venerdì, aprile 30, 2010

Legonomist

 
I Lego non c'entrano. Semmai, la Lega. La surreale piantina dell'Europa remixata e rimescolata dall'Economist rispecchia in pieno i sogni del partito di Umberto Bossi. Pur nell'ironia della situazione, emerge una visione abbastanza chiara e letteralmente tranchant del nostro paese...

"Germany can stay where it is, as can France. But Austria could shift westwards into Switzerland’s place, making room for Slovenia and Croatia to move north-west too.  They could join northern Italy in a new regional alliance (ideally it would run by a Doge, from Venice). The rest of Italy, from Rome downwards, would separate and join with Sicily to form a new country, officially called the Kingdom of Two Sicilies (but nicknamed Bordello). It could form a currency union with Greece, but nobody else."

P.S. I commenti dei lettori, soprattutto quelli meno polemici e piccati, meritano. 

giovedì, aprile 29, 2010

"Born Free" (M.I.A.): arte, musica, politica, violenza

Il video di Born Free di M.I.A. racconta un passato/presente/futuro violento. Una squadra d'assalto fa irruzione in un condominio, entra nei vari appartamenti, picchia gli inquilini, sequestra un ragazzo con i capelli rossi e lo sbatte dentro un autobus dove sono raccolti altri ragazzi con i capelli rossi (per i calciofili e i romanisti, immaginate un bus pieno di Riise). Quindi l'azione si sposta in un campo di concentramento, dove la storia si fa ancora più dura. Molto dura. M.I.A. non è nuova a forti provocazioni, e prese di posizione politiche, basti pensare all'aperto sostegno alle tigri tamil in Sri Lanka (la cantante è originaria di quell'area). Da quando si è diffusa la voce che il video era stato censurato da YouTube, Born Free ha iniziato a moltiplicarsi spontaneamente. Su YouTube oggi se ne trovano diverse copie, qui sotto c'è quella ufficiale presa da Vimeo. Diretto da Romain Gravas (il figlio di Costa-Gravas) il video è davvero piuttosto forte e riprende quel clima di violenza alla Arancia Meccanica già protagonista di un altro discusso e potente clip del regista, Stress dei Justice. Là era il caos gratuito creato dalle giovani gang delle banlieue, qui è la repressione, il controllo, l'ordine ricostituito da un regime vagamente naziamericano. Fiorellini di primavera, insomma.


M.I.A, Born Free from ROMAIN-GAVRAS on Vimeo.

martedì, aprile 27, 2010

Bertallot, l'iPhone e i gol granata

Oggi ho intervistato Alessio Bertallot a proposito della sua iPhone App WEBertallot. Se volete, potete leggere l'articolo su digita.musica. La domanda più importante me la sono però tenuta per Il Pozzo:

Qualche giorno fa, complice un amico su Facebook, ho rivisto il video dell'esibizione degli AeroplanItaliani a Sanremo, nel 1992, con Zitti zitti. Sbaglio o a un certo punto nel testo chiedevi meno zucchero (o Zucchero?) e più gol granata?
Non sbagli, ma temo di deludere i tifosi del Toro: tutta quella parte della canzone era costruita come un puro cut up. Un collage di articoli, titoli e ritagli presi dai giornali. Non c'erano altre ragioni, io non seguo molto il calcio, anche se con tutti i tifosi che negli anni hanno fatto riferimento a quel verso, il Toro ha iniziato a diventarmi simpatico. Evidentemente nel periodo in cui l'abbiamo scritta, tra il dicembre del 1991 e il febbraio del 1992, si parlava molto di gol granata.

Scifo, Lentini, Casagrande, Martin Vasquez, la cavalcata UEFA (con il terribile frontale di Amsterdam). Beh, di certo se ne parlava di più rispetto a oggi...

Ma bando alle ciance e via alle danze (i gol granata arrivano al secondo 42)

Il documentario I Need That Record! su PitchforkTV

I Need That Record! - The Death (or Possible Survival) of the Indipendent Record Store è un documentario di Brendan Toller che, partendo dall'analisi dei negozi di dischi, racconta il cambiamento che sta attraversando il mondo della musica. Dentro ci sono gli interventi di Thurston Moore, Mike Watt, Lenny Kaye, Glenn Branca (strabordante e adorabile: la versione musicale di Mickey Rourke), ma anche la storia dell'industria discografica, le radio, Internet, Napster, l'iPod. Passato nel circuito dei festival durante il 2009, il documentario è da poco approdato nei negozi in DVD (in una data simbolica: il Record Store Day) ed è questa settimana trasmesso in streaming, in versione integrale, nella benemerita sezione One Week Only di PitchforkTv. Il link diretto è pitchfork.com/tv/#/episode/2144-i-need-that-record/1. Qui sotto, comunque, trovate l'intero film in embed. Nonostante molte delle cose dette e mostrate siano già piuttosto note, il film è gradevole. Anche per l'approccio del regista che - mi sembra di capire - segue la filosofia dell'abbraccio (più che del conflitto) tra analogico e digitale, vinili e MP3, vintage e avanguardie. La nostalgia c'è - ed è comprensibilmente vibrante soprattutto negli interventi degli intervistati - ma non esonda.


venerdì, aprile 23, 2010

Il calabrone vola sull'iPad



Lo scorso 19 aprile, alla San Francisco Davies Symphony Hall, il pianista cinese Lang Lang mette in mostra le doti pianistiche del suo iPad, tamburellandovi sopra Il volo del calabrone di Rimsky-Korsakov. Fake or true? Quello che appare evidente è che tutte le app musicali già diffuse su iPhone e iPod Touch (che ti permettono di simulare chitarre, violini, sassofoni, ocarine e, appunto, pianoforti), sull'iPad acquistano letteralmente una nuova dimensione.

mercoledì, aprile 14, 2010

Giap cambia volto (l'intervista a Wu Ming 1)

Se eravate abbonati a Giap, la newsletter periodica del collettivo di scrittori Wu Ming, avrete ricevuto anche voi l'email in cui si annuncia la chiusura della stessa, trasformata in un blog. E' un piccolo grande cambiamento epocale, soprattutto perchè legato a un gruppo di autori che da sempre - in Italia - svolge un ruolo di avanguardia nei rapporti tra narrativa, circolazione delle informazioni, relazione scrittori/lettori, tecnologia digitale, ecc. ecc. Su questi argomenti, sull'iPad, sul copyright e sulla seconda vita di Giap ieri ho intervistato Wu Ming 1. Qui.

Katie Sketch, le Organ e il lesbo-bar di Toronto.

Katie Sketch è stata la cantante delle Organ, un gruppo canadese il cui unico album (Grab That Gun, 2004) ho adorato in modo tanto intenso quanto irrazionale. Le Organ non sono durate molto. Il tempo di riuscire a vederle nel 2006 a Milano e Benicassim e poi - puff - la band si è sciolta e il suo ricordo è stato sepolto sotto il peso di un miliardo di altri gruppi, stimoli, cose, persone. Ma non è morto. E' rimasto lì a riposare, sotto tutti quei gruppistimolicosepersone, pronto a tornare a galla al momento opportuno. Cioè oggi. Quando lo shuffle dell'iPod, con la consueta nonchalance, ha sputato improvvisamente fuori Brother. L'effetto distrazione è stato improvviso. Così come il dubbio da soddisfare: che fine avranno fatto quelle simpatiche e un po' darkeggianti figliuole? Una risposta parziale è arrivata da Wikipedia, dove si accenna all'acquisto di un bar a Toronto da parte di Katie e dell'ex-organista della band Jenny Smyth. E da quest'articolo del giugno 2009 di Eye Weekly, che spiega come il locale gestito dalle due ragazze (l'Henhouse di Dundas Street) sia diventato "one of the city's hottest lesbian bars".

(nell'immagine a sinistra, un preziosissimo reperto: la scaletta, vergata a mano da Katie, del concerto delle Organ al Transilvania di Milano nel 2006)

martedì, aprile 13, 2010

"The Fall of 1960" (Canadians)



Se dal Belgio, dalla Svezia, dalla Norvegia e persino dall'antianglofona Francia (Phoenix) possono uscire gruppi che cantano in inglese e vengono ascoltati in tutto il mondo, perchè lo stesso non può accadere in Italia? E' una delle grandi questioni del nostro tempo, senza dubbio. Non so se i veronesi Canadians potranno colmare questa lacuna, ma il primo ascolto del nuovo album The Fall of 1960 - che per il sottoscritto avviene con le consuete 3/4 settimane di ritardo rispetto all'intero universo blogosferico - è confortante. E confermante. Nel senso che conferma le belle sensazioni provate già con il precedente A Sky With No Stars (e con le varie cover sparse per il Web: Moonlight Shadow, Like Dylan in the Movies, Playground Love). Il sound grandaddiano si sposa bene con le prime frizzanti mattine di primavera. In download a 9 euro, qui.

P.S. Massimo rispetto anche per la Ghost Records, che tra Canadians, Dente e Calibro 35 sta pian piano mettendo su un solidissimo catalogo nazionale.

<a href="http://ghostrecords.bandcamp.com/album/canadians-the-fall-of-1960">A Great Day by Ghost Records</a>

domenica, aprile 11, 2010

"We Are Water" (Health)


(http://www.youtube.com/watch?v=toG4bHjPLEU)

Il mio antico amore per lo splatter mi impone di segnalare questa brutale (e dolorosa) delizia. Loro sono gli Health, noise band californiana con all'attivo un paio di dischi e un tour con i Nine Inch Nails. Il regista del clip è Eric Wareheim (già al lavoro con MGMT, Depeche Mode, Major Lazer, The Bird and the Bee). Essendo dei bravi ragazzi, gli Health hanno deciso di farmi un regalo: suoneranno il giorno del mio compleanno al Primavera Sound di Barcellona (spero non nello stesso momento in cui si celebrerà il rito pagano dei Pet Shop Boys). Qualche giorno prima saranno in tour in Italia: il 24 maggio a Bologna (Lokomotiv), il 25 a Roma (Circolo degli Artisti), il 26 a Milano (Magnolia).

giovedì, aprile 08, 2010

Déjà vu.

Tutto ciò che è stato detto e vissuto in dieci anni di musica e Web, sta pian piano ripetendosi nel settore dei libri e degli ebook. Le stesse questioni, gli stessi dubbi, le stesse polemiche, le stesse lamentele, le stesse minacce. Sembra il remake di un film, riscritto e interpretato dal Kindle e dall'iPad. A un lettore che gli chiede se scaricare la versione ebook illegale di un libro regolarmente acquistato è una cosa sbagliata, Randy Cohen, l'autore della rubrica The Ethicist sul New York Times risponde:

An illegal download is — to use an ugly word — illegal. But in this case, it is not unethical. Author and publisher are entitled to be paid for their work, and by purchasing the hardcover, you did so. Your subsequent downloading is akin to buying a CD, then copying it to your iPod.

Buying a book or a piece of music should be regarded as a license to enjoy it on any platform. Sadly, the anachronistic conventions of bookselling and copyright law lag the technology. Thus you’ve violated the publishing company’s legal right to control the distribution of its intellectual property, but you’ve done no harm or so little as to meet my threshold of acceptability.

Se ne parlerà ancora molto, soprattutto tra tre o quattro anni, quando saranno distribuiti piccoli scanner domestici che permetteranno a chiunque di farsi in casa i propri ebook, con la stessa facilità con cui si "rippavano" i CD in MP3. Il problema alla radice in realtà è racchiuso nel secondo paragrafo della risposta di Randy Cohen. Quel "legal right to control the distribution of its intellectual property". E' attorno a quel concetto che gira tutta la questione. E di fatto, anno dopo anno, tecnologia dopo tecnologia, si tratta di un diritto legale con sempre meno punti di contatto con la realtà.

mercoledì, aprile 07, 2010

Buon tour americano, Jonsi. Firmato: Sigur Ros.

Go Do from Bizzle Bizzle on Vimeo.


Ho letto cose mirabolanti su Go, l'esordio solista di Jonsi Birgisson, il cantante dei Sigur Ros. E' già lì pronto, nella mia lista dei nuovi album da ascoltare, in attesa che scada il tempo-minimo-legale concesso ai Broken Bells (con tutta quest'abbondanza di uscite, ho dovuto stabilire delle ferree regole di ascolto minimo almeno per i dischi che più mi interessano...). Nel frattempo, è arrivata la benedizione dei compagni Sigur Ros, con un messaggio inviato tramite la mailing list del gruppo. E' divertente, quindi lo ripubblico:

so, we may all be off on "indefinite hiatus", "having babies", but that doesn't mean we can't take a little time out of our busy diaper changing schedule to wish our singer jónsi heartfelt good luck on his own first baby-steps without his *real* band for the first time in, ooh, 15 years, must be. we've heard the record and, honestly, some of it is quite good. ok, that's a joke. 'go' is bloody marvellous. well done, strokkur, always knew you had it in you, etc - although you could lay off the english; we've got our 'mystique' to think about.

anyway, we believe he's also arranged some live concerts, in fact the first one's today apparently, in vancouver, canada, a place for which we've got a lot of fond memories. we've not seen the show, but understand it involves some quite ambitious set design, projection, lighting and what-not. anyway, do yourselves a favour and go and check him out in a town, city or burg near you and let us know that it's good... but not that good, you know?

knús, sigur rós


Il sito ufficiale del progetto è www.jonsi.com.
Intanto, sono già state annunciate tre date in Italia:
9 giugno Milano - Alcatraz
21 luglio Roma - Cavea Auditorium
22 luglio Ferrara - Piazza Castello @ Bands Apart 2010

martedì, aprile 06, 2010

Phil Selway (Radiohead) da Spazio 211 a Pitchfork

Più che Radiohead bisognerebbe chiamarli Remidahead. Basta il loro nome su un manifesto a tramutare tutto in sold out. Sabato 27 marzo, per il concerto di Lisa Germano e Phil Selway (che dei Radiohead è il batterista e forse il membro meno appariscente e mediatizzato), Spazio 211 si è trasformata in un'allegra bolgia. Biglietti esauriti, ressa sotto il palco, cancelli chiusi alle 23. Riflettori puntati soprattutto su Selway, di cui arriverà a breve l'album d'esordio solista, con vari ospiti tra cui proprio la Germano. Chi si aspettava qualcosa anche solo di vagamente simile ai Radiohead sarà però rimasto deluso. Lasciata a Oxford la batteria, Selway si è presentato sul palco voce e chitarra, disimpegnandosi soprattutto in soffici ballate postfolkeggianti. Tra le prime file del pubblico c'era anche qualche inviato di YouTube, che ha ripreso una manciata di canzoni. Risultato, il palco di Spazio 211 è finito sulle auguste pagine di Pitchfork (assieme - update - a quello del Tunnel di Milano). Potere dei Radiohead.

lunedì, aprile 05, 2010

Come on, let us shoot.

Wikileaks ha pubblicato su YouTube il video dell'attacco di un elicottero americano Apache contro un gruppo di uomini riuniti in una piazza di Baghdad, risalente al 12 luglio del 2007. All'epoca, l'incidente ebbe un certo risalto sui media perchè tra le vittime dell'attacco - "ribelli", secondo fonti militari - vi furono anche diversi civili, tra cui due collaboratori della Reuters (e tra i feriti, due bambini). Il video, registrato dall'elicottero, riprende l'intero scontro (che forse sarebbe meglio definire "tiro al bersaglio"), con tanto di trascrizione delle comunicazioni tra i soldati (in alcuni casi, di un cinismo agghiacciante). Non me ne intendo di video interni degli Apache, ma sembra vero. D'altronde, la guerra è guerra... di che ci si stupisce? Di niente, se non del fatto che noi probabilmente non sappiamo proprio un bel niente della guerra. Quella che vediamo nei tg, all'ora di cena, non è guerra. E' una rappresentazione di qualcos'altro. Poi ci si chiede perchè i governi iniziano a essere un po' preoccupati di tutti questi strumenti che agevolano la libera circolazione delle informazioni...


venerdì, aprile 02, 2010

L'uso semestrale dell'NME.

Non c'è niente di particolarmente rivoluzionario o travolgente nell'amabile chiacchierata tra Alan McGee e Anton Newcombe (Brian Jonestown Massacre), pubblicata la settimana scorsa su Clash. Giusto la sensazione che il cambiamento delle abitudini personali stia diffondendosi un po' a tutti i livelli della musica, non limitandosi all'ascolto/download/acquisto delle canzoni. Anche i giornali specializzati (e di conseguenza editori e giornalisti) sono obbligati a drizzare le antenne:

Alan: It’s funny - I actually bought NME for the first time in six months the other day

Anton: You had to buy it...

Alan: Yep! There were only two things that were vaguely interesting in it - that Paul Weller was going to make a record with Kevin Shields - that could be really good - and that James had threatened the NME staff by saying ‘I know where you live if you give us a bad review’... Other than that it was fucking bizarre. The only records I’m excited about hearing this year are yours and Glasvegas’! We’re living in cloud cuckoo land - music used to fucking exciting.


giovedì, aprile 01, 2010

Galactic Empire State of Mind, da Jay-Z a Darth Vader

Ci sono parodie e parodie. Con Galactic Empire State of Mind, quei monellaci di College Humor ci hanno davvero dato dentro. Un video girato praticamente da zero, scimmiottando l'ultimo successo di Jay-Z e Alicia Keys e rileggendolo in salsa Guerre stellari: Darth Vader alla voce, una tarantolata principessa Leia al controcanto, tutti gli altri personaggi come ballerini-comparse e sullo sfondo un montaggio delle sequenze della saga. In più, inevitabilmente, un testo creato ad hoc (lo trovate sotto il video).
Da vedere e gustare.
(qui, se volete fare il paragone, l'originale di Jay-Z e Alicia Keys).



Galactic Empire State of Mind
(by Owen Parsons & Conor McKeon)

[DARTH VADER/JAY-Z]
Yeah
No longer Anakin
Formerly a Skywalker
Son's next rebel hero
But I'll be Sith forever
I'm the newest Dark lord And since my training years
I can choke from anywhere
Yeah my force is everywhere Used to run with Obi Wan We were both best buds foreva
But after three movies Now I've got a blood vendetta Grew up on Tatooine
No vegetation Catch me rolling through the cosmos in a moon-like station to Leia's home nation Death Star wrecks it Now princess knows, Vader ain't one to mess with
Flying through the trenches
Blasting rebel noobies
What happened to the fat one
Think he died of heart disease All that's left is this guy
Chasing him in my TIE I won't deny That his force is pretty damn high
Damn i just got wiped out
Falcon shot the back of me
Spinning into outerspace
But I'll be back definitely

[PRINCESS LEIA/ALICIA KEYS]
In Star Wars Empire is out to find Leia Death star plans in R2 Shoot the exhaust port Kenobi may now be see-through But the force is within Luke
Let's hear it for new hope, new hope, new hope
[Vader: You're welcome Obi Wan... I made you a ghost!]

[DARTH VADER/JAY-Z]
Catch me rockin boots and a cape like superman
Hell, I made wearing black more famous than that Jay-Z can
You should know I'd find you, hiding out at Echo
Now I got a Blizzard Force eliminate you quick yo
Welcome to the planet Hoth AT-ATs hit the spot Walking tanks are too legit
But they fall down a lot Check the front, check the back, cant find the Falcon yet
We need them all alive, so no disintegrations Boba Fett 8 million asteroids, where'd your little ship go?
Get me to Cloud City, I got Lando on my payroll
Me I gotta double check if carbonite's ok If freezin's safe for Han
Doing Luke the same way
New deal Lando
Ain't no pardon
Kid blew up my boys
Rest in peace Moff Tarkin
Turns out we are family
Embrace your dark fate
Dad and son together, yo No way the emperor's safe, cause...

[PRINCESS LEIA/ALICIA KEYS] In Star Wars
Now Han Solo's a coffee table
There's nothing Luke can do [Vader: Should've joined me, bro!]
He's on Dagobah
With some dyslexic Jedi dude
Right hand still got sliced through Looks like they struck back, struck back, struck back

[DARTH VADER/JAY-Z]
Lightsabers grinding
Palpatine's smiling
Cause he knew it would come to this The light side is blind with casualties
Who do evil casually, then gradually become worse
Don't fight your destiny
Wasn't a great dad, true
Absent all the while
No happy times behind us, and plus, now I'm killin' you
Keep fencing mister, 'cause now I sense a sister
You don't go bad, maybe I'll enlist her
Now Emperor wants you, only wants me rubbed out You controlled your anger, stayed light side devout Watch out kid, he's got lightning bolts to immolate Uh-uh, hell no, daddy powers activate
End this prune with a badass murder suicide
Bald headed, mask off, heart melted kid you were right Burn all my gear so those Ewoks can't wear it again
Do it, I'll be watching you, a ghost, name of Anakin

[PRINCESS LEIA/ALICIA KEYS] In Star Wars
Destroy new Death Star's generator
Ewoks to the rescue
Blast through to the core
This Regime's gonna be brand new
Galactic Empire's through
The Jedi have returned, returned, returned

The 8-Bit Side of the Moon

La decostruzione continua.
Ecco l'intero The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd rivisto, corretto e compresso dal programmatore Brad Smith nel formato octadimensionale del Nintendo Entertainment System.
E non è un pesce d'aprile.
(qualche info in più e gli MP3 da scaricare: qui)
(la playlist YouTube da ascoltare come un album, senza interruzioni: qui)

Speak To Me / Breathe / On the Run


Time / Breathe (Reprise)


The Great Gig in the Sky


Money


Us and Them


Any Colour You Like / Brain Damage / Eclipse