Un altro videuzzo, anche questo già piuttosto datato (maggio 2008), mostrato ieri da Ken Perlin. Ci sono alcuni aspetti che potrebbero renderlo un po' indigesto: la retorica, il buonismo, i riferimenti politici. Ce ne sono però anche altri estremamente affascinanti. Su tutti, per me, lo strano effetto tecno-vintage con le didascalie digitali che vengono ad arricchire una realtà che sembra uscita da Goodbye, Lenin (la musica, il look del ragazzo, la scrivania con vecchi libri e macchina da scrivere, la voluta e spartana artificialità della messa in scena simile a quella dei finti video registrati nell'adorabile film di Wolfgang Becker). (N)ostalgia + modernismo: una ricetta che funziona sempre.
Dal punto di vista del linguaggio, poi, pensate a quante porte sta aprendo nella comunicazione contemporanea (da quella pubblicitaria a quella di matrice artistica, potenzialmente persino a quella giornalistica) la crescente abitudine a inserire nei video elementi testuali dinamici. Parole, numeri, grafici che non vengono più pronunciati ma visualizzati. YouTube è ormai zeppa di soluzioni di questo tipo. La semplice visione si trasforma in una più raffinata e complessa specie di videolettura.
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