giovedì, marzo 31, 2005

2 + 2 = 5 (gli Afterhours e il Papa)

Fresco e notturno reduce da un concerto degli Afterhours.
Una bella esperienza di rock'n'roll, ma non solo. Primo, perchè ho avuto modo di viverla a ridosso della più bella e sconosciuta ragazza della serata (ma queste sono emozioni che tengo per me). Secondo, perchè mi ha confermato la strana natura del sistema di comunicazione contemporaneo, nel quale linguaggi e messaggi diversi si incrociano continuamente, costruendo mondi al tempo stesso immaginari e reali, artistici e materiali. Post-moderni e contaminati, per metterla giù con un paio di stereotipi.
Il fatto è che l'Hiroshima Mon Amour, il locale dove ho assistito al concerto, presenta nelle retrovie, vicino al bar, un televisore sempre fisso su Raisat News 24, sul quale - se ti trovi nelle vicinanze - è praticamente impossibile non gettare un'occhiata saltuaria. Alle undici di questa sera, proprio mentre gli Afterhours entravano nel vivo del concerto, il televisore ha cominciato a trasmettere le immagini del calvario del Papa. Senza audio, ma con eloquenti scritte in bella mostra ("ore drammatiche", "impartita l'estrema unzione", "condizioni gravissime"). Assistendo al concerto da quella posizione, mi sono trovato immerso in una situazione surreale, in cui il rock degli Afterhours (peraltro sempre più ammantato di una epica sacralità laica) ha fatto da colonna sonora alla sofferenza di Giovanni Paolo II°.
E' stata un'esperienza drammatica, molto intensa, anche affascinante nella sua impronta estetica ed emotiva. Una conferma di come ormai viviamo caricati (bombardati?) da un'immensa quantità di input, che ci raggiungono da diverse direzioni, contemporaneamente, rendendo il mondo più colorato, più ricco, più vario, ma anche più ossessivo e complesso da decifrare. Elementi che si aggiungono e incrociano e la cui somma è in grado di creare qualcosa di sempre nuovo e di inaspettato.

lunedì, marzo 21, 2005

Canzoni dalla cameretta




(Moby: "Mmm, forse per ottenere il suono dell'arpa birmana funky avrei dovuto inserire il cavo LK546-Y nel connettore UJ7643 disattivando il modulo Light-UU-9 in fase 7bis", immagine tratta da www.nytimes.com)


Un altro bell'articolo sul New York Times. Un reportage sui musicisti che si sono costruiti uno studio casalingo, nel quale provano e registrano parte dei loro album. Ci sono Moby, Keren Ann, Adam Pierce dei Mice Parade, Aesop Rock, Mark Everett degli Eels.
Il discorso è semplice. Lo sviluppo delle tecnologie e il contemporaneo abbattimento dei costi rendono molto più conveniente allestire un tempietto di registrazione domestico che non spendere centinaia di dollari/euro all'ora in uno studio professionale. Certo, se poi si vuole inserire sull'album una sezione d'archi e non si vuole ricorrere ai campionamenti, allora bisogna per forza trasferirsi in una sala di grosse dimensioni. Ma per le parti di chitarra, basso, batteria, tastiere, sintetizzatori e per il cantato, quattro metri per quattro tra il letto e il tavolo della cucina sono più che sufficienti.
A me ha sempre affascinato l'idea del romanziere che si isola per scrivere il suo capolavoro. E per questo mi piace anche pensare al musicista che di notte, nella tranquillità del suo studio domestico, inventa - sperimenta - registra - crea.

Molto intelligente, la chiusura dell'articolo:

"C'è una certa simmetria nel fatto che la musica proveniente dalle registrazioni casalinghe è sempre più spesso ascoltata da una singola persona, tramite le cuffie di un lettore musicale portatile come l'iPod. I suoni che i musicisti hanno creato nella solitudine della loro casa raggiungo una sfera parimenti privata".

E' una comunicazione musicale punto-a-punto, che potrebbe cementare sempre di più il rapporto tra l'artista e l'ascoltatore, veri protagonisti-complici-alleati nella turbolenta musicosfera.