sabato, aprile 30, 2011

La scalata elegante di Emilio Comici (150 gol... e altro ancora)



Il bello di questo giochino dei 150 video sportivi è che da YouTube salta fuori un po' di tutto. Emozionanti telecronache e curiosità dal presente o dal passato prossimo, ma anche spettacolari filmati d'epoca che meriterebbero di essere archiviati, catalogati e conservati per bene. Video (e soggetti) di cui, onestamente, spesso ignoravo anch'io l'esistenza. Per esempio, questo è un vecchio documentario degli anni '30 dedicato a Emilio Comici, uno dei più famosi e importanti alpinisti italiani. Risonorizzato con un accompagnamento musicale che comprende Chopin e Wim Mertens, il filmato sembra quasi offrire una risposta italica a quell'attenzione per la purezza/bellezza del corpo e dei suoi movimenti nella rappresentazione visiva dell'attività sportiva, molto in voga negli anni dei regimi in Europa (pensiamo all'Olympia di Leni Riefenstahl nella Germania di Hitler). Vera e propria celebrità dell'epoca, Comici non si tirò certo indietro di fronte alla retorica del periodo (su Amazon è in vendita un suo libro dal titolo emblematico, Alpinismo eroico). E, a quanto riporta Wikipedia, le autorità fasciste cercarono anche di nascondere le reali circostanze della sua morte, avvenuta ad appena 39 anni, nel 1940: un eroe di siffatta purezza e ardimento non poteva andarsene per un banale incidente in una palestra di roccia. Il video sopra, nel quale il gesto della scalata è quasi vissuto come un esercizio di stile ed eleganza ("un bravo arrampicatore sale accarezzando la roccia"), conserva un fascino quasi magico.

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

martedì, aprile 26, 2011

Il rock è vivo. Ha giusto qualche ruga in più.

How Rock Music is Saving Books è un articolo dell'Hollywood Reporter, in cui si sottolinea il momento d'oro delle biografie rock. Sotto forma di libro, le vite di Keith Richards, Patti Smith, Sammy Hagar (Van Halen), persino Steven Adler (il primo batterista dei Guns n'Roses) vanno che è un piacere. E suonano come conferma di un processo sempre più evidente: l'invecchiamento del rock. Non la sua morte: tante volte annunciata, sempre ampiamente esagerata. Bensì, la sua trasformazione in materia da museo, da hall of fame, da anniversario o, appunto, da biblioteca. E' un processo naturale, anche se forse un po' doloroso per il supergiovane che è in noi. Qualunque cosa esso sia e in qualunque modo vogliamo delimitarlo, il rock non è più giovane. I telegiornali della sera, non più giovani neanche loro, sono avvisati.  

Stefania Belmondo sconfigge l'ex-Armata Rossa ad Albertville 1992 (150 gol)



Stefania Belmondo è un'altra di quelle atlete di cui non si può parlare se non con il pallottoliere. Troppo numerose e troppo ben distribuite le vittorie della fondista piemontese, in una carriera lunga ma frastagliata, spesso interrotta da infortuni e fastidi vari. Qualche numero? Partiamo dalle Olimpiadi: dieci medaglie (2 ori, 3 argenti, 5 bronzi) , in quattro edizioni diverse (Albertville 1992, Lillehammer 1994, Nagano 1998, Salt Lake City 2002). Con due exploit quasi speculari in apertura e chiusura di carriera: un oro, un argento e un bronzo sia ad Albertville che a Salt Lake City.

Per quanto riguarda i Campionati del Mondo, le medaglie salgono addirittura a tredici: 4 ori, 7 argenti e 2 bronzi. Annate migliori: il 1993 e il 1999. Quest'ultimo è anche l'anno del trionfo sfiorato nella Coppa del Mondo generale di sci di fondo. A fine stagione la Belmondo si trova a pari punti con la norvegese Bente Martinsen, ma è costretta ad accontentarsi del secondo posto a causa di una vittoria in meno nelle gare individuali. Quello è forse il più grande rammarico della sua carriera. Oltre a quello di essere nata nel 1969 e di non aver quindi potuto partecipare - per inclementi limiti d'età - alle Olimpiadi di Torino 2006, sulle casalinghe nevi piemontesi.

Il video sopra racconta la sua prima grande vittoria individuale: la 30km a tecnica libera ai Giochi di Albertville del 1992. Un successo reso ancora più esaltante dai nomi e dai curriculum delle due atlete che lo scricciolo di Vinadio si trovò a guardare dall'alto verso il basso, sul podio olimpico: i carriarmati ex-sovietici Egorova e Vjalbe.


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

lunedì, aprile 25, 2011

Michele Alboreto, l'ultimo italiano a vincere su una Ferrari (F1, Gp di Germania 1985)



Il 25 aprile 2001, probabilmente a causa della foratura di una gomma, Michele Alboreto perse la vita durante una sessione di prove per la Audi sul circuito del Lausitzring, in Germania. Il pilota milanese è tuttora l'ultimo italiano ad aver vinto un Gran Premio di Formula 1 alla guida di una Ferrari. Durante la sua permanenza al Cavallino (1984-1988), Alboreto ne vinse tre: in Belgio nel 1984, in Canada e in Germania nel 1985 (quando lottò fino alla fine con Alain Prost per il titolo mondiale).

Su YouTube, la Formula Uno è rappresentata molto bene e ci sono ottimi riassunti (in inglese) delle migliori corse di Alboreto. Sia le vittorie (Belgio, Canada, Germania). Sia il fantastico secondo posto a Montecarlo 1985, al termine di una gara tutta all'attacco e - incredibilmente, per il circuito monegasco - ricca di sorpassi. Qui sopra trovate il video della vittoria in Germania, l'ultima di Alboreto. Sotto, un filmato bonus. Quello di un lungo duello che vide il pilota milanese alle prese con Ayrton Senna, a Imola, nel 1987. L'occasione per ricordare anche il campione brasiliano, pure lui protagonista suo malgrado, nei prossimi giorni, di un triste anniversario (Senna morì in un incidente durante il Gran Premio di San Marino il 1° maggio 1994). 



150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

domenica, aprile 24, 2011

Ercole Baldini, il treno di Forlì (150 gol)



"A un certo punto, Coppi mi disse: "vai anche tu". Ma come?, gli risposi. Nella fuga c'è già Gastone Nencini. "No, no, vai anche tu" ". Così Ercole Baldini ricorda il momento decisivo del campionato del mondo su strada di Reims, nel 1958. Fausto Coppi gareggiava più o meno come commissario tecnico aggiunto: dava consigli, guidava i compagni. E grazie a quell'ordine di scuderia, Baldini si trovò al posto giusto nel momento giusto. E vinse il mondiale. C'è questo e altro ne Il treno di Forlì, un documentario del 2009 che racconta la carriera del ciclista romagnolo. Soprattutto il triennio d'oro, quel 1956-1958 in cui Baldini stabilì il record dell'ora (quando era ancora dilettante), vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Melbourne, dominò il Giro del 1958 e infine trionfò nella corsa iridata. Tanti aneddoti, tante immagini d'epoca, il solito alto tasso di nostalgia ruspantesca. Ma anche i primi effetti del marketing, dei soldi, della divinizzazione mediatica e spettacolare. Trappole a cui Baldini, un po' per indole e un po' forse per noia, decise di sfuggire.




Il documentario si chiude così: "Baldini era un aristocraticissimo contadino. La bicicletta gli andò bene sinché non sembro pretendere la plebeizzazione del personaggio, per compiacere le masse che lo volevano spavaldo e sanguigno. Smise tranquillo comunque, in mezzo ai tifosi disperati per quella dissipazione parziale di un enorme talento. Lo chiamarono a fare il direttore sportivo. Non sapeva recitare commedie di potere e continuò per tanto tempo a sorridere, dolce e persino un po' triste, a chi gli chiedeva come mai lui non era diventato Coppi. E anche come mai non nasceva un altro Baldini".

Altre cose belle? Le immagini di Ladri di biciclette, all'inizio. E le allegre note di Il treno di Forlì, alla fine. E' la canzone scritta per lui da Secondo Casadei, re del liscio e zio di Raoul. I fetiliscisti la possono scaricare dal sito ufficiale di Baldini.


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

sabato, aprile 23, 2011

Giorgio Lamberti e il super record mondiale a Bonn 1989 (150 gol... e altro ancora)


Prima dell'abbuffata degli anni zero, a base di Rosolino, Magnini e Pellegrini, il nuoto azzurro si accorse di poter essere grande, anzi grandissimo, grazie a Giorgio Lamberti. Era il 1989 quando, dopo un'infelice apparizione alle Olimpiadi di Seul, il ventenne bresciano strapazzò gli avversari agli Europei di Bonn: tre medaglie d'oro (100 stile libero, 200 stile libero, 4x200 stile libero) e un record del mondo (1'46"69 nei 200sl) destinato a durare dieci anni. Nel 1991, sempre nei 200sl, arrivò anche l'oro mondiale a Perth. Quindi, dopo un'altra olimpiade sfortunata (Barcellona 1992), il ritiro, ad appena 24 anni. Di Lamberti, su Internet potete recuperare una bella intervista del 2000 per il Corriere della Sera. In essa traspare il ricordo della solitudine del nuotatore, le ore spese quotidianamente in piscina, le difficoltà nel gestire l'impatto mediatico tanto delle vittorie che delle sconfitte. Su YouTube, c'è l'oro a Perth. E c'è la finale di Bonn, quella dello storico 1'46"69, con telecronaca originale, che trovate qui sopra.

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

venerdì, aprile 22, 2011

Eugenio Lazzarini e la classe 50 (150 gol... e altro ancora)



Se pensate che il "cinquantino" sia solo una faccenda per ragazzini brufolosi a caccia della loro prima moto (o, in versione special, un buon soggetto per una canzone dei Lunapop), sappiate che non è sempre stato così. Fino al 1983, la "50" fu a tutti gli effetti una classe del Motomondiale, quella di minor cilindrata che apriva la giornata dei gran premi. E un italiano, Eugenio Lazzarini, riuscì a conquistare il titolo in due occasioni: nel 1979 e nel 1980. Purtroppo, di quelle annate non ho trovato traccia su YouTube. Ma del 1978, anno in cui Lazzarini arrivò secondo dietro a Ricardo Tormo (il pilota spagnolo a cui è intitolato il Circuito di Valencia), è disponibile un vecchio e meraviglioso riassunto d'epoca. Dentro, oltre alle minuscole e sfreccianti motorette, si possono trovare:
- balle di fieno, come protezioni, a bordo pista
- inspiegabili distacchi (nel Gran Premio d'Olanda, dopo appena tre giri Lazzarini aveva 27 secondi di vantaggio sul terzo in classifica!)
- deliziosi aneddoti regionalistici, tipo "come consuetudine al Gran Premio di Spagna, il via alla prima corsa viene dato alle otto e quarantacinque, per dar modo di assistere alla corrida nel pomeriggio".
La domanda è sempre la solita: perché si prova un'automatica e irresistibile empatia nei confronti del passato, quando è così ruspante?

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

giovedì, aprile 21, 2011

Il balzo di Fiona May a Budapest 1998 (150 gol... e altro ancora)



Tra le poche belle soddisfazioni arrivate dall'atletica leggera azzurra negli ultimi anni, ci sono di certo i balzi di Fiona May. Nata a Slough in Gran Bretagna nel 1969 e diventata italiana nel 1994 (dopo il matrimonio con l'astista Gianni Iapichino), la May è salita sul podio in praticamente tutte le maggiori competizioni internazionali di salto in lungo a cui ha partecipato tra il 1994 e il 2001. Con una particolare predilezione per il gradino più alto nei campionati mondiali. Ecco il suo palmares completo, ordinato cronologicamente:

1994: bronzo europeo a Helsinki.
1995: oro mondiale a Goteborg.
1996: argento olimpico ad Atlanta.
1997: bronzo mondiale ad Atene.
1998: argento europeo a Budapest.
1999: argento mondiale a Siviglia.
2000: argento olimpico a Sydney.
2001: oro mondiale a Edmonton.

Su YouTube, è più facile trovarla che balla il merengue a Ballando con le stelle o fa la pubblicità al Kinder Fetta al Latte assieme alla figlia Larissa. Ma almeno un salto importante è disponibile, anche se accompagnato da un commento in lingua non identificata (ungherese?). E' quello con cui Fiona conquistò l'argento agli europei di Budapest del 1998: un 7,11 metri che è tuttora, a tredici anni di distanza, record italiano. A batterla, quel giorno, fu solo un totem chiamato Heike Drechsler, che saltò appena cinque centimetri più in lungo (e che, per sette centimetri, la privò anche della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Sydney nel 2000).


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

"Restrepo", il documentario sulla guerra in Afghanistan di Tim Hetherington

Su YouTube un utente ha caricato la versione italiana, quasi integrale, di Restrepo - Inferno in Afghanistan, il documentario del 2010 scritto e diretto dal giornalista americano Sebastian Junger e dal fotografo britannico Tim Hetherington. Il film racconta l'anno trascorso dai due reporter sul fronte afgano, come inviati per Vanity Fair, al seguito di un battaglione di soldati americani nella valle di Korangal. E' stato candidato all'Oscar come miglior documentario (premio poi vinto da Inside Job). Tim Hetherington è uno dei due fotografi uccisi ieri a Misurata, in Libia, negli scontri tra ribelli e forze lealiste. Non usava molto Twitter, praticamente solo un messaggio al mese. Ne aveva però scritto uno giusto il 19 aprile, sempre da Misurata: "In besieged Libyan city of Misrata. Indiscriminate shelling by Qaddafi forces. No sign of NATO".



Parte 2
Parte 3
Parte 4
Parte 5
Parte 6 (mancante)
Parte 7
Parte 8

lunedì, aprile 18, 2011

L'invincibile Ribot (150 gol... e altro ancora)



Alla nascita, dicevano che era piccolo e sproporzionato. "Un brutto anatroccolo", lo definisce Wikipedia. Destinato a diventare leggenda, con sedici vittorie in altrettante gare, tra cui due Arc De Triomphe di Longchamp e un King George Stakes ad Ascot. Ribot è stato un purosangue. Per molti anni, almeno fino all'arrivo di Varenne, "il" purosangue. Nato nel 1952 e allevato da Federico Tesio, ha galoppato giusto un paio d'annetti: tra il 1954 e il 1956. Quindi, invincibile e invitto, si è goduto sedici anni di pensione, da stallone, producendo una nidiata di piccoli campioncini. Nel video sopra, con telecronaca inglese, c'è la sua vittoria più famosa: al King George, davanti a centomila spettatori, regina Elisabetta compresa. Se poi volete, su YouTube ci sono anche i filmati dell'Istituto Luce che raccontano le vittorie a Parigi nel 1955 e 1956.


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

venerdì, aprile 15, 2011

365 giorni. 790 ricette.


Ah, questi sono i progetti che fanno bene allo spirito e male alla salute. I Pellegrini di Artusi sono una lei (Nene) e un lui (Gigi) che si sono presi l'impegno di cucinare in un anno tutte le 790 ricette di Pellegrino Artusi, leggendario critico e gastronomo morto esattamente cento anni fa. Passando direttamente i risultati dai fornelli a un blog, in perfetto stile Julie/Julia. Il progetto è arrivato al giorno 254 e mi è stato segnalato da un amico con la varicella (ma non credo che la malattia sia in alcun modo legata alle doti culinarie dei Pellegrini). Sopra, un appetitoso esempio fotografico del blog. Sotto, il relativo commento testuale. Come avrete capito, ai tempi di Artusi il vegetarianismo non tirava molto.
P.S. I Pellegrini stanno cercando un luccio... qualcuno sa come aiutarli?

GIORNO 253
Contornati di carne di ogni tipo, almeno abbiamo tamponato con una minestra di erbe passate (107)...! Poveri noi ci verrà la gotta :) Ma andiamo con ordine: stracotto alla bizzarra 254, perchè bizzarro non si sa, è semplice e buono, solito sapore stile sugo-di-carne però con il sughino messo sopra viene molto buono. Ecco se c'è qualcosa che ci manca in questo Artusi sono le spezie. Alla fine pancetta, carne, cipolla sono sempre le basi e il gusto cambia di poco... Abbiamo chiesto ovunque la zampa burrata per il 335 e non ce la vendono anzi inorridiscono all'idea di doverne rapare una... finchè il macellaio che ci ha presi in simpatia ci ha regalato uno stinco e ha detto "fatevelo bastare per sta cavolo di zampa!!!"... Pace all'anima di Artie, abbiamo cucinato quello! E divorato fino all'osso, notate bene la foto del cannibale di casa! Poi, due piatti di coniglio: arrosto 533 e fritto 219, e via! Ci hanno aiutato a finire il tutto anche i miei, naturalmente :) 

lunedì, aprile 11, 2011

Bela Lugosi's not dead. Lon Chaney and Boris Karloff, neither.


Chiunque essa sia, Debbie è deliziosa. Inglese, "Teaching assistant" (assistente universitaria?) durante la settimana, "eccentric artist/tattooist at weekends", curatrice di un sito amatoriale su Tommie Lee Jones, appassionata di loschi figuri come Bela Lugosi, Boris Karloff e Lon Chaney, è la tenutaria di un canale YouTube dove - da un paio d'anni - carica le versioni integrali di capolavori gotici (e non solo) degli anni Venti e Trenta.

I titoli disponibili sono:
The Penalty (1920, con Lon Chaney, IMDB)
Lo sconosciuto (1927, con Lon Chaney, IMDB)
Ridi pagliaccio! (1928, con Lon Chaney, IMDB)
L'isola delle anime perdute (1932, con Bela Lugosi, tratto da L'isola del dottor Moreau di H.G.Wells, IMDB)
Il dottor Miracolo (1932, con Bela Lugosi, tratto da I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, IMDB)
The Ghoul (1933, con Boris Karloff, IMDB)
L'ombra che cammina (1936, con Bela Lugosi e Boris Karloff, IMDB, il titolo originale è The Walking Dead ma non c'entra niente con la serie tv)

Lo sconosciuto di Tod Browning (qui sonorizzato con una nuova partitura composta dalla Alloy Orchestra), è davvero un capolavoro assoluto, quasi disturbante come Freaks, con una bellissima Joan Crawford e un Lon Chaney inarrivabile persino quando recita con i piedi. Di sicuro nella Top 10 dei film horror dell'era del muto. Godetevelo a schermo intero.

(via Metafilter)

Piero Gros, l'oro di Innsbruck e i Rayban (150 gol... e altro ancora)


A vederlo in questo collage d'epoca, con i Ray-Ban e la zazzera al vento, Piero Gros sembra uscito dalla nazionale orange di Cruyff o da un film inglese degli anni marroni. L'estetica dei Settanta, che meraviglia! Pierino, in realtà, non arrivava né da Amsterdam né da Manchester, bensì dalle piemontesissime montagne di Sauze d'Oulx (città di cui fu anche sindaco, tra il 1985 e il 1990). E sulle montagne, nonostante la concorrenza di cannibali quali Gustav Thöni e Ingemar Stenmark, riuscì a togliersi le sue belle soddisfazioni: come la Coppa del Mondo assoluta conquistata nel 1974 (a neanche vent'anni) e la medaglia d'oro in slalom alle Olimpiadi di Innsbruck nel 1976, ricordata anche nel video.


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

giovedì, aprile 07, 2011

Loris Stecca e il mondiale dei pesi supergallo (150 gol...)



Se le storie di pugilato escono sempre così bene al cinema, forse è perché le storie di pugilato spesso sembrano fatte apposta per il cinema. Come dimostra quella di Loris Stecca, una vita sempre in bilico tra trionfi e batoste, cadute e risalite, botte prese e date. Il presente, in un'atmosfera un po' alla The Wrestler, ce lo mostra impegnato in improbabili videosfide a Fabrizio Corona o impossibili ritorni sul ring. Il passato, tra il 1984 e il 1985, ce lo racconta attraverso incontri dall'intensità e drammaticità degni di Rocky. La memorabile doppia sfida mondiale persa contro  il portoricano Victor Callejas, per esempio, di cui su YouTube si può recuperare il tremendo ko subito nel secondo incontro di Rimini. O la superba serata di Milano, 22 febbraio 1984, in cui Loris conquistò la corona WBA dei supergallo piegando per ko tecnico al dodicesimo round il dominicano Leo Cruz. Un assalto vinto a fil di gong, che potete rivivere nel video sopra con il commento originale di Rino Tommasi e il vecchio simbolo del biscione di Canale 5. A rendere ancora più "cinematografica" la storia di Loris Stecca, c'è poi il ruolo del fratello più giovane, Maurizio, che vinse una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Los Angeles per poi diventare campione mondiale WTO nei pesi piuma nel 1989. Due fratelli, un'unica passione. Come i protagonisti di The Fighter. Anzi no, ancora meglio: perché gli Stecca un titolo mondiale l'hanno conquistato entrambi.


150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

mercoledì, aprile 06, 2011

X-Men - L'inizio: i titoli di testa realizzati dai fan

Ridendo e scherzando, la serie di film tratti dai fumetti X-Men sta per arrivare al quinto capitolo. Dopo i titoli "ufficiali" (X-Men del 2000, X-Men 2 del 2003 e X-Men 3 Conflitto finale del 2006) e lo spin-off dedicato a Wolverine nel 2009, adesso tocca a X-Men - L'inizio. In uscita a giugno, il film sarà una specie di prequel, ambientato negli anni '60, quando il professor Xavier e Magneto erano ancora amici e se la dovevano vedere con la crisi missilistica a Cuba. Guardate che belli questi titoli di testa - assolutamente non ufficiali - ispirati all'estetica (e alla musica) dei film di spionaggio degli anni '60, da James Bond in giù.
(via Cineblog)


X-Men: First Class Title Sequence from Joe D! on Vimeo.

lunedì, aprile 04, 2011

Edoardo Mangiarotti, l'azzurro più medagliato di sempre alle Olimpiadi (150 gol)



Con la scherma, c'è solo l'imbarazzo della scelta. La scuola italiana è da sempre una delle migliori al mondo e in tutte le maggiori competizioni internazionali le medaglie piovono a grappoli. Ben tredici, solo alle Olimpiadi, ne ha conquistate Edoardo Mangiarotti. Brianzolo di Renate, classe 1919, Mangiarotti ha dominato la scena per più di vent'anni, iniziando con un oro nella spada a squadre nel 1936 a Berlino e chiudendo con un altro oro nella stessa competizione a Roma 1960. 

Il suo tabellino olimpico completo recita così:
6 ori (di cui uno individuale, nella spada, a Helsinki 1952)
5 argenti (di cui uno individuale, nel fioretto)
2 bronzi (entrambi individuali, nella spada)

Con i suoi tredici allori, Mangiarotti è l'azzurro più medagliato di sempre nella storia dei Giochi Olimpici. Il quarto in assoluto, dietro la ginnasta russa Larissa Laytnina (18 medaglie), il nuotatore americano Michael Phelps (16) e il ginnasta russo Nikolay Andrianov (15). E chissà come sarebbe questa classifica se lo schermidore italiano avesse potuto competere anche nelle due edizioni dei Giochi cancellate durante la Seconda Guerra Mondiale...

Un altro numero impressionante? 24. Sono le medaglie conquistate da Mangiarotti ai campionati mondiali: 12 d'oro, 7 d'argento, 5 di bronzo. E in questo caso le edizioni saltate per la guerra furono addirittura otto, dal 1939 al 1946. Insomma, un vero e proprio fuoriclasse, di cui su YouTube si trova poco materiale (il Mangiarotti più gettonato è il critico musicale del Giorno e del Quotidiano Nazionale). Ma qualche chicca c'è. Per esempio, il video che trovate sopra, relativo a un gala internazionale a Torino, nel 1953, che vide contrapposti Mangiarotti e il campione transalpino Christian D'Oriola. 

Molto bello è anche questo riassunto, in inglese, dei Giochi di Melbourne 1956, i primi in cui i giudici della scherma vennero aiutati con le segnalazioni elettroniche dei colpi. Il filmato riguarda tutte le discipline e dedica parecchio spazio al trionfo azzurro nella spada (vittoria a squadre e tripletta nell'individuale: oro a Carlo Pavesi, argento a Giuseppe Delfino, bronzo a Mangiarotti). Ma forse il contributo più bello è questa intervista, realizzata il giorno del novantesimo compleanno di Mangiarotti. Era il 7 aprile 2009. Giovedì, le candeline sulla torta saranno novantadue. Auguri!



150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

sabato, aprile 02, 2011

Il jukebox di Eddie.


Molti fan dei Pearl Jam sapranno che a maggio uscirà un nuovo disco di Eddie Vedder, Ukulele Songs. Quello che invece forse molti non sanno è che - in vista di un più corposo tour americano in estate - Vedder ha scaldato i motori con un bel giro di concerti in Australia. Quattordici date dal 10 marzo al 1° aprile, sparse tra i teatri di Brisbane, Canberra, Newcastle, Sydney, Melbourne, Adelaide, saltando fino alle remote coste occidentali a Perth.

Confermando quella che è una delle migliori abitudini dei Pearl Jam, Vedder si è divertito a proporre un repertorio a dir poco eterogeneo. In quattordici concerti ha suonato 76 canzoni diverse: 14 tratte dai suoi dischi solisti (Into the Wild, The Ukulele Songs...), 28 dei Pearl Jam (almeno una per ogni album) e 34 cover (Beatles, Bruce Springsteen, Neil Young, Bob Dylan, Tom Waits, James Taylor, Nick Cave, Nine Inch Nails...). Qui sotto trovate l'elenco, in ordine alfabetico, di tutte le canzoni suonate almeno una volta.

Tour italiano? Per il 2011 sembra che non se ne parli.


Le canzoni suonate da Eddie Vedder nell'Australian Tour 2011

COVER
Beatles: BlackbirdYou've Got To Hide Your Love Away
Bob Dylan: Forever YoungGirl From the North CountryMasters of War
Bruce Springsteen: Growin' UpMy City Of RuinsOpen All Night
Cat Stevens: Don't Be ShyTrouble
Daniel Johnston: Walking the Cow
Hunter & Collectors: Throw Your Arms Around Me
Indo: Hard Sun (incisa anche nella colonna sonora di Into the Wild)
James Taylor: MillworkerYou Can Close Your Eyes
Jerry Hannan: Society (incisa anche nella colonna sonora di Into the Wild)
John Doe: The Golden State
Midnight Oil: One Country
Neil Young: Long May You RunRockin' in the Free World (habitué nei concerti dei Pearl Jam), The Needle and the Damage Done
Nick Cave: The Ship Song
Nine Inch Nails: Hurt
Pete Townshend: Let My Love Open The Door
Pink Floyd: Brain Damage
Ramones: I Believe in Miracles (già suonata live anche dai Pearl Jam)
Rose & David: Tonight You Belong To Me (sarà presente anche in The Ukulele Songs, in duetto con Cat Power)
Split Enz: I Got You
Steve Van Zandt: I Am a Patriot
The Who: Behind Blue EyesThe Kids Are Alright
Tom Waits: Picture In a Frame (già suonata live anche dai Pearl Jam, tra cui a Milano 2006; è l'origine del titolo del dvd Immagine in cornice)
Victoria Williams: Crazy Mary (habitué nei concerti dei Pearl Jam)
Wayne Cochran: Last Kiss (incisa anche dai Pearl Jam)

CANZONI DEI PEARL JAM
Da TenPorch
Da VS.: Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
Da Vitalogy: Better Man, Immortality
Da No CodeAround The Bend, I'm Open, Lukin, Off He Goes, Sometimes
Da YieldWishlist 
Da Binaural: Light Years, Parting Ways, Soon Forget 
Da Riot Act: ArcCan't Keep, I Am Mine, Thumbing My Way
Da Pearl JamGone
Da BackspacerJust Breathe, Speed Of Sound, The End, Unthought Known 
Da Lost Dogs, colonne sonore e altri album: Dead Man, Driftin', Long Road, Man of the Hour, Santa Cruz, Untitled

REPERTORIO SOLISTA
Dalla colonna sonora di Into the Wild: Setting Forth, No Ceiling, Far Behind, Rise, Guaranteed
Da Ukulele SongsSleeping By Myself, Without You, Goodbye, Broken Hearted, Longing To Belong, You're True, Light Today
Da altre colonne sonore: Better Days, No More

(info tratte da Setlist.fm)