sabato, febbraio 28, 2009

Sita sings the blues... online!



Il bello dei festival cinematografici è quando scopri inaspettatamente dei piccoli grandi film. A me è capitato al Future Film Festival di Bologna con Sita Sings the Blues. E' stato l'ultimo film che ho visto, quasi per caso: avevo la domenica mattina da riempire, prima di un pranzo con amici e di prendere il treno del ritorno. L'orario di proiezione e la sala a due passi dall'albergo erano perfetti.
E' un film particolare, difficile da presentare, perchè qualsiasi modo in cui tu lo faccia non rende. Proviamo comunque: un coloratissimo cartone animato in cui la protagonista racconta i suoi problemi affettivi attraverso un parallelo con le vicende di un antico testo sacro indiano. Il tutto, usando come coro greco le registrazioni di una cantante jazz degli anni Trenta.
Visto? Non rende.
Eppure il film è molto meglio della sua presentazione. I disegni sono molto semplici, bidimensionali, vintage, l'approccio è invece moderno: sia per l'intreccio dei piani narrativi, sia per una commistione tra atmosfere diversissime (il Ramayana, il jazz, l'animazione) che sa molto di mash up.
La sua forza è la freschezza.
Da qualche giorno chiunque può vederlo online. Ancora invischiata in qualche problema di copyright (per le registrazioni jazz di settant'anni fa...), la regista Nina Paley lo ha comunque distribuito con licenza Creative Commons. Potete vederlo all'indirizzo che trovate in basso. Sul suo blog la Paley promette anche l'imminente arrivo di una versione ad alta qualità.
In lingua originale e senza sottotitoli, in effetti non è semplicissimo da seguire. Però almeno potete farvi un'idea.

Sita Sings the Blues in streaming.


venerdì, febbraio 27, 2009

Videodrome - Happy Up Here (Royksopp)

Tornano finalmente i norvegesi Royksopp con un nuovo album.
E il primo singolo,
Happy Up Here, si diffonde subito con allegria nel Web.

Ecco il video ufficiale, al sapore di real-life space invaders.


Ecco un video ufficioso, al sapore di desert-cartoon.


Ed ecco la soluzione per quel pizzico di nostalgia che vi sarà di certo tornato su leggendo il nome "space invaders"... (per difendere la Terra usate le frecce e lo spazio)


Powered by: Onlyfungames.com


Il mio nome è Girl. Bond Girl.



Si potrebbe discutere sul fatto che sia una buona cosa o meno quando il libro diventa oggetto di design. Più un soprammobile che un vero libro. Paulo Coelho, per esempio, probabilmente reputerebbe questo trend sconveniente (se in una biblioteca devono esserci solo 400 libri, la scelta dovrà ricadere sui più significativi per il loro contenuto, no?). Eppure ci sono operazioni di marketing in cui proprio l'aspetto di design in un certo senso aumenta il valore letterario di un'opera. O comunque il desiderio di possederla, toccarla, guardarla e chissà... magari anche leggerla. L'anno scorso, in occasione dei cento anni dalla nascita di Ian Fleming, la Penguin Books ha ristampato la sua collezione di romanzi di James Bond. Ma non li ha buttati sul mercato in edizione anonima o con una di quelle foto orribili tratte da un film, come avviene spesso per i libri adattati al cinema. Ha voluto ricreare la collana, commissionando a Michael Gillette quattrordici nuove copertine. Il risultato, dal punto di vista iconico/pop è riuscito. L'effetto delle Bond Girl è forte, l'oggetto-libro diventa sexy. Ecco come, ormai più di nove mesi fa, l'operazione veniva presentata sul blog di Penguin (ottimo insegnamento per quelle aziende che aprono sì un blog, ma lo riempiono solo di messaggi promozionali all'antica: il linguaggio del blog non è lo stesso della tv...).
Non vi verrebbe voglia di avere l'intera collezione?
(fossi un quotidiano, io ne acquisterei i diritti e li allegherei immediatamente in edicola... non so, magari qualcuno lo ha anche già fatto)






Dacci oggi la nostra reunion quotidiana: i Blur live agli NME Awards

Damon Albarn e Graham Coxon, agli NME Awards, suonano una versione semi-unplugged di This Is a Low. Era da nove anni che non si ritrovavano assieme su un palco. Nei prossimi mesi arriveranno anche una valanga di concerti nei grandi festival estivi e probabilmente persino un nuovo album (l'ultimo, Think Tank, già senza Coxon, era del 2003).

(a Benicassim hanno già in programma Oasis, Franz Ferdinand e Paul Weller: se aggiungessero i Blur....)

mercoledì, febbraio 25, 2009

Aspettando MpFlash

Questa donna ha appena scoperto che oggi non potrà ascoltare MpFlash.





Tu invece potrai farlo!
Ore 16.30.
www.radioflash.to
Con Marina Paganotto, Paul McCartney, John Lennon, George Harrison, Ringo Starr, Yoko Ono, Paul Hewson e Brandon Flowers.

Lib(r)ertà


(fonte immagine)

"Per tornare all'essenziale, la mia decisione ha voluto dire che nella mia biblioteca conservo soltanto 400 libri. La decisione è stata ispirata da ragioni molteplici, una delle quali è la tristezza generata dal fatto di vedere collezioni messe insieme con cura nel corso di una vita e poi svendute a peso, senza il minimo rispetto. Un'altra ragione: perché dovrei avere in casa tutti questi volumi? Per far vedere agli amici che sono un tipo colto? I libri che ho acquistato saranno molto più utili in una biblioteca pubblica, che non a casa mia. Un tempo ero capace di dire che mi servivano, perché li avrei consultati. Ma oggi, ogni volta ho bisogno di una qualunque informazione, accendo il computer, digito una parola chiave e mi compare davanti ciò che mi serve. Ecco internet, la biblioteca più vasta della Terra. Naturalmente continuo a comprare libri: nessun dispositivo elettronico li può rimpiazzare. Ma appena ho terminato di leggerne uno lo lascio libero di viaggiare, lo passo a qualcuno o lo consegno a una biblioteca pubblica. Il mio intento non è quello di salvare le foreste o di mostrarmi generoso; è solo che penso che un libro abbia un'esistenza propria e non debba essere condannato a restare immobile su uno scaffale".

Liberiamo i libri di Paulo Coelho, su Wired.

martedì, febbraio 24, 2009

La verità di Last.fm sugli U2

Alla fine della scorsa settimana, in pieno hype per la diffusione su Internet di No Line on the Horizon, il blog TechCrunch aveva fatto tremare migliaia di utenti del social network Last.fm con un articolo in cui affermava che Last.fm stesso aveva consegnato alla RIAA (l'associazione dei discografici americani) i dati di tutti gli iscritti al sito che avevano ascoltato No Line on the Horizon in anteprima (il disco, come sapete, uscirà ufficialmente solo tra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima).
La forza e la bellezza di Last.fm, infatti, è di tenere traccia di tutto ciò che un utente ascolta sul suo pc.
La notizia ovviamente ha creato un po' di brividi freddi nei numerosi utenti che si sono procurati il disco su Internet e hanno iniziato ad ascoltarlo a manetta. Chissà quanti hanno anche accarezzato l'idea di disiscriversi dal sito. Dopo poche ore sono arrivate smentite incrociate, sia di Last.fm che della RIAA. E TechCrunch ha perso un bel po' di credibilità.
Ieri Richard Jones di Last.fm ha pubblicato sul suo blog un ulteriore messaggio di smentita. Un messaggio che è interessante anche perchè fornisce qualche informazione su ciò che gli artisti e le case discografiche vedono dell'attività degli utenti di Last.fm. Per esempio, i manager della Universal - nella loro pagina privata dedicata agli U2 - oggi si trovano di fronte a questo grafico. Che indica come gli ascolti della band irlandese sul network siano addirittura triplicati nel giro di pochi giorni (notate anche la lieve salita a gennaio in concomitanza con la distribuzione del singolo Get On Your Boots). Mi chiedo se esistano anche degli strumenti per affinare queste statistiche.



Rimane un aspetto interessante, diciamo dal punto di vista antropologico. Gli utenti di Last.fm non sono degli sprovveduti e neanche degli ignoranti: ormai sanno benissimo che tutto ciò che ascoltano appare su una pagina pubblica. Eppure, la maggior parte di loro ormai non si preoccupa più di nascondere ascolti che potrebbero essere considerati "pericolosi" (come quello di un album scappato su Internet una settimana prima dell'uscita). E si tratta di centinaia di migliaia di persone (il grafico sopra parla chiaro). Le stesse che lo commentano tranquillamente sui forum, sui blog, un po' ovunque. Le abitudini, le motivazioni e i meccanismi mentali sono cambiati. La psicologia del fan sta seguendo il suo corso. La musica su Internet si muove in determinati tempi e modi: un numero crescente di persone lo sa, utilizza i servizi a sua disposizione e dà per scontato che non ci sia nulla di male. Non esiste neanche più quello che potremmo definire il fascino dell'oscurità, il brivido consapevole di fare qualcosa di rischioso. Avviene tutto alla luce del sole, con la stessa naturalezza con cui respiriamo l'aria. Mica ci chiediamo se è giusto respirare o no? Gli utenti non perdono più tempo e nei forum e su Last.fm si chiedono semplicemente se gli album sono belli o no, se gli artisti verranno in tour o che cosa si nasconderà nelle versioni speciali dei dischi. Il fatto che la musica su Internet venga distribuita in un certo modo è ormai assimilato.
Io se fossi un artista controllerei maniacalmente l'andamento dei miei brani su siti come Last.fm.

Lo straordinario esordio dei lucani Sirinos


(Sirinos, "Nell'essenza", Warner Music, 2009)


... e il travolgente secondo lavoro degli art-electro-punkers newyorchesi RIFA


(RIFA, "Don't Know Anything and I Can't Read", DFA, 2009)

(più informazioni qui)
(se volete giocare anche voi, tenete conto che potete farlo anche con il Wikipedia italiano e con questo sito di citazioni a caso)
(ora torno a lavorare)
(giuro)

domenica, febbraio 22, 2009

Many ooooh on the Horizon

Al decimo ascolto, posso dirlo con una certa tranquillità: il nuovo disco degli U2 mi piace. Più di October, All That You Can't Leave Behind e How To Dismantle an Atomic Bomb. E con il tempo potrebbe scalare anche qualche altra posizione.
Il segnale più indicativo è che continuo ad aver voglia di ascoltarlo: soprattutto le prime quattro canzoni e le ultime quattro. Fare paragoni con Achtung Baby e The Joshua Tree è un sacrilegio, ma lo schema mi sembra lo stesso: inizio più energico, parte centrale mista e finale tendente al cupo. Che poi è lo schema classico di quasi tutti i dischi degli U2. I suoni invece sono diversi, ma siamo nel 2009. Devono essere diversi. Anche quelli dei dischi precedenti erano diversi, ma le canzoni erano più brutte.
Mi sembra anche che con questo disco gli U2 abbiano smesso di cercare di ammiccare al pubblico gggiovane (Elevation, Vertigo...). Si sono concentrati un po' di più sulla musica. Non hanno provato a conquistare nuovi fan e quindi proprio per questo probabilmente ne conquisteranno.

Al momento, la mia personale classifica dei brani:

1. Magnificent
2. No Line on the Horizon
3. Moments of Surrender
4. White as Snow
5. Fez - Being Born
6. Unknown Caller
7. Cedars of Lebanon
8. Breathe
9. I Go Crazy if I Don't Go Crazy Tonight
10. Get On Your Boots
11. Stand Up Comedy

Le prime otto dell'elenco, comunque, mi piacciono davvero tutte, alla pari. Mi piace la produzione esagerata e ingombrante di Eno e Lanois, mi piace la solita vecchia epica chitarra di The Edge, mi piace anche il grintoso annaspare della voce di Bono (che è molto più sporca, polverosa, imperfetta di un tempo). E pazienza se ormai usa gli "ooooh" un po' come Vasco Rossi usa gli "eeeeh". Mi sembra che persino il basso di Adam Clayton abbia più personalità e apprezzo alcune variazioni della batteria di Larry Mullen (Cedars of Lebanon, per esempio). Insomma, sarà anche perchè oggi è una giornata eccezionale (il Toro ha vinto, capita una volta ogni due mesi), ma mi sento buono. Mi piace quasi tutto. E sarei quasi tentato di comprare il box deluxe con dvd, libretto, ecc. ecc. (simpaticamente ribattezzato "Briatore", per il suo prezzo, dai fan del forum U2Place).

I concerti estivi promettono faville: le canzoni del nuovo disco si prestano a essere accompagnate perfettamente con tutti i pezzi degli album che vanno da The Unforgettable Fire a Pop. Con il Vertigo Tour ci fu il recupero di Boy: se mi recuperano The Unforgettable Fire, Achtung Baby e qualcosa di Zooropa vado a vederli anche in Lapponia.

martedì, febbraio 17, 2009

L'iPod di Abraham


(fonte immagine e notizia: NPR)

Come recita puntualmente la Wikipedia napoletana, Abraham Lincoln è nato 'o 12 'e frevaro d''o 1809. Cioè pressapoco duecento anni fa.
Per celebrare la ricorrenza, la radio americana NPR ha chiesto all'esperto di musica classica Miles Hoffman di esplorare le preferenze musicali del presidente, elencando le opere che avrebbero potuto trovare spazio in un ipotetico iPod presidenziale ottocentesco.

Ecco l'elenco:

Martha di Friedrich von Flotow
Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart
The Union di Louis Moreau Gottschalk
Annie Laurie di Stephen Foster
Dixie (traditional)

Ulteriori spiegazioni e dettagli su NPR.

Qui sotto, il pianista Richard Alston esegue The Union di Louis Moreau Gootschalk. Il brano era stato composto durante la Guerra Civile Americana a favore della causa sudista e suonato almeno in un paio di circostanze dall'autore alla presenza di Lincoln. Al suo interno (nel video, da 1'58" a 2'34") viene citato un famoso canto patriottico, destinato a diventare negli anni a venire l'inno statunitense The Star Spangled Banner.


Videodrome - Sound of Silence (live at Beacon Theatre, 13/2/2009) (Simon & Garfunkel)




Il 13 febbraio Paul Simon ha suonato per la riapertura del Beacon Theatre, uno dei più importanti teatri di Broadway. E nell'ultimo bis ha ospitato sul palco un vecchio amico, cantando con lui Sound of Silence.
Quarantadue anni fa, quella stessa canzone apriva Il laureato.
E soprattutto lo chiudeva.



lunedì, febbraio 16, 2009

Specchi neri, frammenti di visione (Mediapolis, febbraio 2009)

Prima o poi doveva accadere.
Ho guardato un video di settanta minuti sullo schermo di un iPod.
Non un video a caso, ma uno confezionato e distribuito proprio per questo tipo di fruizione:
Miroir Noir degli Arcade Fire. La band canadese lo ha messo online a fine 2008, sul sito www.miroir-noir.com. Per il dvd c’era da prenotare, pagare e aspettare, mentre il file digitale non richiedeva altre attese se non quella del download. Come resistere alla tentazione?

Incipit.
Un minuto per trovare il portafoglio, estrarre la carta di credito, digitare il numero della carta di credito e avviare il download. Una ventina circa, andando a memoria, per scaricare il file da 288 megabyte sul pc. Qualche secondo per aprire iTunes, collegare l’iPod e avere una brutta sorpresa: “
Miroir Noir non è stato caricato sull’iPod, perché il tuo iPod non può leggere questo file”. Scusa? Un’altra prova, identico risultato. Analisi delle proprietà del file: ok. Analisi della versione di software installato sull’iPod: ok. Altra prova: “Miror Noir non è stato caricato sull’iPod, eccetera”. Controllo sul sito, magari c’era qualche avvertenza che non ho visto. No, il file viene presentato come compatibile per lettori portatili. Bel modo di fare concorrenza a pagamento alla condivisione gratuita di file multimediali sulle reti P2P, penso. So benissimo che tra due giorni quel file sarà bello e disponibile su eMule, in tutti i formati dell’universo. Invece che acquistarlo, avrei potuto scaricarlo comodamente da lì, mangiando un mandarino nell’attesa e ascoltando Fireman. Scrivo all’indirizzo email del sito che gestisce la vendita di Miroir Noir. Esprimo in anglo-italiano tutte le mie perplessità. Poi decido di manipolare un po’ il file. Scarico un freeware (Streamclip) di conversione video e provo una prestidigitazione: trasformo il mio file MP4 in un altro file MP4, cambiandogli qualche parametro a caso. L’operazione richiede settanta minuti, la durata intera del video. Intanto mi mangio davvero un mandarino e penso che Paul McCartney non è mica male in abiti da pompiere. Quindi provo a inserire il nuovo file su iTunes. E da qui sull’iPod. Ta-dah, mission accomplished. Miroir Noir è sul mio iPod, pronto a rovinarmi la vista. Il giorno dopo mi arriva l’email di risposta da oltreoceano: sono gentili, ma non riescono proprio a capire come mai ad alcuni clienti il file non gira sul lettore. Spiego loro la mia genialissima soluzione. Poi decido di fare un giro in centro.



Parte prima: il 13.
Il 13 è un tram che taglia Torino in orizzontale, dalla periferia ovest fino al regno dei Subsonica, tra Piazza Vittorio, Murazzi e Gran Madre. Essendo un tram, è piuttosto sferragliante e rumoroso. Essendo anche vintage, i suoi sedili hanno la dura scomodità dei bei tempi. In orari tranquilli, non di punta, ti porta in centro in una ventina di minuti. L’operazione
Miroir Noir scatta lì sopra. Il tram è mezzo vuoto, scelgo un sedile, caccio fuori l’iPod dalla tasca e mi immergo nello specchio nero. L’impatto è straniante. Non per gli occhi, ma per le mani. Le nostre mani sono abituate a sfogliare giornali e tenere libri, non mini-schermi. Dopo un po’ i muscoli si stancano, cercano di cambiare posizione e il video ti scappa a destra e sinistra. Un libro lo puoi sempre appoggiare alle gambe, allo schienale del passeggero davanti, al vetro del tram. Il mini-schermo no, ti viene da tenerlo fisso a venti centimetri dagli occhi, cristallizzato in aria. Non è una posizione comoda. Però mica siamo tartarughe delle Galapagos, noi. Abbiamo la capacità di adattarci. Anche piuttosto in fretta. Così bastano due o tre fermate perché il mio braccio-supporto trovi una posizione accettabile e non disturbi più. Intanto Miroir Noir è andato avanti. Schegge di Arcade Fire impazzite. Il video risale all’epoca di Neon Bible, il proverbiale secondo album che alcuni idolatrano e altri detestano: la registrazione del disco, il tour promozionale, la vita della band, le sue balzanerie. A cominciare dal numero di segreteria telefonica messo a disposizione a chi volesse esprimere libere opinioni su bibbie al neon e dintorni. Si sentono un po’ di queste telefonate in Miroir Noir. Sono tutte in inglese, senza sottotitoli. Ascoltarle mentre sul micro-schermo scorrono immagini sparse della band e i tuoi occhi percepiscono la fluttuante borsa della spesa di una madamina salita in piazza Statuto fa molto fine 2008.



Parte seconda: il bar.
Se la madamina è indifferente al tuo strano modo di trascorrere il tempo, diverso è il discorso in un bar giovanile del centro: qui è facile captare gli sguardi incuriositi degli studenti in pausa pranzo. Se ascoltare un iPod è un gesto ormai socialmente accettato e riconosciuto, guardarlo suscita ancora stupore. Seduto a un tavolo di periferia, in attesa di un panino e di una Coca, proseguo nella visione.
Miroir Noir non ha un vero e proprio filo narrativo. E’ un collage di frammenti e input che si affastellano uno dopo l’altro, uno sull’altro. Il linguaggio segmentato di Internet. Non a caso le riprese sono firmate da Vincent Moon, il monsieur dei concerti del sito francese La Blogothèque. C’è Regine che suona l’organo a piedi scalzi, c’è tutta la band davanti a un castello, c’è un’altra telefonata in inglese, ci sono un ragazzo e una ragazza che chiacchierano nel tavolo affianco al mio e ogni tanto gettano un’occhiata al mio oggetto magico, ci sono tracce abortite di Black Mirror (la canzone), c’è Win Butler che sorride, c’è la ragazza nel tavolo di fronte che studia su un libro fotocopiato, con i resti di un’insalata nel piatto, ci sono gli Arcade Fire rinchiusi in un ascensore, c’è il panino caldo e c’è la bibita fredda. Vedere un film in simili condizioni sarebbe impossibile. Soprattutto uno di quei film incasinati moderni dove se perdi un fotogramma non capisci più niente della trama (il fantasma di Darwin mi suggerisce che ci adatteremo anche a quello, chissà). Vedere Miroir Noir invece è naturale. Per essere compreso, non esige affatto la tua assoluta devozione e concentrazione. Anzi, ti richiede quasi una percentuale di distrazione. A casa, in silenzio, al buio, davanti a un grande schermo, ci si annoierebbe. Si patirebbe la propria immobilità di fronte ai continui cambi di canzone, di prospettiva, di scenario.



Parte terza: il letto.
La dimostrazione arriva dall’ultima mezzora. Sono disteso sul letto, è sera tardi e invece di conciliare il sonno con un Dylan Dog arretrato riprendo in mano l’iPod. Rispetto al tram o al bar, è il momento più alienante. Mentre le immagini scorrono mi sento un po’ un pirla. Sono a casa mia, diamine, perché non collego il computer alla tv e guardo il filmato su uno schermo più grande, magari in compagnia di una birra? Il silenzio e l’immobilità che fanno da cornice all’iPod non favoriscono la concentrazione. Le mutazioni degli Arcade Fire proseguono: salgono su un palco, si rinchiudono in uno studio, ballano un romantico lento omosex, a un certo punto uno di loro si mette a fissare un muro. Lontani dal mio caos personale, però, non hanno senso. Almeno non su quel piccolo schermo portatile. Non su un letto. C’è giusto un guizzo finale, immagini live che mi fanno venire voglia di essere sotto un loro palco. E’ una lacuna che devo colmare, penso. Dunque, mi distraggo.



Credits.
C’è qualcosa nel dna di artisti come Arcade Fire, Bon Iver, Le Luci della Centrale Elettrica, ma anche senatori come Radiohead e Nine Inch Nails, o alchimisti del taglia-e-cuci come Girl Talk e Danger Mouse, che li rende indissolubilmente figli dei nostri tempi. Anche se da marzo verrà distribuito su supporto fisico,
Miroir Noir non è un dvd. Diffonderlo prima in formato portatile, via Internet, non è stata una scelta casuale. Sono quelli i contesti in cui la sua visione assume pieno significato, così come In Rainbows ha più senso ascoltarlo in MP3, Ghosts I-IV su un vinile rigorosamente acquistato online e Per combattere l’acne è perfetto tema di commento e discussione su un forum, Facebook o Last.fm. C’è molto marketing in tutte queste operazioni, senza dubbio. Ma non c’è solo marketing. E ha probabilmente ragione chi immagina un mondo in cui utilizzeremo sempre di più gli schermi dei telefonini, dei lettori portatili, degli iPhone. A maggior ragione per contenuti geneticamente creati e modificati per una simile visione. Frastagliata, distratta, ripetuta. Non lineare. Più YouTube che cineplex. Più Miroir Noir che Il cavaliere oscuro.



(articolo pubblicato sul mensile Mucchio, nr.655, febbraio 2009, e qui riproposto con il gentile benestare dell'editore)

Legenda video:
1. Il trailer ufficiale del documentario
Miroir Noir
2. La celebre versione di
Neon Bible registrata sull'ascensore dell'Olympia di Parigi.
3.
My Body Is a Cage montata sulle immagini del film C'era una volta il west (non inclusa in Miroir Noir)
4. Alcuni frammenti del documentario
5. Un video girato con mano un po' tremante dal sottoscritto

Elio era Povia

Ronald McCannibal


(fonte MyConfinedSpace)

Non vi aspettavate mica che fosse vegetariano, no?

Nessuno è più pazzo per il Web 2.0

Il Web 2.0 è vivo, vegeto e lotta con noi. Però ormai è talmente scontato, che sono sempre meno i blog e i siti d'informazione che usano quel termine. Non va più di moda. Come dimostra il grafico di Google Trends, si è tornati ai livelli di metà 2006. Da Facebook in giù, il Web 2.0 ormai è il Web e basta.




Vuol dire che tra un po' inizieremo a parlare tutti di Web 3.0? Tra un po', forse. Per ora è calma piatta.



(fonte TechCrunch)

sabato, febbraio 14, 2009

No Line on the Horizon (U2) (la canzone)

Trasmessa in anteprima mondiale qualche giorno fa su una radio irlandese, la title-track di No Line on the Horizon ha impiegato poco tempo per diffondersi sul Web. Giudizio personale: è meglio di Get On Your Boots e nei concerti nei megastadi funzionerà molto bene. Forse non è un lato positivo (ma non è neanche necessariamente negativo), ma mi sembra che Brian Eno abbia davvero uniformato molto il sound di Coldplay e U2. Ho l'impressione che NLOTH suonerà molto simile a Viva la Vida, e viceversa.
Sul singolo in questione, intanto, a voi la sentenza.





venerdì, febbraio 13, 2009

Quel gran santo di Valentino

E anche quel gran sarto di Valentino, ovviamente.
Stamattina ho trovato un altro sito con cui giocare un po' con la musica e le playlist: si chiama Favtape. Sperando che anche questo non cada sotto la scure del destino, come i compianti Mixwit e Muxtape (che in realtà è rinato, ma sotto altre spoglie), ne ho subito approfittato per allestire una dolce e solare compilation dedicata a tutti gli innamorati dell'universo.
14 canzoni per un romantico 14 febbraio.
Più o meno.













Ancora sui video vintage

Piccola postilla al discorso di ieri sui video contemporanei che imitano lo stile e l'aspetto dei film muti. Quello che vedete qui sotto è il filmino di un matrimonio, girato ai giorni nostri. Come potrete notare, però, c'è qualcosa di insolito...



Ecco come lo presenta il fratello della sposa su Boing Boing:
"Questo è un film in 8mm e in bianco e nero del matrimonio di mia sorella, girato dalla sua amica Sarah Halpern. Normalmente i video dei matrimonio interessano solo chi vi ha partecipato o al massimo - se vi accade qualcosa di buffo - i produttori di "America's Funniest Home Videos" (lo "Scherzi a Parte" americano). In questo caso, credo che Sarah abbia realizzato qualcosa di inquietante e viscerale. Giurerei di aver intravisto anche il fantasma di mio padre".




giovedì, febbraio 12, 2009

Silent sci-fi: i classici della fantascienza riportati indietro nel tempo

Il remix, il mash-up, la cover, ecc. ecc., di solito rappresentano delle modernizzazioni di un contenuto preesistente. E' un po' come se Marty McFly andasse nel passato, prendesse una canzone, un film, un libro o qualsiasi altro manufatto culturale e lo riportasse nel futuro. Non lasciandolo intatto, ma attualizzandolo.
A volte, però, può capitare il contrario. Si può decidere di prendere un'opera contemporanea (o comunque relativamente recente) e di riportarla indietro nel tempo. Di immaginarla con un vestito, un'estetica, un sapore di qualche anno prima. Di
vintagizzarla, tanto per usare un neologismo di bruttezza biblica.
Ad esempio, può capitare che Marty McFly si metta in tasca le immagini della saga di
Guerre Stellari e se le porti indietro di un secolo, fino agli albori del cinema. Trasformando Darth Vader, Luke Skywalker e gli altri protagonisti della saga, in simpatici eroi del muto.



Detto che c'è anche chi ha fatto una medesima operazione con
Spazio 1999, retrodatandolo in Spazio 1899, il discorso non finisce qui. Quello che abbiamo visto sopra è a tutti gli effetti la versione cinematografica di un remix: le immagini sono quelle girate da George Lucas e dai registi dei capitoli successivi. Modificate, decolorate, accelerate, rimontate, risonorizzate, didascalizzate, rimangono comunque quelle.
Non si tratta del
Guerre stellari che avrebbero visto i nostri nonni, ma di qualcos'altro.
Nell'oceano di YouTube, però, non manca anche la versione più radicale e paradossalmente meno tecnologica del processo. Il film
rigirato per intero, prendendo come spunto un'opera moderna, ma anche ripensandola, riscrivendola, ricreandola. Casualmente (o forse causalmente), ci troviamo ancora nel regno della fantascienza. Ecco Steam Trek, un film del 1994 (ri-editato nel 2007) che immagina come avrebbe potuto essere un episodio del telefilm Star Trek, se dietro la macchina da presa - un centinaio d'anni fa - ci fosse stato Georges Meliès.



Anche per le date di realizzazione, più che di casualità si può parlare di causalità. Steam Trek è un remake squisitamente cinematografico, anche per l'impegno produttivo: avrebbe potuto benissimo esistere e diffondersi anche prima di Internet (e infatti è nato nella prima metà degli anni Novanta anche se oggi su YouTube,ha trovato una casa eccezionale dove vivere una seconda vita). Il silent Star Wars è invece una creatura legata a filo doppio con la Rete: un minuto e poco più di durata, evidentemente confezionato al computer, strutturalmente mutante/derivativo (cioè non solo ispirato su un'idea preesistente, ma realizzato modificando concretamente un contenuto preesistente).

Per la dottrina del remix tutto ciò è interessante, è segno di un'apertura di orizzonti: sta a indicare che la manipolazione non è temporalmente unidirezionale, bensì bidirezionale. Può andare comodamente avanti e indietro nel tempo. Si può immergere i Beatles in un calderone hip hop, come ha fatto qualche anno fa Danger Mouse con il suo Grey Album, ma si può anche seguire il processo inverso. Magari risuonando In Rainbows dei Radiohead come se fosse una raccolta di notturni di Chopin. O immaginando Juno sotto forma di commedia di Shakespeare.


MpFlash (Ziggy remixed, Lily Allen, Hot Chip vs Joy Division)




In mezzo alle consuete distrazioni e amenità, ieri a
MpFlash si è parlato di:

1. Ziggy Stardust Remixed (Aa.Vv.)
Remix di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, leggendario album di David Bowie del 1972. Il disco è stato riletto nella sua quasi totale integrità (mi pare manchi solo
Rock'n'Roll Suicide). Alcuni brani sono remix puri, altri sono mash up con altre canzoni di Bob Marley, Jay-Z, Deep Purple, MGMT). In radio abbiamo ascoltato Stardust Kids (Lady Stardust di Bowie con musica di Kids degli MGMT) e Ziggy's Lullabye (Ziggy Stardust fusa a Lullaby di Shawn Mullins, con qualche saltuario "Oh Yeah" dei Beatles, forse preso da Glass Onion).
Trovate tutto su www.ziggyremixed.com, con tanto di bella copertina psichedelica.

2. It's Not Me, It's You (mix album) (Lily Allen)
Il riassuntino in sette minuti del nuovo album di Lily Allen, distribuito qualche settimana fa dalla EMI (recupero di una puntata saltata un paio di settimane fa). Chissà se l'album-bignami, confezionato un po' come un trailer, diventerà un'abitudine diffusa. L'anno scorso era stato usato da Moby per
Last Night e ricordo che anche i Sigur Ros per qualche anno hanno conservato sul loro sito due mix dei loro primi due dischi. Lo stesso MP3 da sei minuti di No Line on the Horizon degli U2, che qualche fan ha costruito cucendo le anteprime da 30 secondi delle canzoni (disponibili per qualche ora sul sito di Walmart) è in fondo qualcosa del genere.
Per quanto riguarda il mix di Lily Allen, non so se è ancora possibile scaricarlo. Potete provare qui.

3. Transmission (Joy Division)
Vanno di moda le compilation di cover.
In questi giorni ne vengono pubblicate ben tre, tutte piuttosto interessanti.
C'è la romantica Sweethearts realizzata per San Valentino da HearMusic (l'etichetta discografica di Starbucks).
C'è la muy indie Dark Was the Night promossa dalla Red Hot Organization contro l'Aids.
E c'è la più trendy Heroes, il cui ricavato andrà a War Child, associazione in difesa dei bambini vittime delle guerre.
Su MpFlash abbiamo dato spazio a quest'ultima, perchè da qualche giorno sono state pubblicate tutte le tracce in streaming su MySpace. Noi abbiamo ascoltato Transmission, cover dei Joy Division firmata dagli Hot Chip, ma l'intera scaletta è succulenta:

1. Beck - "Leopard-Skin Pill-Box Hat" (Bob Dylan)
2. Scissor Sisters - "Do The Strand" (Roxy Music)
3. Lily Allen and Mick Jones - "Straight To Hell" (The Clash)
4. Duffy - "Live and Let Die" (Sir Paul McCartney)
5. Elbow - "Running To Stand Still" (U2)
6. TV on the Radio - "Heroes" (David Bowie)
7. Hot Chip - "Transmission" (Joy Division)
8. The Kooks - "Victoria" (The Kinks)
9. Estelle - "Superstition" (Stevie Wonder)
10. Rufus Wainwright - "Wonderful/Song For Children" (Brian Wilson)
11. Peaches - "Search And Destroy" (The Stooges)
12. The Hold Steady - "Atlantic City" (Bruce Springsteen)
13. The Like - "You Belong To Me" (Elvis Costello)
14. Yeah Yeah Yeahs - "Sheena Is A Punk Rocker" (The Ramones)
15. Franz Ferdinand - "Call Me" (Blondie)

Ascoltatela qui. E se vi piace, quando esce, versate un obolo per i bimbi.

mercoledì, febbraio 11, 2009

Aspettando MpFlash


(fonte)

Se anche voi siete così, non preoccupatevi.
Alle 16.30 ci penserà una nuovo puntata di MpFlash a tirarvi su il morale: con Marina Paganotto, il sottoscritto e qualche sporco ibrido musicale trovato in Rete.
97,6 FM oppure www.radioflash.to.
A più tardi per i link.



martedì, febbraio 10, 2009

Quei bravi ragazzi

Tutte le parolacce dei Soprano.
Dal primo all'ultimo episodio.





"Ci ho lavorato per un anno", ha detto l'autore Victor Solomon, "nelle pause tra un impegno e l'altro".
Perchè? Verrebbe da chiedere.
Perchè no? Verrebbe da rispondere.
In fondo, gran parte di tutti i contenuti generati dagli utenti sul Web sono un'enorme sequenza di "perchè?" e "perchè no?".
Negli ultimi tre giorni, grazie alla spinta di link pesanti come quello di Boing Boing, il video è stato visto più di duecentomila volte. Quanti sono i coraggiosi (folli) che lo avranno guardato in tutta la sua lunghezza? Con Tony Montana di Scarface almeno te la cavavi in un minuto e mezzo.






Videodrome - 15 Steps (Radiohead and USC Marching Band, live at the Grammy Awards)

L'altra sera ai Grammy hanno suonato anche gli U2.
Ma è da troppo tempo che qui non si parla dei Radiohead.
Quindi spazio alla loro versione di 15 Steps, che:
a) ci riporta ai meravigliosi tempi della scoperta di In Rainbows
b) è ancora più tribale e schizofrenica del solito, grazie ai tamburi e fiati della USC Marching Band
c) è introdotta da Gwyneth Paltrow (non si vede dal video qui sotto, ma da quest'altro sì)



Poi, visto che insistete, qui ci sono anche gli U2 con Get On Your Boots (sono pronto a scommettere che dal vivo la abbineranno a Vertigo, Elevation o Discoteque). E qui, introdotti da Simon Baker della serie The Mentalist, i Coldplay alle prese con Lost! (assieme a Jay-Z) e Viva la vida.

Due-parole-due sui premi.
Tra i vincitori ci sono Robert Plant & Alison Krauss (mattatori), Adele, Coldplay, John Mayer, Daft Punk, Duffy, Metallica, Bruce Springsteen, Lil Wayne e, appunto, i Radiohead. Sarà solo un'impressione, ma chissà che dopo anni di pop plastificato-danzereccio non si stia tornando anche nel reame dell'alta industria discografica a rivolgere il proprio sguardo verso quegli artisti e quegli album che - seppur in ambito mainstream - non mettono il look bensì la musica al centro dell'attenzione.
Qui trovate la lista completa dei centodieci premi.



"No Line on the Horizon": la (nano) recensione



Avreste mai pensato o sperato di incontrare di nuovo gli U2 epici di The Joshua Tree, quelli che sognavano di cambiare il mondo con una canzone e non certo con una stretta di mano alla Casa Bianca? No? Allora preparatevi a ricredervi. Il respiro di No Line on the Horizon, la traccia che apre l'omonimo nuovo lavoro della band irlandese, è lo stesso di Where the Streets Have No Name, leggendaria ouverture del leggendario album del 1987: maestoso, immenso, con un ritornello in grado di suscitare brividi nei pochi metri quadrati di una cameretta, figurarsi negli spazi immensi del tour europeo della prossima estate. E' la prima sorpresa, la prima emozione di un album che ne ha parecchie da dispensare. Emozioni incalzanti, come il ritmo d'assalto di Magnificent (con sonorità che non possono non rimandare a quelle create da Eno per l'ultimo album dei Coldplay), o lente e sognanti, come quelle della meravigliosa Moment of Surrender, intessuta sul dialogo tra il basso di Adam in primo piano e un lontano organo alla Your Blue Room in sottofondo. L'originalità non è la regola assoluta del disco. Qua e là gli U2 ricadono in formule già talmente usate in passato da risultare ormai stereotipate (il riff di chitarra e il falsetto di Unknown Caller: quante volte li avremo già sentiti?). Eppure l'ispirazione sembra essere tornata ai livelli dei bei tempi: sia nei momenti più melodici mid-tempo, come I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight, che in quelli più sporchi e movimentati, come il primo singolo Get On Your Boots e la sincopata Stand Up Comedy, che spezzano l'andamento di No Line on the Horizon esattamente come The Fly e Mysterious Ways spezzavano quello di Achtung Baby. Altre reminiscenze (diciamo Mofo e dintorni) vanno cercate per raccontare Fez-Being Born, il brano più sperimentale, schizofrenico e dunque contemporaneo del disco, con quel suo meltin' pot di elettronica e percussioni maghrebine che di colpo si interrompono per lasciar spazio a "qualcosa d'altro". Con White As Snow le atmosfere tornano improvvisamente più rarefatte: solo una chitarra arpeggiata e la voce di Bono, profonda e liscia come un bicchiere di scotch. Da innamorarsi, immediatamente. Breathe lancia un ultimo anonimo sussulto di elettricità, concedendo carta bianca alla chitarra di The Edge (una chitarra che in tutto l'album riconquista il posto che le compete). Rimane solo il tempo per un'ultima riflessione, a passeggio tra i Cedars of Lebanon. E' la classica ballata che chiude tutti gli album degli U2: sia i migliori che i peggiori. E No Line on the Horizon sembra avere tutte le carte in regola per appartenere alla prima categoria.

P.S. Forse qualcuno di voi si starà chiedendo come diavolo ho fatto ad ascoltare già il disco degli U2, che non uscirà prima di un paio di settimane e non è ancora nemmeno scivolato sui network di file sharing. Beh, come potete immaginare, se sei un giornalista potente e importante puoi contare su parecchi privilegi. Purtroppo però io non sono nè potente nè importante. E infatti l'album mica l'ho ascoltato. La recensione che avete letto non è quella del No Line on the Horizon che arriverà nei migliori negozi e P2P all'inizio di marzo, ma è la recensione del No Line on the Horizon in versione liofilizzata che è stato distribuito in streaming oggi sul sito di Walmart e che si è da lì propagato oltre le frontiere del Web. Trenta secondi in streaming per ogni brano: sei minuti in tutto. Non una recensione, dunque, ma una nano-recensione. Che ci volete fare, i tempi e le tecnologie permettono anche questo. :o)

sabato, febbraio 07, 2009

Videodrome - Epilepsy Is Dancing (Antony and the Johnsons)

Faccio molta fatica ad ascoltare più di tre canzoni di fila di Antony & the Johnsons. Devo avere quache allergia che mi impedisce di andare oltre. Però, mentre il suo nuovo album The Crying Light miete successi in mezza Europa, devo ammettere che il video di Epilepsy Is Dancing è davvero molto bello, poetico, fiabesco, sensuale. Merito di un super team produttivo che, tra i vari coreografi, registi, make-up artists, amici e collaboratori ha potuto contare anche sui fratelli Wachowski (Matrix).



giovedì, febbraio 05, 2009

Le biblioteche impossibili

Se i videogiochi più famosi...



... fossero in realtà dei libri di qualche anno fa...



... quale sarebbe la loro copertina?



Su Kotaku ne trovate molte altre.

mercoledì, febbraio 04, 2009

MpFlash (Beatles vs Queens of the Stone Age, Doves, Andrew Bird, Smashing Pumpkins)

Per chi oggi avesse ascoltato MpFlash e volesse avere qualche informazione in più sulla musica che abbiamo passato:

1. Eleanor is in My Head (Beatles vs Queen of the Stone Age)
Non ho resistito: è il mash up che avrebbe dovuto aprire la puntata della settimana scorsa. E' firmato dall'australiano Team9 e su questo vecchio post potete trovare il link a cui scaricarlo.

2. Jetstream (Doves)
Il primo singolo dall'imminente nuovo album dei Doves, in download gratuito, di cui avevo già parlato in un altro post.
A proposito di quel post, ho contestato a YouTube la rimozione del video che avevo realizzato abbinando la canzone in questione con un filmato-mix di sequenze aeree tratte da vari film "simili" a quella finale di Blade Runner. Il video era stato rimosso pochissime ore dopo l'upload, probabilmente in automatico perchè presentava Blade Runner nel titolo (mia supposizione). Ho spiegato la natura del filmato, come è stato creato, con quali scopi e con quali contenuti (un video già presente su YouTube e un MP3 distribuito gratuitamente dalla band con la frase "abbiamo sempre sognato di scrivere una canzone che andasse bene per la sequenza finale di Blade Runner"). In realtà, non ho ancora avuto una risposta ufficiale via email da YouTube. Però il video è riapparso online. E io, che sono molto affezionato a questo piccolo scarrafone mash up, ve lo rifaccio vedere.

JetRunner (JetStream dei Doves + (finte) sequenze finali di Blade Runner)


3. Oh No (Andrew Bird)
Il cantautore americano Andrew Bird si è mosso molto online per promuovere il suo nuovo album Noble Beast. Ha collaborato a un blog sul New York Times, ha trasmesso l'album intero in streaming gratuito su un paio di siti, ha chiesto ai fan di comprarlo su iTunes a una determinata ora, in modo da farlo comparire nella Top 10 del negozio (riuscendo a scalare addirittura la Top 5). Insomma, si è sbattuto assai. E il suo impegno è stato premiato, visto che il disco è entrato nella classifica dei primi venti cd più venduti negli Stati Uniti la scorsa settimana.
La vera ragione della sua inclusione in MpFlash, però, è che ha scritto una manciata di canzoni assai gradevoli.
Come questa.


4. Fol (Smashing Pumpkins)
Billy Corgan l'aveva detto: "d'ora in poi non pubblicheremo più nuovi album, distribuiremo la nuova musica solo attraverso canali alternativi". Per esempio, la pubblicità. Il nuovo inedito degli Smashing Pumpkins è stato presentato in uno spot tv della Hyundai, andato in onda durante l'ultimo Super Bowl. Quindi è stato distribuito gratis su Internet, sul sito della casa automobilistica coreana. Potete scaricare l'MP3 qui. E vedervi lo spot in questione nel video sotto.



Aspettando MpFlash


(My Confined Space)

A meno di catastrofi termonucleari, oggi torna MpFlash.
Ore 16.30. In streaming su www.radioflash.to (o 97,6 FM a Torino), all'interno di FlashBeat con Marina Paganotto.
Ho appena trovato una ragione internettiana per mettere Andrew Bird.
Niente emo, invece. E neanche emu.
A dopo per i link.

Hans Beck (1929-2009)


(fonte immagine)

Da piccolo ho sempre considerato i Playmobil un po' come i fratelli poveri dei Lego. Ne avevo qualcuno, ma non dedicavo mai loro lo stesso amore, lo stesso tempo, la stessa passione. Diciamola tutta: li snobbavo. Oggi però, quando ho letto la notizia della morte del loro creatore, Hans Beck, mi è venuto un piccolo magone. Evidentemente, anche i fratelli poveri qualche traccia sono riusciti a lasciarla.

martedì, febbraio 03, 2009

American Psychothic

Every generation has a chance to change the world

Se siete sopraffatti dalla portata filosofica, sociale ed esistenziale del titolo di questo post, sappiate che si tratta di un verso di I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight, traccia numero cinque di No Line On the Horizon, il nuovo album degli U2 di cui qui ormai si parlerà per almeno altre quattro o cinque settimane con noiosa e testarda regolarità. Manca ormai meno di un mese alla sua uscita e iniziano ad arrivare le testimonianze di chi lo ha ascoltato.
Come la descrizione track by track del quotidiano irlandese Indipendent.
O come il paragone con l'album del 1993 Zooropa, fattomi da un amico fidato che negli ultimi anni non è mai stato particolarmente clemente con gli U2 (soprattutto rispetto ai tre dischi più recenti), che mi risulta abbia di recente incontrato il signor Hewson e che mi è sembrato piuttosto soddisfatto dal suo primo ascolto ("un disco coraggioso", dice, e io gongolo con il cuore ricco di speranze e aspettative).

Intanto sul Web c'è una specie di gioco a rimpiattino con il video ufficiale di Get On Your Boots. Compare e scompare su YouTube e altri siti di video hosting, viene annunciato in esclusiva e cancellato in esclusiva. Sull'Independent (il giornale irlandese di cui sopra) c'è anche una frase che lascia intendere che quello attualmente in circolazione carbonara potrebbe non essere ancora la versione definitiva del clip*. Gironzolando qua e là io comunque l'ho trovato su MusicZone, su Facebook e altri siti. Quanto durerà?
A me piace: è kitsch, esagerato, pieno zeppo di input, colori, stimoli visivi, tra statue, teschi, bandiere e - ovviamente - stivali. Una complessità e abbondanza che ben bilancia il livello di stardomship assoluta della band. Non credo che agli U2 facciano bene semplicità o minimalismo. Suonerebbero falsi. Come fai a essere minimale quando muovi una macchina industriale dalle dimensioni talmente pachidermiche? Meglio un po' di confusione e falsetto, esplosioni e delay.

"Si basa sull'idea che gli uomini abbiano mandato tutto a puttane - politicamente, economicamente, socialmente - e sarebbe quindi ora di lasciar tutto in mano alle donne."
The Edge, Hot Press

Discover Simple, Private Sharing at Drop.io



* spiegazione trovata su atU2blog: la versione del video circolata in questi giorni su Internet non è quella definitiva, come dimostrano alcuni "watermark" dell'archivio fotografico Getty che compaiono qua e là (andate su atU2blog per vederli).
Dopo i "leak" delle canzoni (la fuga in anteprima e in versione parziale rispetto all'uscita programmata), adesso siamo dunque arrivati anche ai "leak" di videoclip.
Lascio lo streaming qui sopra ancora per un po', in modo che possiate godervelo in tutta la sua effimera unicità. Quando uscirà la versione ufficiale, di lui e dei suoi watermark non rimarrà probabilmente più traccia... Get On Your Boots (Getty Watermarked Version): diventerà materiale degno di una pagina su Wikipedia?

lunedì, febbraio 02, 2009

Videodrome - "Tenth Avenue Freeze-Out/Born To Run/Working on a Dream" (Bruce Springsteen) (live al Superbowl)

Ci ha dato dentro il Boss, con la sua E-Street Band, nell'intervallo del 43esimo Super Bowl.

In scaletta:
- Tenth Avenue Freeze-Out
- Born To Run
- Working on a Dream
- Glory Days

Qui sotto ci sono le prime tre, una dietro l'altra. Glory Days la trovate invece qui.

Per chi se ne fosse dimenticato, riecco le tre tappe italiane del suo tour estivo:
- 19 luglio, Roma, Stadio Olimpico
- 21 luglio, Torino, Stadio Olimpico
- 23 luglio, Udine, Stadio Friuli
Niente San Siro, a questo giro. Multare il promoter Barley Arts perchè l'ultimo concerto del Boss a Milano aveva sforato di qualche minuto l'orario previsto è stata un'ottima mossa. Soprattutto per i fan piemontesi e friulani.