venerdì, marzo 02, 2007

Ma perché ci deve essere ancora qualcuno che guadagna soldi sulle canzoni di Elvis Presley?

Le polemiche e i botta e risposta sul copyright e sul diritto d'autore si moltiplicano, anche sui quotidiani italiani. Oggi leggevo sull'inserto Nova del Sole 24 Ore la reazione di Giorgio Assumma (presidente della Siae) a un precedente intervento sulle stesse pagine di Massimo Mantellini.
Difendendo a spada tratta il diritto d'autore, Assumma scrive: "Il diritto d'autore non è un balzello, ma un diritto del lavoro. E' il salario di chi compone una canzone, scrive un romanzo, crea un film eccetera, e nessuno si sognerebbe di ridurre gli stipendi dei professori per aiutare, per esempio, la didattica" (la polemica era nata sull'utilizzo su Web a scopo didattico di materiale protetto da diritto d'autore).
Quelle di Assumma sono parole sacrosante. Il diritto d'autore è un salario che va pagato all'autore e che deve permettergli di sopravvivere e di continuare a creare.
Ma quando l'autore muore, non dovrebbe morire anche il diritto d'autore?
Perché c'é ancora qualcuno che guadagna soldi grazie alle canzoni di Elvis Presley, che ci ha lasciato ormai trent'anni fa? Perché Yoko Ono riceve le royalties su brani che i Beatles (e non certo lei) scrissero ancora prima che lei incontrasse John Lennon? E perché anche le case discografiche, le case d'edizione, e tutte le altre parti in causa ogni anno ricevono royalties su opere con cui non c'entrano assolutamente niente?
Assumma scrive: "Perché semplicemente, di Siae e società omologhe gli autori (più o meno famosi) e i loro eredi ci campano".
Vada per gli autori, ma gli eredi cosa c'entrano? Che diritto morale hanno sulle opere dei loro bisnonni, consuoceri o mariti morti?
Il primo esempio di Assumma riguardava i professori. Bene, mia madre ha insegnato per più di trent'anni in una scuola media. Ha guadagnato i suoi soldi, penso che abbia messo qualcosa da parte, ora è in pensione. Quando se ne andrà (speriamo tra due o tre secoli) presumibilmente lascerà quello che ha risparmiato a me e mia sorella. Stessa cosa per mio padre, che vende apparecchi chimici. Non lasceranno le loro pensioni o le "royalties" sul loro lavoro. Se io vorrò continuare a vivere, comprare poster su eBoy, andare al cinema e magari mettere su famiglia i soldi me li dovrò guadagnare. Con l'aiuto dell'eredità, ok. Ma senza il foraggio di un diritto d'autore su i compiti corretti da mia madre o le provette vendute da mio padre. E lo stesso discorso vale per qualsiasi tipo di lavoro. Che "royalties" lascia ai figli il panettiere? E il poliziotto? E l'operaio?
Per gli autori dovrebbe essere lo stesso. Elvis Presley avrà guadagnato un fracco di soldi nella sua carriera e presumibilmente ne avrà lasciati un bel po' ai suoi eredi. Bene, giusto, una normale eredità frutto di anni di lavoro. Perché Pino Presley, Michael Presley, Priscilla Presley o qualsiasi altro discendente da Elvis dovrebbe ottenere anche delle royalties aggiuntive per dieci, venti, trent'anni su canzoni che non ha mai scritto?
Mi si risponderà: perché c'è una legge che dice così.
Ok, ma come è stata scritta quella legge? Quali sono state la sua genesi e la sua evoluzione?
Vado a memoria, quindi sarò forse impreciso sui dettagli, però mi risulta che le prime leggi sul diritto d'autore - che nacquero proprio per tutelare e garantire gli autori (e non qualcun altro) - avessero delle durate molto più ridotte e addiritura prevedessero la cessazione dei diritti su un'opera con ancora l'autore in vita. Diciotto anni, mi pare fosse la durata del primo copyright negli Stati Uniti.
Poi qualcuno si accorse dei fantastici poteri del catalogo. Le opere migliori continuavano a essere vendute molti anni dopo la loro pubblicazione, generando super-profitti. Bisognava assolutamente fare in modo di controllarle più a lungo. Da qui i periodici "allungamenti" del periodo del copyright, sostenuti soprattutto dalle lobby dei produttori (discografici, cinematografici, librari). Come quello che in questi mesi viene dibattuto in Europa, per scongiurare che tra pochi anni le canzoni dei Beatles diventino di pubblico dominio.
Si fa tanto parlare dell'immoralità di chi scarica canzoni o film da Internet. Rubano il pane dalla tavola degli autori, si dice. Cioé, se io scarico una canzone di Jimi Hendrix a quale autore sottraggo il pane? Visto che si parla di moralità, quali sono le basi morali che giustificano questa espansione ad libitum del diritto d'autore? Non esistono. Non hanno senso. Sono solo frutto di convenzioni costruite ad arte nell'ultimo secolo.
Proprio perché si chiama così, il diritto d'autore dovrebbe tutelare esclusivamente l'autore. Finché vive, è giusto che si goda il frutto del suo lavoro. Quando muore, l'opera diventa di pubblico dominio, patrimonio di una collettività che ha un disperato bisogno di essere trattata come un insieme di cittadini da coltivare intellettualmente e non solo di consumatori da spremere. Non esiste alcuna ragione logica, etica, culturale, sociale o economica in grado di confutare questa posizione.
E' vero che perdendo i diritti sul catalogo gli editori e i produttori perderanno la loro più feconda gallina dalle uova d'oro. Ma allora forse saranno spronati a inventare qualche altra nuova gallina, a rigenerare la cultura (qui intesa essenzialmente come musica, cinema, letteratura), a farle recuperare quel ruolo di propulsione artistica in caduta libera. Senza indugiare in operazioni che in certi casi possono anche assumere connotati di cattivo gusto. Cosa penserà, da lassù, Fabrizio De André di tutte queste compilation con le sue Marinelle e le sue Bocca di Rosa che escono un Natale sì e l'altro pure? E il buon vecchio Lucio Battisti, forse il nostro miglior autore del ventesimo secolo, la colonna sonora della nostra anima? Perché le loro canzoni oggi non sono di tutti?
Lo ammetto: anch'io ho amato e invidiato lo Hugh Grant di About a Boy, che ciondola pigramente senza lavorare, grazie alle royalties di una canzone natalizia scritta dal babbo (che peraltro lui odia e non vorrebbe mai sentire). Ecco, per quanto ironica e irresistibile, quella è una fotografia di una delle grandi distorsioni dell'attuale sistema sul diritto d'autore. Perché Hugh Grant deve ricevere quell'assegno mensile? E' un autore? No. E allora perché deve essere tutelato e mantenuto da un "diritto d'autore"?

5 comments:

deborah ha detto...

Pollice all'insù.

Effetikappa ha detto...

Se in Italia non ci fosse la SIAE sarebbe un balzo in avanti enorme per la cultura musicale. Con le sue tariffe-capestro super esose è un freno a mano per tutta la musica live che potrebbe proliferare nei club, nei pub, nelle feste paesane. Finchè uno non prova ad organizzare qualcosa non si rende conto di come opprime i piccoli organizzatori. Per quanto riguarda i figli di che vivono vite dorate grazie alle canzoni dei padri, basta guardare una puntata deglo Osbourne per rendersi diventare contrari ai diritti d'autore ai figli/nipoti di. Gran bell'intervento.

Anonimo ha detto...

Signori,la SIAE è una dittatura,parliamoci chiaro!.E in Italia la situazione è drammatica.Io leggo i blog musicali esteri e sono contornati dalla musica e filmati riguardanti l'articolo,come è ovvio che sia.
Interi siti mettono senza remore musica,anche recuperando suoni dispersi in vecchi vinili e dando una spinta culturale notevole ad un arte in agonia di idee.
In italia invece c'è la tristezza piu' completa.Interi blog che parlano di album senza la possibilità oggettiva di inserire un brano perchè ci sarebbero balzelli enormi di pagamento.
Io possiedo dei cobcerti registrati artigianalmente da me 35 anni fa di Battiato,Premiata,Santana ecc..ho telefonato alla SIAE x inserire queste testimonianze ormai storiche nel mio sito e mi è stato detto che oltre a pagare cifre altissime devo aspettare 80 anni dalla morte del compositore e poi avere l'autorizzazione scritta del padrone del locale.Ma siamo impazziti?...Dove lo trovo il proprietario di un palasport che organizzò un concerto 35 anni fa?...
Ma ci rendiamo conto che la SIAE blocca qualsiasi mossa in Italia?..Come mai gli altri blog di tutto il mondo pubblicano concerti recentissimi di artisti famosi come Joanna Newson,Tom waits,Wilco,ecc...rendendo anche ukteriore popolarità all'autore?..
E non entro neanche nel discorso delle radio via internet,perchè il prezzo da dare alla SIAE lo possono pagare solo le grandi Industrie Discografiche che trasmettono la solita musica lavacervelli.
Diamo libertà almeno alla rete,la legge Urbani ha peggiorato,se possibile,ancora tutto..
Perchè arricchire sempre le solite persone e tenere il paese in un medio evo senza fine?
Svegliamoci!

Anonimo ha detto...

Concordo sulle legnanze verso la Siae, però essendo un autore vorrei spendere due parole sull'ereditarietà del diritto d'autore. In Italia ci sono, forse, 20-30 autori che POSSONO VIVERE di diritto d'autore. Il resto e parlo di migliaia di persone, non riesce a vivere di quello. Io, per esempio, ho scritto un centinaio di canzoni, di cui un paio sono state per mesi in hit parade e alcune sono state anche acquistate e tradotte. Alcune mie canzoni sono state cantate da cantanti famosi.
L'unico compenso/stipendio degli autori è, in genere, il diritto d'autore. Su questo val la pena di riflettere.
Indubbio i soldi li fa la Siae e i soldi li fanno gli Editori e agli autori resta molto poco.
Io per esempio, nonostante quanto sopra, incasso non più di 1.200(leggasi milleduecento euro) a semestre, questo grazie anche alle masterizzazioni e allo "scarimento selvaggio".
Con queste entrate non avrò diritto ad una pensione ( la pensione Siae comunque non supera i mille euro).
A scrivere canzoni, libri o altro ci ho messo tutto il mio ingegno.
Se alla mia morte i miei figli potranno usufrire di un bonus di 1.200 euro SEMESTRALI di ereditarietà non mi sembra un furto.
Trovo un furto ( e sta diventando una prassi) che tanti esecutori di liscio da anni, PARE (perché nessuno ha mai indagato, ovviamente) si siano associati e, benché suonino i brani di liscio standard, utilizzano i borderò per scrivere i "loro" brani, scambiandosi il favore dal Trentino alla Sicilia. Il risultato è che un fisarmonicista che fa qualche concertino, con questo metodo di scambio favori, prende 60mila euro all'anno di diritti Siae.E sicuramente, a 60 anni, prenderà anche i mille euro mensili di pensione. Questo sì, è ridicolo e irrispettoso.
Di Presley e Lennon non ce ne sono molti.... di gente che lavora, a livelli di ottima professionalità tanti e.... non mangiano.
E che dire dei politici (milioni di persone) che dopo 5 anni di "politica" beccano soldi ad libitum....

Ciao

Tristana ha detto...

Thanks for writing this.