mercoledì, agosto 31, 2011

Parigi 1999, l'Italia del basket sul tetto d'Europa (150 gol)



Con Serbia-Italia (in corso mentre pubblico questo post), cominciano oggi i campionati europei di basket. Occasione perfetta per ricordare l'ultimo successo azzurro nella competizione continentale. Luglio 1999, Parigi: dopo aver travolto la Russia nei quarti di finale e superato la Jugoslavia (che si chiamava ancora così, ma praticamente era solo più Serbia) in semifinale, l'Italia trascinata da talenti come Alessandro Abbio, Gregor Fucka e Carlton Myers sconfigge la Spagna nella finale di Bercy: 64-56. Bissando così il successo di Nantes nel 1983 (evidentemente, giocare gli europei in Francia ci porta bene...). Per saperne di più, qui c'è la pagina Wikipedia con tutti i risultati della manifestazione. Nel video sopra, invece, gli ultimi tre minuti della finale con la telecronaca originale di Tele+. Dan "mamma, butta la pasta e anche il dolce!" Peterson compreso. 

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

martedì, agosto 30, 2011

La Lancia Delta e Miki Biasion dettano legge al mondiale rally (150 gol)



Tra il 1987 e il 1992, il simbolo del campionato del mondo di rally è una macchina italiana: la Lancia Delta. Prima in versione HF 4WD, quindi Integrale, infine Integrale 16 valvole, con la sua forma e i suoi colori inconfondibili, la Delta vince sei campionati costruttori consecutivi e quattro titoli piloti: due con il finlandese Juha Kankkunen (1987 e 1991) e due con il bassanese Miki Biasion (1988 e 1989). Negli anni in cui la Ferrari patisce le pene dell'inferno in Formula 1, tristemente all'ombra di McLaren e Williams, spetta all'accoppiata Delta/Biasion mantenere alti i colori italiani nel mondo dei motori e delle quattroruote. Con effetti a lungo termine, visto che su YouTube sono disponibili decine e decine di filmati, in svariate lingue diverse, che ricordano e raccontano quegli anni. Ho scelto un resoconto del mondiale 1988. E' in giapponese, quindi non si capisce un granché, ma le immagini - tra strade sterrate e innevate, Acropoli e Sanremo - sono suggestive (e c'è anche quello del 1989).

150 gol (... e altro ancora)
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El Canone.


Se, come il sottoscritto, avete spaventose lacune sul fronte della narrativa latino-americana e magari volete provare a colmarle in questo ultimo quadrimestre del 2011, ecco una lista che potrebbe tornarvi utile... Sono i più grandi romanzi latino-americani del XX e XXI secolo, secondo il canone redatto dallo scrittore messicano Carlos Fuentes (qui un suo articolo pubblicato su El Pais). I link sono alle traduzioni italiane disponibili su Amazon o IBS.

Il Canone del Ventesimo secolo.
1. L'Aleph (Jorge Luis Borges)
2. I passi perduti (Alejo Carpentier)
3. Il gioco del mondo (Julio Cortázar)
4. Cent'anni di solitudine (Gabriel García Márquez)
5. Paradiso (José Lezama Lima)
6. La vita breve (Juan Carlos Onetti)
7. Notizie dell'impero (Fernando del Paso)
8. Io il supremo (Augusto Roa Bastos)
9. Pedro Páramo (Juan Rulfo)
10. Conversazione nella "Catedral" (Mario Vargas Llosa)
11. Santa Evita (Tomás Eloy Martínez)

Il Canone del Ventunesimo secolo (forse un briciolo prematuro, visto che mancano ancora una novantina d'anni...)
1. Storia segreta del Costaguana (Juan Gabriel Vásquez)
2. In cerca di Klingsor (Jorge Volpi)
3. Oír su voz (Arturo Fontaine)
4. Il deserto (Carlos Franz)
5. Las muertes paralelas (Sergio Missana)
6. Ombre senza nome (Ignacio Padilla)
7. El síndrome de Ulises (Santiago Gamboa)
8. I delitti della settimana santa (Santiago Roncagliolo)

lunedì, agosto 29, 2011

Il pokerissimo di Nedo Nadi ad Anversa 1920 (150 gol)



Forse nel 1920 la concorrenza non era agguerrita come è oggi. Ma l'exploit di Nedo Nadi merita di essere raccontato. Il ventiseienne schermidore livornese si presentò a tutte le sei competizioni in programma alle Olimpiadi di Anversa: sciabola, spada, fioretto, sia individuale che a squadre. E ne vinse cinque. Gli sfuggì soltanto la spada individuale, per dei malanni intestinali che lo costrinsero al ritiro. Ancora oggi, il suo è un record: nessun altro atleta ha mai vinto una medaglia d'oro nelle tre diverse armi e nella stessa Olimpiade.

I video d'epoca, naturalmente, sono rarissimi. C'è un breve resoconto dei successi olimpici italiani nel periodo 1920-1936, che mostra anche qualche immagine di Nadi. Ma il reperto più curioso, sbucato fuori da chissà quale cassetto, è quello che trovate sopra: testimonianza di una visita a New York nel 1930. Dopo un saluto con stile e mascella assai mussoliniana - pronunciato sia in inglese che in italiano - l'atleta azzurro (ormai in pensione) si concede alla macchina da presa, per un'esibizione contro un improvvisato avversario.

150 gol (... e altro ancora)
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venerdì, agosto 19, 2011

MySpace è morto, e anche Flickr non si sente troppo bene.


Ho scoperto oggi che Flickr è morto. O quantomeno, sta morendo.
Anche la produzione di computer di HP, dalle cui fabbriche cinesi proviene quello su cui sto scrivendo in questo momento, non sembra passarsela troppo bene.
E cosa dire di MySpace, così giovane eppure così moritura?
E di Motorola, inghiottita da Google?
E di Nokia, che fa di tutto per stare a galla, ma di cui i bookmakers iniziano a prevedere un futuro nella pancia di Microsoft?
E della stessa Microsoft, la Mordor degli anni '90, oggi condannata a vivere nell'ombra di Apple e Google e Facebook?
Forse noi viviamo un po' troppo nell'illusione del lungo termine. Della fissità. Di ciò con cui siamo cresciuti che deve durare in eterno: i principi, i valori, le abitudini, le squadre di calcio, le leggi, le tecnologie, i marchi commerciali, le rockstar. Beh, la Silicon Valley e tutto ciò che vi ronza attorno stanno facendo di tutto per abituarci a una ben diversa realtà: al trionfo del breve termine, della gittata corta, del domani di cui non c'è davvero certezza (se non che sarà diverso dall'oggi).
Il mondo non è mai stato fermo. L'uomo e le sue società si sono continuamente rinnovate. Ma forse preferivamo accettare questa idea quando si parlava di secoli e di lente transizioni. Se un cambiamento dura duecento anni, noi che ci viviamo dentro magari non ce ne rendiamo conto e siamo tranquilli. Ma se un cambiamento, anche radicale, avviene in cinquant'anni? In venticinque? In dieci?
Stare fermi è orribile. Essere sempre in movimento, e vedere tutto costantemente in movimento, inizia a farci paura. Riusciremo a trovare l'equilibrio? A sfuggire sia alla trappola dell'immobile che alla condanna del fluttuante? 

Il Buono, il Brutto e il Cattivo: Maurizio Fondriest a Ronse 1988 (150 gol)



Nello sport non si è sempre sportivi. A volte si gode, e anche parecchio, per una caduta altrui. 29 agosto 1988, strade di Ronse, nelle Fiandre, campionato del mondo di ciclismo. Tre atleti si giocano la maglia iridata nella volata finale: il giovane italiano Maurizio Fondriest (il Buono), l'esperto belga Claude Criquielion (il Brutto) e l'outsider canadese Steve Bauer (il Cattivo). A 200 metri dal traguardo, parte il canadese. Criquielion reagisce e sembra in grado di superarlo agevolmente. Bauer però sbanda, spingendo il belga contro uno dei blocchi di cemento che bloccano le transenne laterali. Morale della favola: Criquielion cade, Bauer frena e Fondriest centra quella che sarà la vittoria più importante della sua carriera.

150 gol (... e altro ancora)
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giovedì, agosto 18, 2011

L'arte del pisolino


Aprile dolce dormire, certo. Ma cosa dire di questi afosi giorni di mezzagosto, in cui l'estate sta scoccando le sue frecce più arroventate? Altre foto, belle, insolite e appisolate, le trovate su Boing Boing

mercoledì, agosto 17, 2011

Da Torino a Helsinki, gli 800 metri di Andrea Benvenuti (150 gol)


Dicevo qualche post fa di quegli anni in cui l'Italia si toglieva parecchie soddisfazioni in quasi tutte le specialità dell'atletica leggera. Magari non soddisfazioni enormi, globali, olimpiche, mondiali... ma almeno europee. E non era mica tanto tempo fa. Nel 1994 a Helsinki, per esempio, Andrea Benvenuti vinse con autorevolezza la finale degli 800 metri. La sua prima e praticamente unica vittoria in campo internazionale, anche a causa di una valanga di infortuni. O meglio, la sua seconda. Perché nel 1992, Benvenuti aveva dominato anche il Golden Gala di Torino. Una gara importante per almeno tre ragioni. Primo: fu praticamente l'unico grande evento di atletica leggera ospitato al Delle Alpi, uno stadio dedicato quasi esclusivamente al calcio e ai concerti rock, costruito per dei mondiali di calcio (Italia '90), eppure saggiamente dotato di pista di atletica leggera. Secondo: sugli spalti, quella sera, c'ero anch'io. E ricordo molto bene la gara di Benvenuti. Terzo: quello che ricordo di più, però, è qualcos'altro. Un autobus verde militare, all'uscita dello stadio, terribilmente anonimo eppure stranamente circondato da una trentina di spettatori. Mi avvicino. C'è un tizio che si sporge dal finestrino e batte un cinque a tutti quelli che si avvicinano. Vado anch'io verso il tizio, senza ancora riconoscerlo. Mi batte il cinque. E' Sergej Bubka. Quel giorno, davanti al Delle Alpi, decisi che sarei diventato anch'io un campione di salto con l'asta. Poi, il giorno dopo, cambiai idea. Sopra, il video di Helsinki (con telecronaca della gloriosa Telemontecarlo). Sotto, quello di Torino (con Benvenuti, non Bubka).


150 gol (... e altro ancora)
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sabato, agosto 13, 2011

Lo "scricciolo" Battistelli a Bonn 1989 (150 gol)



I campioni di nuoto di oggi, quando li vedi entrare in piscina, ti vien voglia di andare a nasconderti sotto il letto. Con quegli addominali scolpiti, quei pettorali extralarge e quelle spalle che non finiscono più, sembrano tutti Arnold Schwarzenegger. Spesso, anche le donne. Ma ci fu un'epoca in cui non era necessario avere il fisico da culturista per competere ad alto livello. E il simbolo italiano di quell'epoca fu Stefano Battistelli, che a 16 anni stupì tutti sia per la medaglia d'argento ai Mondiali di Roma 1986 nei 1500 metri stile libero, sia per l'altezza inferiore ai 170 cm e la muscolatura, in fondo, abbastanza "umana". Battistelli fu il primo nuotatore italiano maschio a vincere una medaglia alle Olimpiadi (un bronzo a Seul nei 400 misti nel 1988, bissato nei 200 dorso a Barcellona 1992). La sua vittoria individuale più bella arrivò invece ai campionati europei di Bonn 1989: oro nei 200 dorso, con una rimonta conclusa proprio sul fil di lana. Di quella gara, sopra, potete rivivere le due vasche finali. Senza aver bisogno di correre a nascondervi sotto il letto.

150 gol (... e altro ancora)
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venerdì, agosto 12, 2011

La danza d'oro di Franco Menichelli a Tokyo 64 (150 gol)


A volte spuntano da luoghi impossibili: un po' come Alberto Tomba da Sestola. O in sport impossibili: come Franco Menichelli nella ginnastica artistica. Una disciplina in cui l'Italia aveva sì dominato la scena, ma solo fino all'exploit delle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 (4 ori, 1 argento, 2 bronzi!). Poi, il nulla. Fino a Roma 1960, quando timidi segnali di risveglio arrivarono grazie all'argento di Giovanni Carminucci nelle parallele asimettriche, al bronzo a squadre e al bronzo individuale conquistato nel corpo libero dall'appena diciannovenne Menichelli.

L'Olimpiade della consacrazione del ginnasta romano fu però la successiva: Tokyo 1964. In quell'edizione, la ginnastica è praticamente una faccenda tra due paesi: Giappone e Unione Sovietica. Nelle gare maschili, il Giappone si porta a casa otto medaglie, di cui cinque d'oro. L'Unione Sovietica dieci, quasi tutte d'argento. Solo un paio d'atleti riescono a fare da terzi incomodi. E uno di questi è proprio Menichelli. Medaglia di bronzo nelle parallele, dietro a due giapponesi. Medaglia d'argento negli anelli, dietro a un giapponese. E medaglia d'oro nel corpo libero, davanti a tutti: giapponesi e sovietici.

Il video sopra, con commento francese, ripropone proprio parte dell'esercizio vincente di Menichelli. In uno sport dove conta molto la potenza fisica, quello che colpisce di più è la leggiadria, la bellezza, la purezza dei movimenti. Quattro anni dopo, a Città del Messico, le cose non andarono così bene. Come racconta il sito Storie di Sport, l'atleta azzurro arrivò già dolorante al tendine d'Achille. E durante le qualificazioni al corpo libero, se lo ruppe del tutto, chiudendo virtualmente la carriera. Breve, ma intensa.

150 gol (... e altro ancora)
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giovedì, agosto 11, 2011

La mira infallibile di Chiara Cainero a Pechino 2008 (150 gol)



Dopo la sbornia calcistica di ieri e i gol di Grosso e Del Piero riproposti in mille versioni e lingue diverse, saltiamo subito verso un'altra dimensione. Il tiro a volo è un altro di quegli sport che si godono i loro quindici minuti di popolarità televisiva - quasi di straforo - soltanto alle Olimpiadi. Alzi la mano chi conosce esattamente le sue regole e le differenze tra le varie discipline (skeet? fossa olimpica?). Dopo tante medaglie al maschile, nel 2008 a Pechino è arrivato anche il primo oro al femminile per i colori azzurri: merito di Chiara Cainero, la tiratrice friulana, prima nella gara di skeet, sotto un tamburellante diluvio e al termine di uno spareggio con l'americana Rhode e la tedesca Brinker. Difficile pensare di poter trovare su YouTube la telecronaca della sua vittoria in giapponese, polacco o con il commento di Maradona. Ma i dieci minuti di riassunto in italiano ci sono e bastano quelli per rivivere tutte le emozioni dello spareggio, fino all'esultanza dopo il doppio colpo finale. 

150 gol (... e altro ancora)
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mercoledì, agosto 10, 2011

Mondiali 2006: in quante lingue riuscite a pronunciare il nome "Grosso"? (150 gol)



Scrivo queste righe mentre Italia e Spagna si sfidano sotto il vento di Bari. E' una partita simbolica. Amichevole, sì, ma con protagoniste le ultime due vincitrici dei mondiali: gli azzurri nel 2006 in Germania, gli spagnoli l'anno scorso in Sudafrica. Due successi ben diversi. Se il trionfo iberico, dopo qualche esitazione iniziale, fu meritato e all'insegna del bel calcio, lo stesso non si può dire della vittoria italiana nel 2006. Più che la classe, in quell'estate tedesca gli azzurri tirarono fuori le palle. Erano i giorni di calciopoli, delle polemiche attorno alla Gea (che coinvolgevano il figlio del ct Lippi), di un mercato caratterizzato dagli esiti dei processi. E come sempre - miracolo e dannazione di questo assurdo paese - solo nel momento di difficoltà, gli italiani si scoprirono uomini, giocarono oltre le proprie possibilità, strappando la Coppa ad avversari forse più forti, ma assai meno motivati.

Di partite veramente entusiasmanti, non ce ne furono molte. Un paio di solide vittorie nel girone eliminatorio (ma anche il brutto pareggio con gli USA, con gomitata di De Rossi), una faticaccia contro l'Australia negli ottavi (rigore all'ultimo minuto di Totti), una passeggiata contro la non irresistibile Ucraina nei quarti, una brutta e fortunosa finale con la Francia, conclusa con la testata di Zidane a Materazzi e i rigori. Un percorso non certo da conservare negli annali. Gli stessi festeggiamenti della gente - sottoscritto compreso - furono quasi più rabbiosi che gioiosi, animaleschi, gladiatoriali al Circo Massimo, ritmati quasi ossessivamente dal tribale po-po-po rubato ai White Stripes.

Ci fu però una partita - e soprattutto dei tempi supplementari - che da sola valse tutto il campionato. La ricorderete, di sicuro: 4 luglio, Dortmund, Westfalenstadion, la semifinale contro la Germania. Devo aver ripetuto già un milione di volte quanto trovi esaltante vincere una gara - a maggior ragione ai Mondiali o alle Olimpiadi - contro i padroni di casa. In qualsiasi sport. La staffetta di fondo che supera in volata i maestri norvegesi a Lillehammer; il Settebello che si porta via l'oro da Barcellona, davanti al re Juan Carlos, e il Setterosa che lo imita contro le ragazze greche ad Atene. E' un po' l'effetto Rocky contro Ivan Drago sul ring sovietico. Lo stesso che brillò meravigliosamente - accecante e indimenticabile - nella notte del Westfalen.

In quei giorni, un'amica tedesca mi raccontava l'atmosfera che si viveva nel suo paese. L'entusiasmo attorno alla nazionale di Klinsmann, l'orgoglio patriottico, le bandiere nere, rosse e gialle ovunque, dalla grande città al piccolo villaggio nella Foresta Nera. La Germania era convinta di vincerlo, quel mondiale. Un po' come eravamo convinti noi, nel 1990. Non poteva essere certo un branco di pizzaioli - piccoli, sporchi e pure disonesti - a fermare la giovane armata di Ballack, Schweinsteiger e Podolski. Loro sì che erano allegri e gioiosi. E l'Italia fu il triste risveglio, quello che per noi era stata l'Argentina a Napoli, quando a nostra volta eravamo forse troppo allegri, troppo gioiosi, troppo convinti. Con la differenza che l'Argentina, la semifinale di Italia '90 non la giocò particolarmente bene e vinse ai rigori. A Dortmund, il 4 luglio, noi tirammo fuori invece una gran bella prestazione, intensa e spettacolare... e i rigori li evitammo nel modo più godurioso che esista: con due gol negli ultimi due minuti dei supplementari, al 119' e al 120'. Pam, pam. Grosso, Del Piero. Uno dopo l'altro. Centoventi secondi di puro orgasmo: un record.

L'importanza di quei centoventi secondi - nel frastagliato immaginario mediatico contemporaneo - è tutta su YouTube. Un'importanza che non conosce confini. Va al di là di Germania e Italia. Non credo che esista un altro frammento di una qualsiasi partita o di un qualsiasi evento sportivo di cui sono disponibili - oltre a miliardi di esultanze e deliri vari dei tifosi italiani sparsi per il globo - le versioni originali delle telecronache in italiano (Caressa/Sky, Civoli/Rai, Cucchi/RadioRai, Gialappa's), in tedesco (eh eh eh...), ma anche in inglese, in polacco, in ungherese, in arabo, in cinese, in giapponese... Godetevi quelle che ho trovato, qua sotto, una dopo l'altra. E in alto, gustatevi forse la più simbolica: il "partido inolvidable" di Diego Maradona, opinionista per la tivù argentina.  Proprio quel Maradona che sedici anni prima a Napoli ci aveva spento prematuramente il sogno delle notti magiche. In fondo, a modo suo, il cerchio si chiudeva.

(commento in italiano, Caressa/Bergomi, Sky)


(commento in italiano, Civoli/Mazzola, Rai)


(commento in italiano, Cucchi, RadioRai)


(commento in italiano, Gialappa's)


(commento in tedesco)


(commento in tedesco, un programma con pubblico in studio, condotto dal comico Stefan Raab)


(commento in inglese, BBC)


(commento in inglese, tv americana ESPN)


(commento in polacco)


(solo il gol di Grosso, commento in ungherese)


(commento in arabo, solo il gol di Grosso: "Allah! Allah! Allah! Forza azzorri, la pardida deve essere la vostra")


(commento in spagnolo, tv messicana)


(commento in spagnolo, tv spagnola: comprende altri highlights dei supplementari, tra cui il palo di Gilardino, la traversa di Zambrotta e alcune azioni tedesche)


(commento in cinese)


(commento in... giapponese? coreano?)


(e un'ultima chicca...i due gol visti dallo spicchio di curva del Westfalenstadion occupato dai tifosi italiani)


150 gol (... e altro ancora)
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martedì, agosto 09, 2011

I pugni precisi e "abbronzati" di Sumbu Patrizio Kalambay (150 gol)



Quando Sumbu "Patrizio" Kalambay conquistò il titolo mondiale WBA dei pesi medi, sconfiggendo Iran Barkley il 13 ottobre 1987 a Livorno, l'Italia si scoprì improvvisamente più multietnica. Nativo dello Zaire e naturalizzato dal 1980, Kalambay fu uno dei primi atleti di colore a indossare con successo la maglia azzurra, anticipando i big dell'atletica (Fiona May, Andrew Howe) e la prima stagione dei figli di immigrati (Mario Balotelli, Angelo Ogbonna). Non ricordo molto dell'incontro, ma ricordo bene gli articoli sui giornali, i commenti per strada, il fenomeno di costume. Kalambay, quel titolo lo difese con onore per un annetto abbondante (vincendo con Mike McCallum, Robbie Simms e Doug DeWitt), prima di lasciarsi tentare dalla disastrosa sfida contro Michael Nunn (Las Vegas, 23 marzo 1989, ko dopo appena 88 secondi). Visto che - come ci ha insegnato Rocky - la boxe è spettacolare soprattutto quando uno dei due pugili finisce a terra, sopra trovate la fase finale dell'incontro tra Kalambay e DeWitt, forse il più agevole della stagione mondiale di Patrizio, conclusosi al settimo round. Ai veri appassionati, però, probabilmente farà più piacere recuperare l'intero incontro del marzo 1988 contro il giamaicano Mike "The Body Snatcher" McCallum, che - sebbene imbattuto e favoritissimo alla vigilia - venne sconfitto da Kalambay al termine di dodici round intensi, condotti alla perfezione dal pugile italiano (che da quel giorno, si guadagnò il soprannome di "Professore"). Su YouTube, il match è diviso in quattro parti, con commento Usa: 1, 2, 3, 4.

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lunedì, agosto 08, 2011

Il capolavoro greco-romano di Andrea Minguzzi a Pechino 2008 (150 gol)



Vi dice niente il nome Andrea Minguzzi? Probabilmente, no. E devo ammettere che anch'io, appena tre anni dopo aver tifato per lui, me n'ero quasi completamente dimenticato. Minguzzi è il campione olimpico in carica della categoria 84kg. di lotta greco-romana. Ha vinto a Pechino 2008, superando prima lo svedese Ara Abrahamian in una semifinale a dir poco controversa (per protesta contro le decisioni dell'arbitro, lo svedese respinse platealmente e ben poco decoubertinianamente la medaglia di bronzo...), quindi battendo in finale l'ungherese Zoltan Fodor, grazie a uno spettacolare "capottamento" a pochi secondi dal termine. Sopra trovate un video celebrativo, con telecronaca originale Rai del momento decisivo (ma se volete esagerare, potete anche recuperare l'intera finale). 

La lotta greco-romana, così come il tiro a volo o lo slittino, è uno di quegli sport di cui ci si accorge e per cui ci si esalta solo alle Olimpiadi. Ed è anche naturale che sia così. Durante l'anno ci sono calcio, formula 1, ciclismo, basket, pallavolo, atletica leggera, sci, le gare internazionali di nuoto... se la vita è fatta di gerarchie, anche lo sport non può venir meno alla regola, no? Però la vita è fatta anche di nicchie. E sono proprio le nicchie, in realtà, a permettere al mondo e ai suoi abitanti bipedi di essere un po' meno noiosi, monotoni e prevedibili. Il discorso vale per la musica (grazie al cielo non esistono solo Lady Gaga, i pur sempre cari U2 o Vasco Rossi), per il cinema (grazie al cielo non esistono solo i blockbuster), per la cucina (grazie al cielo non esistono solo la pizza o il McDonald's), per il turismo (grazie al cielo non esistono solo Venezia o Parigi), per il commercio (grazie al cielo non esistono solo i supermercati), per la natura (grazie al cielo non esistono solo le zanzare o le margherite). La nostra salvezza è legata al blues del Mali, ai fermenti del cinema underground serbo, alle specialità gastronomiche abruzzesi, alla più sfigata isola greca e all'ultimo dodo (che in realtà vive ancora da qualche parte in Nuova Zelanda, ne sono convinto). E anche alla lotta greco-romana. Poi magari,  novecentonovantanove giorni su mille, li trascorriamo pensando a una squadra di calcio, a una rockstar, a un marchio di moda, a qualsiasi entità mainstream che ci fa sentir più inseriti nella società. Ma, anche se non ce ne rendiamo conto, il giorno più importante è il millesimo. (... e visto che qui si parla di lotta greco-romana, sebbene lo abbia probabilmente già citato in passato, un pensiero torna al super Vincenzo Maenza, medaglia d'oro nei 48kg. nel 1984 e nel 1988, di cui non ho trovato alcuna traccia nemmeno sulla lunghissima coda di YouTube...)


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sabato, agosto 06, 2011

Learco Guerra, prima "maglia rosa", vince il Giro 1934 (150 gol)



Nella ricca mitologia del ciclismo in bianco e nero, un ruolo di rilievo spetta a Learco Guerra. Campione del mondo su strada a Copenaghen nel 1931, l'atleta mantovano lega il suo nome soprattutto al Giro d'Italia. Un po' per la vittoria nel 1934, raccontata nel video sopra con la tradizionale enfasi dei cinegiornali d'epoca (e con abbondanza di camicie nere e fez sul traguardo), un po' perché Guerra fu il primo ciclista in assoluto - dopo la vittoria nella prima tappa dell'edizione del 1931 - a indossare la famosa maglia rosa, di cui lo scorso maggio sono stati festeggiati gli 80 anni di vita. Ecco la prima pagina della Gazzetta dello Sport del 9/10 maggio 1931, che celebra - anche qui, con inevitabili riferimenti fascisti - "l'istituzione della maglia rosa".


150 gol (... e altro ancora)
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venerdì, agosto 05, 2011

La mia Internet in 21 lettere.

Digitando una singola lettera nella mia finestrella di Google Chrome, vengono fuori:

a --> amazon.it
b --> blogger.com
c --> corriere.it
d --> dati.piemonte.it (??? l'avrò visitato per un articolo ???)
e --> easyjet.com
f --> facebook.com
g --> gazzetta.it
h --> hypem.com
i --> ilmucchio.net
j --> NADA
k --> kaiserchief.com/kaisercabal
l --> lastampa.it
m --> mail.yahoo.it
n --> news.google.com
o --> opensubtitles.org
p --> primaverasound.com
q --> NADA
r --> repubblica.it
s --> statcounter.com
t --> toronews.net
u --> u2place.com
v --> NADA
w --> wikipedia.com
x --> NADA
y --> youtube.com
z --> NADA

E al di là di qualche eccezione e qualche sorpresa, direi che rappresentano davvero bene le mie attività navigatorie.

giovedì, agosto 04, 2011

I tre record mondiali consecutivi di Alessandro Andrei (150 gol)



Ci fu un breve e romantico periodo della mia vita, tra la seconda metà degli anni '80 e la prima del decennio successivo, in cui riuscivo ad appassionarsi pavlovianamente a qualsiasi sport. Bastava che ci fosse una competizione internazionale e un italiano in gara, e il gioco era fatto. Direi che tutta questa serie di video nasce proprio da quel periodo storico (altro che i 150 anni dell'Unità d'Italia, avevo bisogno di nutrirmi di un po' di nostalgia sportiva...). A differenza di oggi, erano anni in cui anche l'atletica leggera regalava grandi soddisfazioni ai colori azzurri. E non solo nelle discipline di mezzofondo e marcia. Nel lancio del peso, per esempio, l'unica degna opposizione al dominio dello svizzero Werner Gunthör e dei due bestioni della DDR (già minacciosi nei nomi, oltre che nel fisico: Udo Beyer e Ulf Timmermann), arrivava proprio da un italiano, un toscanaccio chiamato Alessandro Andrei. Assenti i due tedeschi, Andrei vinse abbastanza agevolmente l'oro alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, mentre dovette accontentarsi dell'argento dietro a Gunthör ai Mondiali di Roma 1987. Il suo vero exploit avvenne però una sera d'agosto del 1987, a Viareggio, quando riuscì a migliorare per tre volte consecutive - con un lancio dopo l'altro: pum, pum, pum... - il record mondiale. Il video sopra documenta proprio quella serata. E visto che le vie di YouTube sono infinite, ma spesso anche piuttosto bizzarre, l'ho trovato solo in spagnolo... In quel periodo, Andrei fu anche tirato in ballo in qualche storia di doping ed è facile immaginare che anche i muscoli dei suoi avversari della DDR non fossero proprio cresciuti a pane e Nutella. Ma all'epoca, a undici anni, nei miei pensieri il doping non svolgeva certo un ruolo centrale (iniziò a guadagnare le prime posizioni l'anno successivo, con l'affaire Ben Johnson a Seoul). Un'ultima curiosità su Andrei, courtesy of Wikipedia: l'ultima volta che superò i 20 metri fu alle Olimpiadi di Seoul, nel 1988. Ciò nonostante, la sua attività agonistica continuò - silenziosa - fino al 2004, all'età di 45 anni (con 19,07 metri ancora raggiunti nel 2000).

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Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.

Il pere di Ubu.


Per la serie: le interviste che avrei voluto e dovuto fare io, se ancora fossi il ghepardo di dieci anni fa. Kenneth Goldsmith è il fondatore di Ubu, un immenso archivio online di poesia, videosperimentazione, arte d'avanguardia e nicchie creative varie, con frammenti di Cage, Ballard, Sun Ra, Satie, Borges, Brecht, Greenaway, Eno, Debord, Sontag... Semplicissimo nella struttura grafica (very 1.0), ma dotato di una sua arcaica multimedialità (con video, testi, immagini, audio). Goldsmith viene intervistato dal magazine Tank. Qui sotto, qualche estratto. Qui, l'intervista integrale.

NR: Why do you think that is the case?
KG: Everyone is frightened of copyright. Ubuweb simply acts like copyright doesn’t exist: we just ignore it. Everything on Ubu is free. We don’t touch money. The site is run by students and volunteers, and our server space and bandwidth is donated by universities. Ubu has discovered an economic gray zone by hosting out-of-print and hard-to-find items that aren’t valuable, economically speaking. It’s mostly artists’ ephemera and although it might not be worth a lot of money, intellectually and historically it’s priceless. The only value of the avant-garde is artistic and political.

NR: How do you think new digital technology affects how artists create and show their work?
KG: If you look at art galleries and art fairs, you’d forget that the internet even exists. To me, that’s not being contemporary. The market is still the thing that drives the art world, to the exclusion of almost everything else. I feel the art world is falling behind culture. Art used to lead culture – if I wanted the latest and most innovative ideas, I’d go to a contemporary art museum. Today, I’ll go to Apple. Corporate and mainstream culture makes the art world look like an antiques shop. What the art world is missing is the idea that it’s not the content any more that makes a work radical; instead, it is the way it’s distributed. A Matthew Barney video is still a Matthew Barney video, just as it was 20 years ago, but how it is distributed – across file-sharing networks to far-flung corners of the world, for free and on demand – is what makes it radical. For the art world, the primacy of content has long been replaced by market status. The art world doesn’t care what artworks are about; they care how much money they are worth.

NR: You have said you don’t believe in a democratic approach to art – why is that?
KG: One of the problems with the web – and social media in general – is the ethos of “everything is good” (the “like” button on Facebook), or “everybody has a voice”. Everybody might have a voice, but not every voice is worth listening to. You need someone to separate and discern which ones are worth hearing. And that’s always been the role of the curator. In the age of the archivist – and we are all archivists by default in the digital era – curation has become even more important. With more and more artworks and files, you really need someone to sort it all out for you. Ubu doesn’t have an open policy or any social media or “community” attached to it. It’s more like a library where you come to it and take what’s there.

mercoledì, agosto 03, 2011

Febbre filosofica a 90°.

Il problema, al solito, è il tempo. Bisognerà trovare blocchi di novanta minuti liberi. Solo in quel momento si potrà verificare anche la validità dei contenuti. Però... se, come me, sentite il bisogno di colmare alcune mostruose lacune in filosofia... e magari volete farlo - in ossequio all'efficienza e al multitasking - tenendo allenata la vostra comprensione dell'inglese... beh, allora i video/audiolibri che trovate qui sotto forse potranno essere utili.







E ci sono anche, con progressiva apertura alla letteratura: Platone, Karl Marx, Tommaso d'Aquino, Kant, Cartesio, Hegel, Rousseau, Schopenhauer, Wittgenstein, Hume, Sartre. Nietzsche, Confucio, Sant'Agostino, Heidegger, Virgina Woolf, Kafka, D.H.Lawrence, Borges, Garcia Marquez, Dostojevsky. Li trovate tutti sul canale dell'user Nequillim. Non proprio degli ascolti estivi, mi rendo conto... :o)

Neanche il vento ferma Josefa (150 gol)



Olimpiadi estive di Los Angeles, 1984.
Una giovane canoista della Germania Ovest conquista la medaglia di bronzo nel K2 500.
Olimpiadi estive di Londra, 2012.
Quasi tre decenni dopo, alla bella età di quarantasette anni, quella stessa canoista - da tempo diventata italiana - si appresta a partecipare ai suoi ottavi giochi olimpici. Sono storie come quella di Josefa Idem che aiutano il mondo a continuare a girare per il verso giusto. Spingendolo sempre più avanti. Contro gli ostacoli, le convenzioni, l'apatia, il vento della rassegnazione. Quello stesso vento che l'atleta azzurra - già 35enne - perforò nella gara più epica ed esaltante della carriera, la finale dei K1 500 a Sydney 2000, dove - cavalcando onde assai rare nella canoa di velocità -  riuscì a vincere la medaglia d'oro, con una possente volata su una delle sue più acerrime rivali, la canadese Caroline Brunet. E con tanto di tardelliano urlo finale di gioia. Il video sopra, commentato in inglese, è il ricordo di quel trionfo.

150 gol (... e altro ancora)
Un omaggio ai 150 anni dell'Italia, attraverso vittorie sportive, video d'epoca, telecronache originali. Per l'elenco completo dei video, clicca qui.