sabato, dicembre 31, 2011
Matteo Manassero e uno sguardo al 2161 (150 gol)
Il 24 ottobre 2010, a 17 anni e sei mesi, infilando la buca che vedete sopra, Matteo Manassero ha conquistato il Castello Masters, diventando il più giovane vincitore di sempre di un trofeo del circuito European Tour di golf. Matteo è nato nel 1993. Dei primi 150 anni di storia d'Italia ne ha visti pochini. Anche sul versante sportivo. Non ha esultato con Tardelli nel 1982, non ha vissuto le imprese di Coppi e Bartali, il 19"72 di Mennea, i 37 colpi degli Abbagnale ed è troppo giovane persino per ricordare il trionfo di Alberto Tomba in Coppa del Mondo. In quei giorni di ottobre, sui campi da golf valenciani, si è tolto lo sfizio di lasciare un piccolo sigillo sul capitolo finale del vecchio libro. Ma le pagine migliori, molto probabilmente, se l'è tenute per il prossimo volume. Matteo è il nuovo che avanza, il simbolo dei traguardi che si profilano all'orizzonte: non da raccontare, ma da scrivere. Giochi di Londra, mondiali, europei, gran premi, corse, sfide incredibili eppure possibili. Avete presente quante altre ce ne saranno, Maya permettendo, da qui al 2161?
150 gol (... e altro ancora)
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giovedì, dicembre 29, 2011
La prima magia di Simoncelli a Jerez 2004 (150 gol)
Quando muore un clown, il mondo è un po' più triste. E Marco Simoncelli, a modo suo, era un clown. Un dispensatore di buonumore. Già solo per quella capigliatura da telespalla di Krusty, o per tutte quelle immagini - che lo ritraggono sorridente - di cui si è riempito il Web pochi minuti dopo la fatale caduta a Sepang: l'ultimo video girato in albergo in Malesia, la vecchia foto durante una scampagnata con gli amici Valentino Rossi e Jovanotti... Come si fa a non sospirare quando muore qualcuno che sorride? Ma in fondo, al di là della retorica, anche questo è un volto dello sport: il destino che non si ferma prima del confine, che lo varca, forse per andare a vedere cosa c'è oltre, forse semplicemente perché funziona così. E' una terribile tassa che si è pagata tante volte in 150 anni: sulle montagne, negli autodromi, in contesti spesso estremi, ma a volte anche solo durante una partita di calcio o sulle strade del ciclismo. Il lato maledetto dell'epica: fa parte del romanzo sportivo, fin dai tempi in cui Fidippide morì per una maratona. Doloroso, terribile, ma destinato a essere ricordato da tutti. A volte, come nel caso di SuperSic, in compagnia di un sorriso. (sopra, un tributo alla prima vittoria di Simoncelli - ovviamente spericolata - nel 2004 sotto la pioggia di Jerez).
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mercoledì, dicembre 28, 2011
La partita del secolo: Italia-Germania 4-3 (150 gol)
Se dovesse scegliere un'unica partita da portare su un'isola deserta, l'Uomo non avrebbe dubbi: Italia-Germania Ovest 4-3, semifinale dei Mondiali 1970. Nella storia del calcio, e non solo quello italiano o tedesco, quel match rappresenta il punto di contatto perfetto tra sport, leggenda, dramma, pathos. Un romanzo, più che una partita: discretamente noioso nei suoi primi novanta minuti, con l'Italia subito avanti con Boninsegna, raggiunta nel recupero da Schnellinger. Quindi impetuoso, pazzesco, eccitante nei tempi supplementari: tedeschi avanti con Muller, pareggio di Burgnich (uno che non segnava mai), quindi 3-2 con Riva e - nel minuto più bello di tutti i tempi - ennesimo pareggio della Germania con Muller e immediato gol vittoria di Rivera. Il tutto vissuto, sia in Italia che in Germania, nel cuore della notte. Rendendo l'esperienza ancora più unica e memorabile. Se cercate Italia-Germania 4-3 su Wikipedia, la trovate alla voce Partita del secolo (e non solo sul Wikipedia italiano). Se la cercate su YouTube, trovate un po' di tutto. In alto ho messo l'intero incontro (2h10'!!!) con la telecronaca originale di Nando Martellini (se volete il bignami con le azioni più rilevanti, lo trovate qui). In basso, visto che siamo nell'era del mash up, gli highlights commentati (come se fosse in diretta) da Fabio Caressa di Sky. Su quell'isola famosa, non si troverebbe solo nel ruolo di Partita di Calcio per antonomasia. Italia-Germania 4-3 è probabilmente il simbolo assoluto dei primi 150 anni di storia sportiva d'Italia. E pazienza se poi nella finale dei mondiali il Brasile di Pelé ci castigò con quattro pappine.
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lunedì, dicembre 26, 2011
Si accende il braciere di Torino 2006 (150 gol)
Torino è bella, ve lo dico per esperienza. Ma difficilmente sarà di nuovo così bella come nel febbraio del 2006, quando la città e le sue montagne ospitarono i XX Giochi olimpici invernali. Non è tanto una questione di estetica o urbanistica: forse oggi la città è ancora più accogliente e vivibile di allora. E' lo spirito. Invasa da migliaia di atleti, allenatori, giornalisti, turisti, Torino non si ritrasse con l'abituale distacco sabaudo. Si aprì invece completamente, mescolandosi con colori, sapori, idiomi. Era inverno, faceva freschino, ma a ogni ora (anche della notte, soprattutto della notte) si poteva girare per il centro immersi in una folla decisamente più elettrizzante e piacevole di quella del sabato pomeriggio. Perché dico tutto questo? Perché il video sopra, che riprende la parte finale della cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi, con gli ultimi tedofori (tutti protagonisti di questa serie: Alberto Tomba, la staffetta di Lillehammer, Piero Gros, Deborah Compagnoni, Stefania Belmondo) e la pirotecnica accensione del braciere, non credo sia solo un momento che ha illuminato il nostro paese nel resto del mondo, ma anche uno dei frammenti più natalizi di 150 anni di storia dello sport italiano. Ebbene sì, oggi sono buonista. Auguri!
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venerdì, dicembre 23, 2011
Varenne, un cavallo solo al comando (150 gol)
La carriera agonistica di un cavallo non è poi così lunga. Varenne, per esempio, ha corso per quattro annetti o poco più: dal 1998 al 2002. Ma gli sono bastati per inanellare una serie di vittorie ineguagliabili. Nel 2001 è stato il primo cavallo in 34 anni a vincere le tre principali corse europee di trotto: il Prix d'Amerique a Parigi, il Gran Premio della Lotteria di Agnano e l'Elitloppet a Stoccolma (con la ciliegina sulla torta della maggiore corsa americana, il Breeders Crown). Nel 2002, è stato il primo nella storia a ripetere il tris europeo. Il ruolino complessivo parla di 62 vittorie su 73 competizioni, con premi raccolti intorno ai sei milioni di dollari. A cui si potrebbero aggiungere, indirettamente, quelli guadagnati dai tanti campioncini partoriti nella sua altrettanto prolifica carriera di stallone (Wikipedia ne elenca ben diciannove). Esagerando un po', nei video sopra c'è il poker di vittorie del 2001 (con commento francese a Parigi e svedese a Stoccolma). Ma se volete davvero esagerare, sul canale YouTube dell'utente VarenneFan trovate decine di corse.
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giovedì, dicembre 22, 2011
Fausto Coppi, un uomo solo al comando (150 gol)
150 anni dalla nascita dell'Italia, ormai quasi 52 dalla morte di Fausto Coppi. Era la mattina del 2 gennaio 1960 quando il Campionissimo se ne andò, ucciso dalla malaria contratta durante una battuta di caccia in Africa. Una morte assurda, fulminea (Coppi fu ricoverato in ospedale il giorno precedente) per uno degli atleti simbolo del ventesimo secolo. Cinque Giri d'Italia, due Tour de France, il record dell'ora, un campionato del mondo, innumerevoli classiche di un giorno. Ma per una volta, numeri e allori non bastano. Il Mito va oltre, anche speziato da vicende di vita privata (la Dama Bianca) e da aneddoti che ne aumentano oltre misura la grandezza (uno a caso? era tifoso del Toro e amico di Valentino Mazzola...). Sopra e sotto, in splendide immagini d'epoca, sono ricordati il trionfo al Tour del 1952 e la vittoria più leggendaria: la tappa Cuneo-Pinerolo del Giro 1949, dopo 192 chilometri di fuga solitaria sulle Alpi italofrancesi. Quel giorno alla radio Mario Ferretti pronunciò la frase che ancora oggi racchiude il senso dell'esperienza sportiva di Coppi: "un uomo solo al comando".
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lunedì, dicembre 19, 2011
Il tris olimpico di Valentina Vezzali (150 gol)
Di fronte a un'atleta come Valentina Vezzali non si può che lasciar parlare i numeri. Jesina come la rivale Giovanna Trillini, dalla metà degli anni '90 è la dominatrice assoluta del fioretto internazionale, con un palmares che comprende: 5 ori, 1 argento e 1 bronzo olimpici (tra cui i tre ori individuali di Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008), 13 medaglie d'oro ai mondiali (di cui 6 individuali), altre 10 medaglie d'oro agli europei più 11 trofei di Coppa del Mondo. Insomma, uno schiacciasassi. Che dopo un paio d'anni un po' appannati è tornato a macinare le avversarie, vincendo i mondiali di Catania, lo scorso ottobre. Pochi giorni fa, la Vezzali è stata ricoverata in ospedale, in seguito a un incidente stradale nei pressi di Norcia. Un ostacolo che non dovrebbe impedirle di arrivare in forma al grande appuntamento della prossima estate: le Olimpiadi di Londra 2012. Sarà il suo torneo d'addio: il sogno è la quarta medaglia d'oro individuale consecutiva. Nel breve video, intanto, rigustiamoci la stoccata decisiva del primo alloro olimpico, a Sydney 2000.
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sabato, dicembre 17, 2011
La rima perfetta: Ascari - Ferrari (150 gol)
Il mito della Ferrari in Formula 1 nacque grazie a un pilota milanese: Alberto Ascari. Classe 1918, figlio d'arte, Ascari vinse due edizioni consecutive del mondiale (nel 1952 e, davanti al campionissimo Fangio, nel 1953), realizzando quella doppietta italiana (macchina + pilota) che Maranello cercherà poi inutilmente di ripetere nei decenni successivi. Quella di Ascari è una storia trionfale, ma anche tragica. Dopo il biennio d'oro, il pilota cambiò scuderia (dalla Ferrari alla Lancia), non riuscendo più a raccogliere risultati significativi. Quando la buona sorte sembrava finalmente tornata, il beffardo epilogo. Il 22 maggio 1955 a Montecarlo, in testa con la Lancia, Ascari finì in mare. Si salvò a nuoto. Quattro giorni dopo non riuscì però a sfuggire alla final destination: ospite di una serie di test della Ferrari, si schiantò sulla pista di Monza. Su YouTube si trovano alcuni video davvero belli. Sopra, un omaggio in lingua inglese con rare immagini a colori. Sotto, i filmati Luce che mostrano il duplice volto di Monza: la vittoria nel GP 1952 e l'ultima frenata nel 1955.
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venerdì, dicembre 16, 2011
Gustav Thoeni e la valanga più bella di tutti i tempi (150 gol)
In dirittura d'arrivo, ci si può concedere anche una piccola licenza: aprire con una foto anziché un video. Una foto leggendaria, però. Il 7 gennaio 1974, sulle piste del villaggio bavarese di Berchtesgaden, gli sciatori italiani dominarono la gara di slalom gigante di Coppa del Mondo: cinque atleti ai primi cinque posti. Il giorno dopo La Gazzetta dello Sport dedicò all'evento buona parte della prima pagina, parlando per la prima volta di una trionfale "valanga azzurra". Fu la certificazione ufficiale del dominio di una squadra che dettava legge già da alcuni anni. In particolare, grazie a Gustav Thöni. Il pubblico della mia generazione lo ha conosciuto soprattutto come allenatore di Alberto Tomba, ma il campione trentino fra il 1970 e il 1975 vinse praticamente tutto: un oro olimpico (Sapporo 1972, in gigante, video sotto), quattro mondiali, cinque coppe del mondo di specialità (1970, 1971 e 1972 in gigante; 1973 e 1974 in slalom) e quattro generali: 1971, 1972, 1973 e 1975. E quella del 1974? Andò a Piero Gros. Nulla poteva fermare la valanga azzurra.
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giovedì, dicembre 15, 2011
Il 19"72 di Pietro Mennea (150 gol)
Quello che vedete nel breve e sfocato video sopra, con commento in inglese, è un record mondiale durato diciassette anni: il 19"72 stabilito da Pietro Mennea sui 200 metri alle Universiadi di Città del Messico 1979 (l'atleta pugliese era iscritto a scienze politiche). Quando ho iniziato a seguire lo sport, Mennea era già sul viale del tramonto ma quel 19"72 rimaneva scolpito su libri, giornali, servizi tv. Era un simbolo divino, inattaccabile. Nemmeno Carl Lewis riusciva a insidiarlo. Quando passai all'università e lo sport divenne un hobby meno compulsivo, la magia svanì e il record pure: prima arrivò Michael Johnson nel 1996, quindi l'uragano Bolt. Insomma, mi sento responsabile della sua caduta. Mennea era un diesel: partiva lento, poi rimontava, come nella finale olimpica di Mosca 1980 (video sotto, con il telecronista che non ci crede quasi: "recupera! recupera!"). Curiosità: quello sui 200 non fu il suo record più longevo. Per ventisei anni, dal 1983 al 2009, ha detenuto anche quello sui 150 metri (distanza che però non gode di enorme riconoscimento internazionale).
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martedì, dicembre 13, 2011
I 37 colpi dei fratelli Abbagnale (150 gol)
Dal 1981 al 1994 si sono svolte undici edizioni dei mondiali di canottaggio e tre Olimpiadi. I fratelli Carmine e Giuseppe Abbagnale (con Giuseppe Di Capua) hanno partecipato a tutte, tornando sempre a casa con una medaglia, spesso la più pregiata: nove ori (di cui due olimpici), quattro argenti e un bronzo. Ma c'è un modo migliore dei numeri per raccontare le loro gesta: le telecronache esagerate di Giampiero "37 colpi" Galeazzi. In alto, trovate l'oro olimpico di Seoul 1988. Su YouTube ci sono anche, sempre con Bisteccone ai microfoni, gli ori mondiali del 1982, del 1985, del 1990, l'argento del 1986. E poi due chicche, l'incredibile arrivo al fotofinish al meeting di Lucerna del 1989, con quattro barche in otto centesimi (gli Abbagnale terzi) e, sotto, senza Galeazzi ma con accompagnamento di Kings of Convenience e affini, il primo successo dei fratelloni, appena ventenni: i mondiali di Monaco 1981. Da qualche parte ho intravisto anche il doloroso argento olimpico di Barcellona 1992: gara dominata, oro sfumato a tre colpi dall'arrivo. Ma quello non lo linko.
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lunedì, dicembre 12, 2011
Valentino Rossi, fino all'ultima staccata (150 gol)
Non bastano certo dieci righe per snocciolare i successi di Valentino Rossi. Ecco qualche dato riassuntivo: 105 Gran Premi vinti, il quaranta per cento di quelli disputati. Nove motomondiali conquistati su sedici: due nei rampanti anni '90 nelle classi inferiori (nel 1997 in 125 e nel 1999 in 250), il quinquennio della dittatura assoluta in 500/MotoGp (dal 2001 al 2005), il ritorno trionfale dopo un paio d'anni di relax (2008 e 2009). Soprattutto, un godimento televisivo estremo: sono state le sue staccate a rendere le gare di motociclismo molto più divertenti dei gran premi di Formula 1. Una prova? Gli ultimi due giri del GP di Catalunya del 2009: duello accesissimo con il compagno di squadra (e padrone di casa) Jorge Lorenzo e sorpasso del Dottore - incredibile, impossibile, eppure inevitabile - all'ultima curva. Lo trovate sopra, con le inconfondibili urla di Guido Meda di Italia1 in sottofondo. Valentino Rossi sta per compiere 33 anni e tutti si aspettano un'ultima impresa: la vittoria di un mondiale in sella a una Ducati. Se arrivasse nel 2012, sarebbe da fine del mondo.
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domenica, dicembre 11, 2011
Una "gigantesca" Compagnoni (150 gol)
Spesso si parla di atleti la cui carriera è stata rovinata dagli infortuni. Deborah Compagnoni potrebbe benissimo appartenere a questa categoria: i ripetuti crac alle ginocchia, compreso quello accompagnato da un drammatico urlo televisivo ad Albertville nel 1992, le hanno permesso di condurre ben poche stagioni complete. Eppure, la campionessa valtellinese è riuscita a vincere praticamente tutto. E non solo: lo ha fatto ripetutamente. Tre medaglie d'oro in tre Olimpiadi diverse (1992 in SuperG, il giorno prima dell'infortunio, 1994 a Lillehammer e 1998 a Nagano in gigante). Tre Mondiali (1996 in gigante a Sierra Nevada, doppietta gigante/slalom nel 1997 a Sestriere). Una coppa del mondo in gigante nel 1997, inserita in quell'irripetibile (e infatti: irripetuto) filotto di nove vittorie consecutive nella sua specialità prediletta. Insomma, tra lei e Alberto Tomba gli anni '90 dello sci italiano furono davvero esaltanti. E a proposito di gare esaltanti, nel video c'è la seconda manche dello speciale mondiale del Sestriere, in cui arrivò anche l'argento di Lara Magoni.
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venerdì, dicembre 09, 2011
Benvenuti al Madison Square Garden (150 gol)
Su YouTube c'è qualche traccia di praticamente tutti i più importanti incontri della carriera di Nino Benvenuti. C'è un gustoso - e ovviamente enfatico - riassunto targato Luce della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma 1960. C'è il tremendo gancio sinistro con cui, sanguinante e quasi sicuro perdente ai punti, il pugile italiano spedì al tappeto il cubano Luis Manuel Rodriguez in una difesa del titolo mondiale nel 1969. E ci sono anche le due bastonate prese da Carlos Monzon che misero fine alla sua carriera, in bianco e nero a novembre 1970 a Roma, a colori l'aprile successivo a Montecarlo. Mancano purtroppo le sfide contro Sandro Mazzinghi, all'inizio della carriera professionistica. Ma c'è una gran quantità di video relativi al match più memorabile, quello che - nella notte (italiana) del 17 aprile 1967 - portò il pugile istriano a conquistare il titolo mondiale dei medi WBC e WBA contro Emile Griffith nel tempio della boxe mondiale, il Madison Square Garden. Sul canale dell'utente fagiu è disponibile buona parte dell'incontro. Sopra trovate il quindicesimo e ultimo round.
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giovedì, dicembre 08, 2011
Per una parete grande ci vuole un pennello grande.
C'è chi si lamenta della qualità del suono degli iPod. C'è chi si lamenta anche del volume degli iPod (ieri PJ Harvey mi è stata strangolata sul tram). Ma la cassa che vedete sopra dovrebbe aver risolto almeno il secondo problema. Le misure? 2,4 m. x 1.2 m. Il peso? 317 kg. La potenza? 10,000 watt. Se non ci credete, guardate bene cosa spunta fuori dalla parte superiore: sì, è proprio un iPod Touch. Questa mostruosità è prodotta dalla Behringer. Il nome è appropriato: iNuke Boom. Il prezzo, ahimè, anche: 29,999.99$.
Costantino Rocca: il vialetto, la flappa e il put (150 gol)
Bergamasco, 55 anni compiuti domenica (auguri!), Costantino Rocca vanta un'impresa non da poco. Nel 1995 riuscì - per ben due volte - a far intrufolare il golf nei servizi sportivi di giornali e tv nazionali. Io ricordo bene la seconda: una buca centrata in un colpo solo alla Ryder Cup, dove il golfista lombardo era un po' il brutto anatroccolo in mezzo a totem a fine carriera (Severiano Ballestreros) e giovanotti rampanti (Tiger Woods). Un colpo talmente raro che persino su YouTube non lo trovi. Nello stesso anno, ci fu però un altro exploit. A luglio, qualche mese prima della Ryder Cup, Rocca fu protagonista di un'appassionante sfida contro John Daly ai British Open. Alla fine vinse il pittoresco americano, ma furono i colpi di Rocca a rimanere negli annali, su Wikipedia e su YouTube. In particolare i tre che potete vedere sopra, raccontati da Mario Camicia su Tele+2: il vialetto, la flappa e il put. Sembra il titolo di una parodia pecoreccia di Sergio Leone, mentre è il riassunto di quella forse fu la giornata più memorabile nella storia del golf italiano.
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lunedì, dicembre 05, 2011
Italbasket: le 18 triple contro la Lituania di Atene 2004 (150 gol)
Alle Olimpiadi di Atene 2004, l'Italia andò a un soffio dall'impresa più bella. Per gli azzurri, le cose non iniziarono bene: nei gironi, due sconfitte contro Serbia/Montenegro e Spagna sembrarono condannarci a una repentina eliminazione. Ci salvò una vittoria in extremis, di un punto, contro l'Argentina. Nei quarti ci capitò l'avversaria più facile: il Portorico. E in semifinale avvenne il miracolo: contro la possente Lituania, fino a quel momento imbattuta, gli azzurri giocarono la partita perfetta, inanellando diciotto canestri da tre e vincendo 100-91. Nell'altra semifinale, intanto, l'Argentina di Manu Ginobili strapazzava i resti del dream team americano. I sudamericani li avevamo già battuti nel girone eliminatorio, ma in finale furono troppo forti. Per l'Italia, ancora lontana dalle illusioni NBA dei Bargnani, Belinelli e Gallinari, ma spinta da gente come Basile, Galanda e Pozzecco, l'argento fu comunque un enorme risultato. Di cui sopra potete rivedere il momento più entusiasmante, l'infinita serie di triple (nel video ne mancano solo due di Galanda) in semifinale contro i lituani.
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