Avevo scritto una lunga e struggente presentazione... ... poi ho fatto finta di premere per sbaglio "canc"...
Mi limito ad annunciare che:
a) La musica liberata è finalmente arrivato in libreria!!!
b) a dieci anni esatti dalla comparsa del primo Napster (e a otto esatti dalla sua repentina scomparsa), è un avvincente racconto degli incredibili cambiamenti che hanno stravolto la musica (e la nostra esperienza musicale) nel nuovo millennio. Condivisione di canzoni, ok, ma soprattutto condivisione di esperienze, di passioni, di racconti ed emozioni.
c) che sia davvero avvincente lo conferma anche il suo incredibile ed enigmatico indice:
1.0 1. MP3 (La mosca / Seattle / Preistoria / Mpeg-1 Audio Layer 3 / Sacrilegi) 2. Napster (I 331kb che sconvolsero il mondo / Pirro / Gratis / Tutto / Noi) 3. Le major (Vade retro, tecnologia / Il diamante / DRM / Rootkit / Perdita di controllo) 4. iPod (Pray / Music Store / Monopolio / Shuffle / iGod)
2.0 5. Il laboratorio (Libertà è partecipazione / Dire / Fare / Baciare / Lettera /Testamento) 6. Gli artisti (The artists formerly known / Giovani turchi / Premio fedeltà / It's up to you / Ghosts) 7. Dura lex (Jammie Thomas / Il dilemma del linguaggio / Il dilemma della copia / Il dilemma del remix / Il dilemma dell'autore e del produttore / A due velocità)
3.0 8. Macchine (Streaming / AI / Ovunque / Eroi) 9. Where Have All the Good Times Gone? (La qualità / I giornalisti / I negozi di dischi / Gli album) 10. L'onniutente (Intelligenza / Furore / Generosità / Responsabilità) 11. La musica liberata (I Mille / Neointermediazioni / L'oceano / Serendipity)
d) come è riportato in quarta di copertina, questo blog d'ora in poi sarà (anche) il riferimento Web ufficiale del libro: io me ne servirò per segnalare eventuali appuntamenti, presentazioni, correzioni, integrazioni, ecc. ecc.; voi potrete abusarne (anche tramite l'email in alto a destra) per complimenti, critiche, insulti, perplessità, richieste, entusiasmi e auguri di buon Natale.
e) il prezzo è di 16,50 euro e il libro dovrebbe essere reperibile abbastanza facilmente. Anche nelle librerie online. Persino in quella della Fnac, nonostante il titolo riportato sia quello originale, poi mutato in corso d'opera. Su eMule e The Pirate Bay, invece, al momento non c'è ancora... Nonostante fosse di gran lunga il libro più atteso dell'estate 2009, i potenti mezzi di Arcana sono incredibilmente riusciti a evitare il leak...
1. I Coldplay continuano a realizzare dei videoclip piuttosto interessanti. Questo è l'ultimo Strawberry Swing.
Ancora più interessanti sono i demo di Chris Martin, pianoforte/voce, risalenti al periodo 2005/2006 e spuntati nei giorni scorsi online. Il leak sembra sia partito dal forum Coldplaying, come testimonia questo lunghissimo thread in cui i fan iniziano a rimbalzarsi i link delle canzoni, tirano giù i testi degli inediti e disegnano persino le copertine dell'ipotetico album (Viva la Vida Demos) in cui raggrupparli. Da lì si è poi passati a Stereogum, Hypem, YouTube, ecc. ecc. Le canzoni sono solo dei bozzetti, massimo due minuti l'una, in cui Chris Martin traccia le linee armoniche e melodiche, cantando un paio di strofe e un ritornello. Solo un brano ha poi visto una concreta realizzazione... Lovers in Japan... qui in una forma scarna, traballante eppure adorabile. Il resto è inedito. E ha un fascino particolare, soprattutto se contrapposto agli un po' ipertrofici (in quanto a produzione) recenti album ufficiali della band. E' un'altra creazione mutante/pirata/apocrifa che affiora dal Web, come un'isola misteriosa, per poi diffondersi, scomparire, riapparire, sopravvivere in una dimensione alternativa a quella della discografia istituzionale... Un microalbum di cui alcuni fan si sono già innamorati perdutamente (leggete il forum...) e che molti altri probabilmente non conosceranno mai. A meno che i Coldplay non decidano, in qualche modo, di dargli una veste ufficiale (difficile, vista la forma embrionale dei brani) o un'autorizzazione ufficiale (improbabile, visto che la EMI sta già rapidamente eliminando i video relativi su YouTube). In un'epoca in cui la musica circola in questo modo così libero, potente e selvaggio, cosa dovrebbero fare gli artisti di tutte quelle tonnellate di demo, provini, canzoni registrate e scartate in studio? Conservarle in cassaforte? Bruciarle? Diffonderle, vuoi come regalo, vuoi come edizioni speciali degli album ufficiali? Quanto potere e quanto controllo ha ancora l'artista su qualcosa che è stato registrato, impresso, definito, partorito, anche se solo come provino?Partendo dal presupposto che è sempre più difficile impedirne la diffusione (e dunque l'esistenza), come andrebbero gestite questa diffusione e questa esistenza? Da qui alla domanda più affascinante, il passo è breve: quante meraviglie si nascondono in questa dimensione parallela? Quante piccole gemme, come Bloodless Revolution, vivono nel limbo delle opere smarrite, incompiute, non approvate, attendendo di trovare un piccolo pertugio attraverso il quale apparire come fantasmi digitali nella nostra dimensione?
2. Tutte domande futili, quelle qui sopra. Verranno spazzate via come fuscelli dall'arrivo della ragazza dei nostri sogni: RoboGeisha.
3. A giudicare dall'attivismo di blog e siti musicali, sentivamo un po' tutti la mancanza dei Kings of Convenience. Il 20 ottobre il duo norvegese tornerà finalmente con un nuovo album, Declaration of Dependence. Qui potete ascoltare un bel po' di nuovi pezzi in versione live. E a proposito di live, sono già state fissate le date italiane del tour autunnale: 28 ottobre Roma (Auditorium Conciliazione), 29 ottobre Milano (Conservatorio). Prezzi: 22/35 euro + prevendita.
4. La Merge Records compie 20 anni e David Malitz del Washington Post la omaggia con una classifica dei venti dischi più belli prodotti dalla scuderia. Al primo posto, come sembra essere praticamente un obbligo nel mondo indie-americano, c'è In the Aeroplane Over the Sea dei Neutral Milk Hotel (io non l'ho mai capito, quest'album...). La decisione più discutibile, semmai, è lo striminzito diciottesimo posto di Funeral degli Arcade Fire (dietro ai Cornershop!). Assai succulento, in particolare per i collezionisti e i cultori dell'oggetto fisico, potrebbe essere il libro celebrativo pubblicato dall'etichetta: Our Noise - The Story of Merge Records.
5. Ai Mercury Prize 2009 io tifo per Bat For Lashes. E per le creature nere e bitorzolute del suo video, che sembrano davvero uscite fuori dal pozzo di Cabal... quello originale...
Probabilmente è tutta una questione di coincidenze astrali e personali. Qualcuno schiocca le dita e tu ti senti subito predisposto a qualcosa di speciale. Qualcun altro schiocca le dita e lui sembra davvero predisposto a qualcosa di speciale. Qualche migliaia di altre divinità schioccano le dita e altrettanti cuori sono predisposti a qualcosa di speciale. Insomma, tanto per non divagare troppo, ieri sono stato al concerto torinese di Springsteen ed è stata una grande emozione, continua, pazzesca, con una scia pulsante e ben più lunga delle tre ore del concerto. Sembravano divertirsi tutti. Lui, la band, il pubblico nel prato, il pubblico sugli spalti, io sugli spalti, uomini, donne, vecchi, bambini (una quantità di bambini spaventosa, l'ultima volta che ne avevo visti così tanti sotto a un palco era a un concerto dei Nomadi... e non prendetela come cattiveria). Io non sono un fan duro e puro del Boss, uno di quelli che lo inseguono da vent'anni o trent'anni e conoscono a memoria ogni singolo aspetto della carriera e hanno un metro di giudizio assai migliore del mio. Però conosco alcuni rappresentanti di questa categoria. Almeno due mi hanno confermato che si è tratto di qualcosa di speciale, leggendario, fighissimo. Sono contento di esserci stato.
E mi permetto di fare un piccolo ragionamento, certamente non troppo originale, ma che secondo me assume un significato nuovo con i cambiamenti di cui siamo testimoni nel mondo della musica: un ragionamento sulle scalette dei concerti. Anche l'ultimo satellite ancora da scoprire di Urano sa che Springsteen è uno a cui piace cambiare canzoni a ogni concerto. Anche piuttosto radicalmente. Tanto per fare un esempio, metà dello spettacolo torinese di ieri era diverso da quello romano di 48 ore prima. Ed è probabile che metà di quello di Udine di domani sarà differente rispetto a Torino e Roma. Conosco solo un'altra band che fa qualcosa del genere: i Pearl Jam (forse anche Dylan?). La stragrande maggioranza degli artisti, soprattutto quelli che hanno già raggiunto un successo consolidato (ma non solo loro) appartengono a una fazione esattamente opposta: mantengono la scaletta quasi invariata per tutti i concerti di una tournèe. Inutile dire che i campioni di questa teoria sono gli U2. E lo sono da tempi non sospetti. L'incommensurabile Zoo Tv era praticamente identico ogni sera, così come i più lontani tour di Rattle, Joshua, The Unforgettable Fire. In quello attuale, in linea di massima tengono 20/22 canzoni fisse, cambiandone giusto un paio a sera.
Sono due linee di pensiero legate a target differenti e abbastanza definiti: a) Springsteen, Pearl Jam & C.: non sono troppo interessati a ingigantire a dismisura il loro già nutrito seguito; accettano l'idea che buona parte degli stadi e dei palazzetti siano riempiti da fan d.o.c., quelli che magari si fanno 5/10/15 date dello stesso tour. Non disdegnano certo gli altri, ma sembrano puntare al fan duro e puro, insomma. b) U2 & C.: preferiscono pensare (e credo che The Edge lo abbia anche espressamente dichiarato in un'intervista) a un pubblico diverso per ogni tappa, ogni concerto, ogni città. Hanno un approccio quasi teatrale allo spettacolo, che è ogni sera una replica e che diventa anche difficile modificare a causa delle sempre più sofisticate soluzioni tecnologiche/scenografiche/visive che lo accompagnano (da questo punto di vista, credo che anche i Coldplay e soprattutto i Muse siano sulla buona strada...).
L'idea dei gruppi a) è che il divertimento per il pubblico stia nello scoprire cosa verrà suonato, serata per serata, anche a costo di rinunciare a qualche evergreen. E' un po' tutta una grande festa a sorpresa. L'idea dei gruppi b) è che il pubblico di ogni città abbia diritto a vedere uno spettacolo organico, completo, con il maggior numero di hits possibili. Come detto, è una storia vecchia. Non diventa d'attualità solo perchè ieri sono rimasto incantato di fronte a un concerto del Boss e oggi mi sono divertito a spulciare tutte le differenze tra i suoi concerti del 2009. Però, credo che in questi anni (complice la solita Internet) si siano aggiunti due elementi che fanno pendere un'ipotetica bilancia di piacevolezza di un concerto sempre più dal lato dei gruppi a), i "mutaforme", rispetto ai b), i "monolitici". Almeno dal punto di vista dell'appassionato, più che dello spettatore occasionale.
Il primo cambiamento è di matrice industriale: in un'epoca in cui si vendono sempre meno dischi, non ha più molto senso economico sostenere che il tour deve essere una vetrina del disco più recente. Quanti milioni di concerti a scaletta fissa sono stati costruiti con questo schema - 50% nuove canzoni, 50% classici - per non deludere i vecchi fan e al tempo stesso magari spingere qualcuno a comprare un nuovo album? Gli U2 sono di nuovo un buon esempio, è facile sparare su di loro, ma credo che il discorso valga davvero per un'ampia maggioranza di artisti. Oggi però non c'è più bisogno di seguire un ragionamento del genere. L'ombelico del mondo non sono più i dischi. Sono i concerti. Bisogna concentrarsi su quelli. Renderli davvero unici, speciali, particolari, in modo da convincere il pubbico a spendere 30/50/70/110/200 euro per i biglietti. E qui si intreccia il secondo grande cambiamento, che parte invece dal mare della comunicazione globale. Come ben saprete da YouTube e magari anche da qualche messaggio sporadico su questo blog, grazie a Internet oggi è possibile sapere in tempo reale quasi tutto su concerti che si stanno svolgendo anche in un altro continente. Tra blog, YouTube, Facebook, Twitter, etc. etc., niente è più segreto. A ogni tappa del tour, i fan degli U2 si ritrovano sul forum di www.u2place.org, dove commentano in diretta le notizie che arrivano dai vari stadi e ascoltano in diretta numerosi spezzoni live, grazie agli stratagemmi tecnologici architettati da misteriosi appassionati tedeschi, olandesi, venusiani, klingon. Lo so, perchè ogni tanto mi prendo la mia bella sedia virtuale e mi metto anch'io in un angolo a guardare. Trovo che sia un virus comprensibile e a suo modo meraviglioso (questi forum sono comunque sempre arene di socialità). Un virus che però - soprattutto tramite canali sociali diffusi come Facebook - sta ormai contagiando anche la gente comune, colei che sembrava immune alle patalogie da rockfan. Proprio oggi su Facebook molti miei amici hanno postato link entusiasti a video YouTube del concerto di ieri del Boss. Era capitato anche con gli U2. Una mattina, appena svegliato, aprivi il video di The Unforgettable Fire di Barcellona e scoprivi gli effetti speciali della canzone che avresti visto una settimana dopo, a Milano. Bella ciao alla sopresa, al mistero, alla magia.
Anche nel 1993 gli U2 ripetevano le stesse cose ogni sera, è vero. Ma a saperlo erano solo i fan più carbonari e ossessivi. Non c'era il megafono di Internet a rivelarlo a tutti gli altri. Uno potrebbe dire: bene, allora risolvere il problema è facile, smettiamola di girare video ai concerti, di condividerli su YouTube, di chiacchierare, commentare, raccontare i concerti sui blog, torniamo silenziosi, esoterici e legati alla natura come eravamo in passato. E' vero. Già che ci siamo, ripristiniamo anche tutte le partite di serie A alla domenica pomeriggio, 90° minuto alle 18.10 (ma io accendevo la tv già alle 17.55, soprattutto se il Toro quel giorno aveva vinto) e tiriamo fuori dall'armadio le mezze stagioni. E' impossibile. E non è neanche salutare: perchè noi che ce la meniamo con sti problemini da peter pan rockettari, a volte dimentichiamo che la libertà di comunicazione è una risorsa necessaria a vincere ben altre sfide. Quel poco che abbiamo saputo, compreso o creduto di comprendere di quanto è avvenuto in Iran nelle settimane scorse è merito di quegli stessi telefonini, quelle stesse reti di comunicazione, quegli stessi YouTube e quegli stessi Twitter che ci rovinano la sorpresa su cosa viene dopo Where the Streets Have No Name al concerto degli U2 (One... quasi sempre). Quando sono stati neutralizzati questi canali, un velo di silenzio è sceso su Teheran. Là dietro qualcosa succede ancora, probabilmente non è un grande spettacolo, ma non possiamo vederlo. Tutto è intrecciato ed è meglio pensarci due volte prima di rinunciare agli strumenti del progresso. Un po' di autoregolamentazione può andar bene. Non dobbiamo fotografare tutto, registrare tutto, sapere tutto. Ma il segreto sui concerti - se lo si vuole recuperare - non può certo arrivare da lì. In questo caso non è la montagna (il pubblico) che deve muoversi, ma è Maometto (l'artista). E' lui che deve capire che nel secolo della comunicazione digitale globale, se vuole ancora regalare un po' di stupore ai suoi fan, deve farlo in prima persona. Seguendo l'esempio del Boss e dei cinque ex-grunger di Seattle: cambiando qualcosa ogni sera, ripescando vecchi cimeli del passato, inserendo cover ad arte, rovesciando l'ordine precostituito. Deteatralizzando quei concerti che sono sempre più spettacolo e sempre meno rock'n'roll.
Un aneddoto sui miei/nostri eroi. Proprio mentre mi godevo Drive All Night all'Olimpico, ad Amsterdam andava in scena il secondo concerto olandese degli U2. E le fedeli truppe u2placers erano collegate al forum, seguendo l'evento in diretta. A distanza di pochi minuti sono avvenute alcune cose incredibili: la band irlandese - che probabilmente già sapeva che io avrei scritto questo post e ne era preoccupatissima - ha inserito in scaletta addirittura tre canzoni mai suonate nel 2009 (le ottime Until the End of the World, Bad e l'abominevole Elevation). Inoltre, ha osato spostare One, anticipandola di una mezzoretta buona sulla scaletta tradizionale. Non vi dico le reazioni dei fan italiani sul forum. Un terremoto emozionale. Anche solo lo spostamento di One, in un concerto a tremila chilometri di distanza, deve aver procurato qualche decina di preinfarti. "E adesso? Come la sostituiranno? Cosa metteranno alla fine del concerto? Bad? Unkwown Caller? 40? Acrobat?" (nei momenti di panico e di speranza relativi agli U2, prima o poi c'è sempre qualcuno che tira fuori Acrobat...).
E' tutto molto patologico, me ne rendo conto. Ma è anche tutto molto bello. Ed è una bella patologia di fronte alla quale gli artisti non dovrebbero rimanere insensibili. Il pubblico oggi vuole la botte piena e la moglie ubriaca: vuole sapere tutto (tramite YouTube & Internet) ma vuole anche essere sorpreso... E il ritorno di un pizzico di mistero potrebbe spingere molti appassionati a moltiplicare il proprio desiderio (e i propri acquisti di biglietti) nei confronti di una band. L'esperienza live più bella della mia vita è stata il trittico Verona/Milano/Torino dei Pearl Jam nel 2006, con quelle cinquanta canzoni suonate in tre sere diverse, tutte da scoprire, da respirare e da urlare a pieni polmoni, ringraziando la band per le incredibili concessioni (Tremor Christ? Tremor...fuckin'... Christ? ha esclamato un fan su un forum americano della band, quando ha saputo che io e altri diecimila fortunati torinesi stavamo ascoltando quella canzone, che i PJ non suonavano da anni...).
E' vero, c'è la spinosa questione del pubblico mainstream. Quello occasionale. Quello che vuole sentire i classici. Ma siamo sicuri che anche questo pubblico occasionale sia uguale a quello di 10 o 15 anni fa? Siamo sicuri che lo si debba accogliere solo con un greatest hits prefissato, del quale avrà probabilmente già spizzicato qualcosa, su suggerimento di qualche amico, via Facebook? Io non credo di essere uno spettatore occasionale di Springsteen, ma non conosco neanche tutto il suo repertorio dalla A alla Z. Ieri non mi ha suonato un sacco di canzoni che avrei voluto sentire, ma pazienza. Una The River, una Darkness on the Edge of Town, una Streets of Philadelphia o una Spirit in the Night in meno sono state ben sacrificate per vedere tutto il pubblico ballare o emozionarsi sulle note delle a me più o meno sconosciute Travelin' Band o Drive All Night.
Sono sempre più convinto che l'esperienza di un concerto guadagni molto non solo dallo stato di forma degli artisti sul palco, ma anche dalla reazione del pubblico. Dal rapporto che si crea tra loro. E credo che il bombardamento di input a cui siamo sottoposti renda il pubblico sempre più sensibile e desideroso di un effetto sorpresa. Anche piccolo. Anche solo lo spostamento di una canzone in scaletta. Lo spettacolo fisso e preconfezionato nel rock sta diventando una formula sempre più ansimante, vecchia, conservatrice, da arte in decadenza. Perchè tu costruisci un palco gigantesco come The Claw? Perchè vuoi stupire il pubblico, vuoi impressionarlo, anche un po' dominarlo faraonicamente. Ma quanto di questo potere perderai se lo spettatore quel palco l'ha già visto da tutte le angolazioni, durante la pausa pranzo in ufficio? Quanto del suo effetto viene anticipato, sorpassato e demitizzato dalle avanguardie di YouTube? Per quanto tempo lui sarà ancora disposto a pagare il prezzo del biglietto per qualcosa che in buona parte già conosce? Vale davvero il confronto, anche da un punto di vista emotivo, rispetto alla sorpresa di una canzone sbucata dal nulla? Non sarebbe anche questo un modo di ridare centralità alla musica?
E tanto per buttarla in maniera ancora più drammatica e antropologica sulla tecnologia: se la nostra mente di ascoltatori sta mutando forma, disarcionando le tracklist definite degli album a favore degli shuffle di un iPod.... non dovrebbero anche gli artisti muoversi verso questa mutata forma mentis, frullando un po' in un ipotetico shuffle le scalette dei concerti? Non è più adatto ai tempi?
Al top dell'estasi, ieri sera, tornando in pullman, mi sono ritrovato a dialogare con Socrate. - S: quale concerto torneresti a rivedere domani, U2 o Springsteen? - IO: tutti e due. - S: ma se ne dovessi scegliere uno solo? - IO: tutti e due. - S: smettila di fare il pirla! - IO: sei milanese? credevo venissi dall'antica Grecia... - S: dai! non perdere tempo! rispondi! U2 o Springsteen? - IO: scusa, è la mia fermata, devo scendere.
A lui non potevo confessarlo, ma è proprio così: ora come ora avrei più voglia di rivedere il Boss. E paradossalmente, è proprio perchè so che non risentirei molte delle canzoni che mi hanno così emozionato ieri... Il ragionamento sembra contorto, ma vi giuro, funziona.
Penitenza: recito dieci Stay, venti New Year's Day, un milione di Acrobat echiudo questo infinito pistolotto mostrandovi la Until the End of the World suonata dagli U2 ieri ad Amsterdam. Loove looove!
2. La vera videostoria dei videogiochi (via Offworld).
3. 40 years of peace and love. Il New York Daily News ha rintracciato i due protagonisti di una delle più famose fotografie del festival di Woodstock. A 40 anni da quell'abbraccio, stanno ancora assieme (via Boing Boing).
4. Ho ascoltato le registrazioni audio degli incontri tra Silvio Berlusconi e Patrizia D'Addario e sono d'accordo con chi chiede le dimissioni immediate del Presidente del Consiglio: la scelta delle canzoni di Sal Da Vinci come sottofondo - sul lettone di Putin e la notte dell'elezione di Obama - ci scredita di fronte a tutto il mondo.
5. In questo blog non può che essere segnalato con un certo orgoglio il trailer di Books of Blood, il nuovo film tratto dai mitici e insuperabili Libri di sangue di Clive Barker. Uscita americana il 22 settembre. Italiana, chissà. (via Cineblog)
Gli Harvey Danger si sciolgono. E la mente torna ai tempi spensierati in cui i ragazzi di un'agenzia di comunicazione newyorchese prendevano una loro canzone e giravano questo video, lanciando l'effimero fenomeno del lip dub.... Chissà che fine hanno fatto (i ragazzi del video, non gli Harvey Danger).
Non metto più numeri nel titolo del post, perchè portano sfiga e poi vengo smentito dai fatti. Però adesso ho finalmente la certezza che il libro esiste (le mitiche copie per l'autore sono arrivate!).
Entro martedì dovrebbero arrivare anche quelle in libreria.
Se volete qualche informazione in più sui contenuti, il sito 24Sette.it ha ripreso la lunga intervista che mi ha fatto Rossano Lo Mele sul numero in edicola di Rumore. Anche se in homepage viene presentata in modo leggermente fuorviante:
Secondo e ultimo estratto dall'intervista di Rossano Lo Mele a CHRIS ANDERSON, direttore di Wired, il cui GRATIS!, che ripercorre l'annosa questione del download gratuito in rete, uscirà a settembre per Rizzoli. Potete leggere la versione integrale dell'intervista su RUMORE di luglio.
Un po' pigramente, come si conviene con queste temperature, si avvia alla conclusione la stagione radiofonica di MpFlash.
Oggi puntata leggera leggera. Si è parlato soprattutto di gofre, bruschette e altre cibarie.
Però abbiamo avuto modo di ascoltare almeno due progetti di un certo interesse:
a) Bootstock Tributo ai 40 anni di Woodstock firmato da alcuni maghi del mash up, coordinati dal francese Dj Zebra. Un mix tra le canzoni originali del festival e pezzi più moderni, in alcuni casi realizzato davvero con maestria (Beth Ditto dei Gossip sembra sul palco assieme a Santana, durante Soul Sacrifice). Roba croccante, estiva, al tempo stesso colta, storica, sbarazzina e incasinata. Qui l'intero malloppo in download, con tanto di copertina da scaricare per un'eventuale masterizzazione di cd old style.
b) Cohenpedia Affettuoso omaggio a Leonard Cohen, di cui mi ha parlato ieri in attesa dei Chk Chk Chk quel vulcano di Emiliano Colasanti. Praticamente, una manciata di cover di canzoni di Cohen registrate da alcuni artisti nostrani (Emidio Clementi, Corrado Nuccini dei Giardini Di Mirò, Le Luci della Centrale Elettrica, per citare i più famosi). Come si suol dire, il progetto è nato dal basso, ma ha pian piano varcato i confini nazionali arrivando fino a sedurre i fan americani e canadesi del cantautore (con tanto di segnalazione sul forum del suo sito ufficiale). Altro aspetto interessante: il "pedia" dell'indirizzo Web non è casuale. Come la celebre Wikipedia, la raccolta è infatti in continua evoluzione, con nuovi brani che vengono aggiunti regolarmente. Per informazioni, download liberi ed eventuale acquisto della prima versione in cd (8€), premete qui.
Lo sapete che Torino è sempre in movimento, vero? Ecco perchè, dopo la scorpacciata del Traffic che ha fatto contenti grandi e piccini durante lo scorso weekend, si entra in un'altra settimana di musica ad alto volume e alta intensità, quella offerta nell'accogliente cortilone di Spazio 211. Il festival quest'anno non si chiama più Spaziale (sempre in movimento! sempre in movimento!) e in realtà è già iniziato ieri sera con gli Isis. Ma visto che ormai sto diventando sempre più una femminuccia e non sopporto il cantato gutturale, mi muovo solo oggi per segnalare rapidamente orari, highlights, nomi, cognomi e amenità varie.
Martedì 14 luglio (cioè stasera) !!! (cioè CHK CHK CHK), My Awesome Mixtape, Trabant, Buzz Aldrin (10 euro)
assaggio di !!! (Heart of Hearts)
assaggio di My Awesome Mixtape (Back To Black, cover di Amy Winehouse) (e qui trovate anche l'EP Other Houses in download gratuito)
Mercoledì 15 luglio GOSSIP, Serpenti, Late Guest at Party (20 euro)
assaggio live dei Gossip (e non provate più a dire che Careless Whisper è una canzone romantica e sdolcinata...)
Giovedì 16 luglio MINISTRI, Mac, Manhunt (prezzo UP TO YOU)
visto che i Ministri li conoscete tutti e che qui non si parla di politica, l'assaggio è di Mac (Smetti di crescere: video di grande impatto per una canzone super-radiofonica in libero download MP3 da qui)
Venerdì 17 luglio LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA, Sidera Ves, Brain Pollution (prezzo UP TO YOU)
assaggio di luci e violoncelli della centrale elettrica, una settimana fa a Villa Arconati (Per combattere l'acne)
assaggio dei Sidera Ves a Spazio 211 indoor (e download MP3 consigliato di un'altra canzone --> Sorrisi di mastice)
Sabato 18 luglio OBLIVIANS, GORIES, Bob Log III, Movie Star Junkies, Two Bo's Maniacs, Mr.Occhio (12 euro)(non UP TO YOU, come avevo erroneamente scritto...)
sebbene non abbia la più pallida idea di chi siano, vi concedo anche un assaggio degli Oblivians (Bad Man.... non chiedetemi le ragioni di quella foto, chiedetelo a tordenfisk su YouTube)
Domenica 19 luglio MASSIMO VOLUME, Carlot-ta, Foxhound (prezzo UP TO YOU)
assaggio dei Massimo Volume obbligato, con spaventoso effetto nostalgia procurato dal vedere contemporaneamente sullo schermo i simboli di Videomusic e TMC2 (Il primo Dio)
assaggio di Carlot-ta (non perdetela per alcuna ragione al mondo!)
INDICAZIONE ORARIA: i gruppi-spalla iniziano sempre verso le 19.30 e 20 e meritano tutti, compresi quelli che non conosco. INDICAZIONE ECONOMICA: "prezzo UP TO YOU" è inteso nel senso radioheadiano del termine, cioè che il pubblico decide quanto pagare. INDICAZIONE ECONOMICA AGGIUNTIVA***: le ragazze che si presenteranno alla cassa in topless avranno diritto a un drink gratuito. LINK PER CHI NON SI ACCONTENTA MAI O MAGARI NON SA DOVE SI TIENE IL FESTIVAL E HA NOTATO CHE NON L'HO SCRITTO DA NESSUNA PARTE: http://www.myspace.com/spazialefestival (comunque, è via Cigna 211)
*** questa è falsa: l'ho aggiunta io per vivacizzare un po' queste afose serate di luglio e ammanicarmi i ragazzi della biglietteria.
Ahia. Ieri sera ho visto gli U2 e non sono mica riuscito a emozionarmi come speravo. E' forse colpa loro, con quella scaletta al 50% post-2001 e al 50% grandi-hits-del-passato-suonate-con-tanto-mestiere? O è colpa mia, con questa testa che mi ritrovo, al 90% ante-2001 e disposta a sacrificare anche With or Without You per una Stay, una Gloria o una Please? E' colpa del palco-artiglio, tempio tecnologico tanto spettacolare quanto fine a se stesso? O è colpa tua, pubblico degli U2 del terzo millennio, che ti scateni con Vertigo, City of Blinding Lights, persino con Get On Your Boots e quella tamarrata afro-trance di I Get Crazy If I Don't Get Crazy Tonight, e invece torni silenzioso, tiepidino e distaccato su The Unforgettable Fire e Ultraviolet? Come osi? No, probabilmente è solo colpa della calvizie incipiente e di quella maledetta tendenza ai paragoni e ai raffronti che cresce assieme al bagaglio delle esperienze, delle passioni e dei ricordi... Fatto sta che non sono riuscito a entrare in sintonia con il gruppo, non sono riuscito a entrare in sintonia con il pubblico e non sono nemmero riuscito a entrare in sintonia con la birra (6 euro a bottiglietta! e che cazzo! tra l'altro secondo me conteneva anche meno dei 33cl sull'etichetta... ) Quanti arrovellamenti per un concerto rock: meglio pensare ad altro. Comunque tra quattro anni ci riprovo. Anche se - andando avanti di questo passo - non basterà neanche più San Siro. Per far stare duecentomila persone, Paul McGuinness dovrà affittare piazza Duomo, asfaltare il Duomo e poi costruire un palco a forma di Duomo, ma con qualche luce in più. O forse no. Forse nel 2013 avrò portato a termine il mio diabolico piano di diventare il più giovane imperatore dell'universo dai tempi di Alessandro Magno. Allora obbligherò democraticamente gli U2 a suonare solo più in piccoli palazzetti dello sport, dove ci ritroveremo in dodicimila, a sudare come porci e cantare tutta Ultraviolet dal primo "Sometimes I feel like I don't know" fino all'ultimo "baby baby baby, light my way". E la birra non costerà più di tre euro. Promesso. Ok, modalità nazi-utopie off.
Southland Tales - Così finisce il mondo è il secondo film di Richard Kelly (il regista di Donnie Darko). In Italia è uscito solo su dvd. A un certo punto del film compare una struttura dalla foggia molto particolare...
Eccola in teoria...
... e in pratica.
Guardando il film, non ho potuto non notare una certa somiglianza con qualcosa che in questi giorni ossessiona le pagine di questo blog. Il nuovo palco di una certa band irlandese... Ispirazione cinematografica?
Per la cronaca, in Southland Tales la costruzione di quella struttura (un generatore di moto perpetuo basato sulle onde dell'oceano, più o meno) è praticamente la miccia che innesca l'Apocalisse. Brrrr... ecco perchè gli U2 hanno tolto dalla scaletta Until the End of the World!
Mentre in Francia il dibattito sulla legge HADOPI per una « Risposta Graduata » prende il volo al Parlamento, migliaia di artisti difendono il download legale e gratuito su www.jamendo.com. Perché scaricare da internet non è sempre sinonimo di pirateria, Jamendo propone il « Ringraziamento Graduato ».
HADOPI minaccia di inviare un’email di avvertimento a quelli che scaricano? Da un altro lato Jamendo invierà un’email di ringraziamento ad ogni utente di internet che avrà scaricato uno dei 200 000 brani disponibili gratuitamente sul sito. Quest’email spingerà gli utenti di internet a condividere musica con gli amici.
Seconda risposta : HADOPI prende in considerazione l’invio di una lettera raccommandata? Sullo stesso principio, Jamendo invierà una lettera di ringraziamento e un « kit del complice » con stickers e documentazione ai più fedeli « scaricatori », che potranno in questo modo promuovere gli artisti e la musica libera.
E non dimenticheremo i recidivi : HADOPI vuole sospendere gli abonnamenti Internet? Jamendo lo rimborsa! Infatti, ogni utente di internet che riesce a convincere uno spazio pubblico (bar, ristoranti, …) di diventare uno spazio di cultura libera con Jamendo PRO, sarà ringraziato con il rimborsamento del suo abbonamento internet per un mese. (Come funziona?)
Jamendo dimostra che esiste altri grandi artisti che sappiano sfruttare le opportunità create da internet utilizzando nuovi modi di rimunerazione. I primi fan saranno quindi ringraziati al posto di essere puniti. Recentemente le iniziative di gruppi americani come Nine Inch Nails hanno dimostrato che gratuità, licenza libera e successo commerciale sono ben compatibili.
Questo testo risale a più di tre mesi fa, ma io l'ho scoperto solo ora. Ho anche scoperto che Jamendo ha reso disponibile un'applicazione che permette di ascoltare tutti i suoi album su iPhone/iPod Touch. E la musica non è affatto male. Per esempio:
Di concerti ce ne sono già parecchi, sparsi qua e là per la città e per l'hinterland (stasera, per esempio, i Calexico e Vinicio Capossela a Venaria), ma è indubbio come il cuore dell'estate rock torinese inizierà a pulsare per davvero la prossima settimana con Traffic.
Per chi è indeciso se salire o no a Torino, per chi non conosce il programma completo e per chi non ha ancora ben capito come raggiungere la nuova main location del festival... ecco una dettagliata presentazione.... orgogliosamente faziosa. E' quella che il direttore artistico Max Casacci ha scritto per la newsletter dei fan subsonici e che il Pozzo di Cabal - grazie ai suoi leggendari superpoteri fisici, tecnologici, politici, mentali e ovviamente anche sessuali - vi rende disponibile:
TRAFFIC 009 RACCONTATO AI TERRESTRI.
9 luglio:NICK CAVE AND THE BAD SEEDS / St Vincent 10/luglio PRIMAL SCREAM / Ladytron 11/luglio UNDERWORLD / SANTOGOLD /Crookers/ Bloody Beetroots
h20 Reggia di Venaria (Torino). Ingresso gratuito.
Cari terrestri, eccoci nuovamente alle prese con il festival più “web generation” che potete trovare in tutta penisola: il Traffic Torino Free Festival. Gratuito, multidisciplinare, open minded, ecosensibile e da questa edizione anche più elegante, grazie al trasferimento nella nuova location: la Reggia di Venaria. In realtà il Festival mantiene solide le sue radici nel cuore della città, sia durante i pomeriggi nelle sale cinematografiche del museo del cinema (rassegna dedicata a Nick Cave), o nelle gallerie d’arte (opere dei più importanti artisti torinesi di nuova generazione / mostra di quadri di Antony) o per alcuni eventi educational (“green beats” incontro al politecnico e successivo live set di Pole). Per non parlare della grande festa inaugurale in Piazza CLN, quando Dario Argento e Claudio Simonetti presenteranno “Profondo Rosso Live”. Vale sempre la pena decidere di passare un tot di giorni a Torino durante le giornate del più importante festival rock (?) nazionale. Perché? Perché è un modo di entrare nel cuore di una città che si svela attraverso i percorsi legati al suono, perché succedono tali e tante cose per cui si ha appena il tempo di andare a dormire. E perché è tutto gratis.
Ma incominciamo dall’inizio? Ok. Si incomincia LUNEDI’6 LUGLIO H18. Inaugurazione mostra di opere di Antony Hegarty (Accademia Albertina Belle Arti) H19. Giro tra le più suggestive gallerie di arte contemporanea, sulle tracce della scena formatasi in città negli anni ’90 e composta da artisti che hanno lavorato a stretto contatto con il mondo musicale: - 41 arte contemporanea (Valerio Berruti, Bartolomeo Migliore) - Allegretti Contemporanea (Maura Banfo, Giulia Caira, Francesco Lauretta) - Galleria Giorgio Persano (Paolo Grassino) - In arco (Daniele Galliano) (...durante la mostra proiezione del video subsonico Dentro i miei Vuoti) - Marena RoomsGallery (Paolo Leonardo, Francesco Sena) H 21. My beatiful disco, straordinaria mostra di 777 personaggi (tra i quali noi) ritratti con in mano il vinile del cuore. In più concerto di GnùQuartet e Postalm@rket: musica per archi e videogame. Naturalmente le mostre rimarranno aperte durante tutta la settimana.
MARTEDI' 7 LUGLIO H18. Green Beats al Politecnico di Torino: il direttore di WiredRiccardo Luna, il giornalista di InternazionalePier Andrea Canei, il musicista elettronico berlinese Pole e altri parleranno di ecosostenibilità. H20 al Fluido (Parco del Valentino): live set di Pole (il pioniere della minimal techno e delle sonorità glitch), si balla sul prato con un drink in mano, dopo avere assaltato il bancone del locale più solare della città, che in quanto a cibarie è sempre molto ben fornito.
MERCOLEDI' 8 LUGLIO H18. Museo del Cinema (cinema Massimo): iniziano le proiezioni delle pellicole che vedono implicato Nick Cave in qualità di attore/sceneggiatore/musicista. Prima proiezione: L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Si prosegue durante tutti i pomeriggi della settimana. H22. Primo grande evento: Piazza CLN proiezione di Profondo rosso con esecuzione in diretta della celebre colonna sonora (Claudio Simonetti, ex-Goblin&Daemonia). Presenta Dario Argento. Nella stessa piazza dove nel 1974 è stato girato il capolavoro di Argento verrà proiettata la pellicola che per decenni ha disturbato il sonno di molti torinesi. H24. Profondo Rosso Remix Party. Al Fluido (viale Cagni/Parco del Valentino) si terrà una festa con esposizione di parti della scenografia del film e selezione di remix tratti dalla pellicola a cura di dj Frola.
GIOVEDI’ 9 LUGLIO info per raggiungere Venaria: - autobus 72 e 72 sbarrato - dalle 17 ogni 15 minuti – capolinea di partenza via Bertola e passaggio anche dalla stazione di Porta Susa; - in alternativa, linea 11; - molto comoda anche la stazione ferroviaria di Venaria;
Pomeriggio a scelta: un giro nelle gallerie, una proiezione al cinema Massimo o magari una visita alla Reggia di Venaria Reale. Costruita nella seconda metà del ‘600 dal Castellamonte, la Reggia è stata immediatamente copiata dai francesi per il progetto e la costruzione della ben più nota Versailles. Ma intanto Madonna verrà proprio qui a Venaria durante l’estate per girare il clip di Hard Candy. (agendina del chi cazzo se ne frega sempre a portata di mano?). La visita vale molto anche per i meravigliosi giardini. Se siete in zona, già dalle H18 potrete assistere alla esibizione dei migliori giovani gruppi piemontesi, selezionati dai validissimi ragazzi di HTS musica. Il palco sarà allestito su un pittoresco pullman messo a disposizione dalla Red Bull.
La città ospite di questa edizione sarà la stessa Torino. Vi ho già invitati a guardare la città con gli occhi dei suoi migliori artisti, quelli che compongono una scena multiforme ma coesa, e molto apprezzata fuori città e oltre confine. Vi invito ora ad incuriosirvi ai nuovi talenti musicali sbocciati da queste parti, ascoltando la poesia sghemba ma irresistibile di Dejan e Vittorio Cane (sul palco prima di Nick Cave) o durante la notte (da Giancarlo 1) con i live di Matteo Castellano, Stefano Amen e Antimusica. Sono artisti della cosiddetta “scena del quartiere San Salvario”. Ne volete sapere di più? Scaricate free download la compila San Salvario da mezzanotte alle quattro su www.torinosistemasolare.it. H22. Dopo il live di questi cantautori anni zero ... e dopo essere stati intrattenuti nell’area del festival con le selezioni di XanaX party ... e dopo aver visto sul palco St Vincent, un'affascinante cantante e polistrumentista di 26 anni proveniente dall’Oklahoma ... eccoci pronti per sua maestà Nick Cave! L’artista che ha “trasformato” la rabbia incendiaria del punk in segno poetico. Dalle esibizioni a Londra nel ’79 con i suoi Birthday Party, all’attesa per l’uscita del suo prossimo romanzo prevista per settembre. Quindi si torna in città con il servizio navette (la macchina al Traffic non serve) e… H02. Fine serata ai Murazzi presso il sopracitato Giancarlo (sede storica) o presso il locale più in voga dell’anno almeno secondo i giovani torinesi con cervello: il Puddhu Bar. Ad ogni stagione corrisponde una tacita e virtuale “palma d’oro” riferibile ad una serata. E’ parere condiviso che XanaX Party sia riuscita a strapparla prepotentemente. Per l’occasione i dj resident ospiteranno i londinesi Moshi Mooshi, dj fondatori dell’omonima etichetta. H NON PERVENUTA. Alba sul fiume e colazione.
VENERDI' 9 LUGLIO Sempre mostre, ulteriori proiezioni, sempre la Reggia da visitare e i gruppi di HTS pronti dalle 18 sul palco con le ruote. H20. Treni all’Alba, band della provincia torinese, magnetica, strumentale. Ottimamente perfetta per godersi il tramonto. Tra l’altro il palco di Traffic è completamente trasparente e lascia intravedere sullo sfondo la Reggia, incorniciata dall’arco alpino. Una poesia comprensibile anche da uno spettatore de Grande Fratello. A seguire Ladytron, rock al femminile imparentato con sonorità anni ’80, e…………… Primal Scream! La band che ha “trasformato” definitivamente con l’album Screamadelica la geografia dei confini tra rock e musica elettronica. Per sempre. Non li ho mai visti in concerto, del resto sono passati poco da queste parti, ma si narra di un grandissimo impatto live. Tra l’altro tutti gli headliner del main stage sono in esclusiva nazionale (agendina del ccsnf, pagina 2...) Fine serata… Puddhu: China Surprise, elettronica a km zero. In consolle il meglio dei nuovi produttori di elettronica della città invitati dal resident PostalM@rket. Saranno gli stessi che sonorizzeranno i cambi palco alla Reggia. Giancarlo: prosegue la rassegna “San Salvario style” con Cistifellas: quartetto di groove, strumenti, dj, che rappresenta il volto elettronico e meticcio di San Salvario. H INDEFINIBILE. Crampi per il troppo ballare. Panchina sul fiume. Alba. Colazione.
SABATO 11 LUGLIO Tutto come sopra, ma anche di più. H22. Aprono le danze i Did una delle sorprese torinesi dell’anno. Intelligenti, danzerecci, maliziosamente “cool”. A seguire Santigold. Non è un errore è proprio lei la Santogold newyorkese della micidiale les artistes, hit single magnetica che tutti noi abbiamo avuto nelle orecchie almeno un paio (di decine) di volte nella vita tra il 2008 e il 2009. Rock, nuovi ritmi reggae, sapientemente sintetizzati per un reginetta che in seguito a una causa legale con l’azienda Santogold ha dovuto cambiare una vocale del nome. A seguire…dam dam…dam dam…dam dam. Devo confessare che lavorando al cartellone del Traffic cerco spesso di immaginarmi i momenti clou dei concerti che il festival ci farà vivere. E insieme a The Mercy Seat di Nick Cave, a un tot di riff dei Primal (chissà se mi fanno Movin’ on Up?), ovviamente attendo il magico attacco di Born Slippy. Quel dam dam, dam dam, dam che sembra così tanto il suono d’avvio del Mac. Però con l’eco. E poi quella cadenza distorta su una sola nota di voce che a dispetto di tutto e di tutti rappresenta la perfetta pop song degli anni ’90. E non sarò di certo l’unico ad attendere sul palco gli Underworld. Il gruppo che ha “trasformato” la clandestinità del suono dei rave in linguaggio universale. E che ha uno spettacolo mozzafiato anche per quanto concerne proiezioni e immagini. Alla fine ci sarà a malapena il tempo di riprendersi poiché gli italiani BloodyBeetroots e i Crookers, già mattatori al festival californiano di Coachella e headliner al Sonar di Barcellona, saranno i protagonisti del party elettronico di chiusura. Ma visto che non ne avrete ancora abbastanza... H02. Ai Murazzi: Puddhu Bar: drum’n Bass con il meglio del meglio in città (The Dreamers) e un ospite d’eccezione: Kasra (uk) Giancarlo: DubPidgeon. Super gruppo che vede insieme Ezra, Dejan, Spaccamonti e uno dei migliori batteristi cittadini, Comba. Da San Salvario, passando attraverso il groove, il Kraut Rock e l’improvvisazione.
Direi che è tutto. Ma se volete che sia tutto proprio tutto nel dettaglio: www.trafficfestival.com
I resoconti su giornali e tg sono trionfali. E io non vedo l'ora di ascoltare finalmente The Unforgettable Fire dal vivo. Le voci dei fan su forum e social network però lo sono un po' meno. Sembra che, soprattutto nella seconda parte del concerto, ieri sera a Barcellona gli U2 abbiano fatto un bel po' di casini. Ok, la razza dei fan è sempre molto esigente. E poi alla prima tappa di un tour si è ovviamente un po' arrugginiti. Però questa versione di One, con Bono che dimentica due volte il testo e obbliga The Edge a rifare tutta la parte iniziale ("1...2...3...verse") è atroce.
P.S. Inoltre la maglia del Barça non gli dona... (e poi nessuno pensa mai ai poveri tifosi dell'Espanyol!)
P.S.2 Comunque, su U2 Start è già disponibile il bootleg.