sabato, aprile 30, 2011

La scalata elegante di Emilio Comici (150 gol)



Il bello di questo giochino dei 150 video sportivi è che da YouTube salta fuori un po' di tutto. Emozionanti telecronache e curiosità dal presente o dal passato prossimo, ma anche spettacolari filmati d'epoca che meriterebbero di essere archiviati, catalogati e conservati per bene. Video (e soggetti) di cui, onestamente, spesso ignoravo anch'io l'esistenza. Per esempio, questo è un vecchio documentario degli anni '30 dedicato a Emilio Comici, uno dei più famosi e importanti alpinisti italiani. Risonorizzato con un accompagnamento musicale che comprende Chopin e Wim Mertens, il filmato sembra quasi offrire una risposta italica a quell'attenzione per la purezza/bellezza del corpo e dei suoi movimenti nella rappresentazione visiva dell'attività sportiva, molto in voga negli anni dei regimi in Europa (pensiamo all'Olympia di Leni Riefenstahl nella Germania di Hitler). Vera e propria celebrità dell'epoca, Comici non si tirò certo indietro di fronte alla retorica del periodo (su Amazon è in vendita un suo libro dal titolo emblematico, Alpinismo eroico). E, a quanto riporta Wikipedia, le autorità fasciste cercarono anche di nascondere le reali circostanze della sua morte, avvenuta ad appena 39 anni, nel 1940: un eroe di siffatta purezza e ardimento non poteva andarsene per un banale incidente in una palestra di roccia. Il video sopra, nel quale il gesto della scalata è quasi vissuto come un esercizio di stile ed eleganza ("un bravo arrampicatore sale accarezzando la roccia"), conserva un fascino quasi magico.

150 gol (... e altro ancora)
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martedì, aprile 26, 2011

Stefania Belmondo sconfigge l'ex-Armata Rossa ad Albertville 1992 (150 gol)



Stefania Belmondo è un'altra di quelle atlete di cui non si può parlare se non con il pallottoliere. Troppo numerose e troppo ben distribuite le vittorie della fondista piemontese, in una carriera lunga ma frastagliata, spesso interrotta da infortuni e fastidi vari. Qualche numero? Partiamo dalle Olimpiadi: dieci medaglie (2 ori, 3 argenti, 5 bronzi) , in quattro edizioni diverse (Albertville 1992, Lillehammer 1994, Nagano 1998, Salt Lake City 2002). Con due exploit quasi speculari in apertura e chiusura di carriera: un oro, un argento e un bronzo sia ad Albertville che a Salt Lake City.

Per quanto riguarda i Campionati del Mondo, le medaglie salgono addirittura a tredici: 4 ori, 7 argenti e 2 bronzi. Annate migliori: il 1993 e il 1999. Quest'ultimo è anche l'anno del trionfo sfiorato nella Coppa del Mondo generale di sci di fondo. A fine stagione la Belmondo si trova a pari punti con la norvegese Bente Martinsen, ma è costretta ad accontentarsi del secondo posto a causa di una vittoria in meno nelle gare individuali. Quello è forse il più grande rammarico della sua carriera. Oltre a quello di essere nata nel 1969 e di non aver quindi potuto partecipare - per inclementi limiti d'età - alle Olimpiadi di Torino 2006, sulle casalinghe nevi piemontesi.

Il video sopra racconta la sua prima grande vittoria individuale: la 30km a tecnica libera ai Giochi di Albertville del 1992. Un successo reso ancora più esaltante dai nomi e dai curriculum delle due atlete che lo scricciolo di Vinadio si trovò a guardare dall'alto verso il basso, sul podio olimpico: i carriarmati ex-sovietici Egorova e Vjalbe.


150 gol (... e altro ancora)
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lunedì, aprile 25, 2011

Michele Alboreto, l'ultimo italiano a vincere su una Ferrari (150 gol)



Il 25 aprile 2001, probabilmente a causa della foratura di una gomma, Michele Alboreto perse la vita durante una sessione di prove per la Audi sul circuito del Lausitzring, in Germania. Il pilota milanese è tuttora l'ultimo italiano ad aver vinto un Gran Premio di Formula 1 alla guida di una Ferrari. Durante la sua permanenza al Cavallino (1984-1988), Alboreto ne vinse tre: in Belgio nel 1984, in Canada e in Germania nel 1985 (quando lottò fino alla fine con Alain Prost per il titolo mondiale).

Su YouTube, la Formula Uno è rappresentata molto bene e ci sono ottimi riassunti (in inglese) delle migliori corse di Alboreto. Sia le vittorie (Belgio, Canada, Germania). Sia il fantastico secondo posto a Montecarlo 1985, al termine di una gara tutta all'attacco e - incredibilmente, per il circuito monegasco - ricca di sorpassi. Qui sopra trovate il video della vittoria in Germania, l'ultima di Alboreto. Sotto, un filmato bonus. Quello di un lungo duello che vide il pilota milanese alle prese con Ayrton Senna, a Imola, nel 1987. L'occasione per ricordare anche il campione brasiliano, pure lui protagonista suo malgrado, nei prossimi giorni, di un triste anniversario (Senna morì in un incidente durante il Gran Premio di San Marino il 1° maggio 1994). 



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domenica, aprile 24, 2011

Ercole Baldini, il treno di Forlì (150 gol)



"A un certo punto, Coppi mi disse: "vai anche tu". Ma come?, gli risposi. Nella fuga c'è già Gastone Nencini. "No, no, vai anche tu" ". Così Ercole Baldini ricorda il momento decisivo del campionato del mondo su strada di Reims, nel 1958. Fausto Coppi gareggiava più o meno come commissario tecnico aggiunto: dava consigli, guidava i compagni. E grazie a quell'ordine di scuderia, Baldini si trovò al posto giusto nel momento giusto. E vinse il mondiale. C'è questo e altro ne Il treno di Forlì, un documentario del 2009 che racconta la carriera del ciclista romagnolo. Soprattutto il triennio d'oro, quel 1956-1958 in cui Baldini stabilì il record dell'ora (quando era ancora dilettante), vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Melbourne, dominò il Giro del 1958 e infine trionfò nella corsa iridata. Tanti aneddoti, tante immagini d'epoca, il solito alto tasso di nostalgia ruspantesca. Ma anche i primi effetti del marketing, dei soldi, della divinizzazione mediatica e spettacolare. Trappole a cui Baldini, un po' per indole e un po' forse per noia, decise di sfuggire.




Il documentario si chiude così: "Baldini era un aristocraticissimo contadino. La bicicletta gli andò bene sinché non sembro pretendere la plebeizzazione del personaggio, per compiacere le masse che lo volevano spavaldo e sanguigno. Smise tranquillo comunque, in mezzo ai tifosi disperati per quella dissipazione parziale di un enorme talento. Lo chiamarono a fare il direttore sportivo. Non sapeva recitare commedie di potere e continuò per tanto tempo a sorridere, dolce e persino un po' triste, a chi gli chiedeva come mai lui non era diventato Coppi. E anche come mai non nasceva un altro Baldini".

Altre cose belle? Le immagini di Ladri di biciclette, all'inizio. E le allegre note di Il treno di Forlì, alla fine. E' la canzone scritta per lui da Secondo Casadei, re del liscio e zio di Raoul. I fetiliscisti la possono scaricare dal sito ufficiale di Baldini.


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sabato, aprile 23, 2011

Giorgio Lamberti e il super record mondiale a Bonn 1989 (150 gol)


Prima dell'abbuffata degli anni zero, a base di Rosolino, Magnini e Pellegrini, il nuoto azzurro si accorse di poter essere grande, anzi grandissimo, grazie a Giorgio Lamberti. Era il 1989 quando, dopo un'infelice apparizione alle Olimpiadi di Seul, il ventenne bresciano strapazzò gli avversari agli Europei di Bonn: tre medaglie d'oro (100 stile libero, 200 stile libero, 4x200 stile libero) e un record del mondo (1'46"69 nei 200sl) destinato a durare dieci anni. Nel 1991, sempre nei 200sl, arrivò anche l'oro mondiale a Perth. Quindi, dopo un'altra olimpiade sfortunata (Barcellona 1992), il ritiro, ad appena 24 anni. Di Lamberti, su Internet potete recuperare una bella intervista del 2000 per il Corriere della Sera. In essa traspare il ricordo della solitudine del nuotatore, le ore spese quotidianamente in piscina, le difficoltà nel gestire l'impatto mediatico tanto delle vittorie che delle sconfitte. Su YouTube, c'è l'oro a Perth. E c'è la finale di Bonn, quella dello storico 1'46"69, con telecronaca originale, che trovate qui sopra.

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venerdì, aprile 22, 2011

Eugenio Lazzarini e la classe 50 (150 gol)



Se pensate che il "cinquantino" sia solo una faccenda per ragazzini brufolosi a caccia della loro prima moto (o, in versione special, un buon soggetto per una canzone dei Lunapop), sappiate che non è sempre stato così. Fino al 1983, la "50" fu a tutti gli effetti una classe del Motomondiale, quella di minor cilindrata che apriva la giornata dei gran premi. E un italiano, Eugenio Lazzarini, riuscì a conquistare il titolo in due occasioni: nel 1979 e nel 1980. Purtroppo, di quelle annate non ho trovato traccia su YouTube. Ma del 1978, anno in cui Lazzarini arrivò secondo dietro a Ricardo Tormo (il pilota spagnolo a cui è intitolato il Circuito di Valencia), è disponibile un vecchio e meraviglioso riassunto d'epoca. Dentro, oltre alle minuscole e sfreccianti motorette, si possono trovare:
- balle di fieno, come protezioni, a bordo pista
- inspiegabili distacchi (nel Gran Premio d'Olanda, dopo appena tre giri Lazzarini aveva 27 secondi di vantaggio sul terzo in classifica!)
- deliziosi aneddoti regionalistici, tipo "come consuetudine al Gran Premio di Spagna, il via alla prima corsa viene dato alle otto e quarantacinque, per dar modo di assistere alla corrida nel pomeriggio".
La domanda è sempre la solita: perché si prova un'automatica e irresistibile empatia nei confronti del passato, quando è così ruspante?

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giovedì, aprile 21, 2011

Il balzo di Fiona May a Budapest 1998 (150 gol)



Tra le poche belle soddisfazioni arrivate dall'atletica leggera azzurra negli ultimi anni, ci sono di certo i balzi di Fiona May. Nata a Slough in Gran Bretagna nel 1969 e diventata italiana nel 1994 (dopo il matrimonio con l'astista Gianni Iapichino), la May è salita sul podio in praticamente tutte le maggiori competizioni internazionali di salto in lungo a cui ha partecipato tra il 1994 e il 2001. Con una particolare predilezione per il gradino più alto nei campionati mondiali. Ecco il suo palmares completo, ordinato cronologicamente:

1994: bronzo europeo a Helsinki.
1995: oro mondiale a Goteborg.
1996: argento olimpico ad Atlanta.
1997: bronzo mondiale ad Atene.
1998: argento europeo a Budapest.
1999: argento mondiale a Siviglia.
2000: argento olimpico a Sydney.
2001: oro mondiale a Edmonton.

Su YouTube, è più facile trovarla che balla il merengue a Ballando con le stelle o fa la pubblicità al Kinder Fetta al Latte assieme alla figlia Larissa. Ma almeno un salto importante è disponibile, anche se accompagnato da un commento in lingua non identificata (ungherese?). E' quello con cui Fiona conquistò l'argento agli europei di Budapest del 1998: un 7,11 metri che è tuttora, a tredici anni di distanza, record italiano. A batterla, quel giorno, fu solo un totem chiamato Heike Drechsler, che saltò appena cinque centimetri più in lungo (e che, per sette centimetri, la privò anche della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Sydney nel 2000).


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lunedì, aprile 18, 2011

L'invincibile Ribot (150 gol)



Alla nascita, dicevano che era piccolo e sproporzionato. "Un brutto anatroccolo", lo definisce Wikipedia. Destinato a diventare leggenda, con sedici vittorie in altrettante gare, tra cui due Arc De Triomphe di Longchamp e un King George Stakes ad Ascot. Ribot è stato un purosangue. Per molti anni, almeno fino all'arrivo di Varenne, "il" purosangue. Nato nel 1952 e allevato da Federico Tesio, ha galoppato giusto un paio d'annetti: tra il 1954 e il 1956. Quindi, invincibile e invitto, si è goduto sedici anni di pensione, da stallone, producendo una nidiata di piccoli campioncini. Nel video sopra, con telecronaca inglese, c'è la sua vittoria più famosa: al King George, davanti a centomila spettatori, regina Elisabetta compresa. Se poi volete, su YouTube ci sono anche i filmati dell'Istituto Luce che raccontano le vittorie a Parigi nel 1955 e 1956.


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lunedì, aprile 11, 2011

Piero Gros, l'oro di Innsbruck e i Rayban (150 gol)


A vederlo in questo collage d'epoca, con i Ray-Ban e la zazzera al vento, Piero Gros sembra uscito dalla nazionale orange di Cruyff o da un film inglese degli anni marroni. L'estetica dei Settanta, che meraviglia! Pierino, in realtà, non arrivava né da Amsterdam né da Manchester, bensì dalle piemontesissime montagne di Sauze d'Oulx (città di cui fu anche sindaco, tra il 1985 e il 1990). E sulle montagne, nonostante la concorrenza di cannibali quali Gustav Thöni e Ingemar Stenmark, riuscì a togliersi le sue belle soddisfazioni: come la Coppa del Mondo assoluta conquistata nel 1974 (a neanche vent'anni) e la medaglia d'oro in slalom alle Olimpiadi di Innsbruck nel 1976, ricordata anche nel video.


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giovedì, aprile 07, 2011

Loris Stecca e il mondiale dei pesi supergallo (150 gol)



Se le storie di pugilato escono sempre così bene al cinema, forse è perché le storie di pugilato spesso sembrano fatte apposta per il cinema. Come dimostra quella di Loris Stecca, una vita sempre in bilico tra trionfi e batoste, cadute e risalite, botte prese e date. Il presente, in un'atmosfera un po' alla The Wrestler, ce lo mostra impegnato in improbabili videosfide a Fabrizio Corona o impossibili ritorni sul ring. Il passato, tra il 1984 e il 1985, ce lo racconta attraverso incontri dall'intensità e drammaticità degni di Rocky. La memorabile doppia sfida mondiale persa contro  il portoricano Victor Callejas, per esempio, di cui su YouTube si può recuperare il tremendo ko subito nel secondo incontro di Rimini. O la superba serata di Milano, 22 febbraio 1984, in cui Loris conquistò la corona WBA dei supergallo piegando per ko tecnico al dodicesimo round il dominicano Leo Cruz. Un assalto vinto a fil di gong, che potete rivivere nel video sopra con il commento originale di Rino Tommasi e il vecchio simbolo del biscione di Canale 5. A rendere ancora più "cinematografica" la storia di Loris Stecca, c'è poi il ruolo del fratello più giovane, Maurizio, che vinse una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Los Angeles per poi diventare campione mondiale WTO nei pesi piuma nel 1989. Due fratelli, un'unica passione. Come i protagonisti di The Fighter. Anzi no, ancora meglio: perché gli Stecca un titolo mondiale l'hanno conquistato entrambi.


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lunedì, aprile 04, 2011

Edoardo Mangiarotti, l'azzurro più medagliato di sempre alle Olimpiadi (150 gol)



Con la scherma, c'è solo l'imbarazzo della scelta. La scuola italiana è da sempre una delle migliori al mondo e in tutte le maggiori competizioni internazionali le medaglie piovono a grappoli. Ben tredici, solo alle Olimpiadi, ne ha conquistate Edoardo Mangiarotti. Brianzolo di Renate, classe 1919, Mangiarotti ha dominato la scena per più di vent'anni, iniziando con un oro nella spada a squadre nel 1936 a Berlino e chiudendo con un altro oro nella stessa competizione a Roma 1960. 

Il suo tabellino olimpico completo recita così:
6 ori (di cui uno individuale, nella spada, a Helsinki 1952)
5 argenti (di cui uno individuale, nel fioretto)
2 bronzi (entrambi individuali, nella spada)

Con i suoi tredici allori, Mangiarotti è l'azzurro più medagliato di sempre nella storia dei Giochi Olimpici. Il quarto in assoluto, dietro la ginnasta russa Larissa Laytnina (18 medaglie), il nuotatore americano Michael Phelps (16) e il ginnasta russo Nikolay Andrianov (15). E chissà come sarebbe questa classifica se lo schermidore italiano avesse potuto competere anche nelle due edizioni dei Giochi cancellate durante la Seconda Guerra Mondiale...

Un altro numero impressionante? 24. Sono le medaglie conquistate da Mangiarotti ai campionati mondiali: 12 d'oro, 7 d'argento, 5 di bronzo. E in questo caso le edizioni saltate per la guerra furono addirittura otto, dal 1939 al 1946. Insomma, un vero e proprio fuoriclasse, di cui su YouTube si trova poco materiale (il Mangiarotti più gettonato è il critico musicale del Giorno e del Quotidiano Nazionale). Ma qualche chicca c'è. Per esempio, il video che trovate sopra, relativo a un gala internazionale a Torino, nel 1953, che vide contrapposti Mangiarotti e il campione transalpino Christian D'Oriola. 

Molto bello è anche questo riassunto, in inglese, dei Giochi di Melbourne 1956, i primi in cui i giudici della scherma vennero aiutati con le segnalazioni elettroniche dei colpi. Il filmato riguarda tutte le discipline e dedica parecchio spazio al trionfo azzurro nella spada (vittoria a squadre e tripletta nell'individuale: oro a Carlo Pavesi, argento a Giuseppe Delfino, bronzo a Mangiarotti). Ma forse il contributo più bello è questa intervista, realizzata il giorno del novantesimo compleanno di Mangiarotti. Era il 7 aprile 2009. Giovedì, le candeline sulla torta saranno novantadue. Auguri!



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