Alla fine della scorsa settimana, in pieno hype per la diffusione su Internet di No Line on the Horizon, il blog TechCrunch aveva fatto tremare migliaia di utenti del social network Last.fm con un articolo in cui affermava che Last.fm stesso aveva consegnato alla RIAA (l'associazione dei discografici americani) i dati di tutti gli iscritti al sito che avevano ascoltato No Line on the Horizon in anteprima (il disco, come sapete, uscirà ufficialmente solo tra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima).
La forza e la bellezza di Last.fm, infatti, è di tenere traccia di tutto ciò che un utente ascolta sul suo pc.
La notizia ovviamente ha creato un po' di brividi freddi nei numerosi utenti che si sono procurati il disco su Internet e hanno iniziato ad ascoltarlo a manetta. Chissà quanti hanno anche accarezzato l'idea di disiscriversi dal sito. Dopo poche ore sono arrivate smentite incrociate, sia di Last.fm che della RIAA. E TechCrunch ha perso un bel po' di credibilità.
Ieri Richard Jones di Last.fm ha pubblicato sul suo blog un ulteriore messaggio di smentita. Un messaggio che è interessante anche perchè fornisce qualche informazione su ciò che gli artisti e le case discografiche vedono dell'attività degli utenti di Last.fm. Per esempio, i manager della Universal - nella loro pagina privata dedicata agli U2 - oggi si trovano di fronte a questo grafico. Che indica come gli ascolti della band irlandese sul network siano addirittura triplicati nel giro di pochi giorni (notate anche la lieve salita a gennaio in concomitanza con la distribuzione del singolo Get On Your Boots). Mi chiedo se esistano anche degli strumenti per affinare queste statistiche.

Rimane un aspetto interessante, diciamo dal punto di vista antropologico. Gli utenti di Last.fm non sono degli sprovveduti e neanche degli ignoranti: ormai sanno benissimo che tutto ciò che ascoltano appare su una pagina pubblica. Eppure, la maggior parte di loro ormai non si preoccupa più di nascondere ascolti che potrebbero essere considerati "pericolosi" (come quello di un album scappato su Internet una settimana prima dell'uscita). E si tratta di centinaia di migliaia di persone (il grafico sopra parla chiaro). Le stesse che lo commentano tranquillamente sui forum, sui blog, un po' ovunque. Le abitudini, le motivazioni e i meccanismi mentali sono cambiati. La psicologia del fan sta seguendo il suo corso. La musica su Internet si muove in determinati tempi e modi: un numero crescente di persone lo sa, utilizza i servizi a sua disposizione e dà per scontato che non ci sia nulla di male. Non esiste neanche più quello che potremmo definire il fascino dell'oscurità, il brivido consapevole di fare qualcosa di rischioso. Avviene tutto alla luce del sole, con la stessa naturalezza con cui respiriamo l'aria. Mica ci chiediamo se è giusto respirare o no? Gli utenti non perdono più tempo e nei forum e su Last.fm si chiedono semplicemente se gli album sono belli o no, se gli artisti verranno in tour o che cosa si nasconderà nelle versioni speciali dei dischi. Il fatto che la musica su Internet venga distribuita in un certo modo è ormai assimilato.
Io se fossi un artista controllerei maniacalmente l'andamento dei miei brani su siti come Last.fm.
La forza e la bellezza di Last.fm, infatti, è di tenere traccia di tutto ciò che un utente ascolta sul suo pc.
La notizia ovviamente ha creato un po' di brividi freddi nei numerosi utenti che si sono procurati il disco su Internet e hanno iniziato ad ascoltarlo a manetta. Chissà quanti hanno anche accarezzato l'idea di disiscriversi dal sito. Dopo poche ore sono arrivate smentite incrociate, sia di Last.fm che della RIAA. E TechCrunch ha perso un bel po' di credibilità.
Ieri Richard Jones di Last.fm ha pubblicato sul suo blog un ulteriore messaggio di smentita. Un messaggio che è interessante anche perchè fornisce qualche informazione su ciò che gli artisti e le case discografiche vedono dell'attività degli utenti di Last.fm. Per esempio, i manager della Universal - nella loro pagina privata dedicata agli U2 - oggi si trovano di fronte a questo grafico. Che indica come gli ascolti della band irlandese sul network siano addirittura triplicati nel giro di pochi giorni (notate anche la lieve salita a gennaio in concomitanza con la distribuzione del singolo Get On Your Boots). Mi chiedo se esistano anche degli strumenti per affinare queste statistiche.

Rimane un aspetto interessante, diciamo dal punto di vista antropologico. Gli utenti di Last.fm non sono degli sprovveduti e neanche degli ignoranti: ormai sanno benissimo che tutto ciò che ascoltano appare su una pagina pubblica. Eppure, la maggior parte di loro ormai non si preoccupa più di nascondere ascolti che potrebbero essere considerati "pericolosi" (come quello di un album scappato su Internet una settimana prima dell'uscita). E si tratta di centinaia di migliaia di persone (il grafico sopra parla chiaro). Le stesse che lo commentano tranquillamente sui forum, sui blog, un po' ovunque. Le abitudini, le motivazioni e i meccanismi mentali sono cambiati. La psicologia del fan sta seguendo il suo corso. La musica su Internet si muove in determinati tempi e modi: un numero crescente di persone lo sa, utilizza i servizi a sua disposizione e dà per scontato che non ci sia nulla di male. Non esiste neanche più quello che potremmo definire il fascino dell'oscurità, il brivido consapevole di fare qualcosa di rischioso. Avviene tutto alla luce del sole, con la stessa naturalezza con cui respiriamo l'aria. Mica ci chiediamo se è giusto respirare o no? Gli utenti non perdono più tempo e nei forum e su Last.fm si chiedono semplicemente se gli album sono belli o no, se gli artisti verranno in tour o che cosa si nasconderà nelle versioni speciali dei dischi. Il fatto che la musica su Internet venga distribuita in un certo modo è ormai assimilato.
Io se fossi un artista controllerei maniacalmente l'andamento dei miei brani su siti come Last.fm.
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