(fonte immagine: Flickr)
La Tate Modern, a Londra, compie dieci anni. Alain de Botton la celebra con un bel pezzo sul Daily Telegraph, tradotto in Italia sul numero 845 di Internazionale:
"Del resto nel mondo secolarizzato persino i non credenti rimpiangono l'epoca delle grandi cattedrali. Anche gli atei provano nostalgia per le grandi opere dell'architettura religiosa. Di solito si tende a concludere che, venuta meno la fede, l'architettura sacra non abbia più senso. L'idea di fondo è che solo il divino è degno di culto - e di conseguenza l'architettura non ha nient'altro da celebrare o da commemorare.
Ma in verità, anche se non c'è più fede nell'essere supremo, non significa che non abbiamo più ideali in cui credere, e per i quali vale la pena costruire una casa in terra. Sarebbe un'incredibile limitazione quella di poter costruire templi solo in onore di Mosè, Gesù e Budda. La Tate Modern indica la strada. Anche in assenza di Dio l'architettura può puntare in alto. C'è ancora un valore nel gesto di delimitare un territorio e di definirlo - nel senso più vasto possibile - un luogo sacro, senza per questo tirare in ballo il soprannaturale. E' quello che dimostra, senza ostentazione, la Tate Modern: un tempio dedicato alla parte migliore dell'uomo contemporaneo".
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