” published. What was happening was that words were starting not to matter. The words that we wrote didn’t matter, and the words that we got in response to them definitely didn’t matter.

...this isn’t just an article about AOL. This is an article about a way of life. “The AOL Way” doesn’t simply stand as a pattern for a major corporation; it’s the pattern of the Internet as a whole. The Internet has created more readers than ever before in the history of the world. And yet, perversely, the actual writer is more undervalued than ever before. Every news site that hopes to survive, The Faster Times included, thinks about whether their titles will show up in search engines. In the age of Internet news, Google “keywords” matter. …Regular old words, not so much.

venerdì, giugno 17, 2011

Gli uccelli. Da Hitchcock a Gheddafi, passando per Twitter

Alcuni mesi fa, all'indomani dello sbocciare della primavera araba, qualche buontempone realizzò un divertente mash up tra il videogioco Angry Birds e la vecchia canzone dei Tre Porcellini, per raccontare la caduta dei regimi di Ben Ali e Mubarak, e il vacillare di quello di Gheddafi.



Sono sempre uccellini arrabbiati, ma prodotti da una differente copula tecnoculturale, quelli che volteggiano sugli stessi dittatori nordafricani in un recente spot del canale francese France 24. Il riferimento culturale del passato, in questo caso, è Gli uccelli di Hitchcock. Quello tecnologico del presente è l'idea di Twitter come strumento di informazione e liberazione dalla tirannia (lo spot vuole proprio ricordare la presenza di France 24 su Twitter).

Quando i 3000 siepi erano tricolori (150 gol)



La vittoria di Francesco Panetta nei 3000 siepi ai Mondiali di atletica leggera di Roma 1987 è stata una delle prime apoteosi nella mia carriera di spettatore televisivo. La potete recuperare in coda a questo video, in tutto il suo splendore imperiale (Panetta fuggì via e gli avversari non lo ripresero più). Qui sopra trovate invece l'altro importante successo nella carriera dell'atleta di Siderno: i campionati europei del 1990 a Spalato, agguantati con un'accelerazione incredibile, negli ultimi cinquanta metri, quando probabilmente l'inglese Mark Rowland stava già pregustando la medaglia d'oro. In quella gara, a conferma di un dominio continentale nella specialità che durò più o meno un decennio, gli azzurri conquistarono anche il bronzo con Alessandro Lambruschini e il quarto posto con Angelo Carosi. Quattro anni dopo, agli europei di Helsinki 1994, a vincere fu invece proprio Lambruschini, davanti a Carosi. Panetta finì nelle retrovie, ma fu decisivo nell'aiutare Lambruschini a rialzarsi dopo una caduta (episodio ahimè non presente nel video della gara disponibile su YouTube). E le Olimpiadi? Per quelle, niente da fare. Sia Seul 1988 che Barcellona 1992 e Atlanta 1996 furono una faccenda quasi esclusivamente kenyana (con Lambruschini bronzo negli Stati Uniti).


150 gol (... e altro ancora)
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giovedì, giugno 16, 2011

Vai Sante, vai grande campione! (150 gol)



Parlando di ciclismo, abbiamo già incontrato un Sante: quel Sante Pollastri, bandito-amico di Costante Girardengo immortalato nella canzone Il bandito e il campione di Francesco De Gregori. Eppure nella storia di questo sport esiste anche un Sante campione. E' Sante Gaiardoni (nome bellissimo, d'altri tempi), doppia medaglia d'oro olimpica a Roma 1960 nelle specialità della velocità individuale e del km da fermo.

Sopra trovate il video che racconta la prima vittoria, con la tipica enfasi del cinegiornale e con alcune inquadrature che riescono a trasformare la finale tra Gaiardoni e il belga Sterckx in un duello epico, quasi da film western. Qui sotto c'è invece un altro clamoroso trionfo del ciclista di Villafranca, sempre nella velocità individuale: il Mondiale di Rocourt del 1963. Perché clamoroso? Perché Gaiardoni sorprese con una volata lunghissima il dominatore della specialità, l'altro azzurro Antonio Maspes, interrompendo un dominio ormai quasi decennale (Maspes aveva vinto il titolo sei volte dal 1956 al 1962, e si sarebbe ripetuto nel 1964).




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martedì, giugno 14, 2011

Il trionfo del Settebello a Barcellona 1992 (150 gol)



9 agosto 1992. Barcellona. Piscina Bernat Picornell. Nell'ultimo giorno delle Olimpiadi estive, Italia e Spagna si sfidano per la finale di pallanuoto maschile. Il pubblico di casa vuole chiudere in bellezza un'edizione indimenticabile dei Giochi, in grado di rilanciare in ambito internazionale tanto la penisola iberica quanto soprattutto Barcellona, che proprio da quelle Olimpiadi decollò per diventare una delle città europee più dinamiche degli ultimi vent'anni. Le tribune sono piene, diciottomila spettatori, tra cui il re Juan Carlos, ripetutamente inquadrato dalle telecamere. Anch'io sono un (tele)spettatore, a migliaia di chilometri di distanza. E mi ricordo tutto, o quasi, di quel pomeriggio di acqua e fuoco.

Bardonecchia. Nel bel mezzo delle vacanze estive in montagna. Bar della stazione. Minuscola televisione nella saletta dei videogiochi, attorno a cui si fermano prima una decina di persone, che diventano poi quindici, venti, trenta, cinquanta, man mano che la partita entra nella leggenda. L'Italia tiene botta all'urto dei padroni di casa. Anzi, sembra più volte in grado di controllare il risultato. Va sul 4-1, poi sul 6-3, ma la Spagna reagisce e i tempi regolamentari finiscono 7-7. Si va ai supplementari. 0-0. 1-1. 0-0. 0-0. 0-0. Niente calci di rigore. Come vuole il regolamento, si prosegue a oltranza. Un mio amico freme: ha preso in prestito la bici per venire in stazione, deve riportarla indietro alla legittima proprietaria, che deve andare a messa. Nessuno avrebbe potuto immaginare una simile e lunga appendice. Ma non si può mica interrompere tutto sul più bello, anche Gesù sarà d'accordo, anzi ormai anche lui ci deve aver raggiunto in un bar che è sempre più caldo e affollato. E infatti, al termine del sesto supplementare avviene il miracolo. Il sogno epico diventa realtà: Ferdinando Gandolfi si smarca sulla sinistra, un compagno lo vede, passaggio, tiro, gol!

Manca una trentina di secondi alla fine. La Spagna ci prova, una traversa ci sorride. E' il trionfo. Quindici anni dopo, in apertura del suo libro "Todos mis hermanos", persino il capitano e simbolo della squadra spagnola, Manuel Estiarte, la definì "la partita perfetta". Nella stazione di Bardonecchia, l'euforia è quella del mondiale di calcio. Per qualche minuto, si diventa tutti amici, e via con sorrisi e pacche sulle spalle. Gesù moltiplica la birra e offre da bere a tutti*. Nessun po-po-po, all'epoca, ed è meglio così. Io che non ho potuto vivere in diretta i supplementari di Italia-Germania 4-3 a Messico 1970, mi consolo con quel ricordo. La mia Italia-Germania 4-3 è l'Italia-Spagna 9-8 di pallanuoto, a Barcellona 1992. Il mio piccolo Rivera è Nando Gandolfi, che chissà che cosa sta facendo oggi. E quasi vent'anni dopo, rivedere quel gol nelle immagini sfocate di YouTube (al minuto 2'37" del video sopra), è un'emozione ancora grandissima. Con una differenza significativa: a Barcellona, per fortuna, finì tutto quel pomeriggio. Non c'era nessun Brasile di Pelé, appollaiato dietro l'angolo, pronto a rovinarci la festa.

* Alcuni storici dubitano che ciò sia realmente avvenuto.  

150 gol (... e altro ancora)
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sabato, giugno 11, 2011

Trova le differenze.

Complice un articolo sul flop dell'Heineken Jammin' Festival, pubblicato da Repubblica, oggi sui social network si è parlato parecchio della situazione dei festival rock in Italia. A volte, due video valgono più di mille parole. Forse, questa è una di quelle volte. Date un'occhiata qui sotto.

Giovedì 26 maggio 2011
Interpol al Primavera Sound di Barcellona
(nello stesso giorno, i nomi grossi del cartellone erano Flaming Lips, Grinderman e P.I.L.)


Venerdì 10 giugno 2011
Interpol all'Heineken Jammin' Festival di Venezia
(nello stesso giorno, in cartellone, Elbow, Verdena, Fabri Fibra e Negramaro... piccolo inciso sugli Elbow: a Venezia li hanno fatti suonare alle 15.50 davanti a 13 persone; tra qualche giorno saliranno alle 20.30, subito prima dei Coldplay, sul Pyramid Stage di Glastonbury, il palco più grande...)


L'Italia sarà anche il paese più difficile dell'universo dove organizzare un festival. E sarà anche tutta colpa del pubblico fighetto e ignorante. Ma quale pubblico si vuole raggiungere in un festival come l'Heineken? E visto che si ripete spesso che manca la cultura, quale cultura si intende costruire? Come si pensa di trasmettere "lo spirito di un festival" con un cartellone del genere, dove c'è tutto tranne un'identità forte?

A Barcellona io sono andato a vedere il Primavera Sound. Non i Pulp, i Mercury Rev, i National o gli Interpol. E credo che molte delle centinaia di spettatori italiani presenti (erano davvero tanti) si siano mossi con lo stesso spirito. A Venezia viene venduto un festival o i singoli concerti di Vasco, dei Coldplay e dei Negramaro? Io l'anno scorso ho preso la macchina e ho fatto una pazza toccata e fuga, rientrando di notte sulla interminabile A4. Per vedere l'Heineken? No, tutto ciò che mi interessava erano i Pearl Jam. Lo spirito di un festival non lo costruisci con gli headliner, con i Vasco Rossi, con i Pearl Jam, cercando la scorciatoia dei fanclub. Lo costruisci con l'insieme, con l'atmosfera, con un pizzico di coerenza. A Barcellona, di fan veri e propri di un singolo gruppo ce n'erano pochi. E si disperdevano nella folla. Sotto il palco di Venezia, penso che stasera ci saranno praticamente solo fan di Vasco Rossi. Pubblico da concerto. Non da festival. Pubblico a cui, probabilmente, tutto frega tranne che andare a vedere gli Interpol un venerdì pomeriggio. Nell'articolo su Repubblica si parla di perdita dello spirito di Woodstock. Io non lo so, perché a parte l'anno scorso per i Pearl Jam non ci sono mai stato, ma non sono così sicuro che all'Heineken si sia mai respirato lo spirito di Woodstock. Mentre a Benicassim (anch'esso sponsorizzato da Heineken, tra l'altro), a Barcellona o al Rock-en-Seine di Parigi, con tutte le dovute proporzioni storiche (sopra e sotto il palco), ho sempre respirato qualcosa del genere.

I 3000 metri di Cosimo Caliandro a Birmingham 2007 (150 gol)



Lo ammetto, qui irrompe la cronaca (e spero non la retorica, almeno non troppa...). Cosimo Caliandro, il mezzofondista morto ieri in un incidente stradale in Puglia, non rientrava nel mio elenco dei 150 atleti/eventi da segnalare. Onestamente, fino a stamattina non lo conoscevo nemmeno. Poi ho letto la notizia dell'incidente, sono andato a cercare su YouTube e ho trovato il video della sua vittoria più importante: quei 3000 metri ai campionati europei indoor di Birmingham del 2007 che sembravano proiettarlo verso un futuro di primo piano in campo internazionale. E' una vittoria bella, piena, entusiasmante, ottenuta con uno sprint quasi regale. Ed è al tempo stesso una vittoria oscura, di quelle che durano meno di un giorno, nascoste nel rullo della sezione "news" dei siti o nei riquadri in basso dei quotidiani. Ecco, oltre che un piccolo tributo alla memoria dell'atleta scomparso, questo video vuole rappresentare un po' tutte queste vittorie nascoste, dimenticate, magari ottenute in competizioni lontane dai riflettori e snobbate dall'opinione pubblica in favore di emozioni più mediatiche. E' giusto un omaggio, niente di più. Anche qui, si tornerà presto a parlare di calcio, di Olimpiadi, di trionfi mondiali.


150 gol (... e altro ancora)
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giovedì, giugno 09, 2011

Francesca Schiavone trionfa al Roland Garros 2010 (150 gol)



Francesca Schiavone non è riuscita a bissare il successo al Roland Garros. Pazienza. La vittoria dell'anno scorso rimane uno dei momenti più esaltanti della stagione, nonché della storia del tennis italiano. In quella magica edizione, l'atleta milanese superò al terzo turno la cinese Na Li (con un secco 6-4 6-2 che l'asiatica avrebbe vendicato in finale dodici mesi dopo), nei quarti l'attuale numero 1 al mondo Caroline Wozniacki e in finale l'australiana Samantha Stosur (con un 6-4 7-6 che, curiosità, è l'esatto punteggio con cui la Schiavone ha perso domenica contro la Na Li). Il racconto su YouTube di quella finale è tanto variegato quanto incompleto. Non esistono molte registrazioni di telecronache (probabilmente per volere degli organizzatori del torneo), ma si sguazza tranquillamente tra filmati celebrativi, servizi dei telegiornali e ricostruzioni varie. Io ho scelto due video. Nel primo, sopra, l'intero incontro viene ricostruito - soprattutto sonoramente - come una partita di ping pong. Nel secondo, qui sotto, si può rivivere il match point dalle tribune del campo centrale.




150 gol (... e altro ancora)
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mercoledì, giugno 08, 2011

Maria Canins, tra ciclismo e sci di fondo (150 gol)



Qualche giorno fa, il 4 giugno, Maria Canins ha compiuto 62 anni. Nei miei ricordi di adolescente a caccia di informazioni sportive, la Canins svolge un ruolo quasi magico-mitologico. In tv, di lei non c'era praticamente mai traccia. Sui giornali, invece, se ne parlava spesso. Ma su pagine diverse, a seconda della stagione. D'estate, si raccontavano le epiche battaglie in bicicletta contro Jeannie Longo, sulle strade del Tour de France. D'inverno, se ne celebravano le gesta nelle gare di sci di fondo, in particolare la Marcialonga, vinta per dieci volte consecutive dal 1979 al 1988. Già, perché la Canins - già mamma e avviata verso i quarant'anni - negli anni Ottanta riusciva a primeggiare in entrambe le discipline. Qualcosa che oggi è ormai impossibile.

Purtroppo, nei pur generosi archivi di YouTube non ho trovato nessun video dedicato esclusivamente all'atleta trentina. Tuttavia, volevo assolutamente farla rientrare in questa piccola galleria di sportivi italiani e l'unica soluzione è stata utilizzare questo riassunto dell'edizione 1989 del Tour de France: il quinto consecutivo in cui la Canins (ormai più che quarantenne) duellò con Jeannie Longo. Nel 1985 e nel 1986, aveva vinto l'italiana. Nei tre anni successivi, ebbe meglio la Longo. Nel filmato, in francese, la Canins compare solo in alcuni frammenti, soprattutto nella seconda metà (consigliato il "Mamma Maria!", a 3'40"). Ed è praticamente sempre in testa al gruppo, al fianco dell'eterna rivale (eterna in tutti i sensi: a 52 anni, la Longo è ancora oggi in attività).

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lunedì, giugno 06, 2011

Kaisercabal, il mio album dei Kaiser Chiefs.


Venerdì scorso, i Kaiser Chiefs hanno iniziato a distribuire su Internet il loro nuovo lavoro The Future Is Medieval. In un modo piuttosto curioso: invitando il pubblico a costruire la propria versione dell'album. Tu ascolti i frammenti di 20 canzoni, ne scegli dieci, decidi l'ordine, disegni la copertina, paghi otto euro e mezzo e scarichi l'album. Quindi, puoi rivenderlo allo stesso prezzo, guadagnando una sterlina su ogni copia. Su digita.musica trovate un articolo un po' più dettagliato sull'operazione. Qui sotto, invece, con apposito banner, c'è il link alla "mia" versione di The Future Is Medieval. Si tratta, evidentemente, di un'operazione di marketing. Che però ti lascia un retrogusto piacevole. Anche quando ascolti l'album. Lo sto facendo in questo istante e il disco mi sembra più bello di quanto avrebbe mai potuto essere un nuovo album dei Kaiser Chiefs se non ci avessi messo lo zampino io. Il The Future Is Medieval ufficiale uscirà nei negozi tra un mese. Ma per me non sarà mai quello vero. Quello vero è solo uno: quello con la copertina che vedete sopra e con Problem Solved in apertura e la ballata acustica If You Will Have Me a dividerlo in due. La mia copertina e la mia tracklist. Cosa può fare la psico(tecno)logia. 

kaisercabal


giovedì, giugno 02, 2011

La lunga marcia di Alex Schwazer (150 gol)



A parere di chi scrive, il sinonimo di "gara massacrante" alle Olimpiadi sono i 50 km di marcia. Più di tre ore e mezza a muoversi in modo innaturale e sgraziato, cercando disperatamente di correre-senza-correre, il più delle volte su un asfalto bollente e sotto un caldo asfissiante. Con il perenne rischio che da dietro un cespuglio sbuchi un giudice che ti mostra la paletta rossa e ti squalifica, magari a pochi chilometri dall'arrivo, per qualche saltello di troppo. Insomma, roba da fachiri. E l'ultimo fachiro in ordine di tempo, vincitore a Pechino 2008, è stato un italiano: Alex Schwazer (attenzione, non Schwarzer) da Vipiteno. Quello che trovate sopra è il video riassunto in inglese della sua gara, raccontata - in modo un po' noiosetto - sul canale ufficiale dei Giochi. Una lunga marcia condotta praticamente sempre al comando. 


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