martedì, giugno 29, 2010
"Into the Trees", il nuovo album di Zoë Keating.
Un altro bell'esempio di artista contemporanea, perfettamente integrata con i linguaggi tecnologici, creativi e distributivi della modernità, è la violoncellista canadese Zoë Keating. Da qualche giorno ha distribuito il nuovo album Into the Trees. Lo potete ascoltare in streaming qui sotto, oppure acquistare il download (o il cd) su Bandcamp. Su digita.musica ho provato a farne un breve ritratto. "Con i soldi di iTunes mi sono comprata la casa", ha detto a una recente convention. Per spiegarne il successo, però, bisognerebbe aggiungere molte altre cose. A cominciare dalla sua tamburellante attività su Twitter, dove ha più di un milione e trecentomila followers.
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la musica liberata
lunedì, giugno 28, 2010
"Connected" (Jens Raunkjaer Christensen e Jonas Drotner Mouritsen)
A volte bastano un terreno pietroso e due caschi attaccati con una proboscide per creare una buona atmosfera. Connected è un cortometraggio diretto dai danesi Jens Raunkjaer Christensen e Jonas Drotner Mouritsen. Una visione post-apocalittica, con resa dei conti finale ai confini dello spaghetti western, in cui la morale penso possa essere semplicemente riassunta così: "meglio male accompagnati che soli". L'ho scoperto stamattina e - curiosa coincidenza - nel weekend è stato presentato al festival Corto in Bra, ospiti i due registi. Per maggiori info, il sito ufficiale è www.ov43.com.
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movierama
sabato, giugno 26, 2010
L'indie italiano su Spotify.
Ieri ho scoperto con gioia che la Ghost Records ha caricato il suo catalogo su Spotify. Ci sono i Canadians, i Calibro 35, Dente, ma anche ramificazioni più oscure come quelle che portano ai Merci Miss Monroe, ai Franklin Delano, fino ai più remoti Bartok. Qualche mese fa avevo scoperto l'archivio di un'altra rampante indie italiana, La Tempesta, con Luci della Centrale Elettrica e Il Teatro degli Orrori. Oggi invece è stata la volta dell'ultimo album dei Perturbazione. E scartabellando nell'immenso archivio è saltato addirittura fuori Edda. Non so quanto sia una scelta consapevole delle etichette e quanto una decisione unilaterale dei loro distributori digitali (immagino che tutte le label abbiano contratti di distribuzione con qualche agenzia che si occupa di tutte le destinazioni online dei dischi). Fatto sta che si tratta di un piccolo passo che rende il catalogo automaticamente più internazionale. Spotify non è ancora attivo in Italia (ahinoi), ma ha milioni di utenti sparsi per la Scandinavia, il Regno Unito, la Francia, la Spagna, ora anche l'Olanda. E' un luogo virtuale dove il passaparola circola alla velocità supersonica di Twitter (ogni playlist, ogni canzone, ogni scoperta è condivisibile con gli altri utenti del servizio), dove si respira un'aria più multietnica che nello spogliatoio della Germania e dove - per quanto possano essere risicati e difficilmente misurabili i vantaggi diretti - ogni artista e ogni etichetta del 2010 dovrebbero esserci. Le major il loro catalogo (anche quello italiano) l'hanno già caricato quasi tutto. Le indipendenti che ancora mancano all'appello dovrebbero fare lo stesso (A Toys Orchestra, dove siete?). E poi utilizzare il servizio come strumento di promozione estera, caricare le playlist sui propri siti, cavalcare l'onda. Rinunciarvi per il terrore di un'ipotetica cannibalizzazione delle vendite dei dischi è un pensiero bello e romantico come l'ultimo quartetto d'archi suonato sul ponte del Titanic. Al 99%, chi usa Spotify ormai i dischi li compra (se li compra) dopo averli ascoltati sul servizio. E se non li trova, in linea di massima, passa a qualcos'altro.
P.S. Per inciso, la fioritura del catalogo indie tricolore mi lascia sperare che i tempi siano ormai pronti per la riapertura del servizio in Italia.
P.S. Per inciso, la fioritura del catalogo indie tricolore mi lascia sperare che i tempi siano ormai pronti per la riapertura del servizio in Italia.
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spotify
Ci sono due americani e un'olandese.
Amsterdam Throwdown, King Street Showdown! è un album frutto della collaborazione tra l'olandese Solex e gli americani Christina Martinez e Jon Spencer. Più un disco della prima che non dei secondi, a dire il vero, con tanto spazio per elettronica e bizzarri collage sonori. Fresco, buono da ascoltare in un party estivo, magari assieme a qualcosa del vecchio Beck, di M.I.A. e a Worst Case Scenario dei dEUS. Non eccezionale, ma in fondo piacevole. Il bello di questo disco, però, è il modo in cui è nato. La collaborazione transatlantica, l'incontro ad Amsterdam dove Jon Spencer e Christina Martinez hanno dormito nell'appartamento ricavato nei locali del vecchio negozio di dischi usati di Solex, il continuo via vai di email, MP3 e file spediti tramite SendIt sull'asse intercontinentale Old Amsterdam/New Amsterdam. E' tutto raccontato in questa intervista di Solex, pubblicata sul blog di Fairtilizer (il servizio che mette a disposizione il widget in alto). Un testo dove si toccano anche - senza melodrammi - molti aspetti legati a Internet, ai vinili, al presente e al futuro della musica.
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indiependent
venerdì, giugno 25, 2010
Un concerto 3D? Cioè?
(fonte LaStampa.it)
(su LaStampa.it trovate anche un breve video esclusivo del concerto: la tv che si vede nel filmato era posta all'esterno del club e permetteva di provare in diretta l'effetto 3D delle riprese; gli occhialini sembrano quelli folcloristici degli anni '80, eppure la profondità dell'immagine è simile a quella che si prova oggi al cinema, con un mal di testa/spaesamento - a mio parere - inferiore).
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futurama
martedì, giugno 22, 2010
C'è un nuovo video simpatico degli Ok Go.
Eccolo.
Ed ecco due righe che ho scritto a proposito della band e del rapporto tra video e musica su digita.musica.
Ed ecco due righe che ho scritto a proposito della band e del rapporto tra video e musica su digita.musica.
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videodrome
Il brutto della diretta.
La dittatura del presente contro la dittatura del limbo. Nel 2010, nell'era del trionfo di ogni singolo istante, in cui siamo tutti aggiornati su qualsiasi cosa accade nel momento stesso in cui ciò accade, può ancora capitare che un intero paese scopra per la prima volta il bello (e il brutto) della diretta. Ai cittadini della Corea del Nord ieri è stato concesso l'incredibile privilegio di poter vedere in diretta televisiva la partita della propria nazionale contro il Portogallo, ai Mondiali del Sudafrica. Non era mai capitato prima. L'unico canale tv del paese al massimo aveva trasmesso le partite registrate, il giorno successivo. Mentre gran parte del mondo ha ormai ripudiato il concetto stesso di differita, al punto che l'episodio finale di Lost deve essere trasmesso in diretta ovunque e che lo streaming sta surclassando la registrazione/memorizzazione, i nordcoreani scoprono per la prima volta cosa vuol dire vedere una partita di calcio nel momento stesso in cui questa viene giocata. Nel 2010. Una gentile concessione del regime. Che probabilmente ora si starà mordendo le mani, visto che il suo regalo al popolo si è tramutato in una lenta e umiliante Caporetto: nell'attesissima partita della rivincita (il Portogallo aveva sconfitto la Corea del Nord nei quarti di finale dell'edizione 1966 dei Mondiali), quella che avrebbe dovuto celebrare la superiorità della nazione comunista e del suo leader, i coreani sono stati travolti: 7-0. Ha segnato persino due gol Tiago (e i tifosi juventini sanno come questa sia forse l'umiliazione più grande). Per noi è solo una briciola di presente, un granellino nella sabbia di un miliardo di altre partite: toh, guarda, è finita 7-0, oggi chi gioca? Ma cosa devono essere stati quei novanta minuti per i coreani? Un'Italia-Germania 4-3 al contrario? Un'infamia che provocherà altri mille anni di embargo televisivo? In mezzo al disastro, saranno riusciti a catturare uno spicchio di chiassoso e vuvuzelante presente, prima di tornare nel loro limbo misterioso, ovattato, protetto e condannato a rimanere immobile nel tempo?
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media
venerdì, giugno 18, 2010
lunedì, giugno 14, 2010
Giganti.
Giant è una serie animata, realizzata dalla coppia Celine & Yann, dedicata - per l'appunto - ai giganti. Per ora è stato caricato su Vimeo il primo episodio, che trovate qui sotto, ambientato tra le piramidi. Un'anticipazione grafica dei successivi è disponibile sul blog dei due artisti.
Giant-Army from Benedi yann on Vimeo.
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movierama
venerdì, giugno 11, 2010
Play.me, l'Italia sale sulla nuvola.
Il paragone con Spotify ancora non regge. L'esperienza di ascolto sul servizio svedese è ancora il non plus ultra per l'appassionato di musica. Però, Spotify in Italia è off limits. E il merito del neonato Play.me di Dada è proprio quello di iniziare ad aggiornare il nostro vecchio paese, offrendo un servizio in streaming (5 euro al mese via Web, 10 euro per l'opzione con iPhone e Android) che segue la filosofia dei vari Spotify, Mog, Grooveshark... Questo il link, se volete provarlo (cinque giorni di prova sono gratis). Questo l'articolo che ho scritto su La Stampa.it, dopo aver intervistato il presidente di Dada Paolo Barberis.
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musiche liberate
Il corpo del reato.
Secondo il Daily Finance, a causa di quest'immagine vergognosamente impura, Apple ha "bannato" dall'iPhone e dall'iPad una versione a fumetti dell'Ulisse di James Joyce. Sono pronto a scommettere che tra qualche giorno la riammetteranno. Forse. Spero. Comunque, è curiosa, nonchè schizofrenica, la direzione che sta prendendo la morale contemporanea, schiacciata tra eccessi puritani come quelli di Steve Jobs e le provocazioni istituzionalizzate (e ormai tremendamente noiose) di Lady Gaga.
giovedì, giugno 10, 2010
Non è la fatica, è lo spreco che mi fa imbestialire.
La proprietaria di un ristorante giapponese di Sydney offre il 30% di sconto ai clienti che non lasciano avanzi nel piatto. E suggerisce a quelli che avanzano qualcosa di non tornare più.
Se sbagli ordinazione, sei fregato.
"Please also note that vegetables and salad on the side are NOT decorations; they are part of the meal too."
(l'articolo Yahoo!/Reuters)
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world
martedì, giugno 08, 2010
Come nasce un video degli OK GO
Dopo il sorprendente successo di A Million Ways (caricato nell'estate 2006, agli albori di YouTube) e quello stratosferico di Here It Goes Again (otto tapis roulants e oltre 51 milioni di views), a marzo gli Ok Go hanno provato a confermare il loro ruolo di paladini musicali dei video virali su Internet con l'ambizioso This Too Shall Pass. Nonostante i picchi di diffusione di Here It Goes Again siano lontani, il video ha avuto un buon successo e molti di voi l'avranno probabilmente già visto. Chi non lo avesse fatto, può recuperarlo al termine di questo intervento in cui Adam Sadowski, presidente dei Syyn Labs, ne spiega rapidamente la genesi. La presentazione di Sadowski è stata registrata al TED, la conferenza che si svolge ogni anno a Monterey (California) e nella quale vengono presentate "idee che meritano di essere diffuse". E' piuttosto breve, in inglese, con l'opzione sottotitoli a disposizione. Costruire un buon video virale a volte è semplicissimo (vedi Here It Goes Again), altre tremendamente complicato. A volte economico, altre piuttosto costoso.
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videodrome
We're only in it for the money, aren't we?
Il compenso in denaro è una motivazione che porta a lavorare meglio o peggio? E parlando di artisti... i soldi - soprattutto: tanti soldi - sono uno stimolo necessario a sostenere/garantire la sopravvivenza della creatività o uno strumento che in qualche modo distrae e conduce alla realizzazione di opere di bassa qualità? Domande impegnative, che si avvicinano alla radice stessa delle motivazioni umane, intrecciandosi con una società che, per varie ragioni, non può non fare i conti con il denaro. Questo video illustra le teorie sull'argomento di Daniel Pink, autore del libro Drive: The Surprising Truth About What Motivates Us
. D'accordo o no che si sia con lui, merita una visione già solo per la bellezza e la fluidità dei disegnini.
Il problema di ragionare su questi temi è che si corre subito il rischio di finire inchiappettati: "metti in dubbio l'importanza dei soldi? Benissimo, allora io non ti pago". Così, senza mezze misure. A maggior ragione in un'epoca in cui - come denuncia il video di Maddalena qui sotto - più che verso le emissioni zero ci si sta già muovendo naturalmente verso i compensi zero. E non solo per gli artisti. Basti pensare a quella strana creatura ormai maggioritaria tra i neolaureati: lo stagista. O al freelance che, giornalista o meno, probabilmente paga l'errata traduzione della parola "free" nel suo nome. Così gli intelligenti (o presunti tali) avvizziscono, mentre i furbi (reali) si arricchiscono. E in generale, tutti ci incattiviamo un pochino di più, giorno dopo giorno.
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sofismi
lunedì, giugno 07, 2010
"The Curse" (John Ritter): una romantica vicenda di marionette, mummie, maledizioni e musei
Quella di The Curse è la storia d'amore tra un'archeologa e una mummia. Una storia cantata dal songwriter americano Josh Ritter e tradotta poeticamente (e fedelmente) in immagini da Liam Hurley. Hurley è uno di quei personaggi dalla favolosa e imprevedibile doppia vita: oltre a essere il batterista di Ritter, è un esperto di... marionette. Su NPR c'è un breve racconto della genesi di questo video.
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videodrome
sabato, giugno 05, 2010
Quest'anno, in fondo, avrei voluto andare al MiAmi.
Domani sera, tra la forte musica dei Perturbazione e dei Virginiana Miller e il debole calcio di Sassuolo-Toro, sceglierò il secondo. Sbagliando, ça va sans dire. Voi che siete sani, intelligenti e forse non abitate nemmeno troppo lontano da Milano, non commettete lo stesso errore! Andate al MiAmi a vedere i Perturbana Miller. E magari fate un salto già stasera, che ci sono gli A Toys Orchestra. Nella cappa del 2010, in mezzo a crisi e tragedie greche e dopo un decennio così così, si intravedono segni di vitalità che in certa musica italiana (e in certa Italia) mancavano da tanto tempo. Midnight Talks (A Toys Orchestra), Del nostro tempo rubato (Perturbazione) e probabilmente anche Il primo lunedì del mondo (Virginiana Miller, me lo sto iniziando a snocciolare con calma e piacere, in vista di una presentazione alla FNAC di Torino, venerdì prossimo) sono dei macigni pulsanti. Atterrati sulla sabbia, non sprofondano. Anzi, offrono la possibilità di costruirci qualcosa sopra. Forse è vero che è proprio in mezzo alle crisi e alle tragedie greche che attecchiscono meglio i semi del riscatto. Forse è necessario che sia così. Certo, magari è solo un pizzico di infantile entusiasmo che basteranno novanta minuti di sofferenza calcistica a spazzare via come una tempesta (Mondo tempesta?). Ma forse no. Forse è arrivato il momento di svegliarsi. Tutti, giovani, vecchi, belli e brutti. E chissà che proprio questo MiAmi - rampante sogno di festival del terzo millennio cresciuto all'ombra del Web -, con i suoi mostri, i suoi baci, le sue frivolezze indiefashion e i suoi Teatri degli Orrori, i suoi Amor Fou, i suoi Bud Spencer Blues Explosion, i suoi Vessel, i suoi My Awesome Mixtape, non rappresenti una specie di nuovo inizio, dopo quegli anni zero sfrecciati via senza che ce ne rendessimo conto o che facessimo qualcosa di significativo. Divertimento, comunità, identità, condivisione, dichiarazione d'intenti, buona musica. Tante cose da dire e la volontà e la passione per farlo (che è poi il sommo pregio di Del nostro tempo rubato). Avrei voluto andare a Milano, per verificare. se sono solo ipotesi. La birra sarà buona? Le zanzare comprensive? Non potevano organizzarlo una domenica senza play-off? (o forse, ancora meglio, non potevamo evitare di andare ai play-off?)
I Perturbazione.
Gli A Toys Orchestra.
I Virginiana Miller.
Il Teatro degli Orrori.
La Bud Spencer Blues Explosion.
I Vessel.
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festival
venerdì, giugno 04, 2010
Non avrai altro maggiolino bianco al di fuori della Disney.
Stamattina ho lavorato a un articolo per LaStampa.it - probabilmente abortito - sul film tratto da Dylan Dog, di cui è stata ufficialmente annunciata l'uscita italiana (la settimana di Halloween). Setacciando il Web ho trovato una pagina Facebook su cui il regista Kevin Munroe e il produttore Dan Forcey offrono qualche spiegazione alle tante differenze che il film avrà rispetto al fumetto. Per esempio, l'assenza di Groucho come spalla di Dylan, sostituito da tale Marcus. Scrive Dan Forcey:
"When we started developing the movie, we immediately started researching it and found that Groucho Marx's likeness is owned by a company who has licensed it from his estate. So we come along, asking if we can make a movie with their character in it. But the cost to license the Groucho Marx's character was really too high. So we made the decision to fight what battles we could win and not go looking for more that would keep us from making the film. And so Marcus was born".
Sempre ragioni di copyright - francamente ancora più discutibili, se non proprio assurde - sono dietro a un ben più bizzarro cambiamento: il rovesciamento dei colori del maggiolino di Dylan. Non più bianco con il tettuccio nero, ma nero con il tettuccio bianco. Ecco la spiegazione di Forcey:
"The image of the white bug on film is owned by the Walt Disney corporation. (Thanks to Herbie.) That’s why you will never see a white Volkswagen Beetle on film outside of a Disney movie. The black paint was the only way we could get around it."
Questa mi mancava. Hai capito il potere del maggiolino tutto matto.
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