domenica, ottobre 30, 2011

Klaus Dibiasi, l'angelo biondo (150 gol)



Se negli anni Settanta avessero deciso di girare un film su Klaus Dibiasi, l'attore sarebbe stato già bello che pronto: James Caan. Guardate il video e confrontate il tuffatore azzurro con il Santino Corleone de Il padrino. Due gocce d'acqua. E un film se lo sarebbe anche meritato, Dibiasi, uno dei più grandi fuoriclasse di tutti i tempi e di tutti gli sport, dominatore dei tuffi per dodici anni (dal 1964 al 1976), con una particolare predilezione per la piattaforma da 10 metri. Il suo palmares parla di tre medaglie d'oro olimpiche (più due argenti), due mondiali (più due argenti) e tre europee (più due argenti). Spesso davanti all'amico Giorgio Cagnotto, che ebbe la colossale sfiga di trovarsi di fronte un rivale praticamente imbattibile. Su YouTube non c'è molto materiale disponibile su Dibiasi. Giusto un'intervista recente, un premio televisivo e gli spezzoni d'epoca che trovate sopra, montati quasi come enfatica celebrazione di un dio greco (con tanto di colonna sonora tratta da Momenti di gloria).

150 gol (... e altro ancora)
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sabato, ottobre 29, 2011

Il super Gianni Bugno del 1990-1992 (150 gol)



Prima dell'avvento di Marco Pantani, il mio idolo ciclistico fu Gianni Bugno. Nel triennio 1990-1992, ricordo di aver fatto un tifo sfrenato per lui, esultando per le due vittorie consecutive ai campionati mondiali, celebrando il Giro d'Italia dominato dalla prima all'ultima tappa nel 1990 e maledendo l'odioso navarro Miguel Indurain, che al Tour de France rimaneva inattaccabile. Su YouTube sono disponibili, con discreta varietà linguistica, i filmati di tutti i principali successi del ciclista brianzolo. C'è la doppietta sul prestigioso traguardo dell'Alpe d'Huez (in spagnolo la vittoria del 1990, in francese quella del 1991), c'è la volata vincente su Jalabert al mondiale di Benidorm 1992 (in spagnolo) e quella su Musseuw al Giro delle Fiandre del 1994 (in italiano, Telemontecarlo). E c'è ovviamente anche la prima grande vittoria mondiale a Stoccarda nel 1990, quando Bugno alzò le mani con qualche frazione d'anticipo, rischiando di farsi infilare proprio al fotofinish dall'olandese Steven Rooks. E' il video che trovate sopra, con il commento originale di Adriano De Zan.

150 gol (... e altro ancora)
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venerdì, ottobre 28, 2011

Il Gigante di Sequals (150 gol)



Il più grande pugile italiano di tutti i tempi nacque 105 anni fa a Sequals (Pordenone). Più grande in tutti i sensi, visto che fu proprio la stazza (due metri d'altezza, centotrenta chili di peso) a far notare Primo Carnera al direttore di un circo francese, che lo assunse come lottatore nel 1925. Otto anni dopo, il 29 giugno 1933, sul ring del Madison Square Garden di New York, Carnera sfidava Jack Sharkey per il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile friulano impiegò appena sei round per abbatterlo, diventando il re del mondo, amatissimo soprattutto negli Stati Uniti. Uno scettro conservato fino al match perso contro Max Baer, a marzo del 1934. Da quel momento, per il Gigante di Sequals si aprì una fase di declino, a cui fece seguito un doppio sorprendente ritorno: prima nel wrestling, poi nel cinema. Nel video sopra, trovate la seconda parte dell'incontro con Sharkey (il pugno decisivo, un montante che sembra un treno, è a 7'03"). In quello sotto, polvere di Hollywood: uno spezzone di Il re dell'Africa (1949), in cui Carnera fa a pugni con... King Kong.



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mercoledì, ottobre 26, 2011

Giorgio Di Centa e i tre moschettieri a Torino 2006 (150 gol)



Se non ricordo male, in un passato neanche troppo lontano le 50 km di fondo erano gare contro il tempo, un po' come le cronometro nel ciclismo: ogni sciatore correva da solo, dosando e misurando le proprie forze. Poi, probabilmente per aumentare spettacolo e fruibilità televisiva della gara, si è passati a una modalità di "gruppo". Quella che ha reso possibile l'arrivo in volata alle Olimpiadi di Torino del 2006, con ben nove atleti che - dopo due ore di fatica spalmate sulle montagne piemontesi - si sono giocati le medaglie proprio nell'ultimissimo rettilineo dello stadio del fondo. A vincere fu Giorgio Di Centa, fratello dell'altra campionessa Manuela, che mise così il sigillo individuale su un'Olimpiade che l'aveva già visto protagonista e trionfatore nella 4x10km (assieme a Fulvio Valbusa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi). I video in questa pagina sono quelli del canale ufficiale su YouTube delle Olimpiadi: sopra, la volata vincente di Di Centa nella 50km. Sotto, il dominio dei moschettieri azzurri nella staffetta.




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martedì, ottobre 25, 2011

L'alba rossa di Michael Schumacher (150 gol)





Una piccola eccezione in lingua tedesca. Quando si parla di Ferrari, non si può non citare i trionfali anni di Michael Schumacher. Di solito, però, ci si limita a pensare al quinquennio 2000-2004, quello delle cinque doppiette nel mondiale costruttori e piloti. Dimenticando che Schumacher arrivò alla Ferrari ben prima, alla fine del 1995, e passò attraverso un lungo rodaggio di delusioni, guai tecnici, infortuni, e una generale sensazione di inferiorità rispetto ai rivali, che fossero Damon Hill o Mika Hakkinen, le Williams o le McLaren. Le vittorie, insomma, non sono cadute da un pero. Ci sono voluti quattro anni di estremo sbattimento. Ed è proprio per dare il giusto credito a questo sbattimento che nel rappresentare il binomio Rossa/Schumacher ho scelto due video antichi, relativi al GP di Barcellona del 1996. Fu il primo vinto dal tedesco sulla Ferrari e ancora oggi rimane tra le sue imprese più pazzesche: guardate in quanto poco tempo, sotto un acquazzone, rifila dieci secondi a Jacques Villeneuve. Prime avvisaglie, anzi prime gocce, dell'uragano che sarebbe venuto.

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sabato, ottobre 22, 2011

Da Monti a Huber/Tartaglia, la saga dei Rossi volanti (150 gol)



Lo confesso: l'obiettivo sarebbe stato un altro. In questa puntata, l'unica di 150 Gol dedicata al bob, avrei voluto pubblicare un video su Eugenio Monti, il "Rosso volante", il più grande bobbista italiano di tutti i tempi, doppio campione olimpionico a Grenoble nel 1968, proprio al termine di una carriera che - tra esordi nello sci alpino ed esempi di magnifica sportività - meriterebbe di essere raccontata più dettagliatamente (per chi è interessato ad approfondire, c'è sempre Wikipedia). Tuttavia, di Monti non c'è traccia su YouTube. Quella che si può invece gustare è l'ultima discesa a Nagano 1998 di due suoi degni epigoni, Günther Huber e Antonio Tartaglia, che - trent'anni dopo le vittorie francesi di Monti - vinsero la medaglia d'oro (ex aequo con il Canada) nel bob a due. In fondo, visto il colore del bolide, si tratta pur sempre di Rossi volanti!

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venerdì, ottobre 21, 2011

Baran e Sambo (e Cipolla) a Città del Messico 1968 (150 gol)



Prima o poi, si parlerà anche degli Abbagnale. Di Peppiniello Di Capua. E delle telecronache di Galeazzi. Ma  oggi riportiamo un po' più indietro la macchina del tempo. 19 ottobre 1968, 43 anni fa, Olimpiadi a Città del Messico. Finale del duo con. Primo Baran e Renzo Sambo, con il quindicenne Bruno Cipolla come timoniere, staccano l'Olanda negli ultimi metri e vincono la medaglia d'oro. Provate a ripetere: "Baran e Sambo". Non è un suono stupendo? Non sembrano i nomi di eroi di cartoni animati giapponesi? Nel video sopra c'è parte della gara, con telecronaca originale (assai più tranquilla rispetto a quelle a cui ci abituerà vent'anni dopo l'impetuoso Galeazzi). Se avete un paio di minuti in più, guardate anche questo servizio di telegiornale, bello e toccante, sulla scomparsa di Sambo nel 2009. Se poi volete proprio esagerare, qui c'è l'articolo originale della Gazzetta dello Sport che raccontò quella vittoria.

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martedì, ottobre 18, 2011

La doppietta d'oro di Giorgia Bronzini (150 gol)





Questa è recente. Sabato 24 settembre, cioé qualche settimana fa, Giorgia Bronzini ha vinto il titolo iridato di ciclismo su strada a Copenaghen, battendo in volata l'olandese Marianne Vos e replicando così il successo ottenuto un anno fa a Melbourne. Ventotto anni, piacentina, la Bronzini merita tutti i complimenti del caso, e una menzione anche per il trionfo ai mondiali su pista nel 2009 a Pruszkow nella corsa a punti. Almeno due righe, però, le merita anche Marianne Vos. Ad appena 24 anni, l'olandese vanta già un albo d'oro spaventoso: una medaglia d'oro olimpica e altre sette, sempre del metallo più prezioso, sparse tra mondiali su strada, su pista e di ciclocross. Eppure nella sua carriera c'è un piccolo grande e abbastanza incredibile filotto negativo: ai mondiali su strada, dopo la vittoria a Salisburgo nel 2006, la Vos ha inanellato qualcosa come 5 (c-i-n-q-u-e) secondi posti consecutivi. E in quattro casi, a beffarla sono state proprio delle atlete azzurre: nel 2010/2011 la Bronzini, nel 2009 Tatiana Guderzo e nel 2007 Marta Bastianelli.

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lunedì, ottobre 17, 2011

La musica è una candela profumata.



Cosa si prova a venir considerato  un tesoro nazionale? "Fa piacere. Hai l'impressione di essere qualcosa che ha bisogno di una spolverata, ma sarebbe molto peggio se qualcuno ti considerasse un disastro nazionale". Oltre che un tesoro, Jarvis Cocker è diventato una specie di guru del nostro tempo. Come conferma un bello e lungo articolo-intervista pubblicato ieri dal Guardian, in concomitanza con la pubblicazione di un libro che raccoglie i suoi testi. Come per molti artisti over 40 (e come ha dimostrato ampiamente il tour estivo con i Pulp), lo sfruttamento della carriera è un'ottima risorsa economica per Cocker. Idem, suppongo, le royalties che ancora percepisce da Common People. Eppure, al di là del consueto alone agrodolce che circonda l'artista che vive soprattutto grazie a quel che ha prodotto in passato, Cocker è una figura che continua a conquistare posizioni nel mio personale pantheon artistico. Vuoi per la simpatia per un percorso condotto anche attraverso l'arte della perseveranza e della pazienza (quei 17 anni trascorsi nel limbo, dalla nascita dei Pulp nel 1978 a quella di Common People nel 1995), vuoi per la capacità di giocare con il suo ruolo e la sua immagine in pezzi decadance come quello sopra dei Discodeine, vuoi per la lucidità espressa nella suddetta intervista. Per esempio, quando ragiona su come la musica viene vissuta oggi:

"Music's changed in that way. People still listen to it, but it's not as central, it's more like a scented candle. It sets the mood. Also, because people like to multitask, in a way if you've got a bit of music on in the background and the lyrical content is making you want to listen to it, then that would probably put you off the texting you wanted to do. I think people like things that just make that right kind of noise, but leave your brain free to do something else."

sabato, ottobre 15, 2011

Quando la principessa Carolina incantò Mosca (150 gol)



Le mie esperienze con Carolina Kostner sono state disastrose. Quelle di spettatore televisivo, intendo. Due Olimpiadi (2006 a Torino, 2010 a Vancouver) e due delusioni, con la giovane pattinatrice azzurra travolta dalla pressione sia sul ghiaccio di casa che su quello, lontano, canadese. E' andata molto meglio quando la mia televisione è rimasta spenta: tre volte campionessa europea (2007, 2008, 2010), la Kostner ha vinto anche tre medaglie ai campionati mondiali (di bronzo nel 2005 a Mosca, d'argento nel 2008 a Goteborg e di nuovo di bronzo a Mosca nel 2011). Il picco della sua carriera, per ora, è stata probabilmente la finale di Goteborg, dove il gradino più alto del podio (occupato dalla giapponese Asada) è rimasto a un soffio, meno di un punto. E la singola prova più esaltante forse è stata quella dell'aprile scorso a Mosca, quando dopo un sesto posto nel programma lungo, ha regalato al pubblico il miglior programma corto in assoluto, risalendo fino al bronzo. Ma nel video preferisco mostrare una delle prime grandi performance della Kostner: lo "short program" ai Mondiali del 2005, quando - ad appena diciotto anni - la giovane bolzanina sorprese e incantò il pubblico moscovita e i commentatori di ESPN ("very elegant, very nice performance"), riuscendo ad arrivare al terzo posto, davanti alla stella americana Michelle Kwan.

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mercoledì, ottobre 12, 2011

Mei! Cova! Antibo! (150 gol)



Delle vittorie di Alberto Cova, si è già parlato. Di quelle di Salvatore Antibo, pure. Non rimane che dedicare uno spicchio di questa rassegna a quello che è stato forse il trionfo più bello nella storia del mezzofondo italiano. Una gara in cui, tra i due citati litiganti, a godere fu il terzo incomodo. E' il 1986, Stoccarda, campionati europei. L'arrivo dei 10,000 metri si tinge clamorosamente d'azzurro, con una tripletta che vede in ordine Stefano Mei, Alberto Cova e Salvatore Antibo. Una sinfonia italiana che fu quasi passaggio di consegne tra il campione del passato (Cova) e il campione del futuro (Antibo), attraverso il campione del presente (Mei). Sopra potete rivivere l'ultimo giro della gara. E soprattutto, riscoprire quanto erano naif le sigle televisive e le mascotte delle competizioni sportive internazionali, 25 anni fa.

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lunedì, ottobre 10, 2011

Una Isolde supergigante (150 gol)



I numeri contano. Le cifre tonde brillano più di quelle sghembe. Anche quando riguardano una serie di date. C'è dunque un valore e una bellezza particolare nell'elenco delle vittorie in Coppa del Mondo di Isolde Kostner: sono quindici, ma soprattutto sono racchiuse in una parentesi quasi perfetta di dieci anni. La prima, il 29 gennaio 1994 a Garmisch Partenkirchen in Germania, l'ultima il 31 gennaio 2004 a Haus im Ennstal, in Austria. Dodici in discesa, tre in superG. La discesa è sempre stata la specialità prediletta della sciatrice altoatesina, quella in cui ha conquistato due Coppe del Mondo (2001 e 2002), oltre a un argento e un bronzo alle Olimpiadi. Ai Mondiali, però, chissà perché, la Kostner ha sempre dato il meglio in SuperG, vincendo le medaglie d'oro in Sierra Nevada nel 1996 e al Sestriere nel 1997. I mondiali della Sierra Nevada per l'Italia furono unici: festeggiamo anche la doppietta di Alberto Tomba e la vittoria di Deborah Compagnoni in gigante, oltre a un argento per Kristian Ghedina. Su YouTube, però, non ho trovato traccia della discesa della Kostner. Per cui, pazienza, dovremo "accontentarci" del videoracconto del suo exploit nel 1997 al Sestrière.

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sabato, ottobre 08, 2011

Il ruggito del Re Leone (150 gol)



Cronaca di una vittoria annunciata, eppur invero esaltante. Ai campionati mondiali di ciclismo di Zolder, nel 2002, Mario Cipollini si presenta da gran favorito. A 35 anni, questa è probabilmente l'ultima occasione per il Re Leone di vincere il titolo iridato e il ct Franco Ballerini costruisce l'intera squadra azzurra attorno a lui. L'idea è di arrivare in gruppo fino all'ultimo chilometro, magari con un paio di gregari (Petacchi e Lombardi) che possano lanciare lo sprint del campione lucchese. Guardate il video sopra... e vedrete che questo è esattamente ciò che accade. Lo straordinario mix di una squadra perfetta e di una gamba esplosiva. L'anno successivo, Cipollini batte anche il record di vittorie al Giro d'Italia, 42, detenuto da Alfredo Binda. Quindi si ritira, al termine di una carriera professionistica durata più di quindici anni, quasi sempre ai vertici, che nemmeno la spaventosa caduta a Salamanca nel 1994 è riuscita a tarpare.


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giovedì, ottobre 06, 2011

Mo je faccio er cucchiaio (150 gol)



Qualche settimana fa ho comprato Francesco Totti al Fantacalcio. Sì, lo so, non è una grande notizia. Ma, come recita la scritta in alto a destra, il blog è mio, sentivo un assoluto bisogno di condividerla, ecc. ecc. Però, non mi fermo lì e aggiungo anche un video, anche se purtroppo di qualità fin troppo ruspante. E' datato 29 giugno 2000. Semifinale dei campionati europei in Belgio e Olanda. Amsterdam. L'Italia se la vede con gli orange padroni di casa. Ed è un incubo. Gli olandesi ci assediano dal primo all'ultimo minuto e per fermarli spesso siamo costretti a usare le maniere forti. Zambrotta viene cacciato poco dopo la metà del primo tempo, l'arbitro - il tedesco Marcus Merk - ci fischia contro anche un paio di rigori. Il primo (inesistente) viene parato da Toldo, il secondo finisce sul palo. Il risultato non si schioda dallo 0 a 0. Neanche ai supplementari. Così si arriva ai rigori, quelli veri, decisivi. Gli olandesi, pubblico e giocatori, iniziano ad avere paura. E fanno bene, perché dal dischetto per loro proprio non è giornata: Toldo neutralizza altri due tiri, un altro viene spedito su Marte dal futuro laziale e milanista Stam. In quel contesto, in una partita così importante, con la tensione che si taglia con il coltello, nella tana degli avversari aracioni e ululanti, a un certo punto il 23enne Francesco Totti si presenta sul dischetto. E, come si suol dire al Testaccio, glie fa er cucchiaio. Da buon padano (ma non lombardo-veneto, mi raccomando), ho sempre provato un certo fastidio verso la romanizzazione della lingua italiana. Non so neanche se glie fa er cucchiaio si scriva così. Ma quel giorno, cioè, quanto sono stato contento der cucchiaio! E per festeggiare, dopo la partita, sono andato a vedermi Ivano Fossati in concerto a Stupinigi. Che non c'entra niente, ma il padrone del blog sono io, avevo voglia di condividere la notizia, ecc. ecc...

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C'è una donzella in mezzo al mare (150 gol)



Quando non ci sono tv a disposizione, ci pensano le telecamere di bordo. A metà febbraio del 1999, durante la regata in solitaria Around Alone, la barca della francese Isabelle Autissier - fino a quel momento in testa - si rovesciò nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico tra la Nuova Zelanda e Capo Horn. A soccorrerla fu lo skipper italiano Giovanni Soldini, anche lui in gara, che riuscì a rintracciare la barca e a recuperare la velista francese: inzuppata come un pulcino, infreddolita, ma sana e salva. Il racconto di quel salvataggio è disponibile su YouTube nel video sopra, basato sul diario di bordo dello stesso Soldini. Con almeno una breve sequenza, quella dei due skipper che ballano sul ponte della barca italiana, che merita di essere consegnata alla memoria collettiva. Quell'Around Alone, alla fine, Soldini finirà anche per vincerla. E cinque anni dopo sarà ordinato dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Un'onorificenza un po' diversa rispetto a quelle - medaglie d'oro olimpiche o iridate - di cui in genere si parla in questa rassegna!

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mercoledì, ottobre 05, 2011

Francesco Damiani e quel pugno maledetto ad Atlantic City (150 gol)



A volte YouTube sa essere crudele. Come nei confronti di Francesco Damiani, della cui carriera - 30 vittorie su 32 incontri, di cui 24 per ko - mostra solo il momento più drammatico: la sconfitta contro Ray Mercer, l'11 gennaio 1991 ad Atlantic City. Damiani fu l'unico pugile italiano, dopo Primo Carnera, a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Nei suoi anni migliori, tra il 1990 e il 1991, era considerato ormai degno di sfidare il grande Evander Holyfield. E contro Mercer, dominò nettamente dal primo al nono round. Poi, a pochi secondi dal gong, arrivò quel montante sinistro. Improvviso, estemporaneo, letale. Naso rotto, sangue a fontanella, ko. Il video sopra, che ripropone gli highlights dell'incontro, è impietosamente sincero: mostra tutta la bella boxe di Damiani, fino all'inesorabile finale. L'ex-pugile romagnolo ha compiuto ieri 53 anni. Auguri!

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lunedì, ottobre 03, 2011

L'impennata più bella del mondo (150 gol)



Se cercate Max Biaggi su YouTube, troverete parecchi video: gran premi, interviste, tributi e via dicendo. Ma il filmato con il maggior numero di visualizzazioni (e duplicazioni) è il frammento di 14 secondi che vedete qui sopra. La storica impennata sull'arrivo del Gran Premio di Brno, nel 1998, quando - tredici anni prima dei neutrini - il pilota romano decise di violare le leggi della fisica: come sia rimasto in sella, lo sa solo lui. Quell'anno, Biaggi esordiva nella classe 500, dopo quattro mondiali consecutivi vinti sulla 250. Il passaggio non fu troppo fortunato: nella categoria regina del Motomondiale, Biaggi non riuscì a dettare legge e con il nuovo millennio fu travolto dall'avvento di Valentino Rossi. Poco male, perché il centauro romano decise allora di spostare la sua attenzione verso la Superbike (in cui, a differenza del Motomondiale, le moto sono derivate dai modelli di serie, venduti anche al pubblico). E nel 2010, a 39 anni, vinse il titolo assoluto, primo italiano nella storia della categoria. Se i 14 secondi di impennata vi sembrano pochi, qui sotto trovate altri 7 minuti di festeggiamenti: sono i momenti finali, in diretta tv su La7, della gara decisiva del mondiale Superbike.



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domenica, ottobre 02, 2011

Valerio Cleri e i maratoneti del nuoto (150 gol)



Il nuoto di fondo è un'altra di quelle discipline nascoste, sconosciute al grande pubblico, che spesso emergono solo in occasione di exploit alle Olimpiadi o ai Mondiali. Per tutti, il "nuoto" è altro: è la piscina, lo stile libero, la rana, il dorso, la farfalla... Difficile associare questo sport al mare aperto e a interminabili maratone di cinque, dieci o addirittura venticinque chilometri (in piscina, la gara più lunga e faticosa si ferma a 1500 metri). Anche nel nuoto di fondo, l'Italia ha avuto e ha i suoi bei fuoriclasse. Da Luca Baldini (4 volte campione del mondo) a Viola Valli (addirittura 8 volte campionessa mondiale, e peccato che la specialità sia stata inserita nel calendario olimpico solo dopo il suo addio all'agonismo...), per arrivare fino a Valerio Cleri, campione del mondo sui 25km a Roma nel 2009 e protagonista assoluto del 2010 con la doppietta mondiale a Roberval, in Canada (oro sui 10km e argento sui 25km) e altre due medaglie pesanti agli Europei. Su YouTube sono disponibili diversi video (anche televisivi) che documentano la vittoria di Cleri "in casa" a Roma, nel 2009. Ma visto che io preferisco i successi in trasferta, ne ho scelto un altro, più ruspante, girato dal pubblico, che mostra la volata finale nei 10km a Roberval. Quello qui sotto, invece, è lo spot della FINA (la benzina non c'entra, è la Federazione Internazionale Nuoto...) che elegge Cleri "open water swimmer" del 2010.



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Due vittorie tutte d'un Pezzo (150 gol)



La mountain bike non è uno sport per signorine. C'è da farsi un culo così: letteralmente, visti i continui salti su pietre, arbusti, radici di alberi. E quando si tratta di superare qualcuno, non si può certo andare per il sottile. Ne sa qualcosa Margarita Fullana, la spagnola che a settembre del 2000 era al comando della gara femminile alle Olimpiadi di Sydney. Finché non finì nel mirino di Paola Pezzo. La biker veneta, già vincitrice quattro anni prima ad Atlanta (quando divenne quasi più famosa per la generosa scollatura, richiusa pudicamente sul traguardo, che non per la medaglia d'oro), attaccò in un tratto in discesa, scegliendo una traiettoria audace e affiancando l'iberica. Le due entrarono in contatto. La Fullana rotolò per terra, la Pezzo no. E si lanciò verso il fantastico bis olimpico. Sopra trovate un riassunto musicale di quella vittoria (il rocambolesco sorpasso è più o meno a 1'30"), sotto l'arrivo ad Atlanta nel 1996.




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