martedì, aprile 26, 2011

Il rock è vivo. Ha giusto qualche ruga in più.

How Rock Music is Saving Books è un articolo dell'Hollywood Reporter, in cui si sottolinea il momento d'oro delle biografie rock. Sotto forma di libro, le vite di Keith Richards, Patti Smith, Sammy Hagar (Van Halen), persino Steven Adler (il primo batterista dei Guns n'Roses) vanno che è un piacere. E suonano come conferma di un processo sempre più evidente: l'invecchiamento del rock. Non la sua morte: tante volte annunciata, sempre ampiamente esagerata. Bensì, la sua trasformazione in materia da museo, da hall of fame, da anniversario o, appunto, da biblioteca. E' un processo naturale, anche se forse un po' doloroso per il supergiovane che è in noi. Qualunque cosa esso sia e in qualunque modo vogliamo delimitarlo, il rock non è più giovane. I telegiornali della sera, non più giovani neanche loro, sono avvisati.  

1 comments:

SonicReducer ha detto...

Se proprio devo essere sincera la cosa mi turba. E' un po' come intestare una via o una piazza ad una persona ancora viva. E' come dire che in fondo la loro vita è finita, ma sono ancora vivi! Eppure c'è su di loro già l'ombra della nostalgia, del tempo andato. Brutto modo anche per loro di invecchiare, non solo per noi che li abbiamo amati e li amiamo tutt'ora o addirittura abbiamo cominciato ad amarli quando il loro momento d'oro era già passato.
Forse sono all'antica, oppure semplicemente superstiziosa (ma anche no!)però mi sembra si accelerino un po' troppo i tempi.
O no?